Lo scudo stellare va in pensione. Frontiere blindate con le tecnologie biometriche.
Dieci miliardi di dollari alla Accenture per un nuovo sistema di controllo biometrico e di schedatura elettronica di tutti gli stranieri che entrano ed escono dagli Stati Uniti; centinaia di milioni ad aziende che producono potentissime macchine a raggi X o gamma capaci di scovare in un camion, in un container di acciaio e perfino nella stiva di una nave, armi, esplosivi al plastico, addirittura fertilizzanti (usati spesso per gli attentati in Medio Oriente); forti incentivi e l’impegno a non perseguire per via giudiziaria eventuali risultati fallimentari delle nuove tecnologie per convincere grandi gruppi come Lockheed, Teledyne, Northrop Grumman e le aziende farmaceutiche e biochimiche a investire di più nelle tecnologie antiterrorismo. E i primi risultati cominciano a materializzarsi: dai sistemi per "fiutare" l’antrace ai sensori elettronici capaci di rilevare la presenza nell’aria di agenti chimici o batteriologici alla Hollis Eden che in California sta sperimentando un composto per proteggere il midollo osseo dagli effetti delle radiazioni nucleari. Fino ad un incredibile cannone ad acqua capace di perforare il cemento armato e anche l’acciaio col suo getto. Negli anni ‘80, sotto l’impulso di Ronald Reagan, l’Amministrazione Usa investì decine di miliardi di dollari con l’obiettivo di proteggere l’America da attacchi aerei o missilistici con un impenetrabile "scudo spaziale". Quello scudo non ha mai funzionato, un po' per difficoltà tecniche, un po' perché il crollo dell’Unione sovietica ridusse l’interesse per l’iniziativa. "Lo scudo è finito in soffitta, ma molte tecnologie sviluppate a fini militari si sono rivelate assai utili in campo civile" racconta John Parrish scienziato e clinico di Harvard. Parrish fu il primo a capire che i nuovi laser spaziali studiati per polverizzare i missili sovietici potevano essere molto utili in medicina e riuscì a convincere il Pentagono a togliere i vincoli di segretezza su quella tecnologia. Le nuove macchine per la mammografia e le più recenti tecniche di chirurgia al laser sono figlie delle "guerre stellari". Ora Parrish dirige il Centro per l’integrazione tra la medicina e le tecnologie innovative. Fa lavorare medici, scienziati e industrie, ottiene finanziamenti dalle varie agenzie federali che sostengono la ricerca. Ma è crescente anche l’impegno per difendere il Paese da possibili attacchi con armi di distruzione di massa: "Stiamo lavorando, anche su incarico del Department for Homeland Security (il ministero per la sicurezza interna, istituito dopo la strage dell’11 settembre, ndr), ad una serie di nuovi sistemi di bioprotezione. E abbiamo coinvolto nei nostri programmi un gran numero di scienziati russi che hanno lavorato in passato allo sviluppo di armi chimiche e batteriologiche". Insomma, se gli anni ‘80 sono stati quello dello scudo spaziale, il primo decennio del nuovo secolo sarà probabilmente quello dello scudo terreste: il tentativo di sigillare le frontiere facendo passare tutti i visitatori, gli americani in viaggio e le merci attraverso una fittissima e sofisticatissima rete di protezioni antiterrorismo. Non è detto che l’esito sia più felice di quello raggiunto con le "guerre stellari". Ma la determinazione non è inferiore a quella mostrata vent’anni fa da Reagan. Purtroppo oggi la minaccia è assai più concreta e - al tempo stesso - impalpabile. E siccome le armi ricercate stavolta non sono missili balistici ma piccoli congegni nascosti o addirittura uomini in carne ed ossa, i rischi di invasioni pesanti della sfera privata dei cittadini ed anche di abusi sono ormai enormi. Mentre il concetto stesso di tutela della "privacy" rischia di diventare rapidamente obsoleto, l’Amministrazione sta finanziando la creazione di gigantesche banche dati che arriveranno a raccogliere informazioni non solo sui transiti e sui movimenti degli stranieri, ma finiranno progressivamente per toccare la vita di tutti i cittadini. L’obiettivo immediato è quello di creare una centrale coordinata per evitare che si ripeta il caos sperimentato nel 2001, quando l’attacco di Al Qaeda rivelò la disorganizzazione di Cia, Fbi, polizie locali: l’incapacità di questi organismi di raccogliere dati affidabili, analizzarli, confrontarli con quelli ottenuti dagli altri organismi. Ci si è rivolti a società private sia per individuare metodi efficaci di integrazione, sia per ottenere nuove tecnologie. Dialogando con una società specializzata nel controllo delle persone - clienti e dipendenti - che frequentano i casinò di Las Vegas, l’Fbi ha fatto una scoperta sorprendente: questa piccola azienda disponeva di tecnologie biometriche (riconoscimento delle persone attraverso alcuni tratti del volto, le impronte digitali, la forma delle mani) ed elettroniche (la capacità di segnalare, ad esempio, che la moglie di un dipendente di una sala giochi aveva convissuto dieci anni prima con un esponente della malavita) che i poliziotti federali avevano visto solo al cinema. Ora si delinea un massiccio ricorso a queste tecnologie e le associazioni per la tutela dei diritti civili, ma anche il Congresso, cominciano a manifestare il timore che gli straordinari risultati della ricerca privata in questi campi spingano le autorità ad estendere il sistema dei controlli oltre il necessario e il lecito. In effetti l’ultima frontiera, "l’investigatore elettronico", cioè il computer capace di mettere a confronto persone, storie individuali, comportamenti, indizi e formulare ipotesi sui colpevoli di un reato suscita inquietudini. E non solo tra i commissari che temono di restare disoccupati. Anche la protezione offerta dal governo alle aziende che non potranno essere citate in giudizio in caso di cattivo funzionamento dei loro sistemi di sicurezza sta suscitando in America molte polemiche. Ma la Casa Bianca va avanti per la sua strada, convinta che non ci siano alternative praticabili. In parte ha ragione: il Bioshield, lo "scudo" proposto da Bush per difendere l’America dalle aggressioni batteriologiche, fin qui ha prodotto scarsi risultati perché le grandi industrie farmaceutiche hanno considerato insufficienti gli incentivi offerti dalla nuova legge e non si sono impegnate. Così si sta già lavorando ad un Bioshield 2. Intanto i viaggiatori che atterrano negli aeroporti hanno già il primo impatto con questa nuova America blindata. Dal gennaio scorso chi ha un visto sul passaporto deve dare le impronte digitali e viene fotografato. Entro l’anno verranno prelevati in questo modo i dati di 120 milioni di passeggeri di aerei, navi e dei veicoli transitati per le principali frontiere terrestri. Entro il 2005 i controlli si estenderanno a tutte le frontiere stradali. Fra dieci giorni, poi, scatterà un giro di vite anche per i porti, considerati il punto più vulnerabile per la sicurezza americana. I moli sui quali non sono stati istallati i necessari sistemi di controllo delle merci - raggi x, sistemi per l’individuazione di droga ed esplosivi - verranno chiusi. Le navi che alla partenza da altri continenti non hanno seguito le procedure di sicurezze richieste dalle autorità Usa verranno rispedite indietro dalla Guardia costiera. L’America delle mille libertà, l’"open society" per eccellenza, è costretta a trasformarsi in fortezza, ad alzare i ponti levatoi. Dovrà pagare un prezzo elevato - l’angoscia dei suoi cittadini, il risentimento degli stranieri che si sentiranno respinti o sospettati - senza certezze sui risultati: si può davvero blindare un Paese nel quale oggi circolano almeno nove milioni di clandestini? I numeri per la superprotezione 10 miliardi di dollari per un nuovo sistema di schedatura elettronica 120 milioni i passeggeri di aerei e navi schedati 10 giorni per far scattare i controlli nei porti 9 milioni i clandestini che circolano negli Stati Uniti.