Echelon: anche gli altri paesi europei spiano i vicini
di Gianandrea Gaiani
Pubblicato su Analisi Difesa, mensile di politica e analisi militare
anno 1, numero 7, settembre 2000

Dopo mesi di accuse e rivelazioni clamorose intorno al sistema Echelon, che hanno messo in seria crisi i rapporti tra l'Unione Europea e gli anglo-americani, nuovi interessanti particolari emergono circa la diffusione dei sistemi di spionaggio elettronico capaci di intercettare telefonate, fax e posta elettronica sui vasta scala. A questo proposito possono risultare illuminanti le rivelazioni pubblicate dal settimana britannico "Indipendent on Sunday" che ha svolto un'indagine sui sistemi di spionaggio dei partners europei scoprendo che in realtà tutti spiano tutti, al di là delle alleanze politiche o commerciali. La notizia, che nessuno dei paesi interessati ha smentito, riguarda la presenza di reti simili a Echelon in una trentina di paesi tra i quali figurano Russia, Cina ma anche Francia, Germania, Svizzera, Olanda e Danimarca composte da stazioni per l'ascolto, l'intercettazione e la raccolta delle comunicazioni captate dai satelliti.
     Soprattutto Francia e Germania, molto attive nel denunciare le presunte violazioni compiute dagli anglo-americani e l'utilizzo di Echelon a fini commerciali, hanno sviluppato un sistema analogo attivo su scala internazionale.
     Parigi, utilizzando i suoi satelliti e le stazioni d'ascolto situate anche nei suoi territori d'oltremare e all'estero (Nuova Caledonia, Tahiiti, Emirati Arabi uniti), ha costituito una rete capillare nota negli ambienti dell'intelligence con il nome un po' ironico di "Frenchelon", ma anche Berlino sta allargando i suoi "orizzonti spionistici" con la costituzione di stazioni per l'intercettazione elettronica in Spagna, Libano e Taiwan, secondo quanto dichiarato da Erich Schmidt-Eenboom, esperto analista del mondo dell'intelligence. Uno dei più importanti siti francesi è la stazione di Domme, nei pressi di Sarlat e proprio di fronte alla base britannica di Mowenstow, uno dei centri più importanti per la raccolta dei dati forniti da Echelon. Anche i paesi scandinavi hanno messo a punto una propria rete di spionaggio elettronico incentrato sulla stazione satellitare danese di Aflandshage, non lontano da Cohpenahegen e da un 'altra nel nord del paese che anche norvegesi e svedesi vorrebbero sfruttare in una sorta di consorzio. Dopo la fine della Guerra Fredda anche le nazioni più piccole, tradizionalmente rimaste fuori dai grandi giochi dello spionaggio, hanno iniziato a dotarsi di strumenti per il controllo delle comunicazioni in chiave anti terroristica con tecnologie impiegabili anche per scopi meno nobili.
     È il caso dell'Olanda che ha costruito la stazione di Zoutkamp, o delle stessa Svizzera che a protezione della sua neutralità sta costruendo due stazioni per la raccolta delle informazioni top secret raccolte dai satelliti, come ha confermato il generale Peter Regli, capo dell'intelligence federale, che ha precisato all' Indipendent on Sunday come gli obiettivi siano costituiti dalla lotta al terrorismo, alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e al crimine organizzato.
     Lo scandalismo e il falso moralismo sviluppatisi attorno al caso Echelon soprattutto in seguito all'istituzione di una commissione d'inchiesta dell'Unione Europea sembrano essere quindi dovuti a opportunismo politico. E l'Italia? Il nostro paese sembra essere tagliato fuori dai grandi giochi dello spionaggio internazionale. Non disponiamo degli strumenti satellitari per spiare i vicini ma, cosa ancora più grave, non ci siamo dotatati di sistemi per la protezione delle nostre comunicazioni dalle intercettazioni altrui. In queste condizioni non ci resta che gridare allo scandalo fingendo di indignarci un po'.