Filiarmonici... e non filarmonici
pubblicato sulla rivista Cannabis
n. 11 - giugno 2002

Certe volte, si rimane stupiti dalla pertinacia ossessiva con cui i governi perseguitano l’uso delle droghe, senza prendere in alcuna considerazione argomenti pure autorevoli, quali la crescente diffusione delle droghe, il modesto impatto sociale, i crescenti dubbi sui danni che le droghe arrecherebbero alla salute, e così via. E si è spinti ad attribuire tale ossessione punitiva al delirio normativo del fascista vecchio e nuovo, al moralismo ostile ad ogni piacere del credente delle diverse religioni, a una pesantezza reazionaria del legislatore.
Ma cresce, invece, confermata dall’unanimità quasi totale del fronte proibizionista, che accomuna governi di estrazione ideologica diversissima, la sensazione che il proibizionismo, comunque indirizzato, indipendentemente dal proprio oggetto ridotto a mero pretesto (si pensi alla crescente criminalizzazione del tabacco, alla forsennata gestione del traffico e della sosta automobilistica, alla pretesa sfrenata di imporre l’ordine in base al principio, mutuato dalle massaie, “una norma per ogni comportamento, nessun comportamento al di fuori della norma”), miri a un’esibizione di strapotere assoluto da parte dello stato e della sua legge. Nuova religione della società alienata, come tutte le religioni essa impone e si impone attraverso un “credo quia absurdum” (ho fede proprio perché si tratta di assurdità). Più la norma è lontana dal comune sentire, impossibile da seguire, più essa pone il cittadino “dalla parte del torto”, in uno stato di perpetua sudditanza e soggezione rispetto allo stato e alle sue polizie. Grazie alla proibizione degli stupefacenti, apparentemente tanto insensata e fuori tempo, milioni di persone temono quando scorgono un carabiniere alla porta, quando si leva la paletta dei posti di blocco, quando si imbattono negli odiosi cani sbirri in aeroporti, stadi, stazioni, concerti. Il proibizionismo è uno dei passaggi cruciali attraverso cui lo stato mira a convertire tutti in poliziotti e delinquenti, tutti a loro modo sottoposti al suo controllo illimitato, in quella che va convertendosi in una vera e propria società del carcere.
È per raccogliere analisi, esperienze, informazioni, notizie, riflessioni su questo stato di cose e sulle strade per abolirlo, che è stato creato un sito web www.ecn.org/filiarmonici.
Chi lo promuove è convinto che non sia possibile pensare a un’inversione della tendenza dominante all’isolamento, alla sottomissione, alla malinconia, al silenzio, all’oblio, senza una pratica rigorosamente antiproibizionista, anticarceraria, antilegale, antisociale, mirante a smontare la macchina insensata di regole e di pene che ci avviluppa e ci paralizza. La collaborazione di tutti coloro che condividono questi propositi e questi stati d’animo, è non solo gradita, ma apertamente richiesta.