Le repliche alle repliche: alcuni dei partecipanti al progetto Filiamonici rispondono (a titolo esclusivamente personale) alle mail giunte dopo la divulgazione del nostro comunicato

Subject: risposta per Fabio

email diffusa il 20 ottobre 2005

Gentile Fabio, ho letto la tua cortese replica al documento di Filiarmonici, sono lieto che tu abbia trovato il dibattito "assai interessante" e ti vado brevemente a rispondere. Parlo in prima persona poiché le persone che fanno filiarmonici hanno posizioni piuttosto diverse tra loro dunque preferisco assumermi in prima persona la responsabilità di quanto scrivo. Altre persone facenti parte di filiarmonici potranno risponderti o contraddire me, magari, se ne avranno voglia. Per comodità e brevità replico schematicamente ai diversi punti da te affrontati.

Tu scrivi: "Un dibattito che non liquiderei affatto, come sembra invece fare Filiarmonici con l'invito a non inoltrargli più messaggi con   contenuti.... non condivisibili da loro....."

Ti dò ragione: in effetti la supplica a non mandarci documenti ove si invita a rivolgersi alla magistratura è sempre valida, però non ci siamo limitati a questo, infatti ci è sembrato opportuno scrivere il documento che hai letto. Dunque può esser sembrato che liquidavamo, ma non è proprio stato così.

Altro passo: "La critica al passaggio contenuto nel testo dei compagni del Mario Lupo è in parte condivisibile perchè effettivamente la frase è formulata in maniera superficiale e potrebbe far sorgere illusioni sul ruolo della magistratura nella risoluzione positiva della vicenda. Ma ciononostante a me pare molto più lontana da una possibile soluzione delle questioni nodali poste sul tappeto, la posizione espressa dai Filiarmonici, che scivolando in una specie di "idealismo letterario", tendono a trascurare le dinamiche concrete della lotta e i suoi  necessari passaggi tattici, passano attraverso un'autoreferenziale sottolineatuta di alcuni ....puntini sulle i e finiscono, nei fatti, con il de-solidarizzare con i compagni del Mario Lupo."

E' un'interpretazione possibile, ma non coincide con la mia. Quelli che per te sono "puntini sulle i" (il proposito di ricorrere alla magistratura) per noi sono delle questioni fondamentali. Quelli che per te sono "necessari passaggi tattici", per me sono vuote parole senza alcuna parentela con la concretezza alla quale fai appello. E ciò che per te è "idealismo letterario" sono a mio avviso delle idee chiare che almeno conducono fuori dalle nebbie del tuo determinismo ottocentesco. Se fossimo al bar ti direi: il mondo è bello perché è vario. Siccome non siamo al bar ti assicuro che da un punto di vista epistemologico la tua visione del mondo ha l'orologio indietro di circa 120 anni.

Aggiungi: "Possibile che dopo due secoli di lotte del movimento operaio a  livello mondiale non si sia ancora capito che i poteri (tutti) e il   potere in quanto tale non siano semplicementi dei mostri istituiti dai cattivi di turno per reprimere e fuorviare le masse popolari, ma siano invece parte della società, che riflettano, non meccanicamente, i rapporti reali tra classi sociali contrapposte?"

Scusa in quale scritto di filiarmonici hai letto che "i poteri sono semplicemente dei mostri istituiti dai cattivi di turno"? Non è che ci confondi con qualcun altro? Per quanto riguarda "i rapporti reali tra classi sociali contrapposte" aimé, sospetto che in filiarmonici la posizione sia eterogenea. Di sicuro almeno tre o quattro di noi fanno pochissimo affidamento nell'efficacia di una lettura classista del mondo contemporaneo, con altri/e non ne abbiamo mai parlato e credo proprio che la pensino diversamente. Ma, ti confido un  segreto: filiarmonici non è un sito sull'analisi delle strutture sociali o produttive, è un sito contro il carcere e il controllo sociale. C'è anche scritto, quasi in ogni pagina.

Prosegui: "D'altra parte Filiarmonici sembra immettere una concezione del conflitto pericolosamente interclassista; per esempio quando ripudia la   persecuzione di chicchessia e afferma un'astratta lotta per le libertà di tutti. Quali libertà? Per quali classi sociali? Libertà di mercato, di sfruttare?"

E' probabilissimo che ognuno/a di noi ti darebbe una risposta diversa. La mia è semplicissima: la libertà che c'è ove manca lo Stato, la gerarchia, l'autorità, gli eserciti, le caserme, le guardie, la magistratura, i manicomi, le galere. E' complicato il concetto? Non credo. È interclassista? Oddio, su questo quesito già so che non ci dormirò stanotte...

Ancora Fabio: "No cari compagni, gli esseri umani non sono tutti uguali. Essi si distinguono per le condizioni sociali a cui la storia li ha destinati e, dentro questo quadro determinato, per le scelte che operano."

Ah, ecco, diciamo un determinismo moderato, la storia mi destina ma qualche scelta la posso fare. Anche questa è un'idea accettabilissima e sostanzialmente inutile, un po' come quelli che litigano se era più forte Maradona o Pelé, se era più bella Lollobrigida o Loren. Ma che c'entra con filiarmonici?

Sempre Fabio: "Sostanzialmente, oggi, la scelta giusta è determinata dalla guerra mondiale già cominciata, contrapponendosi tanto a chi la guerra (imperialista) l'ha scatenata quanto a chi decide di scappare magari finendo per rinchiudersi in inutili elucubrazioni idealiste."

Scusa ma quelli che scappano per rinchiudersi in elucubrazioni idealiste saremmo noi? Ma non ci avevi chiamato "cari compagni" due righe più sopra?

Sostiene Fabio: "Attenzione quindi: rivolgersi alla magistratura non significa necessariamente riporre fiducia nelle istituzioni borghesi. Al contraddizioni al loro interno, per demolirle, tenendo conto di quanto detto prima: esse, in qualche modo, sono un riflesso dei rapporti di forza delle classi e quindi anche della loro coscienza. Cioè del processo storico concreto. In nome di una presunta "anti-istituzionalità pura" si rischia invece di percorrere una strada che non porta distanti da una sorta di eremitismo politico, dando sempre ragione a sè stessi, ma totalmente incapaci di agire nella realtà."

Naturalmente anche qui la pensiamo diversamente: liberissimi di rivolgervi alla magistratura, per me chi lo fa rafforza il potere giudiziario e non lo indebolisce e la tua idea mi sembra francamente ridicola. Se poi noi siamo o non siamo capaci di agire nella realtà (ma che vuol dire poi...) questo non lo sappiamo noi figuriamoci se puoi saperlo tu.

Ancora Fabio: "In altre parole non è davvero ammissibile non essersi resi ancora conto che nella lotta bisogna dotarsi di strategie, di tattiche e di linee politiche. Forse si possono rimproverare varie cose ai compagni del Mario Lupo, incluso le scelte maturate immediatamente in seguito alla manifestazione di sabato, velleitarie e avventuriste."

"velleitarie e avventuriste"? Sinceramente penso che se era quello che avevano voglia di fare e se ne sono assunti le conseguenze e responsabilità hanno fatto benissimo a farlo. O forse vorresti TU stabilire quello se gli occupanti del Mario Lupo dovevano rioccupare o meno? E poi saremmo noi i censori?

Sempre Fabio: "Credo quindi che quel passaggio politico del comunicato un po' discutibile, sia l'effetto di questo arduo tentativo, tra l'altro a botta calda, dopo uno sgombero di quel genere e francamente mi sembra molto più grave la dichiarazione di Filiarmonici che non si dispone a divulgare il comunicato, in quanto contiene passaggi, per loro non condivisibili. Se si presuppone di stare dalla stessa parte della barricata (oppure oltre alle galere e al potere Filiarmonici è anche contro la guerra di classe?) la censura non è certo un grande strumento nelle nostre mani. E' un invito esplicito a sostituirla con la solidarietà militante."

Noi ci guardiamo bene e ci guarderemo sempre bene dal diffondere cose che ci fanno schifo. Per noi quello non è un passaggio "non condivisibile", per noi è un comportamento che rafforza le istituzioni. La pensi diversamente? Forse sopravviveremo anche a questo.

Alla frutta: "Però a tutti coloro che vogliono illudere che si possa cambiare il  mondo con le parole e con le idee, o che questo mondo è migliorabile, a coloro che aborriscono il conflitto, la violenza, la lotta politica, posso solo augurare che finalmente, insieme si possa vedere l'alba del  giorno in cui tutto sarà paralizzato dal più grande sciopero mai visto, quello che prelude al mondo nuovo che si comincia a realizzare. Allora, e solo allora, i detrattori di ogni forma di potere getteranno la maschera e si uniranno ai borghesi per pretendere, con la forza, che noi operai si ritorni a produrre, per il bene della società  intera."

Vabbè, qui sei proprio a ruota libera. Noi saremmo quelli che "aborriscono il conflitto e la violenza"? Scusa ma anche questo, dove l'hai letto? Oppure siamo quelli che Quel Giorno ci uniremo ai borghesi? Ma, ripeto, non ci avevi chiamato "cari compagni"? Minchia, che considerazione che hai dei tuoi compagni.

Concludendo in bellezza, dessert: "Allora, e solo allora, si apriranno definitivamente le carceri, anche se, prima di diventare giustamente musei, o meglio ancora essere definitivamente distrutti, sarà forse necessario popolarle di coloro che sarebbero pronti a tutto pur di non perdere i loro attuali privilegi."

Oh, eccoci infine al vero punto del tutto, ci sei arrivato finalmente! Il giorno della rivoluzione non spunta manco in lontananza e tu già stai pensando a riorganizzare un bel carcere. Ecco, questo te lo posso assicurare, e uso perfino il plurale: quel giorno non saremo dalla tua parte.

saluti rivoluzionari - Fabio (ex-consiglio di via Adda - Milano)

hastalapagnottasiempre, Zorry Kid di filiarmonici (a titolo personale)

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Subject: un'altra risposta per Fabio

email divulgata il 20 ottobre 2005

Ammettiamo subito che forse il nostro tono non era dei più simpatici, anche se va considerata l'attenuante determinata dal fatto che, dopo anni che scrivi o diffondi certe tesi, verificare di non essere stati non solo seguiti, ma probabilmente neppure letti, e di essere percepiti viceversa solo come contenitore passivo, come indirizzo cui passare i propri comunicati, è parecchio scoraggiante.
In questo senso posso senz'altro condividere che la comprensione del reale può procedere unicamente dal confronto: ma forse ci era parso che mentre noi avevamo letto il comunicato in oggetto (e non ci era parso condivisibile) era davvero improbabile che chi aveva scritto quel comunicato si fosse davvero mai confrontato con la tesi dell'abolizione di OGNI legge, e non solo delle leggi ingiuste, ché quelle, diciamolo chiaramente, son d'accordo tutti di abolirle (salvo che poi, guarda caso, ognuno ha l'idea propria rispetto a quali leggi reputare ingiuste). Va detto, per amore di verità, che a indebolire la nostra simpatia verso gli sgomberati, oltre a una radicale critica del ruolo tanto storico quanto attuale degli spazi occupati, stava anche un riferimento alla "solidarietà della sinistra", visto che ci sono ben poche possibilità che noi e la sinistra si solidarizzi verso i medesimi destinatari, tanto è profondo il disprezzo che nutriamo per la sinistra, non meno profondo dell'odio che militanti, funzionari, dirigenti e boia della sinistra portano nei confronti della libertà e di coloro che si ingegnano di praticarla.
Va aggiunto che non so quanto sia utile la solidarietà elettronica che spesso accade di leggere, su liste, forum, siti, ogni qual volta qualcuno urta nell'esistente. Francamente ci era parso più solidale, nel senso radicale  e non formalistico della parola "solidarietà", quello di farsi carico insieme di un problema, cercare di sgombrare il campo da alcune illusioni (nello specifico quelle di un uso alternativo delle istituzioni) che nella migliore delle ipotesi avrebbero tarpato l'azione degli sgomberati, nella peggiore li avrebbero precipitati nella più tetra acquiescenza al rivendicazionismo tattico, imbelle e lagnoso.
Veniamo a rispondere ora punto per punto alle argomentazioni di Fabio: più precisamente porterò le mie contestazioni. Filarmonici infatti è un progetto in cui convergono analisi anche differenti che si ritrovano però sul presupposto teorico e sul traguardo operativo dell'abolizione della legge e del carcere che ne è fondamento e conseguenza, archetipo e architrave. Per cui non è detto che le mie risposte siano integralmente condivise dagli altri partecipanti al progetto: non è escluso che giungano quindi altre diverse risposte, dopo questa mia e quella di Zorry.

"Possibile che dopo due secoli di lotte del movimento operaio a livello mondiale non si sia ancora capito che i poteri (tutti) e il  potere in quanto tale non siano semplicementi dei mostri istituiti dai cattivi di turno per reprimere e fuorviare le masse popolari, ma siano invece parte della società, che riflettano, non meccanicamente, i rapporti reali tra classi sociali contrapposte?"

Non solo possibile, ma inevitabile, se si considera che di questi due secoli, poco meno di uno, il secondo, è completamente invaso dalla disfatta a livello mondiale di quel movimento operaio: e che - perlomeno dalla fine della guerra mondiale (la prima ovviamente) - non esiste più un potere separato dalla società, per la cui conquista due classi contrapposte si scontrino, ma il potere della società della merce che si esercita direttamente sugli individui atomizzati.
Lo sfruttato e lo sfruttatore si sono da tempo convertiti in sfruttati di diverso livello, e molto diversamente retribuiti, che hanno col processo capitalista una relazione non già di classe ma individualizzata: esattamente, vedi caso, come individualizzato è il trattamento carcerario.
Le classi del periodo formale del dominio capitalista si sono omogeneizzate in una sorta di lumpen-borghesia, ridotta a guadagnarsi canagliescamente la pagnotta in quel mix di sottomissione servile e di prepotenza sbirresca che Marx coglieva nel lumpe-proletariat, nei crumiri del suo tempo. In pratica la condizione in cui ciascuno è schiacciato è quella di crumiro della libertà, cui è possibile sottrarsi solo a partire da una critica collettiva della condizione individuale di ciascuno. Siamo lontanissimo dal quadro di classe cui fa riferimento Fabio, evidentemente senza chiedersi come mai tale quadro non solo non lo conduca alla vittoria ma faccia precipitare lui e non lui solo di disfatta in disfatta.

"D'altra parte Filiarmonici sembra immettere una concezione del conflitto pericolosamente interclassista; per esempio quando ripudia la persecuzione di chicchessia e afferma un'astratta lotta per le libertà  di tutti. Quali libertà? Per quali classi sociali? Libertà di mercato, di sfruttare? Possiamo forse analizzare la storia umana alla luce di una generica unità della specie? Affermazioni quali "siamo tutti esseri umani!" sebbene possano essere la generica cornice di un "umanesimo rivoluzionario" possono anche diventare la tomba di ogni possibile sviluppo del conflitto e quindi uno strumento per chi propugna la pace, in particolare quella sociale. No cari compagni, gli esseri umani non sono tutti uguali. Essi si distinguono per le  condizioni sociali a cui la storia li ha destinati e, dentro questo quadro determinato, per le scelte che operano. Sostanzialmente, oggi, la scelta giusta è determinata dalla guerra mondiale già cominciata, contrapponendosi tanto a chi la guerra (imperialista) l'ha scatenata  quanto a chi decide di scappare magari finendo per rinchiudersi in inutili elucubrazioni idealiste. Una guerra che va combattuta per vincerla."

Per i motivi che ho scritto sopra, reputo del tutto irreale il quadro che Fabio ci propone: non credo esista alcuna guerra, né mondiale né locale, che abbia la ben che minima incidenza nel processo di liberazione umana, salvo che per frenare e fuorviare tale processo. Benché non mi sogni di dire "siamo tutti esseri umani" (per il duplice motivo che si tratta di un'ovvietà senza sugo, e che considero la condizione umana come obiettivo e non già come presupposto di quel progetto di liberazione cui mi applico), tuttavia intendo propriamente la libertà per tutti, e non già per questa o quella classe, di cui peraltro dichiaro l'estinzione ormai conclamata (la fase dell'esistenza delle classi, in realtà è molto breve, va dalla fine del settecento alla metà del novecento - il resto è forzatura idealistica, vedi le sciagurate "Origini della famiglia" del povero Engels). Questo non già perché io sia mosso da un interesse per la specifica sorte di ciascuno: ma perché presupporre che esistono libertà ammissibili e libertà inammissibili (quelle dello sfruttatore, del vivisettore, del pedofilo, dell'infibulatore, del prete - per citare solo i soggetti più odiosi che mi passano pel capo), implica che esista un soggetto collettivo assiso nella condizione di ammettere e non ammettere le libertà individuali, un soggetto collettivo che sta SOPRA, che regna sulle persone concrete. In quest'ottica la libertà diviene unicamente una concessione sociale, una libertà autorizzata, un conformismo tetro e miserabile. Va detto tuttavia che gran parte di quelle azioni che Fabio o chi per lui suggerisce di impedire, tipo il commercio o lo sfruttamento (e che certo non mi sono odiose meno di quanto lo siano per lui), credo non avrebbero la forza di sopravvivere alla morsa congiunta del piacere di vivere gratuitamente e alla critica pratica e sfrenata dei sovversivi. Solo lo stato con la sua legge, lungi dal perseguire gli infami, li protegge dal furore degli oppressi. L'abolizione della legge porta con sé necessariamente l'abolizione del delitto, non solo perché ne mina la logica stessa, ma perché consentendo infiniti piaceri positivi, mostra i limiti dei piaceri solitari fondati sull'appropriazione e la gerarchia.

"Guerra che porta inevitabilmente con sè la questione della repressione, della violenza, A maggior ragione oggi, che l'Italia é in  prima fila nel ruolo di aggressore colonialista, con tutti gli inevitabili riflessi all'interno del paese, che vanno dalla militarizzazioni dei territori alle leggi speciali con li immigrati e  non solo.
Uno degli effetti più evidenti è la polarizzazione sociale e politica, un terremoto che non mancherà di coinvolgere anche il terreno istituzionale. Un terreno che va compreso per poterlo affrontare nel  migliore dei modi. Per esempio con la capacità di intervenire per approfondire le contraddizioni interne alle istituzioni, indebolire l'avversario, creare varchi migliori per la lotta delle classi subalterne e per un loro futuro potere, completamente rovesciato nei  suoi presupposti sociali ed economici (per capirsi: non un potere  politico centrale, uno stato, presuntuamente buono perchè rosso, operaio, socialista, comunista ecc.).
Attenzione quindi: rivolgersi alla magistratura non significa necessariamente riporre fiducia nelle istituzioni borghesi. Al contrario può essere una strada, agita coscientemente, per creare contraddizioni al loro interno, per demolirle, tenendo conto di quanto  detto prima: esse, in qualche modo, sono un riflesso dei rapporti di  forza delle classi e quindi anche della loro coscienza. Cioè del  processo storico concreto. In nome di una presunta "anti-istituzionalità pura" si rischia invece di percorrere una strada  che non porta distanti da una sorta di eremitismo politico, dando  sempre ragione a sè stessi, ma totalmente incapaci di agire nella realtà."

Sembrano le argomentazioni di un personaggio cresciuto alla stessa scuola (anche se già approdato, lui sì, ai fasti del potere delle classi subalterne) di Deng Xiao Ping, che affermava "poco importa che il gatto sia rosso o nero, purché prenda i topi".
Il punto sta qui: da una parte c'è chi mira al potere delle classi subalterne, e probabilmente agisce razionalmente in tale prospettiva, dalla quale si illude di ricavare libertà e felicità (o, più spesso, auspica, di ritagliare un posto di gerarca in nome di quelle stesse classi, rimaste ovviamente subalterne, alla maniera appunto di quel comunistone di Deng). Dall'altra c'è chi pratica e desidera diffondere un percorso di liberazione già attuale, il cui fine è l'abolizione di ogni potere (e di ogni classe, non fosse che a questo, come dicevo, già provvide il processo capitalista), e che quindi giudica le scelte su questa base. Se il tuo fine è la cancellazione di ogni legge, il ricorso alla legge rappresenta un passo indietro, per importanti che siano i vantaggi collaterali che potrebbe determinare. E apre contraddizioni non già fra i nemici, ma fra di noi: contraddizioni non astratte ma concrete. Caso tipico: per poter utilizzare le istituzioni tatticamente, spessissimo (vedi Genova, Napoli, etc), gli astutissimi tattici pretenderebbero che non ci si abbandoni senz'altro alla violenza, al delitto, al saccheggio, al delirio dei sensi. In nome del potere da conquistare in futuro, già OGGI capetti e leaderini mettono i bastoni fra le ruote a chi vuol godere della libertà possibile, mettendo a fuoco questa società infetta e i suoi oggetti disgustosi. Spessissimo chi ricorre agli sbirri (tatticamente per carità) si fa poi sbirro egli stesso nei confronti di chi gli sta  a fianco. Un esempio caratteristico di questa modalità di "agire nella realtà": le sordide ronde con cui trent'anni fa, gli autonomi pretendevano di esercitare nei quartieri "contropotere", "potere proletario", aggiungendo sbirracchione a sbirracchione.

"In altre parole non è davvero ammissibile non essersi resi ancora conto che nella lotta bisogna dotarsi di strategie, di tattiche e di linee politiche. Forse si possono rimproverare varie cose ai compagni del Mario Lupo, incluso le scelte maturate immediatamente in seguito alla manifestazione di sabato, velleitarie e avventuriste.
Ma non li si può certo accusare per aver scelto di non lasciare nulla di intentato affinchè lo sgombero di  uno spazio sociale storico del movimento, costringa i nemici a pagare un prezzo politico il più alto possibile, sia per costruire le premesse più forti per nuove occupazioni nel prossimo futuro (per questo forse l'occupazione post-corteo è stata una leggerezza), sia per aiutare l'intero fronte  che si oppone, in vari modi, al potere costituito e soprattutto, ai  suoi magnati.
Credo quindi che quel passaggio politico del comunicato un po' discutibile, sia l'effetto di questo arduo tentativo, tra l'altro a  botta calda, dopo uno sgombero di quel genere e francamente mi sembra  molto più grave la dichiarazione di Filiarmonici che non si dispone a divulgare il comunicato, in quanto contiene passaggi, per loro non condivisibili. Se si presuppone di stare dalla stessa parte della  barricata (oppure oltre alle galere e al potere Filiarmonici è anche  contro la guerra di classe?) la censura non è certo un grande strumento nelle nostre mani.
È un invito esplicito a sostituirla con la solidarietà militante."

Premesso che conosco talmente poco dell'opera di quelli del Mario Lupo da non poter interloquire nelle loro scelte al di fuori di quel comunicato (anche se un paio di loro ci hanno scritto dicendo cose sensate e ammettendo che quella frase del cazzo era uscita nel marasma del momento, e non rifletteva il pensiero e la pratica di quei compagni) e che il motivo prioritario della non pubblicazione stava nel fatto che il comunicato non c'entra nulla con i temi del sito (che certo non può pubblicare tutto ciò che condividerebbe, a prescindere dalla congruità del contenuto con i fini del sito - la censura non c'entra nulla), va detto che il concetto di guerra di classe è deplorevole, non solo per l'avvenuta cessazione della lotta di classe (e non da oggi, da decenni e decenni), ma per l'assimilazione sciagurata alle forme della guerra (la tattica, la strategia, la militanza, i fronti, i capi, i gregari) a un processo che fin dalle sue origini, dalla resistenza all'imprigionamento nelle fabbriche, alla distruzione luddista delle macchine, è un processo di diserzione e di sabotaggio della guerra portata dal capitalismo e dai suoi stati alle libere comunità umane.

"Per concludere. Nessuno di noi ha in mano la ricetta giusta per spazzare via il capitalismo e tutta la merda che ha prodotto e continua a portare con sè. Però a tutti coloro che vogliono illudere che si possa cambiare il mondo con le parole e con le idee, o che questo mondo è migliorabile, a coloro che aborriscono il conflitto, la violenza, la lotta politica, posso solo augurare che finalmente, insieme si possa vedere l'alba del giorno in cui tutto sarà paralizzato dal più grande sciopero mai visto, quello che prelude al mondo nuovo che si comincia a realizzare.
Allora, e solo allora, i detrattori di ogni forma di potere getteranno la maschera e si uniranno ai borghesi per pretendere, con la forza, che noi operai si ritorni a produrre, per il bene della società intera.
E sarà allora che avremo l'occasione storica di seppellirli per sempre. Con un'enorme risata, sì, ma prodotta con un enorme coltello fra i denti. Allora, e solo allora, si apriranno definitivamente le carceri, anche se, prima di diventare giustamente musei, o meglio ancora essere definitivamente distrutti, sarà forse necessario popolarle di coloro che sarebbero pronti a tutto pur di non perdere i loro attuali privilegi. Per adesso, lavoriamo per preparare quel giorno."

Diciamo subito che forse nessuno può dimostrare scientificamente quale sia tale ricetta, ma non solo è verosimile che qualcuno tale ricetta ce l'abbia (anche perché non mi pare trattarsi di una ricetta difficile da individuare, semmai sono gli ingredienti a essere difficili da assemblare) ma vi è già, e non da oggi, chi cucina, assaggia e condivide con i propri compagni la pietanza della libertà pratica e della liberazione del mondo. Quindi la ricetta è conosciuta per il semplice fatto di essere applicata da un pezzo in cento rivoluzioni, in mille sommosse, in milioni di azioni dirette, note oppure oscure. Quelli che dicono che nessuno quella ricetta la conosce, lo fanno per ammantare di oscurità esoterica l'esistente, di cui si pretenderebbero interpreti, per perpetuare il loro potere miserabile di intellettuali organici, di amati dirigenti, di giudici rivoluzionari, di poliziotti rossi, di kapò.
Va detto comunque che, tirate le somme, neppure Fabio pare aver mai letto Filiarmonici, non solo perché le sue idee vanno in direzione diametralmente opposta, verso il luminoso avvenire delle galere del popolo, dei campi di rieducazione, e simili, ma perché è davvero inverosimile per chi ci conosca, pensarci come gente che aborrisce il conflitto e la violenza o che pretende di far lavorare chicchessia per il "bene della società".
Un'ultima notazione: sconsiglio, a chi ami tenere fra i denti un enorme coltello, di abbandonarsi al riso. Ne deriverebbe una scena da cartoni animati: come un po' da cartoni animati - tipo "la vendetta di Gatto Silvestro" oppure "Tutto il potere a Homer Simpson" - appare l'intero immaginario in cui quel bravo Fabio è animato.

Paolo Ranieri