Scarcerata anche Patricia Troncos Robles, protagonista alla fine dello
scorso anno di uno sciopero della fame per protestare contro le accuse.
Dopo 13 mesi di carcere sono tornati in libertà condizionata sette prigionieri
politici mapuche, accusati di "associazione illecita" e "terrorismo"
per il "caso Poluco Pidenco": tra questi, Patricia Troncos Robles,
protagonista alla fine dello scorso anno di uno sciopero della fame durato 55
giorni per protestare contro accuse da lei definite "senza fondamento,
né prove" e considerate "un abuso contro la mia persona e il
mio stesso popolo". La notizia della liberazione arriva dall'agenzia Misna.
I dirigenti indigeni sono indagati per un incendio appiccato nel 2001 ad alcune
piantagioni monocultura a Poluco Pidenco, località situata nella comunità
indigena di Tricauco, dove opera l'impresa forestale Mininco Sa. La proprietà
del territorio di Poluco Pidenco è rivendicata dai nativi mapuche che
affermano di averla ottenuta nell'ambito della riforma agraria prima di essere
costretti nel 1977 a cederla al regime militare di Augusto Pinochet che a sua
volta la consegnò all'impresa Minenco. La vicenda ricorda quella del
leader indigeno mapuche Víctor Ancalaf, condannato nel gennaio scorso
a 10 anni di carcere per aver diretto "azioni terroristiche" contro
l'impresa elettrica Endesa-España nella regione dell'Alto Bio-Bio. Il
giudice Diego Simpértegui ha infatti riconosciuto Ancalaf come unico
responsabile di alcuni attentati incendiari sferrati contro automezzi dell'impresa,
impegnata nella costruzione della centrale idroelettrica di Ralco. Ancalaf è
detenuto dal novembre del 2002 nel penitenziario El Manzano di Concepción,
insieme ai dirigenti indigeni del Coordinamento Arauco-Malleco José Huenchunao
e Héctor Llaitul, sotto processo per associazione illecita.