Dopo il massacro di S. Sebastiano non è cambiato niente!

Nonostante tutti i "buoni propositi" del governo, nel carcerario italiano nulla è cambiato!
Ancora oggi accade - per esempio nel carcere "Don Soria" di Alessandria - di essere svegliati alle 2 e 40 del mattino da una squadraccia di guardie (pardon, di agenti di polizia penitenziaria) che al comando di un sottufficiale e manganelli in mano invita gli altri componenti di una cella ad uscire ed a lasciare il manipolo di picchiatori alle prese con il malcapitato di turno.
Accade che il suddetto infelice detenuto esca dalla cella e venga ripetutamente colpito (per diversi lunghi minuti) a manganellate sotto gli occhi di tutti i suoi compagni; accade che il predetto infelice, rannicchiato indifeso al suolo in posizione fetale, venga "aperto" da alcuni solerti agenti acciocché i colleghi possano meglio manganellarlo.
Insomma, abbiamo visto in atto le dinamiche di "branco" (nell'accezione sociologica del termine) che abbiamo visto riferite dai mass-media, in azione ad Andria.
Dulcis in fundo, quando i nostri "rieducatori" si sono accorti che dalle celle si osservava quanto accadeva (e, soprattutto, i volti delle guardie!) si è sùbito provveduto a chiudere le porte blindate e gli spioncini affinché gli altri detenuti non potessero più vedere il massacro.
Tutto ciò è accaduto alle 2 e 40 del 25 agosto 2000 nelle "democratiche" carceri italiane; per fortuna al nostro compagno è stato risparmiato l'olio di ricino.

Roberto Moretto
detenuto al "Don Soria"


Fonte: messaggio diffuso da k00l@libero.it il 5 settembre 2000 tramite www.ecn.org