Eccolo là il racconto di un
"giornalista" presente a Napoli...
Napoli 17/03/01
A Napoli si prepara "battaglia", un summit che vuole essere e dire e migliaia di persone che non vogliono che sia e dica.
Nel mezzo, come di norma da un po' di tempo a questa parte, una marea di difensori dell'ordine costituito. Motivi di ordine pubblico si dice, e per gli stessi si impedisce di manifestare.
Fino a qui massimo si dice, e si militarizza una piazza. Il corteo accetta la provocazione: il diritto a manifestare dev'essere difeso, la possibilità di bloccare il vertice dev'essere reale.
Dobbiamo arrivare a Piazza Plebiscito è la parola d'ordine... ma a Piazza Municipio una brutta sorpresa ci aspetta. Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza sono dovunque... tutti in assetto antisommossa... scortati da camionette, reti e idranti... armati, vogliosi e provocatori... Nelle loro facce si leggono "inviti", sbeffeggi, offese... e attesa.
Il corteo vuole passare lo stesso!
È chiaro quello che succederà di lì a poco... allora cerco una posizione da dove poter utilizzare al meglio la mia sola arma: una telecamera JVC-Digitale vecchio modello... un occhio elettronico che invece di sparare registra... un grande fratello insaziabile di
realtà... e allora salgo su... come insegnano telegiornali e giornalisti... le immagini dall'alto sono le migliori... domini tutto... ed infatti eccoli tutti là... i giornalisti veri, quelli col tesserino ufficiale che permette la distribuzione di informazione... mi aggrego a loro con il mio tesserino che richiede e non permette... siamo tutti accalcati su un'impalcatura, proprio in mezzo a dove si presume che inizierà il "macello"... la tensione cresce... anche tra di noi partono piccoli spintoni e offese per ottenere il posto migliore... cosi come in strada...
Boom... boom... boom... alla carica! Mandrie inferocite di bestie nere, verdi e blu si lanciano contro un pannocchia di gomma e due simil scudi di plexiglass grandezza Gulliver. A questo punto la confusione è totale.
Lascio correre la telecamera... tra i fumo dei lacrimogeni (lanciati a centinaia) e le lacrime che ne seguono vedo scene agghiaccianti:
- caschi blu in numero di almeno 20-30 per gruppo lanciarsi su singole persone "rimaste" a terra;
- caschi neri usare il fucile dalla parte del manico e lanciare "ovunque" ogni tipo di oggetto che li capiti per le mani;
- caschi verdi correre, picchiare, sparare... senza nessun tipo di
ordine. Picchiano anche dei "commissari della Digos" (cosìi
poi ripeteranno anche alcuni giornali il giorno dopo);
- manifestanti che scappano a mani alzate rincorsi e picchiati da ogni dove.
Il tutto dura 20 minuti. Ogni tanto alzo gli occhi e l'occhio digitale alla piazza e da lontano vedo la stessa scena ognidove. Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Lacrimogeni che si lanciano selvaggiamente in mezzo alla folla. È un abbraccio stretto e violento. Capisco immediatamente che questa volta il bilancio sarà grosso, anche i giornalisti di stato e non accanto a me rimangono allibiti.
Poi poco prima che tutto finisca mi sento una pietra arrivare addosso, cosi come ad un ragazzo accanto a me... poi un legno, poi ancora pietre, bottiglie... arriva di tutto... cazzo i manifestanti se la sono presa con noi... mi sporgo e rimango senza parole, coscientemente colpito da una verità che credevo impossibile... tra il fumo dei lacrimogeni non mi ero accorto che il corteo era stato definitivamente spazzato via... la strada ora era libera e i caschi dei vari colori (l'unica cosa che potevo facilmente riconoscere tra le lacrime) non avevano più da lavorare... eh no... un folto gruppo parte alla rincorsa dei manifestanti... un altro, forse stanco di correre ma con ancora energie e adrenalina da utilizzare, si gira verso di noi... ha iniziato un'altra piccola guerra a senso unico... noi sdraiati per terra a prendere pietre, legni e bottiglie... e loro a lanciare i suddetti oggetti... quasi nessuno non viene
non colpito!
Urliamo tutti, qualcuno tenta di avvertire via cellulare qualcun altro, qualcuno tenta di scendere e scappare mostrando il tesserino (ma vedrà solo manganelli e calci), qualcun altro chiede pietà inveendo di essere un giornalista.
Sono minuti lunghissimi, con il cuore in gola. La paura non è mai stata cosi forte...
Mi trovavo sotto un fitto lancio di oggetti da parte delle forze dell'ordine ed io non potevo fare niente!
Dopo 5 minuti finalmente i funzionari (non senza ricevere qualche "manata") riescono a placare la loro "ciurma" premettendoci di scendere e di salire sull'ambulanza... unico modo per uscire da quella gabbia.
Saliamo speranzosi di poter raggiungere il più presto un computer e poter dare al momento le incredibili immagini di violenza appena vissute... ma
l'avventura non finisce qui... come ogni avventura che si rispetti le sorprese sono ad ogni angolo.
L'ospedale è peggio della piazza: forze dell'ordine ovunque! Vedo alzare manganelli contro infermieri e dottori che chiedevano di uscire almeno dal reparto... vedo gente strappata via con forza mentre veniva medicata... vedo manganelli (all'incontrario e in mano a gente non in divisa) volare contro gente sanguinante... ed in manette!
Vedo sbirri chiedere la precedenza di cura a colleghi e giornalisti (anche se semplicemente contusi) rispetto a ragazzi/e svenuti o grondanti di sangue.
Eppoi mi vedo strappare io stesso dalle cure. Tento di spiegare la mia posizione: "Io non sono stato fermato, sono un giornalista! Sono venuto qua ad accompagnare un altro giornalista ferito". Niente di niente, nemmeno con le "grida di colleghi di stampa". Un manganello in testa ed un calcio nel di dietro e via dentro la stanza della polizia... strapiena!
Tento di rispiegarmi, di farmi capire... non serve a niente! Non sentono niente! I miei capelli lunghi e il mio non tesserino mi imprigionano 5 minuti dopo in una macchina con le sirene spiegate che si diverte ad attraversare Napoli inchiodando e zigzagando... "non provare a metterti la cintura" "tanto voi la testa ce l'avete dura".
Io riesco a reggermi, il compagno, l'amico, la mia spalla accanto a me no, e giù che batte a destra e a sinistra. In questura la scena è agghiacciante e ci porta immediatamente alla realtà: gente in ginocchio che guarda la parete, maglietta alzata e via che ogni tanto parte il manganello.
Mentre guardo attorno lo scenario mi sento spingere e tirare, un ragazzo in divisa tenta di strapparmi la telecamera. Mi oppongo ma allo stesso tempo offro di lasciare lo "strumento incriminato" in cambio di un foglio con la firma del "sequestro". Tutto ciò mi viene negato mentre mi vedo portar via una prima cassetta e le due batterie...
senza nessun foglio che lo provi.
Allo stesso tempo un ciccione in borghese mi prende a sé "Ti seguirò io a te, aspetta di entrare nella stanza delle torture".
Qualche istante dopo mi trovo dentro una bagno piccolo con quattro della Digos.
"Spogliati merda comunista" "Tira fuori tutto dalle tasche, figlio di puttana" "..."
Come viene fuori una seconda cassetta nemmeno me ne accorgo che mi arriva un ceffone in pieno volto, poi un calcio nello stomaco e
sbang... viene chiusa la porta. Partono insulti e minacce di ogni tipo, io mi difendo con la sola parola.
"Lo sai che non puoi prendermi senza denuncia quella cassetta", non faccio neanche in tempo a finire che parte una nuova sequela di calci, pugni e offese di ogni genere. Tento di parare il più possibile, ma contro quattro e schiacciato in un angolo non è facile. Mi sento stritolare i coglioni e poi la faccia che mi viene schiacciata dentro un lavandino pieno di piscio. "Bevi bastardo, oppure affoga".
Eppoi giù calci e pugni, finche non mi trovo per terra ad urlare.
"Cosa fai, zitto!". Una mano sulla bocca ed altri sei/sette calci non me gli toglie nessuno. Da fuori bussano: "Veloci che qua c'è la fila".
Pochi altri calci e pugni e mi viene intimidito di riprendere subito la roba e uscire...
negando di aver visto qualsiasi tipo di cassetta ovviamente.
Esco con la testa dolorante, la stanza è piena. "Contro il muro veloce, e senza appoggiarsi". Rimango in quella posizione per ora, senza telefonare, senza fumare, senza parlare... ricevendo solo offese, minacce ed accuse.
Sento altri che vengono picchiati. Saremo una 50ina, quasi tutti con qualche ferita vistosa, molti sanguinanti, alcuni che non c'entravano nulla... erano all'ospedale per un incidente o per salutare un amico e sono stati portati via anche loro... offesi e picchiati come zecche comuniste anche loro...
Verso le 17, dopo 5 ore seduti l'atmosfera di colpo cambia... la digos scompare, le divise più giovani ed incandescenti vengono sostituite da secondini o da "colleghi" più anziani... si capisce che è arrivato l'ordine di farci uscire... partono allora le foto segnaletiche e l'ennesima richiesta di documenti... poi tutti in fila come pecore e piano piano... tre a tre, due a due, uno a uno si esce... verso le 19:30 siamo tutti fottutamente
liberi... ovviamente senza videocassette, batterie, audiocassette e cellulari (ad alcuni è stato spaccato nella stanza delle torture).
Corro alla stazione e la trovo piena di divise di ogni colore che al passare dei manifestanti che tornano a casa non mancano di alzare il dito medio, di offendere o di battere il manganello (fedelmente tenuto all'incontrario) sulla mano. Gli risponde un coro di applausi e "Vergogna".
Finalmente si parte... mentre io mi faccio raccontare tutte le altre violenze e gli altri soprusi delle
forze dell'ordine.
Dopotutto era una questione di ordine pubblico e tutto si può in questi casi... tutto quello che giornali e telegiornali hanno raccontato o fatto vedere è concesso no?
Con questo me ne vado evitando di dover dare spiegazioni o valutazioni... tutt'al
più rimando al "network" per cui anche questa volta ho
tentato di lavorare per raccontare la verità, o almeno una sua parte:
http://italy.indymedia.org
Da qui in studio è tutto a voi la linea...
Fonte: eccolo là il racconto di un "giornalista"
presente a Napoli... diffuso il 22.03.2001 da ilnonsubire@tin.it
tramite tacticalmedialist, http://squat.net/tmc/msg01646.html