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Sciopero della fame nelle carceri peruviane

Indymedia Italia, 14 maggio 2004

È dal 3 di maggio che continua lo sciopero della fame iniziato dai prigionieri politici alla Base Militare Navale del Callao a Lima, cui si sono aggiunti centinaia di detenuti politici nel resto del paese.
Allo sciopero partecipano sia prigionieri Tupacamaros che detenuti di Sendero Luminoso.
All’origine della protesta, le condizioni di detenzione alla Base Navale che sono state soggette a nuove ed arbitrarie restrizioni.
Secondo la legislazione peruviana e internazionale nessun civile dovrebbe essere recluso in una struttura militare e le stesse autorità della Marina hanno chiesto in più occasioni la chiusura di questo carcere.
Fra le restrizioni recentemente introdotte ci sono vari ostacoli alle visite dei familiari e degli avvocati.
Con la protesta i prigionieri rivendicano quindi sia il diritto ad essere trasferiti ad un carcere civile, sia il diritto alla difesa.
Nel caso dei Tupacamaros infine, i prigionieri vogliono anche portare l’attenzione all’archiviazione delle denunce di uccisione extragiudiziale relative ai compagni uccisi nella Residenza dell’Ambasciatore Giapponese nel 1997. Nonostante le terribili conferme dei medici che hanno eseguito le autopsie, infatti, il Tribunale Militare ha decretato l’impunità dei responsabili del massacro. I Tupacamaros chiedono che il caso, come previsto dalla legge, venga dibattuti davanti ad una Corte Civile.
L’occupazione della residenza dell’ambasciatore giapponese a Lima avvenne nel dicembre 1996 e si concluse violentemente nell’aprile del 1997 con l’intervento delle teste di cuoio dell’allora presidente Fujimori (ora sotto accusa per corruzione e violazioni dei diritti umani).
Dall’inizio vi furono denunce sulle uccisioni a freddo dei guerriglieri avvenute dopo la loro resa.
La denuncia fu portata avanti formalmente dall’allora diplomatico giapponese Hidetaka Ogura secondo il quale vi furono numerosi altri testimoni che videro i guerriglieri arresi: si tratta di diplomatici, imprenditori, magistrati, anche loro ostaggi nella residenza.
(A nessuno degli ostaggi fu torto un capello durante tutto il periodo dell’occupazione. L’unica vittima perì durante l’operazione di riscatto della polizia).
Il governo Toledo, incaricato di riportare la democrazia in Perù, ha promosso indagini sulle uccisioni, facendo disseppellire i corpi e sottoponendoli allo studio di un’equipe forense. Qui sotto riportiamo i risultati delle autopsie resi noti nel dicembre del 2003.
A dicembre del 2003 il tribunale militare, cui era stata attribuita la competenza per il processo relativo alle uccisioni extragiudiziali, ha però archiviato il caso.
Nel mese di marzo 2004 la Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha accettato il caso sollevato dai familiari dei tapacamaros uccisi dalle forze armate durante l’operazione Chavin de Huantar.
Ora la Commissione Interamericana dovrà valutare se è corretta la richiesta dei familiari affinché il processo si compia in sede civile.

Risultati dell’equipe forense:

Eduardo Cruz Sanchez (detto Tito)
La testa era iperflessa quando ha ricevuto il colpo tiratogli dal lato. Chi ha sparato doveva stare più in alto della vittima. Presentava poi una lesione alla caviglia destra che non mostrava infiammazione, da che si deduce che sarebbe stato catturato prima di essere ucciso.

Nestor Cerpa Cartolini
Ha ricevuto 11 proiettili sparati da dietro e da davanti, così come dall’alto al basso. Ha poi una perforazione nella parte posteriore del collo.

Rolly Rojas Fernandez
Presenta due buchi al lato posteriore destro della testa e altri due alla nuca. Ha ricevuto i colpi dal basso all’alto, cioè quando già era sottomesso. Aveva anche un’altra perforazione alla nuca, però il proiettile lo ha colpito quando aveva il collo inclinato, la testa girata verso destra e la bocca aperta.

Bosco Honorato Salas
È stato colpito dall’alto con due proiettili al lato frontale e destro della testa.

Edgard Huamani Cabrera
Prima è stato colpito da un colpo alla testa, poi gli hanno sparato alla parte sinistra del naso, per dargli infine il tiro di grazia alla nuca.

Eber Borda Hurtado
Ha ricevuto uno sparo alla nuca dopo aver ricevuto cinque proiettili ai lati sinistro e destro della testa quando si trovava di spalle rispetto a chi ha sparato.

Ivan Meza Espiritu
È stato colpito alle spalle al lato destro della testa e poi con un colpo alla nuca.

Alejandro Huamani Contreras
Ha ricevuto il tiro di grazia alla nuca dopo essere stato colpito da dietro al lato sinistro.

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Il carcere tomba della base militare del Callao in Perù

AANDINADH - ASOCIACION ANDINA DE DERECHOS HUMANOS

Indymedia Italia, 25 maggio 2004

Inaugurato nel marzo del 1993 dall’allora dittatore Fujimori, è ubicato all’interno delle installazioni militari della Marina da Guerra Peruviana, nel porto del Callao a Lima.

Da subito è stato soprannominato carcere-tomba perché la sua finalità è quella di distruggere fisicamente e psicologicamente i prigionieri che vi vengono interrati.

Nonostante la caduta della dittatura ed il ripristino della democrazia liberale nessuno dei prigionieri rinchiusi da Fujimori è stato trasferito ancora ad altro carcere.

Sono in tutto 8 celle in cemento armato, sottoterra, a 8 metri dal suolo. Tre metri per due.

Le persone soffrono l’isolamento fisico, uditivo e visivo. Mancano di spazio vitale e sono sotto controllo in modo permanente: con detector acustici e di movimento, telecamere sempre accese. Numerosi mine anti-uomo sono sistemate a vari livelli del sottosuolo. Una delle pareti è costituita da una porta blindata chiusa con chiavistelli a incrocio e lucchetti. Nella parte bassa della porta c’è una finestrella che viene aperta per passare gli alimenti. All’interno della cella c’è una latrina e un piccolo lavabo da cui l’acqua scende quando lo decidono i carcerieri. A due metri sopra la porta c’è una piccola apertura che permette l’entrata della luce naturale per 30 minuti al giorno.

Durante gli anni della dittatura (dal 1993 al 2000) i prigionieri sono stati sottoposti all’isolamento totale, senza uscite in cortile e senza visite.

Con il governo provvisorio di Paniagua si sono introdotti alcuni piccoli miglioramenti: accesso al cortile, possibilità di conversare fra prigionieri, visita diretta dei familiari (solo parenti stretti).

Negli ultimi mesi si è però assistito ad un peggioramento delle condizioni di prigionia con l’introduzione di parlatori dove i prigionieri sono costretti a parlare con i familiari al telefono, vedendosi attraverso uno spesso vetro, senza potersi toccare e sotto la sorveglianza dei carcerieri. La posta viene costantemente censurata, è sufficiente che contenga parole come “solidarietà” o “processo giusto” perché venga cestinata dalle guardie. Queste vessazioni vanno a colpire la stabilità psicologica e la sfera affettiva dei prigionieri con l’unico obiettivo di distruggerli.

I prigionieri politici rinchiusi in questo carcere sono Víctor Polay Campos, Peter Cárdenas Schulte y Miguel Rincón Rincón dei Tupacamaros; Guzman ed Elena Iparaguirre di Sendero Luminoso.

Sono stati condannati all’ergastolo per “tradimento della patria” con processi sommari da tribunali militari o da giudici incappucciati.

Dal 3 di maggio sono entrati in sciopero della fame: chiedono di essere processati secondo una legislazione che rispetti il mandato costituzionale (violato dalle leggi di emergenza di Fujimori tuttora in vigore). Fanno notare che da 12 anni sono in attesa di un processo e che qualsiasi delitto comune sarebbe già caduto in prescrizione. Chiedono di essere processati per il delitto che hanno effettivamente commesso: quello di essersi ribellati e fanno notare che la ribellione è prevista dalla Costituzione peruviana.