Tutto è cominciato nel 1996: vengo arrestato per scontare una pena definitiva
divenuta esecutiva. Mi portano a San Vittore (5° raggio); le mie condizioni
di salute erano discrete, almeno così sembravano. Espio otto mesi della
mia condanna nell'inferno dell'emergenza San Vittore, il primo sfollamento di
"routine" mi colpisce in pieno… e una mattina mi trovo ospite
nella Casa di reclusione di Opera.
Ancora due mesi ed eccomi entrare in un lungo stato depressivo, con conseguente
rifiuto mentale dei cibi solidi. Che cosa mi stava capitando? Premetto che non
era la prima volta; in precedenza, negli anni della mia adolescenza, ho sempre
sofferto di periodi depressivi, ma non certamente di questa gravità.
Al mio arresto pesavo 82 kg; nel breve periodo di tre mesi ho perso circa trenta
kg., il calo ponderale era all'incirca di dieci kg al mese, la mia preoccupazione
cominciava a trasformarsi nel pensare a un brutto male.
Vengo trasferito nel raggio dove esiste un Centro clinico; mi fanno i primi
esami, e dai primi accertamenti risulta che si sono abbassati sensibilmente
i valori del sangue; decidono di trasferirmi nel più vicino Ospedale
di turno, Busto Arsizio; vi rimango ricoverato un mese, vengo alimentato per
tutto il periodo con delle flebo di acqua e zucchero, vengo tempestato di visite
e accertamenti di tipo specialistico (nutrizionista-internista), la diagnosi
è sempre quella, "stato depressivo con rifiuto mentale ad assumere
cibi solidi".
Mi ero ridotto ad una larva, pesavo 47 kg, non ero più me stesso, facevo
fatica a camminare, ormai il mio trasporto era solo possibile con l'ausilio
di una carrozzina per disabili. Il mio legale di fiducia presenta un'istanza
tendente ad ottenere la mia scarcerazione per incompatibilità al regime
carcerario ART.147 C.P., oppure ART 684 C.P.P. (questi due articoli sono gli
strumenti che il Magistrato può utilizzare per sospenderti la pena di
sei mesi in attesa della fissazione di camera di consiglio, la quale in quella
sede si stabilisce il termine della durata alla sospensione), attendo dieci
giorni per la risposta, dopo questo periodo mi arriva un perito del Tribunale,
mi fanno una prima perizia di tipo "psichiatrica", poi decide di prendersi
quaranta giorni a decidere… intanto io andavo avanti nella mia agonia;
la mia famiglia unitamente al mio legale, chiaramente molto preoccupati, decidono
di mettere un perito di parte, uno specialista di disturbi alimentari il quale
dopo una sua attenta perizia di parte attesta la diagnosi di "stato anoressico
con gravi turbe depressive".
Arriva il quarantesimo giorno, mi arriva il rigetto dell'istanza. Motivi: "si
accerta lo stato (anoressico evidente) del detenuto, ma tale patologia può
curarsi benissimo in un Centro Clinico adeguato alla circostanza, se dovessero
subentrare complicanze applicare l'ART.11 O.P., ovvero: ricovero ospedaliero
con piantonamento coatto, ciò a significare che il diritto alla salute
era risolto "altrove".
Intanto la situazione non migliorava, non riuscivo più a deglutire, ero
ancora sceso di peso. Pesavo 40 kg.; decidono urgentemente il ricovero ospedaliero
(uno dei tanti, perché sono stato ricoverato per ben undici volte nell'arco
di 4 anni).
Al mio rientro dall'Ospedale, mi vengono a far visita due parlamentari del partito
della Rifondazione Comunista, con i quali, dopo aver illustrato a lungo la mia
complessa vicenda, instauro un rapporto di vera e sentita solidarietà.
Dopo essersi accertati con cura del mio stato di salute, e della posizione giuridica,
e dopo aver consultato il mio legale di fiducia, i due politici hanno depositato
in Parlamento, tramite l'Onorevole Giuliano Pisapia, un'interpellanza Parlamentare
alla Camera dei Deputati, chiedendo al Ministro della Giustizia in carica la
revisione della normativa vigente, chiedendo se un detenuto anoressico fosse
o meno curabile in carcere.
Purtroppo anche l'interpellanza non fu considerata meritevole alla discussione,
ma una cosa era successa: il Ministero della Giustizia, per ordine del Presidente
della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro aveva emesso l'ordinanza di trasferirmi
nel carcere di Livorno, dove esiste ancora attualmente un centro O.P.G. (Osservazione
Psichiatrica Mentale); la notizia era balzata sul "Corriere della Sera",
come una prossima scarcerazione (titolo: "Si spalancano le porte al detenuto
P.M. anoressico in fin di vita" ), ma così non era…fu semplicemente
un pretesto di verifica a livello "psichiatrico", si cercò
di farmi passare per uno squilibrato mentale!
Ebbene: trascorsi un mese d' inferno con continui esami di ogni genere, sia
a livello mentale che fisico, e con diagnosi: "Si dimette il detenuto P.
M. in condizioni accertate di stato anoressico con turbe depressive maggiori".
Vengo trasferito da Livorno, provenienza Opera, nella Casa Circondariale di
San Vittore, dove esiste sulla carta un Centro Clinico dove collocare certe
patologie catalogate come fastidiose e a lungo termine, come detto sopra. Anche
in questo carcere ho presentato più volte la richiesta tendente ad ottenere
la sospensione della pena; non avevo più strumenti nè denaro per
far capire che stavo morendo, la risposta è stata sempre la solita, con
la stessa linea comune dei Magistrati di turno alla decisione ("il detenuto
P.M., anche se gravemente malato e sotto controllo del Centro Clinico, ogni
qualvolta si aggravi venga trasportato nel più vicino ospedale di turno...").
Sono stato letteralmente "torturato" psicologicamente per ben 4 anni
nel mio lungo stato anoressico. "Inconsapevolmente" avrei potuto morire
in qualsiasi momento, questo non è avvenuto per pura fortuna, mia e della
mia famiglia, e grazie al mio grande attaccamento alla vita.
I Magistrati di Sorveglianza, tutori sulla carta del diritto alla salute dei
detenuti (Art. 32 della Costituzione), non sempre rispettano e applicano la
normativa, vedi il caso in questione, che, anzi, viene volutamente stravolta
con facilità estrema. I Magistrati, spesso in conflitto con l'applicazione
del principio da adottare, preferiscono rischiare sulla pelle dei detenuti,
pensando esplicitamente che la malattia venga strumentalizzata per poter ottenere
facili scarcerazioni.
Vi assicuro che così non è. È un pregiudizio. A proposito:
vogliamo provare a contare statisticamente i casi di morte accertata di persone
affette da varie patologie in attesa di risposta tendente ad ottenere una improbabile
"sospensione della pena"?