Quelli che il carcere?
Viaggio esilarante e drammatico tra i regolamenti e le disposizione carcerarie

di Patrizia "Pralina" Diamante

  Prima di addentrarmi nello scemenzario carcerario con pochi ma significativi aneddoti, vi dirò che non esiste un regolamento per detenuti e familiari uguale per tutti gli istituti, ma che questo varia da istituto a istituto creando una situazione che i giornalisti amerebbero definire "anarchia dei regolamenti".
  Potrebbe sembrare una delle tante incongruenze made in Italy, in realtà è una vera e propria strategia per creare situazioni di arbitrarietà che fiacchino giorno dopo giorno la solidarietà e la resistenza di un mondo "esterno" intorno al carcere, e che rendono la vita dei ristretti ancora più penosa ed angosciante dato che per ogni piccola cosa devono dipendere dai capricci della guardia di turno.
  Ci sono poi le considerazioni di tipo economico: se ai familiari fosse consentito di portare generi anche costosi, questi non sarebbero più acquistati dai detenuti al "sopravvitto", con evidente perdita per chi ci "ladra" quotidianamente?

La Casa Circondariale.
  Una volta si chiamavano solo carceri, oggi sono "case circondariali" ma la sostanza non cambia e sempre gabbie sono. Casa Circondariale suona ingannevolmente come "casa che ti circonda" o qualcosa di simile, mentre la separazione del prigioniero/a dalla famiglia, gli affetti, la "casa" è la cosa più dolorosa che deve sopportare!

La Domandina
  Ogni richiesta, dall'invio di una raccomandata all'acquisto di un dentifricio, passa attraverso questo rito "tribale" della domandina, che viene compilata dal detenuto e deve ottenere una risposta dalle autorità carcerarie.   La tribù che ha ormai perso ogni contatto con la natura: quintali di carta macinati e quindi alberi abbattuti ogni giorno per le cose più stupide, è quella degli agenti di polizia penitenziaria detti affettuosamente "guardioni" o "sbirri" che, pur avendo ottenuto miracolosamente una licenza (dopo l'ultimo tentativo di entrare nei carabinieri) si scoprono sapienti lettori e scrittori di domandine e di altri fogli da compilare (c'è sempre qualcosa da compilare in carcere).
  Già il termine "domandina" sembra appartenere a un gergo da scuola materna, ma credo che i moderni insegnanti abbiano verso i bambini e le bambine un linguaggio più rispettoso delle loro capacità comunicative. Il detenuto è considerato ancora meno di un bambino, da umiliare non da educare? da umiliare e basta.

Il Pacco Regolamentare
  Che cosa è possibile portare a un detenuto quando si accede a colloquio? Un pacco settimanale di alimenti e vestiario che attualmente non può superare i 5 kg. di peso. Che cosa metterci esattamente non si sa. Il regolamento varia non solo da istituto a istituto, ma anche da sbirro a sbirro. In taluni carceri sono consentiti il pesce e la carne, sempre che siano cotti; in altre solo la carne; in altre ancora non saranno né carne né pesce ad essere accettati. A volte però alcuni generi che erano consentiti, diventano improvvisamente proibiti. Il pretesto? Qualcuno dei familiari ha messo la "droga" dentro. Con tale motivazione sono vietati tutti i dolci, con l'esclusione della torta di mele a Bologna, però è vitatissimo lo strudel di mele (a meno che Bolzano non costituisca una pericolosa eccezione), e ovviamente il gelato che visti i tempi di compilazione dei moduli arriverebbe tutto squagliato.
  Le verdure vanno bene però cotte, e non si capisce se è soltanto per motivi igienici o perché non riescono a distinguere un'insalata di rucola da una raccolta di marijuana!
  La frutta a seconda degli istituti, ad esempio ad Alessandria è proibito l'avocado (il nome non è equivoco? Per far entrare l'avocado in aula, pardon in carcere, dovete far trasferire il vostro caro in un altro istituto, dove magari è proibito solo il kiwi). La banane sono le più proibite, perché non sia mai che possano servire come arma impropria o altro? Woody Allen nel film "Prendi i soldi e scappa" tentò di evadere dal penitenziario, con una saponetta intagliata a forma di pistola, giusto?
  Il pane in talune carceri "entra" in altre no. La cucina regionale toscana è vietata nella stragrande maggioranza degli istituti (peccato! volete mettere la pappa al pomodoro, la panzanella, la ribollita, i fagioli al fiasco ecc., con quell'ignobile sbobba carceraria ?). Con la bistecca fiorentina potreste avere dei problemi perché "poco cotta". Gli affettati vanno affettati. Le lasagne a Firenze entrano spappolate, i tortellini a Bologna sono vietati. Chiaramente sono vietati l'olio e tutti i condimenti, i sughi, la maionese, le marmellate, tutti gli intingoli e i cibi elaborati. Il motivo? Noi familiari ci mettiamo d'impegno la sera prima ad avvelenare i cibi, a nascondere droga, lamette, esplosivo, nonché a sguinzagliare il feroce rotolino affinché la vita dei nostri cari e ogni sicurezza interna venga messa a repentaglio. I funghi sono considerati peggio della peste per tre motivi: 1) possono essere avvelenati; 2) possono essere drogati; 3) possono essere afrodisiaci?   Ma alle autorità carcerarie sta così a cuore la salute dei ristretti? E' di questi giorni la notizia che al carcere di Marassi (Genova) ai detenuti con l'A.I.D.S. conclamato che hanno perso tutti i denti viene dato a pranzo e a cena il latte coi biscotti? così soffrono anche di colite. Metter loro protesi? Mandarli a casa? Sono cose da fantascienza.
  Anche gli indumenti e gli oggetti vengono limitati e un detenuto non può ricevere dai familiari canottiere e mutande in numero eccessivo (e se in vena di scherzi maliziosi invierete body di pizzo o mutandine da donna per posta, queste verranno senza alcuno spirito e senza alcun indugio sequestrate e inviate al "casellario" perché ogni indumento anche singolo deve risultare entro questo famigerato pacco regolamentare!); oggetti come cuscini o pupazzetti di pelouche che potrebbero occultare droga (e ridai!) e musicassette che prima di essere consegnate vengono trattenute (forse per duplicarle).
  Carmelo Musumeci segnalava il divieto nel carcere di Parma di tenere in cella i maglioni a collo alto e più di 25 foto. Tale divieto non è motivabile neanche con i soliti problemi di spazio, visto che 25 foto occupano lo spazio di un quaderno!
  Se poi volete davvero provocare una rissa, cercate di far entrare spugne naturali, pareo e copriletto indiani, pout-pourri, candele, incensi profumati? queste sono cose che farebbero la felicità della vostra erborista, ma che non sono nemmeno nominate dal regolamento. Il materiale informatico li fa impazzire, e i controlli sono ancora più arbitrari e privi di ogni criterio logico. Mentre è stabilito dappertutto che le stampe entrano (grazie agli illuministi), a Bologna da poco tempo non è possibile tenere in cella più di 5 libri e comunque, come recita un foglio applicato con lo scotch al muro d'ingresso: "non è consentito portare libri RILEGATI". Bene qualcuno mi spieghi com'è possibile portare un libro: a brandelli, a fogli, a capitoli? In coriandoli?

La posta e il Telefono   Molte persone mi chiedono se la posta viene letta. La risposta è no, ma, forse dipende. La posta viene letta SICURAMENTE in un caso: che si tratti di reclami e di esposti indirizzati al locale Magistrato di Sorveglianza che il detenuto è costretto a fare per i quotidiani maltrattamenti e vessazioni? una bella coda di paglia? e forse una precauzione inutile, dato che spesso tale figura dovrebbe ancora rispondere a decine e decine di lettere depositate e stratificate sulla sua scrivania più o meno dall'inizio del Quaternario.   La Postacelere può essere consegnata subito come recita l'intestazione oppure potrebbe giacere anche un a settimana sotto un cumulo di altre lettere. I telegrammi in talune carceri vengono consegnati subito, in altre aspettano il giorno dopo.   Le telefonate con il Nuovo Ordinamento Penitenziario verranno portate da 6 a 10 minuti di durata, grande concessione che faciliterà sicuramente un avvicinamento del detenuto con la sua famiglia.

Il Sopravvitto
  Due anni fa un detenuto di Sollicciano (Firenze) scriveva a Liberarsi della necessità del carcere (notizia riportata anche da Rivista anarchica): "qui un kilo di radicchio rosso costa 9.950 lire"; seguiva un interessante elenco di prezzi di sopravvitto carcerario, tutti maggiorati rispetto alle tabelle dei mercati e supermercati "fuori" di circa dalle 2.000 alle 4.000 lire.
  Un altro esempio? Il profumo. Un flacone da 50 ml di profumo che in un grande magazzino "fuori" costerebbe 63.000 lire, alla Dozza (Bologna) è venduto a 80.000 lire.
  Ma gli esempi potrebbero andare avanti all'infinito. E' evidente che l'interesse non riguarda solo le guardie che per l'occasione invertono i ruoli?, riguarda anche tutte quelle ditte che hanno vinto gli appalti di carceropoli per cui il detenuto non potrà acquistare altro che prodotti della Nestlè o bere vino (chiamino vino) "Tavernello". Un business da svariati miliardi, dalle imprese per le costruzioni (che utilizzano materiale scadente) alle case farmaceutiche (che smaltiscono le scorte). A proposito, la lista dei medicinali disponibili è limitata e tutti i mali sono accorpati sono un unico rimedio? due o tre "pillole" buone per ogni sintomo, sono praticamente impossibili cure omeopatiche o altro, ma l'eroina e gli psicofarmaci non mancano mai!
  Per concludere questo mio articolo, devo dire che ho letto il Nuovo Ordinamento Penitenziario (quello recentemente tanto sbandierato dai giornali, che riportavano titoloni come "Ora sarà possibile il sesso tra le sbarre") e non vi sono novità veramente sostanziali per la vita delle detenute e dei detenuti, che comunque a livello teorico - con il governo del bastone e della carota tanto caro alle autorità penitenziarie - "se fanno i bravi" potrebbero usufruire di colloqui straordinari, in luoghi adatti, prolungabili fino a 24 ore che proteggano e tutelino la loro privacy affettiva.
  A parte le considerazioni di tipo politico (a me personalmente questa cosa fa orrore), nello stato attuale delle cose, risulta quasi incredibile e inattuabile. Le carceri stanno già scoppiando per la mancanza di spazio; i colloqui in molti carceri si fanno ancora con i vetri divisori; i familiari vengono perquisiti e trattati senza rispetto, e la tendenza da sempre non è quella di "umanizzare" ma quella di reprimere ogni umanità a partire da ciò che è più sacro in una persona: gli affetti.
  Se mi sono "divertita" a scherzare con questi aneddoti, è perché avendo un compagno in carcere, conosco molto bene ormai questi meccanismi e credo che sia utile mettere in luce le dinamiche perverse che il potere utilizza nell'istituzione totale per eccellenza. Il carcere non si può rendere più umano, ma si può e si deve superare.

Fonte: A rivista anarchica, n.261, anno 30°, marzo 2000