Il controllo sociale della sessualità come struttura portante del potere
Nel corso dell'evoluzione umana l'organizzazione economica e sociale si è
espressa attraverso l'esercizio del potere (economico, sociale, politico,
militare, culturale, eccetera). Questo esercizio ha dato vita a delle vere e
proprie strutture. Una delle strutture portanti dell'organizzazione del
potere - e non certamente l'ultima - è stata la gestione e il controllo
della sessualità il cui principale teorizzatore - e forse il più completo -
è stato il filosofo francese Michel Foucault, il quale, con la sua trilogia
sulla "Storia della sessualità", mostra come essa sia ben presente e
persistente nel mondo moderno. (Foucault, 1976; 1984; 1984 bis).
Il problema affonda le sue radici nella storia dell'evoluzione delle
società. Gli esseri umani per rispondere alle necessità della loro
sopravvivenza si sono organizzati in strutture sociali o società. Per fare
ciò e per massimizzare la cooperazione e la collaborazione dei suoi membri,
una società ha bisogno di organizzare e orientare l'attività umana. La
struttura di una società è determinata dunque, dalla sua organizzazione. La
crescita e la sopravvivenza di una società sono direttamente proporzionali
al livello di organizzazione che questa società si è data. Ora, non esiste
organizzazione senza una qualche forma di controllo. Nel caso di una società
si tratta di un controllo sociale del comportamento individuale e
associativo. Il controllo funziona sia al suo interno, per mantenere la
coesione del gruppo dominante, sia al suo esterno, verso i gruppi dominati,
dato che generalmente le società si suddividono in una qualche forma di
gerarchia.
A dire il vero esistono anche forme di controllo della sessualità maschile,
ma esse non hanno mai raggiunto la persistenza e la violenza poste in atto
nei casi di controllo femminile. Ad esempio già nell'antica Grecia, ma anche
a Roma, nasce il tema della "continenza". Si tratta tuttavia non di una
repressione forzata degli istinti sessuali maschili bensì, dell'inizio di
una riflessione dell'uomo sull'uomo, di una "tecnologia del sé", in cui le
élites maschili si pongono il problema di uno stile di vita all'altezza
della loro condizione, che si comincia a voler migliorare.
Avanza l'Occidente, il capitalismo. Un nuovo modo di produzione che chiama
all'appello tutte le forze possibili, entrando fin dentro le case e
regolamentando la sessualità di tutti. Foucault ci ha ricordato come sia
stata proprio la borghesia a sottoporsi per prima a un simile controllo. Con
il culto del corpo e dell'integrità fisica della discendenza, si è affidata
sempre di più alla scienza medica, per la sua affermazione. (Si va verso il
"bio-potere", come lo chiama questo autore).
Bachofen, J. (1861) Das Mutterecht, tr. it. Il Matriarcato, Torino, Einaudi,
1988.
Bataille, G. (1957 ) L'érotisme, trad. it. L'erotismo, Milano, Es, 1991
Bousquet, G.H., L'Ethique sexuelle de l'Islam, Paris, Desclée de Brouwer,
1966
Cantarella, E., Secondo natura, Roma, Editori Riuniti, 1988
Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra Uomo e Donna
(a cura di)
Rassegna stampa (periodici) sulla Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino
1995, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1995
Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra Uomo e Donna
(a cura di)
Di Pietro, A., La "sorella musulmana", "Avvenimenti" n°40, 19 ottobre, p.
51, 1994
De Rougemont, D. (1939) L'amour et l'Occident, tr. it. L'amore e
l'Occidente, Milano, Bur , 1989
Di Liegro, L. - Pittau, F. (a cura di), Per conoscere l'Islam. Cristiani e
musulmani nel mondo di oggi, Casale Monferrato (Al), Caritas Diocesana di
Roma, Piemme, 1991
Duby, G., 1981, Le chevalier, la femme et le pretre. Le mariage dans la
France féudal, tr. it. Il cavaliere la donna il prete, Bari, Laterza, 1991
Duby, G., 1984, L'amour et la sexualité, tr. it. L'amore e la sessualità,
Bari, Edizioni Dedalo, 1989
Duby, G., 1984, Guillaume le Maréchal ou le meilleur chevalier du monde, tr.
it. Guglielmo il maresciallo, Milano, CDE (Laterza), 1985
Dulong, C., 1984, La vie quotidienne des femmes au Grande Siècle, tr. it. La
vita quotidiana delle donne nella Francia di Luigi XIV, Milano, Bur, 1991
Flacelière, R., 1959, La vie quotidienne en Grèce au siècle de Périclès tr.
it. La vitaquotidiana in Grecia nel secolo di Pericle, Milano, Bur, 1992
Foucault, M., 1976, La volonté de savoir, trad. it. La volontà di sapere,
Milano, Feltrinelli, 1993 Foucault, M., 1984, L'usage des plaisirs, trad.
it. L'uso dei piaceri, Milano, Feltrinelli, 1994
Foucault, M., 1984, Le souci de soi, trad. it. La cura di sé, Milano,
Feltrinelli, 1993
Frazer, J. G., 1918, Folklore in the Old Testament. Studies in comparative
Religion,Legend and Law, tr. it. Matrimonio e parentela, Milano, Il
Saggiatore, 1991
Freud, S., 1905, Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie, tr. it. Tre saggi
sulla sessualità, Roma, Newton, 1993
Freud, S., 1930, Das Unbehagen in der Kultur, tr. it. Il disagio della
civiltà, Roma, Edizioni Scienza Moderna, 1949
Gallino, L., Dizionario di sociologia, Torino, Utet, 1988
Gallino, L., Manuale di sociologia, (diretto da) Torino, Utet, 1994
Giovanni Paolo II, papa, Evangelicum vitae. Valore e inviolabilità della
vita umana. Lettera Enciclica, Casale Monferrato (Al), Piemme, , 1995
Lacqueur, T., 1992, Making Sex. Body and Gender from Greeks to Freud, tr.
it. L'identità sessuale dai Greci a Freud, Bari, Laterza, 1992
Lévi-Strauss, C. M., 1947, Les structures élémentaires de la parenté, tr. it.
Le strutture elementari della parentela, Milano, Feltrinelli, 1972
Marcuse, H., 1955, Eros and Civilisation. A Philosophical Inquiry into
Freud, trad. it. Eros e civiltà, Torino, Einaudi, 1964
Masters, W. H. - Johnson, V. E., 1966, Human sexual response, tr. it. L'atto
sessuale nell'uomo e nella donna, Milano, Feltrinelli, 1986
Mazzarino, S., La fine del mondo antico, Milano, Garzanti, 1959
Meillassoux, C., L'economia della savana, (a cura di P. Palmieri), Milano,
Feltrinelli, 1975
Ovidio (Publio Ovidio Nasone) (I-II d.c.) Ars amatoria, tr. it. L'arte di
amare, Milano, Bompiani, 1988
Parsons, T. - Bales, R., (1955) Family, Socialization and Interaction
Process, tr. it. Famiglia e socializzazione, Milano, Mondadori, 1974
Schelsky, H., 1960, Soziologie der sexualität, tr. it. Il sesso e la
società, Milano, Garzanti, 1960
Seward, G. H., 1946, Sex and the Social Order, tr. it. Il sesso e
l'organizzazione sociale, Milano, Feltrinelli, 1962
Solé, J., 1976, L'amour et l'Occident à l'Epoque moderne, tr. it. Storia
dell'amore e del sesso nell'età moderna, Bari, Laterza, 1979
Veyne, P. (1985) L'Empire romain - In Ph. Ariès e G. Duby, Histoire de la
vie privée, I. De l'Empire romain à l'an mil, tr. it. La vita privata
nell'Impero romano, Bari, Laterza, 1992
Documenti ufficiali sulle conferenze del Cairo e di Pechino.
-United Nations, Beijing Declaration, "Report of the Main Committee", Fourth
World Conference on Women, Bejing, China, 4-15 september, 1995
-A/CONF.177/L.5/Add. 20, 15 September 1995
-UNFPA, Piano di intervento, edizione italiana a cura della Associazione
Italiana Popolazione e Sviluppo, Roma, riveduta dall' Unfpa al 31. 10. 94
-France, Delegation Française, 1994, Discours de Madame Simone Veil,
Ministre des Affaires Sociales de la Santé e de la Ville. Conférence
Internationale sur la Population et le Développement, Le Caire, 5-13
septembre 1994.
-ICPD, Department of Public Information, 1994, Press conference by Egyptian
Ministers, Dr. Nafis Sadik, ICPD Secretary General, Briefing n°23, 13
September.
- ICPD, Department of Public Information, 1994, Press Conference by UNIFEM
(United Nations Development Fund for Women), Briefing n°21, 13 September.
-ICPD, Department of Public Information, 1994, La Grand Commission approuve
ad referendum la chapitre traitent des liens entre population et croissance
économique, POP/C/18, 10 septembre.
- IDD (Institut International du Développement Durable), 1994, Le faits
marquants de la CIPD (Conference International sur la Population et le
Development). 5, 6, 7, 9, 10 septembre, "Bulletin des Négociations de la
Terre", vol. 6, n°32, septembre.
- République Arabe d'Egipte Ministère de l'Information. Organisme Général de
l'Information, 1994, Discours du President Mohamed Hosni Moubarak à la
séance inaugurale de la Conférence Internationale de la Population et du
Développement, Le Caire, 5/9/1994.
- Santa Sede, 1994, Briefing del direttore della sala stampa, Dr. J.
Navarro-Valls, sulla bozza del programma di azione della Conferenza
Internazionale su Popolazione e Sviluppo, "Bollettino sala stampa della
Santa Sede", n°219bis/94, 8 agosto.
- Santa Sede, 1994, Briefing del Direttore della Sala Stampa sulla
Conferenza Internazionale de Il Cairo su Popolazione e Sviluppo -
"Bollettino sala stampa della Santa Sede", n°317/94, 31 agosto.
- Santa Sede, 1994, Delegation to the International Conference on Population
and Development Statement by the delegation of the Holy See in the Main
Committee, "Holy See - Press Release", 12 settembre.
- Santa Sede, 1994, Briefing del direttore della sala stampa: lettera dei
cardinali statunitensi e del presidente della Conferenza dei Vescovi
Cattolici
al presidente degli Stati Uniti, "Bollettino sala stampa della Santa Sede",
n° 218/94, 7 giugno.
- Santa Sede, Delegation to the International Conference on Population and
Development, 1994, Interview à la Radio Vatican de S. E. Monseigneur Renato
Raffaele Martino, Chef de la Délégation du Saint-Siège à la Conférence sur
Population et Développement, "Holy See - Press Release", 30 agosto.
- Santa Sede, Delegation to the International Conference on Population and
Development,1994, Holy See urges greater allocation of resources for
education, development, Holy See - Press Release", 8 settembre.
- Santa Sede, Delegation to the International Conference on Population and
Development, 1994, Statement made by the delegation of the Holy See, "Holy
See - Press Release", 9 settembre.
- Santa Sede, Delegation to the International Conference on Population and
Development, 1994, Responsible parenthood involves free, informed, mutual
decisions, "Holy See - Press Release", 9 settembre.
- Santa Sede, Delegation to the International Conference on Population and
Development, 1994, Statement of the Holy See, "Holy See - Press Release" 13
settembre.
- Sodano, Card. Angelo, 1994, Relazione circa la posizione della Santa Sede
di fronte alla prossima Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo
Sviluppo, Diciassettesima Congregazione Generale dell'Assemblea
Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, Synodus Episcoporum,
"Bollettino della sala stampa della Santa Sede", 21/04/94-21.
-U.S.A.,1994, Al Gore on Population Stabilization, Press Club Speech, EFS
506, 08/26/94.
- U.S.A., The United States Informations Agency, 1994, Population,
Development and the role of Women. In Search for Consensus.
-UNFPA,1994, Piano di intervento, edizione italiana a cura della
Associazione Italiana Popolazione e Sviluppo, riveduta dall' Unfpa al
31. 10. 94.
- United Nations, 1994, Experiences concerning population and development
strategies and programmes, "Report of the Secretery-General", A/CONF.171/4,
27 July.
- United Nations, United Nations Information Centre, 1994, Messaggio del
Segretario Generale delle Nazioni Unite, Boutros-Ghali, per l'apertura della
Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo, "Press Release",
Cairo, 5 settembre.
- United Nations, Ashipala, Selma (Namibia), 1995 Platform for Action,
Organization of Work, "Report of the Main Committee", Fourth World
Conference on Women, Bejing, China, 4-15 september 1995, A/CONF.177/L.5, 15
September.
- United Nations, 1995, Beijing Declaration, "Report of the Main Committee",
Fourth World Conference on Women, Bejing, China, 4-15 september
A/CONF.177/L.5/Add. 20, 15 September 1995.
Fonte: pubblicato sul sito della rivista telematica Il dubbio, Anno II, Numero 3, 2001
di Flaminia Saccà.
Vi sono diverse prove recenti della rilevanza che il controllo sociale della
sessualità assume a tutt'oggi, ma particolarmente importanti appaiono i
dibattiti sorti puntualmente ad ogni Conferenza Onu in tema di demografia e
condizione della donna e che assumono all'improvviso un nuovo ruolo e
spessore nell'attuale confronto con i governi di paesi come l'Afghanistan,
che fanno della repressione sessuale un perno forte della gestione politica
nazionale.
Ripercorrendo a ritroso il recente percorso dell'emersione del problema,
potremmo individuare un esempio eclatante nella Conferenza su Popolazione e
Sviluppo che si è tenuta dal 5 al 13 settembre 1994 al Cairo, sotto l'egida
dell'Onu, la quale ha affrontato per la prima volta in maniera esplicita i
problemi dello sviluppo uniti a quelli della crescita demografica. Era stata
indetta sostanzialmente per fare fronte a una preoccupazione incombente. Le
risorse primarie da cui dipenderà la sopravvivenza delle generazioni future
dell'umanità vanno esaurendosi. Nello stesso tempo anche il degrado
ambientale si va intensificando. Il tutto in stretta connessione con una
esplosione demografica senza precedenti.
In sostanza una situazione allarmante, alla quale porre rimedio, in quanto
la forte espansione demografica sta minacciando l'equilibrio fra popolazione
e risorse, alimentando una povertà duratura e diffusa, una disuguaglianza
economica e sociale crescente e pericolosa.
Una Conferenza, come suggeriva anche il titolo, dai temi più economici e
demografici che sessuali.
Ma il dibattito che si è avviato ancora prima dell'apertura dei lavori si è
acceso su tutt'altre questioni. Sulla legittimità dell'aborto, delle
relazioni sessuali fra adolescenti, fra adulti dello stesso sesso, di sesso
diverso ma non sposati, sui diritti delle donne ad avere accesso a una
sessualità sicura e a una riproduttività libera e cosciente. Sulla
sessualità, appunto. E sul suo controllo.
Si è assistito così, ad un vero e proprio braccio di ferro tra l'Onu e le
grandi religioni monoteiste. La linea dell'Onu, sostenuta dagli Stati Uniti
schierati in prima fila, era fautrice di una sessualità più consapevole,
slegata dai fini riproduttivi, con l'obiettivo primario di promuovere una
politica di contenimento delle nascite. Le due grandi religioni monoteiste,
cattolicesimo e islamismo, per una volta alleate, erano invece decise a
battersi in nome di una sessualità ricondotta entro i confini della mera
riproduzione all'interno dell'ambito coniugale. Posizione che le portava a
negare, peraltro, l'esistenza di una vera e propria emergenza nel rapporto
fra popolazione e risorse.
Mentre le due grandi religioni monoteiste si preoccupavano di stabilire la
moralità o meno dell'uso del profilattico, dell'aborto, delle unioni non
consacrate dal sacro matrimonio, e altro - tutte forme di controllo sociale
della sessualità - gli aspetti più drammatici del controllo venivano a
malapena accennati. Si è parlato poco del fatto che migliaia di donne
vengono a tutt'oggi torturate, mutilate, seriamente defraudate della loro
integrità psico-fisica.
Se è vero che il dibattito più acceso ha toccato i temi che ben conosciamo
(a cui i mass media, peraltro, hanno dato grande risalto) è pur vero che
alla Conferenza è stata in tutti modi ribadita l'importanza di riconoscere
dignità, autonomia e indipendenza alla donna. Alcuni punti del documento
approvato riguardavano anche in maniera specifica le pratiche tradizionali
dei matrimoni precoci e delle mutilazioni genitali. Così, ad esempio, il
capitolo IV, sulla parità dei sessi, al punto 4.21, stabiliva la necessità
che i governi si adoperassero per applicare severamente le leggi che
riguardano l'età legale minima per il matrimonio, alzandone i limiti quando
necessario. E al punto 4.22. del medesimo capitolo si legge che "i governi
sono sollecitati a proibire la mutilazione genitale femminile" (UNFPA,
1994).
Queste pratiche comportano in molti casi, gravi rischi per la salute della
donna. Dalle infezioni, allo shock, alle difficoltà ad avere rapporti
sessuali completi, complicazioni del parto, e molte altre ancora, a volte
con esiti fatali per la donna e per il neonato. Non sono rari i casi di
menomazioni e anomalie riscontrate in bambini nati da donne troppo giovani o
infibulate.
Oggi, al fine di prevenire simili complicazioni, pratiche quali la
circoncisione femminile, l'escissione e l'infibulazione, vengono operate
sempre più spesso negli ospedali. Tuttavia va evidenziato che il problema
non è solo medico. Le mutilazioni genitali e i matrimoni precoci incidono
sulla persona, sia direttamente, mutilando e danneggiando gravemente il
fisico, sia in maniera meno diretta, ma non per questo meno devastante, sull'equilibrio
psicofisico e l'integrità e la dignità della persona,
segnatamente della donna. La mortificazione della donna, inoltre, e la sua
totale dipendenza dall'uomo non sono sancite da nessun testo sacro.
In un certo senso la Conferenza del Cairo ha compiuto un passo importante.
Come stabilito chiaramente nel capitolo VII del Piano di Intervento,
"Diritti e sanità dell'età riproduttiva":
"La salute riproduttiva è uno
stato di completo benessere fisico, mentale e sociale - e non semplicemente
un'assenza di malattie o di infermità - in ogni modo collegato all'apparato
riproduttivo, ai suoi processi e alle sue funzioni. La salute riproduttiva
implica quindi il fatto che le persone abbiano una vita sessuale
soddisfacente e sicura, che abbiano la possibilità di procreare e la libertà
di decidere se, quando e quanto spesso farlo...e il diritto di accesso a
servizi sanitari appropriati che permettano alle donne di affrontare la
gravidanza e il parto con sicurezza e offrano le migliori opportunità di
avere un bambino sano" (Cap. VII, UNFPA, 1994).
Non si è nemmeno mancato di sottolineare come la maternità precoce (spesso
conseguenza del matrimonio precoce) comporti un rischio di mortalità materna
e infantile superiori alla media, e come questa pratica finisca con l'ostacolare
il miglioramento dello status economico, sociale e di istruzione
delle donne, costituendo un grave impedimento al loro pieno sviluppo
(paragrafo 7.41, Capitolo VII).
Tuttavia la gran parte del dibattito è stato incentrato sulla legittimità
stessa della sessualità quando non finalizzata alla riproduzione.
Dalle ragioni sociali, economiche e demografiche della Conferenza si era
passati alle ragioni etico-religiose e, da queste, a ragioni che
riguardavano in senso piuttosto stretto la sessualità. In altri termini, si
affrontava la questione sessuale sotto la forma degli aspetti morali, medici
e demografici.
Se in un primo momento l'organizzazione economica (il tema della Conferenza)
e la discussione sulla regolamentazione della sessualità all'interno del
modello di sviluppo sembravano separati, e l'immissione del tema della
sessualità poteva apparire come un'intrusione, il tutto acquistava rilevanza
e significato qualora si fosse pensato che nel mondo le strutture di potere
si sono manifestate soprattutto attraverso la gestione e il controllo della
sessualità.
2. Il controllo sociale della sessualità: la storia e i divieti
Per controllo sociale si intendono tutti i fenomeni ed i processi che
contribuiscono a regolare il comportamento umano e a organizzarlo stabilendo
rapporti fra più soggetti in vista di scopi collettivi, primo fra tutti la
realizzazione dell'ordine sociale.
Nelle società la sessualità svolge un ruolo preminente non soltanto in
quanto rappresenta una delle principali funzioni vitali dell'essere umano,
ma anche in quanto i membri della società sono reclutati al suo interno
tramite la riproduzione sessuale e in ogni società esiste una qualche forma
di controllo sociale della sessualità. E anzi, questo si trova spesso a
rappresentare un elemento portante dell'organizzazione sociale stessa.
Per il soddisfacimento dei bisogni primari, per il sostentamento e la
sopravvivenza stessa degli individui, gli uomini sono andati organizzandosi.
Questa regolamentazione ha colpito in primo luogo proprio la sessualità,
vista, allora come oggi, come un impulso irruento, capace di distrarre dal
lavoro e di minacciare l'ordine sociale necessario alla produzione e, in
ultima analisi, alla riproduzione sociale.
Alcuni sociologi, filosofi e psicologi poi partono dall'assunto che la
società sia venuta formandosi con il lavoro. Ad esempio, per Georges
Bataille (1957), il filosofo dell'erotismo, l'organizzazione della vita
sessuale è essenziale sia al mantenimento dell'ordine sociale sia alla
produzione. Sarebbe stato il lavoro a condurre l'uomo di Neanderthal verso
il percorso che lo ha reso sapiens. In questo senso si può dire che il
controllo sociale della sessualità si pone a fondamento della società
stessa.
Allo stesso tempo, sempre analizzando lo sviluppo dell'uomo, Herbert Marcuse
in Eros e civiltà (1955) sostiene che la repressione degli istinti ha
portato l'uomo al di fuori della sua condizione meramente animale. In
pratica è stata posta in atto quella che il Marcuse definisce una vera e
propria "desessualizzazione" dell'organismo, in quanto una forte
erotizzazione ostacolerebbe l'utilizzazione dell'organismo stesso come
strumento di lavoro.
Anche per Freud (1930) si sono rese necessarie delle regolamentazioni degli
istinti aggressivi, profondamente fusi con la sessualità, per evitare che
essi minacciassero di distruggere la civiltà. L'energia sessuale repressa
verrebbe poi generalmente dirottata sul lavoro e sulle attività
intellettuali. Mentre per il sociologo tedesco Helmut Schelski (1960) la
regolamentazione sociale (intesa come sovrastruttura culturale) degli
impulsi sessuali si impose già agli albori delle prime società umane. Fu una
delle prime espressioni culturali e una delle prime esigenze della nostra
specie. La regolamentazione dei rapporti sessuali e riproduttivi viene qui
concepita come la forma sociale primaria di tutto il comportamento umano,
tanto che ribaltare queste norme significherebbe minare la forma sociale
costituita.
In sintesi, potremmo dire che la sessualità si pone alla base di ogni
società in quanto riproduzione (dei suoi membri), ma anche, e non
secondariamente, come impulso, bisogno, istinto di base che, come tale, non
può essere lasciato allo stato brado. A mano a mano che l'uomo è diventato
un essere sociale e ha cominciato a vivere in società, il rapporto con i
suoi istinti è mutato a un duplice livello. Da una parte, a questi si è
aggiunto il sostegno - prezioso per la sopravvivenza - della cultura; dall'altra
gli istinti si sono affievoliti, perdendo anche la capacità di fornire
all'essere umano un valido orientamento all'azione. Era necessario
codificare sempre di più il comportamento per via normativa, e dunque
sociale.
L'uomo è davvero diventato "umano" in quanto è riuscito a prendere distanza
dai suoi istinti primari, a non lasciar condizionare la propria vita da
questi. In tale percorso ha dovuto organizzare, reprimere, incanalare la
natura che si era trovato come data. Solo così è riuscito, in qualche modo a
superarla. Ed è così che la sessualità si è posta come problema primario in
tutti i tempi e in tutte le civiltà.
Secondo queste linee è nata la teoria secondo la quale il progresso dell'uomo
passava anche attraverso la codificazione della sua vita sessuale e
grazie ai suoi divieti l'uomo si sarebbe evoluto dalla sua condizione
animale.
In questo ambito assume rilevanza l'assunto di partenza, e cioè che nel
mondo le strutture di potere si sono manifestate soprattutto attraverso la
gestione e il controllo della sessualità. Regolamentando la sessualità, di
fatto si è regolamentata anche la società.
È su questo terreno, ad esempio, che si è potuto affermare il cristianesimo
ed è sempre su questo terreno che il Vaticano ha tentato di ritagliarsi una
nuova funzione e un nuovo ruolo al Cairo (e con toni più sfumati a Pechino,
nella Conferenza Onu del 1995), in un mondo che in realtà si va sganciando
dai dettami religiosi per affidarsi sempre di più alla scienza. Ma è ancora
su questo terreno che i fondamentalisti islamici governano la rivolta contro
l'Occidente, stringendo i propri paesi in una morsa di rinnovata e violenta
repressione sessuale.
Uno strumento di potere dunque, che nei secoli si è abbattuto in special
modo sulla sessualità femminile. Il controllo sociale della sessualità ha
assunto molteplici forme a seconda delle varie epoche o delle zone
geografiche, passando attraverso vari gradi di violenza repressiva: dalle
forme più blande di ostracismo sociale nei confronti di chi trasgredisce
alle norme, alla violenza fisica delle mutilazioni genitali come prevenzione
dalla trasgressione, all'assassinio (impunito nei casi di adulterio da parte
della moglie, o comminato dai tribunali nei casi di stregoneria, o di
trasgressione a presunte leggi sacre). Generalmente il tipo di controllo
applicato è da mettersi in relazione al tipo di formazione sociale in
presenza e al suo modo di produzione.
Ad una prima osservazione sembrerebbe che più il livello economico è
semplice, più la struttura sociale è "libera", scarsa di regole, di divieti,
di credenze religiose e strutture.
C. Turnbull (1965) ad esempio, ha svolto una ricerca fra i pigmei Mbuti
dediti alla raccolta e alla caccia. La struttura sociale di queste
popolazioni è l'orda. Le libertà sessuali sono piuttosto marcate. I rapporti
sessuali fra i giovani celibi sono frequenti. La raccolta è effettuata
regolarmente dalle donne che si organizzano in bande di lavoro e autodifesa.
Ogni orda è composta da venti, trenta famiglie. All'interno delle famiglie i
vincoli parentali sono particolarmente flebili. I figli passano da una
famiglia all'altra. Il matrimonio si contrae preferibilmente attraverso lo
scambio delle sorelle e senza dote. È quasi sempre matrilocale. L'incesto è
vietato solo fra collaterali di terzo grado, ma non tra parenti di
generazioni vicine. Non esiste il culto dei morti. Infine nessun divieto
sembra comportare gravi conseguenze in caso di violazione.
Le donne partecipano a tutte le attività degli uomini. Il controllo su di
loro è nullo e non esistono legami durevoli. Impossibile in queste
condizioni esercitare un potere politico centralizzato e costante. Ciascun
produttore è padrone del suo strumento di produzione. Poche e astratte le
rappresentazioni religiose. La savana è amica. Oggetto di pratiche religiose
è il cielo.
Con la caccia, queste caratteristiche vengono largamente mantenute, anche se
all'interno dell'orda comincia ad emergere una organizzazione del lavoro più
sofisticata. Ma, come per i raccoglitori, il modo di vita dei cacciatori è
istantaneo. Il prodotto (la caccia) viene consumato nel momento stesso in
cui lo si ottiene. Le preoccupazioni sono volte verso la produzione presente
piuttosto che verso la sua riproduzione.
Nell'orda nessun legame durevole unisce i giovani agli anziani. Il figlio
non offre garanzie di sostegno al genitore nel momento in cui questo non
sarà più produttivo. Manca qualsiasi culto degli antenati. Questo modo
offre, secondo Meillassoux (1975) il quadro di una libertà individuale che
si esprime e manifesta negli atteggiamenti sessuali, nella fragilità dei
legami matrimoniali e nell'instabilità delle istituzioni.
La situazione cambia nelle popolazioni dedite all'agricoltura. Alcuni autori
marxisti, fra i quali lo stesso Engels, hanno sottolineato l'importanza dell'avvento
della proprietà privata. Il controllo della sessualità femminile si
collega qui strettamente al problema della trasmissione dell'eredità. Nel
momento in cui con lo sviluppo dell'agricoltura si è cominciato a produrre
un surplus, si è posto il problema dell'eredità. A chi trasmetterla? Ai
figli. Come assicurarsi che i nuovi nati fossero davvero i propri figli?
Controllando la sessualità femminile. Alla donna a quel punto veniva
attribuita soprattutto la funzione di produttrice dei discendenti dell'uomo.
L'antropologo francese Claude Meillassoux (1975) ha approfondito anche il
tema del controllo sociale della sessualità femminile nei sistemi agricoli,
conducendo una serie di ricerche su alcune popolazioni della savana, i Guro,
che praticano l'agricoltura in un'economia di sussistenza.
Con l'agricoltura il quadro generale, rispetto all'orda, si capovolge. Il
futuro diventa una preoccupazione e con la preoccupazione nasce il problema
della riproduzione.
Riproduzione della fertilità della terra, riproduzione del surplus,
riproduzione delle strutture del gruppo, riproduzione delle braccia che
lavorano la terra.
I rapporti di produzione si fanno più complessi. Assumono l'apparenza della
parentela. Il figlio viene sottoposto al padre. La procreazione diviene il
mezzo più diretto per produrre lavoratori-dipendenti e la donna -
produttrice dei produttori - il più potente mezzo di produzione orientato
verso il futuro. Di conseguenza la più soggetta a restrizioni, controlli,
costrizioni.
Le preoccupazioni per il futuro si volgono verso il passato che diventa
esperienza. Con l'esperienza il passato acquista un valore mai avuto fino
allora. E con il valore del passato acquistano valore i possessori della
memoria e dell'esperienza: gli anziani.
La natura da protettrice diventa nemica. La cacciata dal paradiso terrestre
è forse nel passaggio dalla raccolta e dalla caccia all'agricoltura. La
natura, ora, dà, ma solo attraverso un duro lavoro. E come dà, può togliere.
Gli elementi naturali come la pioggia, la siccità o la grandine possono
essere amici o nemici. Nasce la religione, la magia, gli uomini che
posseggono i segreti della natura, che sanno blandirla quando è nemica,
invocarla e onorarla quando è amica.
Meillassoux in L'economia della savana parte dalla cellula sociale
tradizionale. Questa è costituita come un insieme di individui dei due sessi
abitanti in uno spazio comune (o che si spostano insieme) "sotto l'autorità
di un uomo vivente, ritenuto importante, e che hanno tra loro rapporti di
parentela".
Si tratta, in poche parole di una comunità. La parentela non esprime
esclusivamente dei rapporti di sangue, ma anche, e forse prima di tutto, dei
rapporti sociali che fondano la coesione sociale, anche se la parentela da
sola non è sufficiente a fondarla.
La figura dell'anziano assume un importanza rilevante. È lui l'autorità. Ma
su cosa si basa la sua autorità? Sul controllo esercitato sugli altri membri
della comunità mediante la detenzione delle conoscenze, ma anche, per quel
che ci riguarda, mediante un sistema di controllo esercitato tramite una
serie di relazioni complesse, volte sostanzialmente al controllo e alla
distribuzione delle donne.
A questo livello "la semplicità e l'accessibilità dei mezzi di produzione...
non permettono l'esercizio di un controllo efficace sul produttore da parte
dell'intermediario. In questo fatto risiede una differenza fondamentale
rispetto alle società tecnologicamente più complesse, dove l'importanza
materiale dei mezzi di produzione rappresenta, per coloro che li detengono,
il mezzo più efficace di controllo sociale su coloro che li utilizzano"
(Meillassoux, 1995, p. 86).
In un'economia in cui il prodotto del lavoro può essere controllato soltanto
controllando il produttore, diventa importante controllare chi produce il
produttore, cioè la donna. È in virtù di questa sua funzione di produttrice
di produttori, che la donna diventa l'oggetto di mille proibizioni,
restrizioni e controlli. L'accesso alla donna inizia così ad essere regolato
da una serie di istituti, che generalmente si fondano su un accordo al
livello degli anziani. È infatti necessario un accordo su vasta scala tra
gli anziani dei gruppi vicini per assicurare e preservare le loro rispettive
autorità.
Se consideriamo la posizione del giovane agli albori della società agricola,
constatiamo che gli è relativamente agevole acquisire conoscenze vitali,
costruirsi utensili, occupare un terreno libero. Solo che queste condizioni
"non gli permetteranno di accedere a una posizione di autorità in seno al
gruppo". Per raggiungerla egli deve a sua volta costituirsi una dipendenza,
ricreare "a suo vantaggio lo schema sociale da cui deriva". Egli "deve
prendere moglie", stabilire "rapporti di paternità con i suoi figli".
"L'affermazione dell'autorità degli anziani passa dunque attraverso il
controllo dei mezzi d'accesso alle donne puberi". In un'economia dove non si
può controllare il prodotto del lavoro "è logico controllare ugualmente, e
forse con maggior vantaggio, il produttore del produttore, la donna
procreatrice". Non a caso i rapporti sessuali delle giovinette sono molto
liberi. Ci si interessa della donna solo quando è in grado di procreare.
"L'accesso alle donne sarà dunque regolato da un certo numero di
istituzioni". Questo accesso e queste regole sono appannaggio dei soli
anziani e costituiscono la base e una delle fonti del loro status.
Così nelle società agricole i controlli sulla donna si fanno più stringenti.
L'attività produttiva di queste società richiede una cooperazione a lungo
termine. La riproduzione assume una importanza decisiva per la comunità, in
quanto si richiede una forza lavoro in numero e qualità sufficienti alla
riproduzione sociale.
Il matrimonio e la filiazione divengono fondamentali. Con essi si ottiene la
forza lavoro necessaria alla produzione, ma si ricreano anche i rapporti
gerarchici. È in occasione dell'istituzionalizzazione dei rapporti
matrimoniali tra gruppi confinanti che appaiono dei manufatti che sono dei
beni matrimoniali il cui valore è associato allo status di chi li gestisce.
La circolazione dei beni matrimoniali si situa di conseguenza solo a livello
degli anziani. I giovani ne sono esclusi, mentre le donne rientrano nel
circuito, ma come produttrici di prole.
Ciò che si scambia in un matrimonio non è la donna bensì la prole che ci si
attende da lei. E questa "attesa" è simbolizzata dallo scambio dei beni
matrimoniali che a loro volta testimoniano la condizione sociale di chi li
possiede e la "loro circolazione ha per oggetto il rinforzo dell'autorità
degli anziani all'interno dei rispettivi gruppi".
Nell'analisi della circolazione di questi oggetti, del loro valore sociale,
ci si imbatte nella complessa politica fra i gruppi. Un matrimonio implica
sempre un'alleanza e il bene matrimoniale la simbolizza e, in un certo
senso, la fonda.
Di nuovo la donna finisce col trovarsi al centro dei rapporti e delle
relazioni sia all'interno del gruppo, sia all'esterno. Il controllo sociale
della sessualità trova così nel controllo della donna il suo stesso
fondamento.
3. L'omosessualità e la continenza
L'uomo, quanto più si discosta dalla condizione animale per progredire verso
livelli superiori, tanto più si pone il problema del controllo delle sue
pulsioni.
Dai pitagorici agli stoici agli epicurei, ci si propone, con argomenti e
stili di vita diversi, un modello della continenza come virtù e segno
distintivo della padronanza di sé, che è l'anticamera della padronanza sugli
altri. Controllando se stessi, si dimostra di essere veramente padroni, di
essere degni di esercitare il potere sul resto della società. In Socrate era
segno di saggezza. La continenza era un modello di vita che rientrava in un
generale controllo di sé che non era riprovazione del sesso, né tanto meno
dell'omosessualità, come è stato ipotizzato da qualche autore, ma é rifiuto
dell'amore puramente carnale, quindi pulsionale, non controllato. E in
questo quadro rientra anche la continenza sessuale.
In tutti i casi, non si tratta di una legge cui sottomettere le masse e gli
esseri inferiori da controllare, come le donne. È anzi, il segno della
libertà (prima fra tutte dalle proprie pulsioni) di una ristretta élite. È
una morale non prescrittiva, né normativa. Le leggi, le istituzioni erano
rivolte altrove. Controllavano le donne e i sottoposti. Non gli uomini
liberi, che si controllavano da sé per l'accrescimento delle proprie virtù.
Per il resto, gli uomini erano liberi di avere relazioni sessuali prima,
durante e dopo il matrimonio, con chi volevano. Anche con altri uomini. Si
richiedeva loro soltanto di decidersi a sposarsi una volta adulti per poter
donare figli alla patria (dovere cui spesso recalcitravano, in quanto con
gli altri uomini avevano dei rapporti più completi di scambio intellettuale,
preclusi con le mogli, generalmente poco istruite). Inoltre si richiedeva
loro di assumere un ruolo sessuale attivo nei rapporti omosessuali una volta
raggiunta l'età adulta.
Fu solo quando l'omosessualità sia attiva che passiva si fece dilagante che
si cominciarono a porre in atto controlli e sanzioni. Con le guerre e la
conseguente crisi demografica, oltre alla ormai diffusa preferenza per i
rapporti omosessuali, si propose con forza il problema del ripopolamento
demografico e della dispersione del seme.
Importante è in questo senso anche l'influenza ebraica.
L'imperativo per gli ebrei era la riproduzione e l'atto sessuale era
considerato lecito solo se si concludeva con il deposito del seme nell'utero
femminile.
C'è da notare che l'attenzione era tutta rivolta verso il seme maschile, che
non doveva essere sprecato per non mettere in pericolo la stirpe. Per il
resto, si dava una relativa tolleranza.
La condanna dell'omosessualità era tenace, ma colpiva soprattutto il partner
attivo, (cioè colui che disperdeva il seme), mentre il partner passivo e l'omosessualità
femminile non erano oggetto di altrettante attenzioni. Per
quel che riguarda la donna poi, se la riproduzione è il valore supremo, i
rapporti eterosessuali godono di una relativa indulgenza, non solo all'interno
del matrimonio, ma anche al di fuori di esso.
La verginità della sposa in effetti era molto apprezzata, ma i rapporti
prematrimoniali non erano proibiti. L'insieme di tutti questi elementi
sembra coagularsi con il cristianesimo. Una morale che non poteva immettersi
con successo in una civiltà senza tenere conto della realtà in presenza e
delle sue esigenze.
Il cristianesimo seppe riprendere i temi che da più parti stavano emergendo,
conferendogli una sistematicità, la cui evoluzione è durata parecchi secoli,
e di cui forse solo ora, si comincia a intravedere il declino. Il
cristianesimo condanna sin dal suo inizio l'omosessualità. Paolo, nella
lettera ai romani sostiene che sia stata l'omosessualità, maschile e
femminile, a scatenare l'ira divina contro i pagani. Come non pensare che
abbia subito l'influenza della religione ebraica?
A tal proposito, Eva Cantarella (1988) sostiene che "il cristianesimo
aggiunge alla riprovazione pagana della passività sessuale maschile quella
ebraica dell'omosessualità attiva".
Giungerà presto ad una condanna globale dei rapporti sessuali, via via fino
a restringerli al campo del matrimonio e, a veder meglio, nemmeno tanto a
questo se, sempre Paolo, nella lettera ai Corinzi, sostenne la supremazia
della continenza rispetto al matrimonio, visto solo come il male minore
("...è meglio sposarsi che bruciare"). Tuttavia, l'influenza di questa
concezione tarderà a farsi sentire. Il cristianesimo ai suoi inizi trovò
proprio nel matrimonio un importante strumento della sua affermazione.
Con il Cristianesimo la condizione della donna, dei rapporti fra i sessi,
subisce un mutamento. Secondo lo storico Santo Mazzarino (1959), il III
secolo rappresenta una rottura con la civiltà pagana. Le donne cominciavano
ad avvertire il bisogno di scegliersi il coniuge al di là dei dettami
sociali che le costringevano a maritarsi all'interno del loro ordine
(senatorio) quando si trattava di donne di alto rango (clarissimae), e che
comunque scoraggiavano, quando non impedivano, i matrimoni fra classi
diverse, specie fra cittadine romane e schiavi o liberti (schiavi liberati).
È chiaro che tali matrimoni costituivano una vera e propria minaccia all'
ordine sociale costituito, specie qualora si pensi che la struttura
schiavistica avrebbe potuto vacillare in seguito alla manomissione degli
schiavi da parte delle loro aspiranti spose.
Su questo terreno, il cristianesimo, pur essendo come religione perseguitata
dalle leggi, operava con crescente successo, entrando nel privato,
raccogliendo il crescente bisogno di indipendenza delle donne nella scelta
del coniuge, insegnando alle donne che il marito può essere scelto, se
possibile fra i correligionari. Comunque bisognava cercare di convertirlo.
È la rivoluzione spirituale cristiana. La famiglia stava cambiando. Le donne
non erano più soltanto deputate ad assicurare la discendenza agli uomini,
erano diventate il principale strumento di diffusione della religione. Ma è
anche vero che in questo modo si conferiva al "sesso debole" una maggiore
autonomia decisionale, e il matrimonio cominciava ad avere una base
affettiva.
Qui, in sostanza, si gettarono le basi del matrimonio moderno, fondato
sempre più su un'affinità spirituale ed affettiva, e sempre meno su
motivazioni economiche e sociali. Tuttavia il percorso è stato lungo e
tortuoso. A partire da Costantino, il cristianesimo andò imponendosi,
condannò le dottrine segrete e il paganesimo, ed elaborò una concezione del
matrimonio che poneva al bando ogni forma di sessualità che non fosse
rivolta alla procreazione. Tuttavia, per quel che riguarda la sessualità, il
comportamento della Chiesa non è sempre stato univoco. La teoria si costituì
lentamente. D'altro canto nei libri sacri, nell'Antico Testamento come nel
Vangelo, il messaggio di Dio poteva apparire piuttosto contraddittorio. Se
nella Genesi si stabilisce che "Non è bene che l'uomo sia solo" (quindi i
due sessi sono destinati ad unirsi), la donna e l'uomo non si trovano
affatto in condizioni di parità, essendo la seconda sottomessa al primo. Il
concetto è rafforzato da una frase di Gesù che proclamava l'indissolubilità
del matrimonio: "Non divida l'uomo quello che Dio ha giunto" (Matteo, XIX,
6). L'usanza del ripudio della moglie da parte del marito venne pertanto
condannata. Ma ancora un'altra frase del Maestro ha contribuito a
caratterizzare la dottrina della ecclesia primitiva in fatto di sessualità:
"Vi sono (degli eunuchi) che tali si sono fatti per amore del regno dei
cieli. Chi può capire capisca".
Su questa affermazione si costituì una concezione che vedeva la società
suddivisa in una gerarchia al cui capo si trovavano i continenti, e poi
tutti gli altri.
Il matrimonio certamente non era sanzionato, ma era visto come una
concessione a coloro che non potevano contenersi ed era ancora
sostanzialmente relegato ai margini della sacralità. I riti matrimoniali non
si svolgevano in chiesa. È il periodo in cui il matrimonio avveniva spesso
per ratto, lo stupro collettivo era frequente, e la sessualità piuttosto
sregolata.
A mano a mano venne sentita l'esigenza di una riorganizzazione dell'ordine
sociale e a cavallo dell'anno mille, il potere spirituale si unì a quello
temporale. Questo comportò una rivalutazione del matrimonio come freno e
canalizzazione della sessualità ordinata. Vennero riprese le concezioni di
Agostino, secondo il quale l'atto sessuale nella fornicazione è un peccato
mortale, ma nel matrimonio è un peccato meno grave. Il matrimonio poi
consente di moltiplicare gli uomini e di ripopolare il Paradiso. Inoltre
mette un freno alla sessualità femminile, a lungo creduta come incontenibile
e senz'altro più prepotente di quella maschile.
Ma la storia della sessualità e di quella femminile in particolare -come
tutte le storie- non è così lineare. Se nel '600 l'Occidente conosce un
periodo di libertà e libertinaggio, intorno al '700 l'opposizione fra lavoro
e sessualità riemerse con forza. Indicativa la posizione di Malthus. Questo
reverendo, lungi dall'incitare a una limitazione diretta delle nascite, come
spesso si è creduto, si limitò a esaltare le virtù civilizzatrici della
continenza collettiva praticata a lungo in Europa. Si riferiva all'usanza
delle nozze tardive fra contadini, praticata fra il XVI ed il XVIII secolo.
Un'ascesi sessuale ritenuta da molti autori necessaria a un autentico
sviluppo economico. Malthus celebrava la specificità occidentale del
celibato che, se protratto abbastanza a lungo, si rivelava efficace nella
salvaguardia del fragile equilibrio fra popolazione e mezzi di sussistenza.
La tendenza del periodo è infatti di reazione al libertinaggio diffuso. La
Chiesa cattolica si oppose al calvinismo, alle pratiche delle corti di
Francia e di Inghilterra.
Dal canto suo la scienza scese direttamente in campo dando vita a uno dei
massimi sforzi di controllo delle pulsioni che la storia conosca.
La letteratura medica sulla sessualità "legittima" cambiò di tono. Le teorie
mediche avevano per un certo periodo raccomandato l'eiaculazione e messo in
guardia dagli effetti psicologi connessi alla continenza femminile,
considerando il coito una necessità naturale. Ora il piacere viene accusato
di uccidere l'amore. La sessuologia dei Lumi cominciò a negare l'orgasmo
femminile a cui aggiunse l'invenzione scientifica dei mortali pericoli del
piacere solitario.
L'Inghilterra, patria della rivoluzione industriale, fu anche la patria del
puritanesimo. La setta metodista, si prefisse la repressione della
sessualità illegittima. Il nuovo ordine sociale passava per il soffocamento
dell'impulso sessuale delle masse dei lavoratori.
La nuova monarchia mercantilistica non intendeva solo moralizzare i suoi
sudditi, ma farli lavorare, e la lotta alle varie forme di sessualità si
collocava in una più vasta operazione di sorveglianza e controllo degli
individui. A questo scopo si rafforzano e si proteggono le istituzioni. La
condotta individuale non riguarda più la questione morale, ma diviene un
affare di stato.
Interessante notare come in una società in cui l'imperativo è il risparmio,
ideologi e scienziati si scaglino contro ogni spreco. Già Rousseau vedeva
nell'accoppiamento il peccato più grave. Il medico svizzero Tissot con un
suo trattato sull'onanismo contribuì poi in notevole misura al mito del
vizio solitario.
Si cerca di sostituire con nuove formule e nuove ideologie il venir meno del
controllo religioso (cristiano). Un esempio può essere individuato
nell'imperativo categorico kantiano, secondo il quale l'uomo deve trovare in
sé il motivo della propria continenza, che è continenza di tutto, della
sessualità e di altro. Peraltro anche Kant, come Tissot, riteneva la
masturbazione un atto contro natura da impedire a ogni costo.
Questa etica del controllo viene in parte ripresa dal puritanesimo
protestante, che non a caso nasce contro gli eccessi della Chiesa cattolica
romana. Ma è sempre di più l'apporto scientifico a dare il "la" alla
repressione. Nel XVIII e XIX secolo pazzia e devianza sessuale si
confondono, e i libertini, le prostitute e gli omosessuali vengono rinchiusi
in manicomio.
4. Il controllo sociale della sessualità fra Occidente e Paesi islamici
Ma i controlli, canalizzando e definendo le pulsioni, stabilendo cosa, come
e perché un comportamento è lecito e un altro non lo è, hanno portato anche
ad una riflessione. Una conoscenza che ha connotato la sessualità umana
diversamente da quella animale o da quella di una pulsione immediata. Il
modo di vivere e sentire il sesso è venuto mutando.
La sessualità si è riempita di significati sociali. Con la conoscenza
fatalmente si è venuta sganciando dagli imperativi morali, fondati su un
ordine divino ignoto e irraggiungibile ai più. Ci si è accorti che un
continente non necessariamente si pone "un gradino più in alto" di un
fornicatore (come sarebbe stato definito un tempo), che la masturbazione non
uccide nessuno, che l'omosessualità non è né un aberrazione né una malattia
da condannare con la morte. Il sesso si è fatto più libero. Si sono
sperimentate le comuni in URSS negli anni '20, l'Occidente ha vissuto la
"liberazione sessuale" del '68. Oggi i rapporti prematrimoniali,
extra-coniugali, omosessuali, e plurimi, sono frequenti, a tal punto che,
intorno al sesso "libero", si è venuto a costituire tutto un mercato che
spazia dalla pubblicità ai locali sadomaso. Dalle sfilate di moda, alle
riviste patinate, modelle giovanissime ammiccano a rapporti lesbici. I
locali per lo scambio delle coppie fioriscono. Si organizzano viaggi esotici
in "paesi-bordello", a uso e consumo di capitalisti rampanti. Senza contare
negozi hard, riviste pornografiche, videofilm e gadget vari.
Se non si può risparmiare che almeno si consumi. È l'altra faccia del
sistema economico. Non stupisce che in paesi governati da fondamentalisti
islamici la lotta ai modelli di vita Occidentali si leghi fortemente alla
repressione sessuale e femminile in particolare.
In realtà però ciò che emerge dalla storia e dall'analisi dei provvedimenti
adottati in anni recenti dai diversi paesi islamici ci dice solo che potere
e sessualità, organizzazione politica, strutture di potere e controllo
sociale della sessualità, continuano ad andare di pari passo.
Di fatto ogni stato islamico adotta una propria politica demografica a
seconda della situazione economica o politica del momento. Così il laico
Iraq proibisce severamente anticoncezionali e aborto per evitare una
preoccupante inferiorità numerica nei confronti del suo nemico storico, l'
Iran. Per contro, l'integralista Iran autorizza anticoncezionali e aborto
perché il boom demografico blocca il suo sviluppo. Esemplare il caso di
Khomeini: uno dei primi atti dell'imam dopo la sua ascesa al potere nel
1979, fu lo scioglimento dell'Organismo statale per la pianificazione
familiare e la riabilitazione dell'istituto islamico della poligamia
combattuto tenacemente dallo scià. Egli giunse a definire la politica di
contenimento delle nascite un "complotto sionista", ma dieci anni dopo,
quando la popolazione dell'Iran, raddoppiandosi, raggiunse i 60 milioni di
abitanti e il paese era uscito stremato da otto anni di guerra, Khomeini
fece una clamorosa marcia indietro, emettendo una fatwa (un responso legale
vincolante per i fedeli islamici) che "nello stato di necessità" l'Islam
autorizzava la pianificazione familiare definendo il contenimento delle
nascite "un compito sacro". I radicali iraniani che si opponevano all'allora
presidente Rafsanjani hanno tentato di sfruttare la Conferenza del Cairo per
mettere in discussione la stessa politica di pianificazione familiare
attuata in Iran e destabilizzare il regime. Altrettanto hanno fatto gli
integralisti islamici in Egitto, Pakistan, Bangladesh e Turchia.
Ma se gli slogan islamici, estremisti e non, prendevano di mira il presunto
"libertinaggio" della Conferenza, quando i discorsi si facevano più seri
emergevano i motivi di fondo della protesta. L'Occidente veniva accusato di
aver sfruttato in tutti i modi i paesi del Terzo Mondo. Non pago di ciò,
voleva imporre a questi paesi anche una limitazione delle nascite.
Limitazione che, a loro parere, andava tutta in favore dello sviluppo
economico capitalistico dei paesi già sviluppati, consentendogli di
scaricare sempre sulla stessa parte di mondo le responsabilità di uno
sviluppo e di un consumo oramai insostenibili. Invece di cancellare il
debito estero dei paesi più poveri, invece di ridurre il proprio livello di
produzione e di consumo, chiedevano al Terzo Mondo di fare meno figli. È su
questo che voci musulmane e cattoliche si sono levate insieme nell'accusa di
"imperialismo contraccettivo". Un piccolo esempio certo, ma significativo
della distanza tra "Oriente" e "Occidente" (per usare una esemplificazione
abusata e riduttiva). Un esempio che tuttavia ci dice anche quanto il
controllo sociale della sessualità - femminile in particolare - rivesta
ancora il ruolo di struttura portante di organizzazioni economiche e sociali
così diverse fra loro, il cui esercizio del potere (economico, sociale,
politico, militare, culturale) continua a non poter prescindere dalla
gestione e dal controllo della sessualità.
Bibliografia