clicca qui per andare al sito Filiarmonici, per un mondo senza galere

A Singapore il triste record delle condanne a morte: una esecuzione ogni diecimila abitanti

L’Unità, 15 gennaio 2004

Un condannato a morte ogni diecimila abitanti. Una cifra spaventosa. È il triste, drammatico record di Singapore. Il piccolo stato asiatico ha fatto registrare tra il 1991 e il 2003, quattrocento e otto condannati a morte giustiziati. Conquista così il triste primato di essere la città con il più alto tasso di esecuzioni rispetto al numero di abitanti: 4 milioni.
Lo rende noto un rapporto di Amnesty International. «Si tratta di una cifra sconvolgente», ha commentato Margaret John, coordinatrice della sezione regionale dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani. Amnesty ha chiesto più volte a Singapore di abolire la pena di morte che viene comminata anche per il possesso di droga. Fino ad ora, senza risultati.
Ma la tragedia della pena di morte non riguarda solo Singapore. È di questi giorni la notizia che il governo delle Filippine, dopo una moratoria di quattro anni, sembrano intenzionato a far ripartire le esecuzioni capitali. Ecco perché, proprio stamane, l'Unione Europea ha formalmente chiesto alla presidente Gloria Arroyo di rinunciare alla pena di morte. Le esecuzioni dovrebbero riprendere a fine mese. Il passo diplomatico è stato fatto dagli ambasciatori a Manila dei quindici Paesi Ue, che hanno visitato nei giorni scorsi nel carcere cittadino il braccio della morte, dove si trovano un migliaio circa di condannati. Per il 30 gennaio è prevista l'esecuzione di due uomini, giudicati colpevoli di un sequestro di persona, Roberto Laya e Roderick Licayan.