Un condannato a morte ogni diecimila abitanti. Una cifra spaventosa. È
il triste, drammatico record di Singapore. Il piccolo stato asiatico ha fatto
registrare tra il 1991 e il 2003, quattrocento e otto condannati a morte giustiziati.
Conquista così il triste primato di essere la città con il più
alto tasso di esecuzioni rispetto al numero di abitanti: 4 milioni.
Lo rende noto un rapporto di Amnesty International. «Si tratta di una
cifra sconvolgente», ha commentato Margaret John, coordinatrice della
sezione regionale dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani. Amnesty
ha chiesto più volte a Singapore di abolire la pena di morte che viene
comminata anche per il possesso di droga. Fino ad ora, senza risultati.
Ma la tragedia della pena di morte non riguarda solo Singapore. È di
questi giorni la notizia che il governo delle Filippine, dopo una moratoria
di quattro anni, sembrano intenzionato a far ripartire le esecuzioni capitali.
Ecco perché, proprio stamane, l'Unione Europea ha formalmente chiesto
alla presidente Gloria Arroyo di rinunciare alla pena di morte. Le esecuzioni
dovrebbero riprendere a fine mese. Il passo diplomatico è stato fatto
dagli ambasciatori a Manila dei quindici Paesi Ue, che hanno visitato nei giorni
scorsi nel carcere cittadino il braccio della morte, dove si trovano un migliaio
circa di condannati. Per il 30 gennaio è prevista l'esecuzione di due
uomini, giudicati colpevoli di un sequestro di persona, Roberto Laya e Roderick
Licayan.