Nato ad Orgosolo (Nu) il 24 novembre del 1941, fa il pastore sino al 1962,
quindi parte per lavorare come operaio edile in Germania. Dal 1967 al '69 torna
in Sardegna e quindi riparte per fare l'operaio primo a Torino e poi a Taranto.
Nel 1976 si ristabilisce in Sardegna e lavora come operaio a Ottana.
Nel 1976 si apre a suo carico un'indagine per omicidio e due anni più
tardi è prosciolto da ogni accusa.
Nel 1982 è accusato di sequestro nell'ambito del teorema giudiziario
"Anonima Gallurese" ideato e orchestrato dal magistrato Luigi Lombardini,
morto suicida nel 1998 dopo essere stato accusato di estorsione ai danni del
padre di una donna sequestrata (http://www.xs4all.nl/~welschen/Archief/lombardini.html).
Viene arrestato mentre si trova in latitanza e dopo dieci mesi di processo,
nel dicembre 1985, è condannato a 29 anni per aver preso parte al sequestro
di Leone Concato, dirigente industriale rapito in Costa Smeralda e mai più
ritrovato nonostante il pagamento del riscatto.
L'accusa si basa sulla testimonianza di un pentito, tale Salvatore Contini,
ucciso nel Carcere di Ajaccio nel 1987. In seguito alla testimonianza resa ai
giudici di cassazione dal fratello di Contini, il quale afferma che Salvatore
avrebbe mentito nella speranza di uscire dalla prigione, un coimputato di Catgiu,
l'avv. Bruno Bagedda, viene rimesso in libertà dopo 5 anni di carcere.
Dalla Cassazione, Francesco Catgiu otterrà nel 1991 la sola riduzione
di un anno della pena inflittagli in primo grado.
Francesco soffre di claustrofobia, sindrome acutizzata e inasprita dalle condizione
detentiva. Da anni si batte per ottenere un luogo di detenzione idoneo alla
sua condizione patologica, ma i risultati ottenuti finora sono stati pestaggi, aumento della somministrazione di psicofarmaci, trasferimenti, nuove denunce
e processi.
"... Da Spoleto verrò trasferito a quello non meno infame di Sollicciano, uno peggio dell'altro. Anche in questo collezionerò non pochi solenni pestaggi ed alcune decine di denunce dai giudici di Firenze pronti a colpire i prigionieri per salvare le infamità dei carcerieri. Un certo maresciallo Cocca in particolare! Poi, da Solicciano mi porteranno a Livorno dove continua la pratica dei pestaggi e delle denunce. Qui saranno Un certo maresciallo Caini ed il brigadiere Paddeu, entrambi di origine sarda, a vendicare il padrone ministero e/o chi per lui.
Tra l'altro a questi signori li ho denunciati per i pestaggi e gli abusi di ogni genere di cui sono stato vittima, ma non sono stati chiamati tutt'ora a rispondere davanti al tribunale. So che non li chiameranno mai perché cane con cane non si mordono... però serve per far emergere la faccia senza maschera della "giustizia". Poi, il 28 gennaio 1992, Livorno mi scarica al carcere speciale di Novara. La traduzione questa volta è organizzata alla grande. E la tortura anche. Al mattino vengo chiamato dal Canu che mi dice che sono trasferito. A quel punto senza alcun motivo mi salta addosso e mi massacrano nell'ufficio... dovrei essere svenuto e rinchiuso nella cella di punizione non so per quanto tempo. Non si saprà mai cosa mi faranno poi. Fatto sta che arriverò a Novara su di una lettiga, legato con una catena al collo, una alle mani e una terza ai piedi. Quello che succederà durante il viaggio non lo saprò mai.
Così a Novara, quando dopo tre giorni riprenderò coscienza, mi ritroverò con le piante dei piedi pestate da un corpo contundente, mi dirà poi l'ortopedico. Questo mi procurerà una tenotomia permanente..."
"... E ancora mi sono ritrovato cinque bruciature di sigarette ai piedi ancora visibili oggi. Tutto questo mi dovrebbe essere stato fatto a Livorno il 28 gennaio.
In quelle condizioni mi ha accolto il direttore Fragomeni e ciò conferma la sua natura criminale di cui è noto, altrimenti avrebbe denunciato lui d'ufficio il caso. Invece non solo non denunciano, ma autorizzano e coprono i massacri e i massacratori.
Poi, dopo il rientro da S. Vittore e il già detto solenne pestaggio a Novara il 9 Agosto 1991, sono stato trasferito a Voghera-speciale, una bella "casa di cura" per malati gravi... Qui, da dove scrivo, all'arrivo sono stato costretto ad andare alle celle del 5° reparto, in isolamento. Per fortuna ci sono rimasto solo una notte imbottito di Valium. Finito l'effetto dei medicinali, l'indomani abbiamo avuto un'accesa discussione con i dirigenti tanto die vengo fatto salire in sezione subito senza che subisca pestaggi o crisi.
Qui, oltre alle mini sezioni e porte blindate, ci sono anche le reti alle finestre. Una contraddizione in più per la mia malattia. Infatti queste reti fermano l'aria.
Incredibile poi però c'è stata la mediazione, e mi viene tenuto aperto il cancelletto dalle 8 del mattino alle 23.
Tutto sembrava funzionare bene fino alla notte del 22 Agosto quando, dopo la chiusura del cancelletto, ho chiesto aiuto perché stavo soffocando. Uno strazio!
Sono stato soccorso dopo circa venti minuti, dopo una violenta battitura da parte di tutti i compagni di sezione... ".
Da una lettera del 3 ottobre 1993 all'allora capogabinetto del ministro guardasigilli
Una particolare esperienza di detenzione (cella all'ultimo piano con ampia
visuale verso l'esterno e la possibilità di vedere il cielo) presso il
carcere di Voghera gli aveva permesso di ridurre ampiamente la dose quotidiana
di psicofarmaci, ma in seguito alle nuove classificazioni carcerarie nel 2000
Francesco è stato trasferito a Sulmona.
Il giorno successivo all'arrivo nella c.c. di Sulmona, Francesco è posto
in isolamento, colpito con bottigliate in testa e sottoposto alla tortura dell'idrante
per 20 minuti.
Il luogo inidoneo e la disumana fredezza della direttrice Miserere, che giunge
addirittura a sottrargli la sedia a rotelle prescrittagli dal medico (Francesco
ha un chiodo metallico nel ginocchio destro e 100 punti di sutura nelle gambe!),
lo fanno ricadere nell'angoscia. Decide di entrare in sciopero della fame e
viene ricoverato in clinica. Ma dopo il ritorno in carcere non cambia nulla.
"... ieri è venuta l'avvocatessa (Alessia Bonanno di L'Aquila - NdR -), non sono potuto andare alla visita perché provato della carrozzella, sono in isolamento dal 20 ... Io qui sono provocato, ieri una guardia ha minacciato di farmi nero quando veniva la notte. L'ha sentito un altro detenuto e l'ha rimproverato. Ho crisi soffocanti in tutti i momenti ..."In un'interpellanza del 2002 al ministro di Giustizia sulla situazione delle carceri italiane, gli onorevoli Russo e Spena e Mascia si soffermano sui casi di alcuni detenuti in gravi condizioni di salute. Tra questi casi compare quello di Catgiu:
Da una lettera del 24/10/2001 all'avvocato Giannangeli
"... Francesco Catgiu, attualmente detenuto presso la sezione «infermeria» del carcere di Sulmona, secondo quanto attestato dalla perizia di parte non deambulerebbe autonomamente e sarebbe altresì affetto da evidenti disturbi claustrofobici. Nel carcere di Sulmona invece gli sarebbe impedita l'apertura del blindato della cella e gli sarebbe impedito l'uso della carrozzella. La stessa direttrice di Sulmona in una intervista rilasciata al settimanale Io donna del 15 novembre 1997 avrebbe sostenuto che «i trattamenti risocializzanti sono boiate e che gli unici detenuti simpatici incontrati sono quelli con le palle» ..." (1)
Il 6 agosto 2002 dopo una grave crisi claustrofobica, durante la quale distrugge
la sua cella in risposta al tentativo di somministrargli l'ennesima puntura,
Francesco viene trasferito senza preavviso nel carcere di Spoleto. Il pestaggio
seguito all'arrivo gli provoca ferite e contusioni soprattutto ai polsi per
via dei ferri con cui è stato legato per il viaggio.
Il suo attuale stato d'animo e i ricordi suscitati dalla c.c. di Spoleto, in
cui era già stato imprigionato negli anni '90, Francesco li descrive
in una lettera
del 5 febbraio 2003 agli amici.
Scrivete a:
Francesco Catgiu
Via Maiano, 10
06049
Spoleto (PG)
Fonti:
Dossier "Sirbone" - Un prigioniero sardo nel carcere di Sulmona, 24
novembre 2001
Per richiedere copia del dossier :
Spazio di Documentazione
presso il Circolo di Ortore
Via Vallesa, 2
10016 Montalto Dora (To)
CNA - Bollettino n°3 dicembre 2001
Silvano ci racconta
http://www.filiarmonici.org/CNAbollettino-3.html#catgiu
"Voglio una cella con vista sul mare"
Articolo dell'Unione Sarda del 2 febbraio 2000
reperibile qui : http://www.anarcotico.net/forum/viewtopic.php?p=2435#2435
(1) Allegato B - Seduta n. 199 del 7/10/2002, pag. 547
Fonte: pubblicato su Anarcotico
***
Su richiesta di Francesco Catgiu, prigioniero sardo nel carcere di Spoleto,
diffondiamo un estratto da una lettera che ci ha inviato all'inizio di settembre,
in cui informa dell'ennesimo sopruso a cui è stato sottoposto. Delle
condizioni di detenzione a cui Francesco viene costretto (ricordiamo che soffre
di claustrofobia) già abbiamo avuto modo di parlare in più occasioni.
ci pare opportuno però segnalare che sarebbe auspicabile mettere in piedi
un'iniziativa di solidarietà davanti al carcere di Spoleto (come già
si è fatto in passato a L'Aquila e Sulmona per appoggiare le richieste
di trasferimento di Francesco dal carcere di Sulmona) che possa dare voce non
soltanto alle proteste di Sirbone, ma anche a quelle di Paolo Dorigo, che nel
carcere di Spoleto conduce uno sciopero del carrello periodico, e di tutti i
prigionieri che collettivamente hanno denunciato le condizioni esistenti all'interno
di quell'istituto penitenziario. Perché si possa realizzare un'iniziativa
a Spoleto sarebbe utile se compagni della zona, o di zone vicine, potessero
offrire una collaborazione in loco. Se c'è interesse se ne può
parlare. Così come sarebbe auspicabile avere un confronto tra i 21 compagni
a cui in questi giorni stanno arrivando gli avvisi di garanzia per le "ingiurie
proferite sulla pubblica via ai danni della Miserere (che ricordiamo era la
direttrice del carcere di Sulmona, che con una gentilezza inaspettata ha avuto
il buon cuore di togliersi la vita alcuni mesi orsono) durante il presidio di
Sulmona". Il processo potrebbe offrire una buona occasione per tornare
a ricordare le "gesta" del direttore in mimetica e le condizioni di
detenzione nel carcere di Sulmona.
Un saluto ribelle!
Estratto dalla lettera di Francesco Catgiu, Spoleto 27 agosto 2003.
"Per il caldo, qui chiudono il blindato all'una, però il mio viene lasciato aperto. Il 25/08/03 è arrivato un secondino mai visto e, nonostante per dieci volte l'ho pregato di andare a controllare la cartella in cui si dispone che il mio blindato resti aperto, non mi ha dato ascolto e ha fatto per chiuderlo. A quel punto mi sono alzato ma ho perso l'equilibrio e sono caduto facendomi male ad una coscia. Sono riuscito comunque a bloccare la guardia e gli ho sputato in faccia tre volte, ma lui non si è mosso. Cadendo ho rovesciato il Valium che mi viene dato in terapia, al che ho richiesto che mi venisse portato dell'altro Valium ma non è più arrivato. Allora ho battuto le sbarre ed è arrivato un brigadiere con un agente che mi conosce bene. Constatando che avevo ragione mi hanno portato la terapia. erano "umiliati". Ma non è l'unica: il 23 maggio ho spedito via matricola una busta chiusa alla Procura di Spoleto. Una settimana fa ho chiesto il numero di protocollo e fotocopia della suddetta pratica, ed il 26 agosto l'addetto mi ha comunicato che non si trova più la pratica. Ho risposto che già mi immaginavo che Cuomo (autorità del carcere che già Francesco ha avuto modo di "incontrare" in passato) l'aveva stracciata visto che nella lettera citavo i pestaggi subiti nel 90 e nell'agosto 02. L'inverno scorso ho fatto l'aria senza alcun riparo e sto passando l'estate senza ombra, vi lascio immaginare. con "Loro" non c'è possibilità di dialogo. Il 14 agosto è arrivata la telecamera di Maurizio Costanzo (ha fatto vedere tre cani in un campo lungo 100 metri, coperto. E i detenuti? Io sempre solo, in una gabbia, perché E.I.V. (elevato indice di sorveglianza). gli altri, se vanno all'aria tutti insieme nell'altra gabbia non ci stanno (è solo 15 metri x 3). Gli altri detenuti si sono decisi, ed hanno scritto una protesta al ministro. Eppure anche Ciampi ha fatto i complimenti alla direzione per le condizioni del carcere".Francesco Catgiu
Via Maiano 10
06049 SPOLETO (PG)
Spazio di documentazione
c/o Ass. Rebeldies
via Savona 10
12100 CUNEO