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Il grande fratello della sicurezza

La Stampa, 15 gennaio 2004

La criminalità tradita dall’impronta facciale. Progettato a Rivoli un software che riconosce i ricercati tra la folla. I primi computer installati sperimentalmente alla stazione di Roma.

Borseggiatori e terroristi, addio. Tempi duri per chi si appresta a commettere un reato in luoghi pubblici come stazioni ferroviarie, metropolitane, stadi e aeroporti. Grazie a un controllo telematico, è possibile individuare l’impronta facciale di ogni passante e confrontarla con lo schedario della polizia.
Una sorta di Grande Fratello della sicurezza, attualmente in fase di sperimentazione alla stazione Termini di Roma. La collaborazione tra gli esperti di un’azienda informatica, la Sisge di Rivoli, e la polizia ferroviaria, consente di comparare le immagini rilevate dalle telecamere dislocate fra i binari e quelle dell’archivio fotografico della polizia. In che modo? Attraverso la coincidenza dei punti che caratterizzano la struttura ossea del viso, che non subisce variazioni con l’avanzare dell’età. Sono in tutto 40 e comprendono, per intenderci, la distanza tra gli occhi, tra questi e gli zigomi, tra il naso e il mento e così via.
Il viso di ogni sconosciuto, insomma, viene scomposto in una configurazione di punti che vengono confrontati con le migliaia di elementi del database, alla ricerca di una somiglianza.
Un processo che in termini scientifici si chiama riconoscimento biometrico, un’analisi delle componenti geometriche del volto che garantisce un’attendibilità maggiore quanto più è alta la coincidenza dei 40 punti. «Per attuarlo - spiega Davide Lombardi, direttore ricerca e sviluppo della Sisge (www.grupposisge.it, al servizio del Ministero di Giustizia per l’analisi dei filmati delle aggressione al G8 di Genova e del processo Andreotti) - abbiamo creato un software, utilizzando un algoritmo di produzione americana che ci consente di leggere le componenti di morfometria geometrica del volto». In altri termini la sorgente video invia il segnale al computer e «l’applicazione di nostra invenzione scompone i singoli fotogrammi dai quali vengono isolati solo i tratti della faccia che viene scomposta nei 40 punti».
L’elaborazione al computer mostra l’impronta facciale come una rete di triangoli che rappresentano la struttura ossea. Ma fino a che punto è attendibile un simile procedimento? «Certo un certo margine di errore esiste - ammette Serena Braggio, responsabile immagine della società -, ma il nostro obiettivo non è quello di sostituirci alle forze dell’ordine quanto quello di essere uno loro supporto operativo».
La Sisge, del resto, ha già costruito altri software utili all’identificazione con una bassissima percentuale di errore. Si tratta della lettura dell’iride per garantire l’accesso esclusivo a un computer. «È un prodotto che vendiamo alle aziende private - precisa l’amministratore delegato Gianpaolo Baldassi - ma è chiaro che non può essere impiegato in contesti pubblici. Prima di tutto per questioni di privacy, occorre il consenso dei soggetti esaminati, e poi per motivi pratici. È evidente che il passaggio casuale delle persone in una stazione o una metropolitana non favorisce la visione del loro volto».
Ma torniamo al nuovo software. Janus control può essere applicato anche su videocamere preesistenti. «In questo modo si riducono notevolmente i costi - sottolinea Lombardi -. Quello che conta principalmente è l’alta definizione degli strumenti video, sempre più diffusi tra enti pubblici e privati, e la potenza dei computer sfruttati». La sperimentazione alla stazione Termini della capitale dovrebbe terminare tra un paio di mesi, dopodiché la polizia lavorerà autonomamente, senza più l’ausilio diretto dei tecnici esterni. Tra l’altro, la costante presenza di un operatore davanti alla macchina non è nemmeno necessaria.
L’applicazione informatica della Sisge, è studiata in modo tale da poter emettere diverse segnalazioni a seguito della scoperta effettuata. «Il riconoscimento dell’impronta facciale di un pregiudicato può essere indicato in vari modalità, da quella acustica, tipo una sirena, a un sms sul telefonino e anche una e-mail».
All’esperienza romana potrebbero aggiungersi altre collaborazioni con le forze dell’ordine, per il controllo di stadi e aeroporti. «Abbiamo già delle trattative in corso - conclude l’amministratore delegato -, alta è l’attenzione a contrastare episodi di vandalismo e atti terroristici. Ma siamo ancora nella fase iniziale degli accordi».