La criminalità tradita dall’impronta facciale. Progettato a Rivoli un software che riconosce i ricercati tra la folla. I primi computer installati sperimentalmente alla stazione di Roma.
Borseggiatori e terroristi, addio. Tempi duri per chi si appresta a commettere
un reato in luoghi pubblici come stazioni ferroviarie, metropolitane, stadi
e aeroporti. Grazie a un controllo telematico, è possibile individuare
l’impronta facciale di ogni passante e confrontarla con lo schedario della
polizia.
Una sorta di Grande Fratello della sicurezza, attualmente in fase di sperimentazione
alla stazione Termini di Roma. La collaborazione tra gli esperti di un’azienda
informatica, la Sisge di Rivoli, e la polizia ferroviaria, consente di comparare
le immagini rilevate dalle telecamere dislocate fra i binari e quelle dell’archivio
fotografico della polizia. In che modo? Attraverso la coincidenza dei punti
che caratterizzano la struttura ossea del viso, che non subisce variazioni con
l’avanzare dell’età. Sono in tutto 40 e comprendono, per
intenderci, la distanza tra gli occhi, tra questi e gli zigomi, tra il naso
e il mento e così via.
Il viso di ogni sconosciuto, insomma, viene scomposto in una configurazione
di punti che vengono confrontati con le migliaia di elementi del database, alla
ricerca di una somiglianza.
Un processo che in termini scientifici si chiama riconoscimento biometrico,
un’analisi delle componenti geometriche del volto che garantisce un’attendibilità
maggiore quanto più è alta la coincidenza dei 40 punti. «Per
attuarlo - spiega Davide Lombardi, direttore ricerca e sviluppo della Sisge
(www.grupposisge.it, al servizio del Ministero di Giustizia per l’analisi
dei filmati delle aggressione al G8 di Genova e del processo Andreotti) - abbiamo
creato un software, utilizzando un algoritmo di produzione americana che ci
consente di leggere le componenti di morfometria geometrica del volto».
In altri termini la sorgente video invia il segnale al computer e «l’applicazione
di nostra invenzione scompone i singoli fotogrammi dai quali vengono isolati
solo i tratti della faccia che viene scomposta nei 40 punti».
L’elaborazione al computer mostra l’impronta facciale come una rete
di triangoli che rappresentano la struttura ossea. Ma fino a che punto è
attendibile un simile procedimento? «Certo un certo margine di errore
esiste - ammette Serena Braggio, responsabile immagine della società
-, ma il nostro obiettivo non è quello di sostituirci alle forze dell’ordine
quanto quello di essere uno loro supporto operativo».
La Sisge, del resto, ha già costruito altri software utili all’identificazione
con una bassissima percentuale di errore. Si tratta della lettura dell’iride
per garantire l’accesso esclusivo a un computer. «È un prodotto
che vendiamo alle aziende private - precisa l’amministratore delegato
Gianpaolo Baldassi - ma è chiaro che non può essere impiegato
in contesti pubblici. Prima di tutto per questioni di privacy, occorre il consenso
dei soggetti esaminati, e poi per motivi pratici. È evidente che il passaggio
casuale delle persone in una stazione o una metropolitana non favorisce la visione
del loro volto».
Ma torniamo al nuovo software. Janus control può essere applicato anche
su videocamere preesistenti. «In questo modo si riducono notevolmente
i costi - sottolinea Lombardi -. Quello che conta principalmente è l’alta
definizione degli strumenti video, sempre più diffusi tra enti pubblici
e privati, e la potenza dei computer sfruttati». La sperimentazione alla
stazione Termini della capitale dovrebbe terminare tra un paio di mesi, dopodiché
la polizia lavorerà autonomamente, senza più l’ausilio diretto
dei tecnici esterni. Tra l’altro, la costante presenza di un operatore
davanti alla macchina non è nemmeno necessaria.
L’applicazione informatica della Sisge, è studiata in modo tale
da poter emettere diverse segnalazioni a seguito della scoperta effettuata.
«Il riconoscimento dell’impronta facciale di un pregiudicato può
essere indicato in vari modalità, da quella acustica, tipo una sirena,
a un sms sul telefonino e anche una e-mail».
All’esperienza romana potrebbero aggiungersi altre collaborazioni con
le forze dell’ordine, per il controllo di stadi e aeroporti. «Abbiamo
già delle trattative in corso - conclude l’amministratore delegato
-, alta è l’attenzione a contrastare episodi di vandalismo e atti
terroristici. Ma siamo ancora nella fase iniziale degli accordi».