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Telefoni, credit card, banche e s'accendono le spie del 2000

Sebastiano Messina

La Repubblica, 4 gennaio 1999

La compagnia telefonica svizzera ha registrato gli spostamenti di un milione di cittadini a loro insaputa. Anche in Italia è possibile.

Mettiamo che una mattina decidiate di andarvene un po' in giro da soli, senza farlo sapere a nessuno: avrete i vostri buoni motivi. Quindi partite con la vostra macchina e ve ne andate in una capitale straniera, dove non siete mai stati, in un albergo dove non vi chiedono neanche i documenti. Nessuno vi ha visto. Nessuno vi ha seguito. Nessuno vi ha spiato. Ma non illudetevi. Domani, tra un mese o tra un anno, qualcuno riuscirà a sapere quasi tutto del vostro viaggio: dove siete stati, quale itinerario avete seguito (e a quale velocità andavate), in quale albergo siete scesi, dove avete pranzato, cosa avete comprato, a chi avete telefonato e forse persino chi avete visto, dove e per quanto tempo. E da qualche parte spunterà una vostra foto o una vostra ripresa in movimento. Tutto questo senza neanche bisogno di interrogare un solo testimone, ma semplicemente seguendo una traccia invisibile, una scia elettronica che ciascuno di noi - inconsapevolmente - si lascia alle spalle in ogni momento della sua giornata, lascito non sempre gradito dell'era tecnologica.

C'è da allarmarsi? No, c'è da saperlo. Vediamo cosa succede. Voi uscite di casa e, per cominciare, prelevate al Bancomat un po' di contante: il sistema registra l'ora, il luogo e la somma richiesta, e i dati vanno a finire nel computer della vostra banca (ma anche in quello della banca proprietaria del Bancomat). Prima traccia. Vi servirà anche della valuta. Allora passate dalla prima agenzia che vi capita e cambiate le lire in franchi (o in marchi, o in scellini, o in quello che vi serve). Non è la vostra banca e nessuno vi chiede un documento, però per entrare dovete appoggiare la mano su un sistema automatico di riconoscimento: in quel momento un'invisibile fotocamera vi scatta una foto, che per ragioni di sicurezza (della banca) viene conservata per almeno un mese. Seconda traccia (anche fotografica). Comincia il viaggio e voi raggiungete l'autostrada. Forse avete il Telepass e allora la società Autostrade registrerà a che ora siete passati e (confrontando i dati d'entrata e quelli d'uscita) quale velocità media avete tenuto da casello a casello. Se pagate con il Viacard, o con la carta di credito, idem. Terza traccia. Una volta arrivati a destinazione, fate un giro in centro a fare shopping. Quando finisce il contante, mettete mano alla carta di credito: così la sede centrale della società saprà cosa avete acquistato, dove e a che ora. Quarta traccia. Più tardi, quando pagherete il conto del ristorante e quello dell'albergo, i computer dell'American Express, della Diners o della Visa prenderanno nota automaticamente dei luoghi dove avete mangiato e dormito. Quinta traccia.

Dunque vi siete lasciati dietro le spalle indizi più che sufficienti perchè qualcuno - supponiamo per ragioni lecite, cioè per un'indagine della magistratura - possa ricostruire a grandi linee la vostra giornata in incognito. Ma il bello deve ancora venire. Perchè sicuramente vi sarete portati dietro il vostro telefonino, naturalmente un Gsm perchè a prova di intercettazioni casuali. Ebbene, proprio il cellulare lascerà dietro di voi la sesta traccia, la scia più precisa, più visibile e più duratura, un'impronta che resterà lì per 5 anni, più che sufficienti anche per il meno sveglio dei segugi, e che consentirà di scoprire quello che neanche immaginate.

Illuminante l'esempio di quello che è successo in Svizzera l'anno scorso. Il settimanale zurighese Sonntags Zeitung ha fatto scoppiare uno scandalo rivelando che nella confederazione la società dei telefoni - la Swisscom - ha registrato per 6 mesi l'attività di un milione di utenti. E non solo le loro telefonate (come fanno le compagnie italiane) ma anche e soprattutto i loro spostamenti, attraverso la localizzazione dei telefonini. Anche in Italia, ovviamente, tutto questo sarebbe possibile. Telecom e Omnitel, infatti, non solo devono conservare per legge per cinque anni i tabulati con tutti numeri chiamati da ciascun abbonato, ma sono in grado di localizzare costantemente con una certa approssimazione la posizione di qualunque possessore di telefonino, Tacs o Gsm. Se telefona a qualcuno, la centrale registra infatti da quale "cella" è partita la chiamata. E se non usa il cellulare? Fa lo stesso: ogni due ore, il nostro telefonino emette un "segnale di presenza" che serve a rendere più rapide le comunicazioni, e localizza la nostra presenza all'interno di una "location area" (zone piuttosto grandi: a Roma sono tre). Se serve, il computer della compagnia dei telefoni può ricostruire a che ora siamo usciti di casa e a che ora siamo arrivati in ufficio, ma anche se siamo andati fuori città nel pomeriggio, anche se non abbiamo mai telefonato a nessuno.

Incrociando i dati del cittadino X con quelli del cittadino Y, dunque, è possibile sapere - sia pure con una certa approssimazione, cioè non con certezza assoluta - se X e Y si sono incontrati, dove e per quanto tempo. "Naturalmente solo su richiesta della magistratura", tengono a precisare alla Telecom. E la nostra privacy? "Noi - risponde Claudio Manganelli, membro dell'Autorità garante della privacy - monitoriamo il problema, vigiliamo sul rispetto della legge, anche alla luce della direttiva europea che vieta di schedare i cittadini. Finora non si è posto un problema concreto, ma se a qualcuno venisse in mente di registrare i movimenti di milioni di italiani allora sì che la scia elettronica diventerebbe un bella gatta da pelare".