Tesi contro la carcerizzazione della vita quotidiana
Organizzazione Consiliare - 1970

1.

La società presente non può esistere senza la legge poiché è fondata sull'ideologia del consenso (la norma) di cui la legge è il braccio armato e punitivo. La legge rappresenta, nonostante le sue mutazioni dovute al mutarsi delle condizioni ideologico-produttive, la continuità dei poteri separati, separati gli uni dagli altri e separati dalla volontà degli individui. La legge, nella società mercantil-spettacolare, è la materializzazione dell'ideologia della sopravvivenza concessa per il cui miserabile raggiungimento gli individui devono consegnarsi ai voleri della norma e del consenso. La legge, in questa fase, si pone come garante del consumo di libertà proprio perché, emanazione ideocratica del dio merce, intende in realtà garantire la libertà di consumo, il che significa l'obbligo alla produzione di merci consumabili. Il primo reato è il rifiuto dell'ideologia della merce e del lavoro, poiché tale rifiuto racchiude in sé la promessa della violazione della norma. L'ideologia è oggi ad un tale punto di omogeneizzazione che nel suo potere totalitario e nella sua difesa dello spettacolo non può che considerare proprio nemico chiunque la neghi in modo teorico e pratico. L'ideologia, nel suo sviluppo, ha sanzionato la morte della politica per tutti coloro che si trovano sul fronte della lotta contro di essa. La politica è morta per tutti i rivoluzionari coerenti, poiché è stata sostituita dall'azione radicale che è in primo luogo antilegale. Ogni reato che contenga in sé un elevato grado di collettivizzazione (dal saccheggio al danneggiamento e via via sino all'insurrezione armata) è rivoluzionario anche se, nel mondo dell'apparenza e della non vita, dato dalla politica, sembra inintelleggibile. I reati individuali contro il potere e l'autorità sono il momento preconscio, e quindi da superare dialetticamente, dell'azione radicale collettiva la quale, a sua volta, lascia intendere, nella sua critica pratica della legge, la distruzione di ogni norma e l'attuazione del crimine che contiene in sé e spiega tutti quelli a sé precedenti: cioè la rivoluzione proletaria.

2.

Il carcere è la materializzazione della legge in quanto istituzione pratica della sanzione punitiva contro i trasgressori. La legge, in quanto potere, ha due fasi: quella generale del ricatto-minaccia nei confronti di tutti gli individui e quella esemplare dell'attuazione della minaccia attraverso il carcere al fine di conseguire la perpetuazione e la generalizzazione del ricatto sociale. Nessuna lotta contro il carcere è possibile se non è lotta contro la legge nella sua interezza, così come nessuna lotta contro la legge è possibile se non è del pari lotta contro la norma, l'ideologia ed il consenso. La proposta di ristrutturazione del carcere non è altro che proposta di adeguazione della legge alle nuove esigenze ideologiche e produttive della società presente. La proposta della distruzione del carcere deve essere contenuta, invece, in ogni proposta realmente rivoluzionaria e, per ciò stesso, antilegale. Il carcere, in quanto minaccia ed in quanto realtà, è già di per sé produttivo poiché produce a livello ristretto direttamente, e a livello sociale indirettamente, consenso ed infelicità. La morte della fabbrica come entità separata dalla società è diventata soltanto la fabbrica della morte quotidiana. La società e la fabbrica si identificano nell'unità della produzione di merci (materiali o ideologiche che siano). La produzione di consenso e di infelicità è diventata produzione di mezzi di produzione. Nella società mercantil-spettacolare, quindi, il carcere accanto alla sua tradizionale funzione repressiva si è conquistato nuova forza, datagli dal potere dell'ideologia - come necessità produttiva - che trova in esso uno dei meccanismi indispensabili. La distruzione del carcere si pone dunque come distruzione di uno dei centri fondamentali di produzione di ideologia e di sua trasmissione e consumo. La distruzione del carcere indica, del pari, la liberazione della vita dal nonsenso della sopravvivenza, l'appropriazione collettiva dell'autentico contro l'attuale sistema dell'apparenza e porta con sé inevitabilmente la distruzione di quel carcere che è la nostra attuale sopravvivenza quotidiana che ci pone tutti come candidati all'ergastolo sociale.

3.

L'ergastolo sociale non è altro che la carcerizzazione della vita quotidiana imposta dalla legge quale strumento ideologico del potere costituito. La separazione primaria operata dal lavoro che ha alienato il produttore dai mezzi di produzione è stata via via riprodotta nella vita quotidiana mediante la creazione di ulteriori separazioni: quella  tra pubblico e privato, politico ed economico, sacrificio e felicità. L'ideologia dei poteri separati è la pratica recidiva e reiterata delle separazioni che tutti subiscono. Il domicilio coatto e l'isolamento quali condizioni della carcerizzazione della vita quotidiana vengono realizzati nella pianificazione urbana; la circolazione controllata non è più strumento di comunicazione reale tra uomini, ma trasporto di merci. La merce quale ideologia del consumo e quindi creazione di produzione, ha spossessato l'uomo del proprio spazio vitale confinandoli nella sopravvivenza in quanto merce. La lotta contro il carcere è la lotta contro l'isolamento socialmente imposto, l'opposizione al dominio sempre più generalizzato dell'ideologia della merce, il rifiuto della schiavitù del salario e l'affermazione del diritto alla vita.

Fonte: Acheronte, numero , anno 1970 [Ringraziamo Kordian per averci fornito la trascrizione del documento, N.d.F.]