:: La necessità di comunicare e di scambiare informazioni, stimoli e saperi in tempo reale, scavalcando distanze spazio-temporali, ci spinge all'utilizzo sempre piu massiccio dei media digitali.
In questa prospettiva pensiamo che il Forum possa essere una forma di comunicazione orizzontale efficace ed immediata, metafora di una "stanza" di riflessione ed elaborazione teorica importante per la crescita del movimento; per partecipare al forum sarà sufficiente compilare il form sottostante


GDCG / gruppo difesa cultura giovanile / 30.10.2001

Cultura omosessuale e omologazione

La lettera che segue è un esempio di una battaglia da noi portata avanti da molto tempo sui temi dell'omologazione culturale e della tutela delle culture dei paesi poveri. Purtoppo a nostro avviso anche le associazioni omosessuali italiane che da sempre hanno avuto un ruolo di sostegno e memoria circa realtà culturali minoritarie e alternative (svolgendo quindi un'opera importantissima), non hanno espresso una posizione chiara, così come la sinistra, che ha lasciato di fatto questi problemi irrisolti.

Con questo comunicato il GDCG (gruppo difesa cultura giovanile) rinnova ad Amnesty sezione italiana una richiesta già avanzata alcuni mesi fa tramite lettera, richiesta alla quale Amnesty Italia non ha risposto in alcun modo.
Vi esponiamo le motivazioni che ci spingono a riproporvi la questione, in conseguenza dei gravi fatti che recentemente hanno sconvolto il mondo, e che invitano ad una rinnovata attenzione alle problematiche dell'integrazione e del rispetto delle culture. Quindi chiediamo ancora la restituzione da parte di Amnesty International del "premio" ricevuto da MTV nel contesto della trasmissione "European Music Awards", restituzione che sia pubblicamente motivata. Vi segnaliamo che la stessa proposta è stata da noi presentata a Greenpeace Italia.

Oggi l'Italia e parte dell'Europa hanno di fatto deciso di omologare le culture giovanili ai prodotti anglo-americani. Questa politica di inerzia e di assenza di tutela culturale (soprattutto dei minori che sono i primi bersagli della comunicazione perché facilmente manipolabili e condizionabili ) non viene messa in discussione ormai da nessuno.
Chi si preoccupa di controllare l'operato di multinazionali come MTV anche in quei paesi del mondo spesso poverissimi dove la pressione di un mezzo potente come il video sull'identità delle culture giovanili locali può essere talmente forte da stravolgerne e indirizzarne i modelli culturali?
Come si è visto in Italia l'operato di MTV è estremamente pianificato e studiato proprio per condizionare tutto il quadro della cultura giovanile, censurando i modelli culturali locali e proponendo uno stile appiattente e penalizzante l'identità culturale locale. Quindi l'occidente guarda con indifferenza a questi processi di impoverimento culturale e di diminuzione di spazi per la cultura giovanile, ma in altre aree culturali che hanno un forte senso di identita' certe falsificazioni e manipolazioni culturali non sono accettate con la stessa passivita', anzi sono vissute come un grave attentato alla liberta' di espressione e alla dignita' dell'individuo.
Troviamo una certa incoerenza nel fatto che mentre Amnesty in tutto il mondo sostiene , certo con un'opera lodevole e meritoria, il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona, poi accettando di farsi premiare da MTV dà il proprio consenso indiretto ad una multinazionale che si muove in direzione diametralmente opposta.
Pensiamo che in questo momento, come confermano fatti recenti e drammatici, è necessario che l'occidente dia di sé una immagine che sia estremamente rispettosa delle realtà e culture locali, per non fare in modo che per molte culture l'aprirsi ai valori di apertura e tolleranza delle diversità non finisca poi per essere un tranello che nasconde la distruzione della propria identità e con essa di quella ricchezza culturale che è anche una risorsa economica.

Il GDCG è da tempo impegnato in una attività di tutela della cultura e della musica giovanile. Questo da quando MTV è divenuta la prima televisione di video e cultura giovanile in Italia, alcuni anni fa. Abbiamo organizzato molti volantinaggi alle manifestazioni MTV (Bologna, Milano) e spedito lettere a giornali e istituzioni, cercando di sensibilizzare i giovani su come attualmente quella televisione e altri mezzi di comunicazione stanno operando una voluta e pianificata manipolazione dell'informazione sulla musica e sulla cultura giovanile in Italia al fine di ridurre i giovani italiani ad un bacino di soli consumatori dei prodotti confezionati dai paesi più ricchi e potenti del pianeta. I modelli culturali imposti dalle multinazionali oggi infatti seguono dei binari sempre più rigidi che sono o trasgressivi o seduttivi e gli artisti che si discostano da queste caselle sono di fatto isolati.
Gli spazi per i giovani che fanno cultura in questo paese diminuiscono sempre di più e il dato più grave è che perfino il servizio pubblico RAI ha seguito il modello culturale di MTV con la trasmissione TOP OF THE POPS che è uno spot della musica in lingua inglese comprato all'estero sul quale viene poi inserito qualche siparietto con artisti italiani. Questo nell'ottica di ridurre la cultura giovanile ad un puro targhet di consumatori, e in un momento che vede un aumento vertiginoso della violenza tra i minori, aumento che denuncia un vuoto di valori e di identità; in risposta a questo vuoto vengono dati ai giovani modelli culturali seduttivi e di consumo, e mentre a parole gli si predica l'importanza della conoscenza delle culture europee, in realtà si favorisce di fatto una omologazione culturale con pochissime eccezioni.

Ecco alcune delle richieste fatte tempo fa a MTV nei nostri volantinaggi:
_Spazio per tutti i modelli culturali provenienti da tutte le culture e non solo dai paesi piu' ricchi e potenti del pianeta. _Spazio dato anche a musicisti del tutto emergenti e a video 'poveri' di giovani che non hanno alle spalle le potenti multinazionali. _Spazio adeguato dato a chi in Italia fa cultura, ai giovani che si impegnano, sia musicale che negli 'speciali', mentre oggi per un video o una intervista ad un artista 'non divo', di dive americane si vedono anche quattro video per CD, più intervista e speciali. _Cambiamento trasmissione MTV MUSIC AWARD, che e' oggi una totale falsificazione dell'idea di Europa. _Cambiamento dei premi cinematografici MTV, oggi più filoamericani degli stessi Oscar. _Valorizzazione dei modelli culturali delle regioni economicamente più povere del paese. La cultura giovanile italiana non può essere considerata solo un bacino di utenti per far comprare alle dive americane una villa in più o un parrucchiere in più al loro seguito.
zorastroit@yahoo.it


T.Sambin / Gay e Globalizzazione / 4.10.2001

Agnoletto spiega ai gays la globalizzazione

Sembrava che la contestazione giovanile fosse roba da cineteca. E invece - improvviso come nel Sessantotto - è fiorito in tutto il mondo occidentale un movimento nuovo, che nessuno aveva previsto. Abbiamo chiesto a Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum, qual è il legame tra i vecchi movimenti "particolaristi" (come il movimento gay) e questo nuovo movimento "generalista" anti-globalizzazione.

Vorrei innanzi tutto premettere che il movimento contro la globalizazione neo liberista è sì un movimento che affronta temi generali ma è anche un movimento che parte soprattutto dalla somma di spinte anche specifiche. Questa è la ricchezza, non il limite del Genoa social forum. È la forza di questo movimento. Io stesso sono arrivato al movimento contro la globalizzazione proprio attraverso quindici anni d'impegno nella lotta all'Aids. Quando ho capito che non sarei mai riuscito a "vincere" rispetto ai diritti delle persone sieropositive del sud del mondo se non lottando per modificare i rapporti nord-sud, ho compreso che dovevo collocarmi all'interno di questo movimento. Questa la storia di ciascuno di noi. Ognuno di noi proviene da movimenti "particolaristi", chi per la difesa dell'ambiente chi per quella dei diritti umani. Allo stesso modo per i movimenti gay e lesbici. Si tratta di capire come la battaglia dei diritti delle persone omosessuali si intreccia con la battaglia per i diritti universali. Secondo me non c'è assolutamente contraddizione.

Il movimento anti-globalizzazione mette insieme tante anime e tanti interessi diversi: il versante economico e quello ecologico, la difesa della biodiversità e la contestazione più politicizzata. C'è spazio secondo te anche per un discorso nuovo sulla sessualità, sulle discriminazioni e sulle identità sessuali? In fondo, è una "biodiversità" anche l'omosessualità?

Direi proprio di si. La libertà di scelta e l'orientamento sessuale fanno parte dei diritti di una persona e quando si fa una battaglia per i diritti umani si fa una battaglia anche per questo tipo di libertà. Se vogliamo scavare un po' più a fondo, andare anche su questioni un pochino più culturali, non c'è ombra di dubbio che la globalizzazione che stiamo subendo, fondata sul "pensiero unico", tende a indirizzare verso uno stereotipo unico anche il comportamento sessuale. Anche una rivendicazione di libertà, di fantasia, di possibilità di scelta si pone quindi contro un movimento totalmente uniformato.

Secondo te, il movimento anti-globalizzazione rappresenta una rottura degli schemi precedenti oppure è la logica evoluzione dei movimenti per i diritti civili, umani e politici di questi anni?

C'è una continuità e c'è una rottura. La continuità è relativamente nei grandi valori della giustizia sociale e dell'egualitarismo mentre gli elementi di cambiamento e trasformazione sono quelli dovuti alla consapevolezza - che cresce sempre di più - che questa che stiamo facendo è una battaglia, mi verrebbe da dire, definitiva. Qui non sono in gioco i diritti degli uni o degli altri. E' in gioco il diritto a esistere della specie umana, il diritto di miliardi di persone di poter continuare ad abitare questa terra e di continuare a vivere in modo anche qualitativamente migliore rispetto a quello a cui sono costretti oggi. È per questa sensibilità e comprensione, che sono nel tempo maturate in tutti noi, che siamo di fronte a un movimento dalla caratteristiche assolutamente universali.

Il movimento gay italiano conosce Vittorio Agnoletto come una delle personalità di punta delle lotte contro la discriminazione legata all'Aids. Attraverso quale percorso sei arrivato a rappresentare il Genoa social forum?

Dopo quindici anni che ci battevamo per i diritti delle persone sieropositive abbiamo scoperto che il 95% di questa persone vive nel sud del mondo e che non ha accesso ai farmaci a causa degli eccessivi costi. Abbiamo cercato di capire se questo fosse un destino immodificabile. Abbiamo ovviamente scoperto che tutto nasceva dagli interessi delle multinazionali e che le multinazionali potevano agire in termini di monopolio. Le multinazionali hanno il brevetto su questi farmaci per vent'anni. Questo brevetto è stato dato loro dal regolamento del W.T.O., l'Organizzazione mondiale del commercio. A questo punto ci siamo chiesti da dove nascesse questo organismo e chi l'avesse eletto e abbiamo scoperto che non aveva nessuna rappresentanza democratica. Da qui la mia adesione alla battaglia contro la globalizzazione, una battaglia per la democrazia perché questi organismi sono irresponsabili, ovviamente, per il fatto che tutelano i diritti di proprietà e i brevetti delle multinazionali. E proprio per questo diritto tutelato di proprietà e brevetto diventa impossibile per i paesi più poveri acquistare i farmaci. La nostra, dunque, è anche una battaglia contro questi organismi che nessuno ha eletto o ha avuto la possibilità di eleggere.


Zeno Menegazzi / L'Opus Dei a Verona / 3.10.2001

l'Opus Dei alla conquista dell'universita' di Verona?

Per la mattinata del 4 ottobre 2001 l'Università di Verona e la Fondazione RUI ha organizzato congiuntamente un convegno di studio presso la sala Barbieri dell'Università di Verona.

Cos'è la Fondazione RUI, residenze universitarie internazionali? E' un'organizzazione dell'Opus Dei. L'Opus Dei non interviene e non compare ufficialmente nelle "cose del mondo", ma lo fa attraverso strutture create dagli opusdeisti. La sostanza delle cose non cambia.

Opus Dei va tradotto in Opera di Dio, nel senso che sarebbe una realtà di emanazione divina. L'ha scritto Escrivà, il terreno fondatore: "Perché non vi fosse alcun dubbio che l'Opera sorgeva per volere di Dio, il Signore si serviva di segnali ben visibili." La volontà che scende dai membri superiori a quelli inferiori sarebbe volontà di Dio e ad essa l'adepto dell'Opus Dei deve una cieca ubbidienza.

A Verona le residenze universitarie opusdeiste sono due: residenza Pontenavi (maschile) in via S.Giusto e residenza Clivia (femminile) in via Tirapelle, angolo via Nievo. Regola dell'Opus Dei è la rigida separazione tra uomini e donne. Quando Escrivà fondò l'Opus Dei, il 2 ottobre 1928, disse: "mai vi sarà una donna nell'Opus Dei, nemmeno per scherzo". Quasi un anno e mezzo più tardi, per volere di Dio, egli fondò anche la sezione femminile. Dalla propria misoginia Escrivà fu spinto a scrivere: "le donne non è necessario che siano sapienti, basta che siano sagge" (Cammino, n.946).

Le residenze universitarie opusdeiste sono uno strumento per reclutare i giovani nell'Opus Dei. Una volta che il giovane è stato inserito come numerario nell'organizzazione, che deve essere per lui più importante della sua famiglia, è molto difficile che possa uscirne. Ha stipulato un contratto per tutta la vita (con obbligo di castità, povertà ed ubbidienza assoluta) ed è tenuto legato con un controllo quotidiano da parte dei superiori e del direttore spirituale, ai quali deve confidare anche il più piccolo segreto. Per questo motivo sono scarse le testimonianze di ex numerari dell'Opus Dei, ma quelle disponibili sono agghiaccianti e rivelano una prassi fondamentalista (vedi: Klaus Steigleder, L'Opus Dei vista dall'interno, Claudiana editrice).

Ricordiamo un caso italiano. Nel 1986, E.S., dopo essere stata numeraria per sei anni, uscì dall'Opus Dei e fu intervistata dall'Espresso (n.10 del 16/3/86). Scriveva Sandro Magister: "Le famiglie dei membri sono assillate da una continua richiesta di denari, per finanziare gli studi, i convitti e i corsi di formazione estivi per gli affiliati; le famiglie spesso resistono, ma alla fine quasi sempre cedono: perché in caso contrario perderebbero ogni residuo legame con i figli e quindi ogni speranza di strapparli dal vortice. Per convincere i genitori a mantenerci finanziariamente -racconta E.S.- ci veniva consigliato di intraprendere a casa, prima della partenza, uno sciopero della fame".

I giovani numerari dell'Opus Dei vengono progressivamente indotti a mortificazioni corporali fino all'adozione del cilicio e ad altre autoviolenze. "La vocazione cristiana è vocazione al sacrificio, alla penitenza e all'espiazione. Dobbiamo espiare per i nostri stessi peccati - quante volte abbiamo voltato la faccia per non guardare Dio! - e per tutti i peccati degli uomini", scriveva Escrivà.

Il Rettore prof. Elio Mosele, assieme ad altri cittadini membri o simpatizzanti dell'Opus Dei, ha chiesto al Comune di Verona di dedicare a Escrivà una via cittadina, quella che conduce alla residenza opusdeista Clivia, sottraendola ad Ippolito Nievo, scrittore e nobile figura risorgimentale. Protestiamo con la giunta comunale che ha accolto tale richiesta e chiediamo formalmente al Prefetto di non avvallare detta decisione. Verona non ha bisogno, specialmente di questi tempi, di dedicare vie a fondamentalisti, a qualsiasi religione essi appartengano.

L'Opus Dei, attraverso i propri membri, vorrebbe permeare tutte le istituzioni della propria ideologia, dei propri simboli, dei propri riti. Il Rettore prof. Mosele, consapevolmente o inconsapevolmente, si sta pestando a questo disegno. Ha inserito il rito cattolico della messa nella giornata inaugurale dell'anno accademico, ha chiamato il vescovo a benedire l'aula di informatica il giorno della sua inaugurazione, organizza con l'opusdeista fondazione RUI un convegno di studio per celebrare il quarantesimo di fondazione della residenza (maschile) Pontenavi.
zenomene@tiscalinet.it


Arcigay e Arcilesbica Verona / Twin Violence! / 25.09.2001

Un altro mondo e possibile!

Nonostante la nostra sia una organizzazione GLBT, abbiamo sempre sostenuto il diritto-dovere degli omosessuali di essere cittadini a tutto tondo (e a rivendicare la facoltà di esserlo). Così come i singoli gay e lesbiche, anche il movimento GLBT non può ignorare i recenti tragici avvenimenti e prendere una posizione. Molti di noi hanno seguito l'ecatombe delle Twin Towers di New York in diretta, chiedendosi ogni minuto se quanto vedeva in TV fosse la "realtà" o un'altra "Guerra dei Mondi". Abbiamo avuto una percezione solo parziale delle proporzioni del tremendo evento, ma oggi abbiamo forse la serenità per esprimere qualche considerazione.
E' evidente la condanna recisa di un atto così spietato e mostruoso, la pena per le migliaia di vittime - cittadini "comuni". Ma è anche in noi, forte, a fianco dell'orrore per il terrorismo, la rabbia per uno stato, gli USA, che annuncia tronfio, per bocca del suo presidente, la "prima guerra del XXI secolo". Complimenti! Occhio per occhio...
Ritorna lo Stato-grande-poliziotto-del-mondo, possessore della Verità, a cui si inchinano tutti i Potenti per timore della sua forza. E urla violenza e vendetta il guerrafondaio decrebrato "toxic-Texan" Bush. Ma l'America non ce la racconta: questo Stato pronto ad attaccar battaglia dove si trovino i suoi interessi commerciali e politici (vedi Kuwait ed ex-Jugoslavia) ignorando le tragedie di altri popoli, come i Kurdi e i Palestinesi. Uno Stato che si può permettere di non firmare gli accordi anti-inquinamento di Kyoto, che ha tentato di affossare la recente conferenza ONU sul razzismo di Durban, che porta avanti un nuovo ordine mondiale che accentua e rende sempre più drammatico il gap tra il nord e il sud del mondo (ricordiamo che 1,3 miliardi di persone vive con meno di un dollaro al giorno). Non vogliamo un'altra "guerra giusta", poichè questo sciocco ossimoro nasconde solo l'inciviltà di violenza contro violenza. Non accetteremo silenziosi che l'Ottavo Nano porti l'Italia e la sua gente in guerra per conquistare la benevolenza di Mr. Toxic-Texan. Un mondo migliore è possibile, per tutti.

Arcigay e Arcilesbica Verona dicono:
no alla guerra!
no a mr. toxic-texan padrone del mondo!
zeus@urano.it
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