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Analisi
Sono Enrico Boesso, ma potrei presentarmi nudo.
Studio Lettere a Padova, sono nato nel 1978. Sono coinvolto da due anni nel Movimento, sono stato presidente del circolo Tralaltro fino al World Pride a Roma al quale ho partecipato a titolo personale.
Ho sostenuto l'emancipazione della mia realtà associativa da ArciGay. Non sono iscritto ad alcun partito ma partecipo, con intenzioni analitiche ed esiti provocatori, al Gruppo di Liberazione Omosessuale, di ispirazione comunista.
Ho partecipato alla contestazione napoletana del Global Forum con il
"Veneto E-ngovernable Block".
Mi occupo con i miei contributi pratici e teorici del Laboratorio per la Provocazione dell'Immaginario Popolare (LUPIP).
_1 Analisi dell'Identità Maschile
Il Maschio non è stato mai uno dei protagonisti del dibattito politico, relativo alla sessualità: o unico referente o antagonista di ogni sistema ideologico. Se la base di un'analisi onesta consiste nell'autocritica, l'autocritica di base riguarda l'identità maschile. La dominanza del pensiero maschile nella società non autorizza la sua censura intellettuale, ma ne giustifica la necessità di una autoanalisi. Si reca danno al soggetto femminile, quando lo si coinvolga in processi di astrazione maschile.
La Femmina gode, per motivi biologici, di un suo rito di passaggio biologico molto chiaro tra lo stato di bimba e quello di signorina. Essa entra nella comunità femminile con un sangue, reale e simbolico, che ne determina l'appartenenza.
Lo spaventi che sempre ne deriva, o l'informazione che sola lo evita, la porta a trovare in altre figure femminili il senso della sua identità.
Il Maschio deve creare per il suo rito di passaggio un modello di tipo esclusivamente culturale.
Il rito di iniziazione maschile comprende la separazione dalla figura materna e l'introduzione in un ambiente maschile segregato. La società borghese prevedeva nel servizio militare questo rito di passaggio: il sangue dell'appartenenza era il sangue della battaglia e delle vessazioni di caserma.
Circoncisione dell'adolescente, prima caccia, tatuaggi, escissione dentale; gli esempi nelle società cosiddette "etnologiche". Il sangue che si versa è il sangue versato dall'eroe culturale per il suo popolo: le frecce avvelenate di Eracle, il Graal di Gesù, il fratricidio di Romolo, il martirio dei partigiani.
_Discorsi sull'astrazione: la sublimazione
Sembra che il maschio si confronti con sé stesso operando un'astrazione sul dato biologico.
La cultura patriarcale sembra dire: la tendenza maschile all'astrazione emancipa l'Uomo dalla Natura.
Sulla dialettica fra queste maiuscole organizza la definizione di Civiltà.
L'idea viene resa autonoma dal dato reale.
Babilonia inventa dio dal re concreto, Platone chiama l'idea sopra il fenomeno.
Oltre il lavoro c'è la merce, oltre la merce il denaro; oltre il denaro il Mercato.
L'astrazione non dà un simbolo alla cosa; rifiuta la cosa e ne innalza il simbolo.
La modernità aumenta questa distanza progressivamente: dalla sodomia, distanza zero della dominazione del maschio alfa sul maschio beta, alla lotta, al bastone; dal fucile fino alla bomba.
Il potere aumenta la sua astratta distanza dall'ascendente naturale sul nostro amante fino ai limiti estremi della globalizzazione. Lungo l'arnese, facile lo stupro.
Maschile dialettica sesso e amore: amo mia moglie, ma come scopo con te…
_2 Analisi dell'Identità Omosessuale Maschile
L'omosessuale vive un rito di passaggio maschile, in certi casi, più accentuato.
La magica frase "Mamma, sono gay!" separa il ragazzo omosessuale dalla sua condizione di bambino.
La prima volta che si dorma fuori casa come luogo di margine verso la cerchia omosessuale, i luoghi, i circoli; che rappresentano l'ambiente maschile che accoglie, e riconosce come proprio, il giovane.
Il sangue simbolico lega la comunità maschile: le vessazioni dei bulli, le botte del padre, l'idea di una penetrazione lacerante, le tendenze sadomasochistiche, gli scontri di Stonewall e la minaccia dell'Hiv; simboli cruenti dell'identità.
_Discorsi sulla sublimazione e sue contraddizioni
Noi astraiamo solo le cose che ci piacciono. Non si crede in Dio, se non lo si ama.
Ogni forma di conoscenza astratta ha un interesse a priori, una sublimazione dell'innamoramento.
Ogni creazione di un Modello Maschile è una forma di omofilia.
Il modello del maschio guerriero e rude, massiccio e violento, non è lo stereotipo che l'eterosessuale ha per sé stesso, ma il frutto di pulsioni omosessuali.
L'autocritica è una forma di narcisismo; ed il narcisismo è una forma di omosessualità.
Maschi che abbiano incarnato questo modello non sono sfuggiti dall'essere espliciti: Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone; e più recentemente Marlon Brando e James Dean; la figura del militare, del bykers.
Il mondo dell'immaginario maschile che riflette su sé stesso è il mondo dell'omosessualità. Ma l'immaginario è un allontanamento dal concreto e chi ama non ammette la distanza.
Socrate, e il suo "Conosci te stesso", contrapposto fino alla morte all'Atene mercantile e sofista: il mito omosessuale della contraddizione tra congiungimento erotico e aumento del divario della sublimazione.
_Discorsi sull'astrazione: iconologia
Se il Maschio è frutto dell'astrazione omosessuale, anche il suo contrario dialettico è una forma di omofilia.
"Essere Maschio" e "Non essere Maschio" sono confini che sta all'omosessuale formulare.
La "checca" è l'arma a doppio taglio dell'evidenza della propria passività, funzionale al riconoscimento.
La comunità maschile riconosce, e di norma accetta, l'effemminato come confine della propria virilità.
Se l'effemminato è troppo "gay" e aggressivo, la società occidentale affida questa funzione a transessuali d'importazione. Il maschio caratterizzato in modo femminile (la distinzione omosessuale passivo-travestito-transessuale-queer è recente acquisizione dell'autocritica omosessuale e ostica al maschio etero) in moltissime culture ha carattere sacrale: per definire questa funzione necessaria di definizione, questa incapacità di autocritica.
L'ano è provocazione sacra.
Provocazione perché denuncia la contraddizione maschile tra misoginia e desiderio sessuale, tra tempi e modi degli orgasmi, tra Natura e Civiltà, tra piacere e dolore. Il maschio-oggetto ha una libertà etica maggiore del maschio-soggetto: una potenzialità anti-sociale.
La separazione dalla norma è l'etimologia del sacro.
Se l'omosessuale rinuncia al suo ruolo sacro, ecco che compie una profanazione e in ogni epoca e cultura è oggetto di biasimo morale, sospettato di prostituzione e di pusillanimità.
Se accetta il suo ruolo sacro (o commerciale, in tempi di teologia di mercato), il maschio anale si lega al culto dell'Icona: le Grandi Dee, Cibele, Atargatis, Parvati, Maria; Mina e Madonna (la cantante); le top model e le lesbiche del Movimento, prima della loro autonomia.
Al maschio eterosessuale manca tanto la propria autocritica, quanto la possibilità di conoscere la donna.
La Femmina; questo "Non essere Maschio", questa astrazione; è affidata agli omosessuali perché gliela rappresentino.
L'Icona è il simbolo dell'Astrazione, ancora più astratta, simbolo del simbolico.
Quello che importa, a parte le mie astrazioni, è che nell'Icona gli omosessuali hanno trovato un simbolo e intorno a un simbolo si crea una comunità; battezzata nel sangue di Stonewall e dell'Infezione, come ogni comunità maschile.
_3 L'Analisi della comunità omosessuale maschile
Nasce negli anni '70 un nuovo soggetto con il quale confrontarsi.
Nasce ovvero diventa visibile e orgoglioso delle proprie Icone.
Il ruolo provocatorio del maschio anale viene consacrato dalla sua stesso essere eretico.
Nasce un'agiografia di omosessuali famosi da recitare ai ragazzini nei gruppi di auto-aiuto per renderli coraggiosi, come antiche storie di guerrieri. Si infrange la dialettica dei ruoli (attivo & passivo), per una dialettica gay vs. etero.
Il Gay è la nuova icona identitaria: il ritratto di un omosessuale che non ha diritto alla privacy, uomo in lotta contro le discriminazioni; che afferma di essere virtuoso, di volere sposarsi, avere dei figli, di essere stato una vittima, di essere ora un partigiano; di amare come tutti gli altri.
Il Movimento, comunità visibile politicamente, denuncia con la sua provocazione l'ipocrisia di un sistema che si dice democratico e non sa riconoscere le peculiari esigenze dei suoi cittadini.
Giunge a colpevolizzare la sacralità, riallaccia amore e famiglia al significato del legame sessuale; nega la separazione tra la concretezza e il modello fino alla rivoluzione del modello; fino a negare, con Foucault, ogni separazione.
Perde di vista, infine, la genesi omoerotica del modello maschile; costruisce per l'omosessuale un nuovo modello.
Il Maschio diventa il nemico: "Non essere Transessuale" e "Non essere Maschio" diventano i limiti della definizione dell'omosessuale. Ci si appropria delle istanze del femminismo e del lesbismo. Si abbandona l'Identità maschile come un guscio privo di significato, il nome di un sopruso.
Si abbandonano i Maschi alla mancanza di una definizione.
Si affida l'Identità Maschile agli omosessuali che ancora custodiscano la loro funzione sacra, a coloro che temano quell'autocritica che, sola, accorcia le distanze. Il represso si rivela essere l'unico nemico.
La Famiglia diviene sempre più l'incontro di tutte le sacralità. Il prete è il castrato che difende il suo tempio.
Quando in Italia il Maschio affida alla mamma la sua identità maschile, cade il Palazzo d'Inverno dell'Ipocrisia a Roma durante il Giubileo. Il Movimento (ormai guidato da una lesbica e da un transessuale, che sole sanno dare identità al gay) va incontro alla sorte del terrorismo dopo il suo colpo più eclatante: se le cose non sono cambiate, si scioglie.
Cercando di risolvere la dialettica soddisfazione sessuale-sacralità, vende la sua capacità di provocazione.
Il Movimento, che diventa uno strumento politico o un target economico, perde la sua soggettività.
Il feticcio del Gay Eretico viene sostituito dalla Proiezione di Mercato; nuovo ruolo sacro, nicchia di consumo, per la teologia liberista.
_4 Democrazia, omosessualità e comunismo
Io sono fra quelli che continuano a provocare.
Io sono un ragazzo omosessuale che non accetta l'ipocrisia del consumismo, che sa che le distanze contraddittorie tra la mia sessualità e questo "feticcio patinato" vanno denunciate.
Vi propongo, come un narciso provocatorio sull'altare del Prima-donnismo, la mia autocritica.
Parlo di me, perché rimane il "conosci te stesso" alla base di ogni analisi, di ogni lotta.
Posso soltanto parlare di me perché il Movimento mi ha emarginato e, per questo, emancipato nella mia critica.
La democrazia nasce dalla comprensione delle proprie esigenze e dal narcisismo di voler diffondere le proprie soluzioni: un autentico prodotto dell'omosessualità.
Questo criterio di politica multilaterale mi ha portato alle seguenti conclusioni.
- Il rifiuto del consumismo omosessuale, come arma contro la strumentalizzazione economica
- La delegittimazione dell'omosessualità come strumento politico
- L'impegno per un'educazione all'identità maschile (omosessuale e non)
Vedendo, io personalmente, nel Comunismo, un nemico tanto del Consumismo quanto del controllo economico della propaganda politica e dei progetti educativi; non posso fare a meno che riconoscermi in esso.
Avendo, io personalmente, visto il Popolo di Seattle nel sangue dei miei compagni, colpiti dagli sbirri a Napoli; non posso pretendere di riportare il mio pensiero distante dall'azione.
Non posso usare la violenza, perché essa è forza contro il diritto, e il Diritto alla Multilateralità è il mio fine.
Non posso usare le stesse armi di chi le ha affinate meglio di me.
Riprendo il mio ruolo: la provocazione, la denuncia delle contraddizioni del Sistema.
Non esiste grandezza in seno alla tradizione, l'omosessuale nasce sempre diverso dal proprio padre.
Non esiste generazione che non debba aspirare ad essere grande, che non sia disposta a reinventare ogni ideale, in una continua palingenesi intellettuale. Ogni ideologia è sempre un passo indietro a noi.
Io sono il ribelle in ogni Sistema, sono l'epurato dopo ogni Rivoluzione.
Di fronte alla realtà, possiedo solo uno specchio.
Solo la consapevolezza che il vero amore è educazione all'indipendenza, mi rende lieto di non essere solo; mi emancipa dalla propaganda e mi fa sperare che da questa fucina possa nascere il capolavoro.
Enrico Boesso
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