Il crimine dell'Iraq è l'insubordinazione all'impero
di Rami J. Khouri (Jinn Magazine, 17 giugno 1996)
Amman, Giordania. Perchè gli Stati Uniti e il Regno Unito sono stati in modo tanto accanito i nemici più acerrimi dell'Iraq, sia nella guerra del Golfo del 1991-'92 sia nell'odierna crisi kurda? Saddam Hussein non è sufficiente per spiegarlo completamente, dato che negli ultimi decenni i governi americani e britannici sono cambiati ma la loro politica verso l'Iraq no. La spiegazione è altrove.
Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono gli attori principali in un agghiacciante dramma storico, complesso e di ampie proporzioni: quello di passarsi la fiaccola imperiale in Medio Oriente. Lasciamo pure perdere le loro risibili scuse: proteggere i kurdi, salvaguardare i popoli vicini, far osservare le risoluzioni delle Nazioni Unite. Soltanto un unico grande progetto potrebbe legittimare la frenesia politica e militare che l'Iraq provoca in entrambi i paesi: la determinazione di mantenere il Medio Oriente e le sue risorse naturali sotto il controllo imperiale, prima quello del Regno Unito, adesso quello degli Stati Uniti.
Sotto il Regno Unito, il controllo imperiale aveva assunto la forma dell'occupazione fisica del territorio insieme al controllo politico diretto. Il modello americano del ventesimo secolo è diverso. Assume la forma di un dominio politico e culturale indiretto, che si realizza attraverso l'utilizzo di sostituti: ricche élites locali, regimi politicamente fragili, un'accozzaglia da circo Barnum di tirapiedi, groupies, capiclaque, fattorini, voyeurs e scrocconi orientali.
Il grave cimine di cui sono accusati l'Iraq e Saddam Hussein è quello di insubordinazione all'impero. Ogni altro terribile atto per cui sono stati incriminati, è stato o è tuttora compiuto da molti altri paesi del mondo, senza suscitare alcuna reazione significativa negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Ma l'insubordinazione irachena richiede una severa ritorsione.
L'obiettivo è quello di punire la popolazione, il governo e il presidente dello stato sovrano iracheno così pesantemente che, per i prossimi cento anni, nessun altro paese del terzo mondo possa mai prendere in considerazione lo stesso tipo di disubbidienza.
Si sta trasformando l'Iraq, la culla della civiltà, in una terra desolata dove delle nonne e dei bambini devono affrontare la scelta tra morire o prostituirsi per sopravvivere; tutto perchè l'Iraq ha osato sfidare le regole imperiali. Questo conflitto non ha come oggetto la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale o l'affermazione dell'autorità della legge; è determinato dalla volontà di reinventare un vecchio ordine imperiale di egemonia, sfruttamento e turismo in paesi esotici che era stato creato dai britannici e che gli americani vogliono perpetuare.
Se si esamina la situazione attuale in Medio Oriente in questi termini, il comportamento dell'Iraq appare chiaro e logico come quello delle due potenze imperiali. Non è nè imbecillità nè crudeltà quella che spinge ad agire così gli Stati Uniti e il Regno Unito; è la natura dell'imperativo imperiale. E viceversa il comportamento dell'Iraq è ribellione e insurezione antiimperialista pura e semplice.
Quando l'Iraq punzecchia e provoca le regole imperiali degli Stati Uniti e del Regno Unito, non fa lo stupido; si sta ribellando secondo una tradizione antiimperialista ben consolidata che si trova programmata nei geni della nostra specie e anche profondamente incisa a lettere di fuoco nelle cronache della civiltà umana. Gli americani potrebbero ricordarsi dei loro antenati ribelli che scagliavano sacchi di thé nel porto di Boston e poi scatenavano la loro rivolta antiimperialista.
Saddam Hussein non è un eroe arabo. E' un uomo violento che governa uno stato di polizia e attacca i paesi vicini. Ma il punto in questione non è la persona di Saddam Hussein. La questione è l'autorità imperiale e la sottomissione che essa richiede agli stati medioorientali
Sei anni dopo l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq e la messa in moto della reazione militare di Stati Uniti e Regno Unito, le regole del gioco adesso sono più chiare. Entrambe le parti sono violente ma nessuna delle due è pazza. Entrambe si comportano secondo regole umane e criteri psico-politici fissi: il desiderio di dominare e governare e il desiderio opposto di essere liberi e sovrani
In tutto il mondo c'è gente che affetta un atteggiamento compiaciuto, che cerca di trovare il modo migliore per approfittare delle insperate opportunità commerciali offerte dalla crisi. La maggior parte delle persone nei paesi arabi la sta osservando con un misto di rabbia e di divertimento, tifando sommessamente per l'Iraq. Eppure sanno che l'Iraq e il suo Presidente sono destinati a soffrire e presto a essere ancora pesantemente sconfitti. E temono che le violente regole punitive del nuovo impero americano, come del vecchio impero britannico, riguarderanno anche loro.