Articolo apparso recentemente sul quotidiano
The Times of India

BAGHDAD: Gli ispettori della Commissione Speciale delle Nazioni Unite per il controllo degli armamenti in Iraq (UNSCOM) hanno un grave problema di pubbliche relazioni: quasi nessuno - iracheno o straniero - è in buoni rapporti con loro. Che gli iracheni abbiano problemi con il personale dell'UNSCOM è ben noto, ma anche gli impiegati di altre agenzie delle nazioni Unite sono ugualmente critici verso di loro. "Vanno in giro come cow-boys, come se il paese fosse proprietà loro ", dice un osservatore per il programma "petrolio contro cibo" dell'ONU nel nord dell'Iraq. "Sono rozzi ed aggressivi". Un altro ci ha dichiarato: "Non hanno alcun rispetto per la cultura e la sensibilità della gente e sono deliberatamente provocatori."

Ambienti diplomatici a Baghdad addossano parte della responsabilità al presidente dell'UNSCOM, l'australiano Richard Butler. Un ambasciatore ha dichiarato che i suoi modi sono troppo aspri, ed è indubbio che le sue scorrettezze tendono ad offendere. Dopo le sue dichiarazioni al New York Times che, data la sua provenienza da una "tradizione occidentale" in cui "dire la verità è importante", era "frustrante" avere a che fare con altri che non condividevano questo valore, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha dovuto richiamarlo all'ordine. Un altro ambasciatore vede una razionalità nel comportamento di Butler, descrivendolo come "l'istinto di autoconservazione di un burocrate, prima sconosciuto e poi catapultato al centro dell'attenzione del mondo. Sicuramente non avrà fretta di dichiarare concluso il suo lavoro. ".

Dato il doppio ruolo ricoperto dall'ONU in Iraq - assistenza umanitaria e attuazione delle sanzioni - non è sorprendente che i due aspetti abbiano generato tensioni interne. I componenti dell'UNSCOM vedono gli addetti a mansioni umanitarie come dei rammolliti che tifano per un alleggerimento delle sanzioni, e li chiamano "i coccoloni" (bunny-huggers). Questi, a loro volta, si riferiscono all'UNSCOM come "i teppisti dell'ONU" (UN-scum). Secondo molti di loro, gli ispettori stanno deliberatamente creando ostacoli per fare l'interesse dei paesi che vogliono che le sanzioni dell'ONU contro l'Iraq continuino.

Un "coccolone" di un paese asiatico ci ha dichiarato: "Ho visto un membro dell'UNSCOM con una bandiera degli Stati Uniti attaccata alla radio. Di solito i miei colleghi li lasciano perdere, ma io gli ho detto che non aveva diritto di portare la sua bandiera dato che era in servizio per l'ONU e lui mi ha semplicemente allontanato con uno spintone. Ho pensato, se fanno così con noi, chissà come tratteranno gli iracheni!" Un incaricato dell'ONU per l'assistenza, proveniente da un paese europeo, ci ha dato altri dettagli. "In molti casi, si presentano ai magazzini di venerdì, pur sapendo che nei paesi musulmani è un giorno festivo. Ordinano al custode, che non ha le chiavi, di aprire le porte, e invece di aspettare che questo contatti il responsabile forzano la serratura, perquisiscono il posto e se ne vanno, lasciando al custode il compito di rimediare ai danni." Spesso si presentano ad un sito e pretendono accesso immediato. L'incaricato della sorveglianza chiede di attendere per avere l'autorizzazione dei suoi superiori, e a questo punto gli esperti dell'UNSCOM tornano al quartier generale e denunciano il mancato accesso. C'è poi il caso vergognoso dei monasteri di Mar Yousif e Saydat Al-Sinabul, a Zafaraniya, profanati dagli ispettori nel giugno 1997: il Nunzio Papale ha protestato formalmente e l'UNSCOM ha dovuto presentare le sue scuse. Ci sono state anche irruzioni negli asili e nelle università; a volte, sono stati portati via i registri dagli uffici delle università, col pretesto che potevano servire per identificare potenziali esperti di armi chimiche. In un occasione, documentata in un filmato, un ispettore dell'UNSCOM ha chiesto accesso ad una fattoria. Quando l'ufficiale iracheno che lo accompagnava ha fatto notare che era proprietà privata, e gli ha chiesto "Come ti sentiresti se io pretendessi di entrare in casa tua?", l'ispettore gli ha piantato un dito in mezzo al petto ed ha urlato, con un pesante accento americano: "TU non entrerai mai in casa mia."

"Gli iracheni si sentono veramente umiliati," ci ha detto un'impiegata dell'ONU, "ma la loro pazienza e cortesia sconfinata riesce sempre a stupire me ed i miei colleghi." Ha poi aggiunto che se qualcuno volesse condurre ispezioni in questo modo nel suo paese, "ci sarebbero rivolte per le strade ". Il problema dell'UNSCOM, come ci ha detto un'altra donna, è che è monopolizzata da cittadini di paesi che hanno combattuto in primo piano nella Guerra del Golfo, e per di più molti di loro sono militari. "Le Nazioni Unite hanno da sempre la regola di non mandare in nessun'area cittadini di paesi non neutrali. Nel caso dell'Iraq, questa regola è stata violata: sarebbe come mandare degli israeliani in Libano, o dei pachistani al confine con il Kashmir."