Embargo ingiustificato
di Walter Peruzzi del Comitato Golfo

Il 17 gennaio 1998, 7° anniversario della guerra del Golfo, si è tenuto a Milano con la partecipazione di giornalisti, esponenti politici e associazioni, un convegno organizzato dal Comitato Golfo e da Un Ponte per... Il convegno ha lanciato la Campagna Rompere l'embargo. La campagna chiede che il governo italiano prenda una iniziativa formale per sollecitare la fine immediata e senza condizione dell'embargo da parte dell'ONU ma che, contemporaneamente, rompa in modo unilaterale tale embargo, sbloccando i beni iracheni in Italia e ristabilendo normali rapporti fra Italia e Iraq, sul piano economico, culturale, diplomatico. Diamo qui un articolo che espone le motivazioni di questa campagna, sulla quale informeremo più ampiamente in seguito.

Dopo l'accordo fra ONU e Baghdad, Rifondazione e Verdi hanno giustamente detto che adesso bisogna togliere l'embargo. E Manconi torna su questo con l'articolo C'è ancora l'embargo ("il manifesto", 24 febbraio), chiedendo una iniziativa italiana immediata per la fine dell'embargo, "nel caso l'azione diplomatica prosegua". Senonché questa condizione limitativa non mi pare giustificata. L'azione diplomatica è già oggi a rischio per l'atteggiamento provocatorio di Clinton, che si arroga il diritto di "vigiliare" (come vuole anche Prodi) sul rispetto di un accordo dell'ONU. A che titolo? Cosa diremmo se la Cina inviasse domani un'armata intorno a Tel Aviv e sostasse nei paraggi finché Israele non se ne va dal Libano? Ma se anche l'azione diplomatica dovesse fallire per colpa di Saddam, ciò non giustificherebbe l'embargo. Le sanzioni, come Manconi stesso ricorda, furono decise per far rispettare all'Iraq la sovranità del Kuwait e furono poi mantenute subordinando la sua revoca a "condizioni differenti da quelle che ne avevano legittimato l'adozione", cioè all'eliminazione delle armi di distruzione di massa. Senonché, cessata la causa delle sanzioni (l'invasione del Kuwait), esse dovevano essere tolte ai sensi dell'art. 41 della carta dell'ONU. Aver sostituito "certi fatti punibili con altri, senza discussione sulla nuova causa invocata" fu un abuso, come rilevava già nel 1995 un appello dell'Associazione Europea dei Giuristi presieduta da Chemmillier-Gendreau. Si è trattato di un "arbitrio", come sottolineava il documento, aggravato dalle sempre nuove condizioni poste in seguito. L'embargo va quindi tolto "in ogni caso", indipendentemente dal disarmo o meno di Saddam. Questo è vero anche, e soprattutto, per una ragione sostanziale, ricordata sempre dai giuristi, e cioè perché "il rispetto dei diritti umani fondamentali costituisce un obbligo generale degli Stati", ribadito da numerose convenzioni che l'Italia ha sottoscritto ed è impegnata a rispettare prima delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza anche se fossero (come nel nostro caso non sono) formalmente legittime. Un ordine che implichi un crimine deve essere disobbedito. Si pone così anche un problema di responsabilità sul quale spesso si sorvola dicendo che i bambini iracheni sono uccisi dall'embargo". L'embargo però non è colpevole di omicidio. Lo sono, invece, le persone che lo ordinano o lo applicano. Si definisce Saddam "uno dei più crudeli dittatori di questo secolo". Ma, a parte la difficoltà di stabilire una gerarchia fra Saddam e Pinochet, Fujimori o Suharto, al quale Prodi stringe la mano durante visite di amicizia, i "crimini" non sono una esclusiva dei "dittatori". Johnson, per esempio, era un presidente democraticamente eletto. Ma bombardare col napalm i vietnamiti non mi sembra meno crudele di gasare i kurdi. E uccidere un milione di iracheni con un'arma di distruzione di massa come l'embargo? Da due anni anche Prodi, Veltroni e gli altri membri del governo partecipano a questo eccidio. Non è una "crudeltà" e una "colpa"? Per mettervi fine il governo italiano, come chiediamo da tempo con la campagna contro le sanzioni, deve prendere subito adeguate iniziative in sede internazionale ma deve anche rompere unilateralmente l'embargo.

("il manifesto", 26 febbraio 1998)