ANARCHICI PER
L’AZIONE DIRETTA
La 3 giorni che abbiamo organizzato per novembre a
Firenze, per la numeriose adesioni, ci fa ben sperare in una sua riuscita.
Molti hanno esternato vari (più che comprensibili) dubbi: perché fare
iniziative in quei giorni? Perché legittimare, con la nostra presenza, il
baraccone ambulante del SF?
La risposta è: e perché no??? Noi non siamo certo
come loro, che si accontentano di farsi vedere in TV qualche volta ogni tanto e
hanno concluso lì la loro attività frenetica. Noi, attività la facciamo
regolarmente, e l’occasione del SF è soltanto un’occasione tra le tante per far
sentire la nostra voce. Inoltre, i vari SF sparsi per il mondo, coi loro
capetti idioti e i loro “movimenti da fermo” sono in notevole crisi, iniziata
subito sopo Genova, e questa potrebbe essere un buon momento per proporre a chi
si trova disorientato e deluso da questi teatrini di rappresentazione, metodi e
idee di lotta ben diversi da quelli a cui sono stati abituati.
Non a caso, le nostra 3 giorni parte con una serata con video su Genova (materiale che non fa parte della solita solfa che si vede ai circolini degli “alternativi” vari) e dibattito sulla pratica dell’azione diretta, messa in atto a Genova da molti manifestanti anarchici e non, tra cui i Black Blocks. E c’è chi penserà: ancora? Sì, ancora. Perché ci fa veramente incazzare la disinformazione che tuttora circola negli ambienti ufficiali, sedicienti “antagonisti” (e alle volte addirittura anarchici), disinformazione che scade spesso in una vera e propria delazione (“i neri sono stati lasciati liberi di agire” – infatti a distanza di un anno diversi compagni sono stati interrogati dai ROS in questi giorni come “persone informate sui fatti”). A prescindere dalle opinioni personali che ognuno di noi può avere riguardo ai metodi di lotta, noi come anarchici non possiamo che solidarizzare con chi l’azione diretta l’ha praticata e la pratica, perché non vogliamo delegare a nessuno il compitino di migliorare il mondo. C’è poco da migliorare, c’è tanto da demolire. Lasciamo volentieri a tutte le pseudo-organizzazioni sinistroidi, con la loro mentalità progressista e costruttiva e la loro abilità di recupero e reinserimento di “potenziali sovversivi”, il compito di dare il contentino a chi alza un po’ troppo la voce. La loro politica di abbellimento della carcassa moribonda della democrazia liberista non ci interesssa. Così come non ci interessa il loro viscido modo di ideare quelle che hanno il coraggio di chiamare lotte. “Tutti insieme, ma domani”. Questa è la parola d’ordine della politica, di qualsiasi politica. Chi si permette di dire “io e subito”, viene tacciato di essere un provocatore.
Non crediamo alla possibilità di realizzazione di
istituti bancari buoni, democrazie giuste, prigioni confortevoli. Ci fanno
schifo questi sporchi tentativi di recupero tipici del sistema democratico.
Quindi, solidarietà con coloro che si sono stancati di attendere il comando di
qualcuno, solidarietà con chiunque attui la propria lotta in maniera
indipendente e autonoma.
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E
poi, non sono forse questi stessi rivoluzionari da salotto, che hanno la
memoria un po’ corta? In primis, mi
viene in mente la vicenda di Carlo Giuliani, compianto da morto come un
compagno, da vivo un pericoloso provocatore da fermare in tutti i modi (non
era il Faustino nazionale che urlava “frontiere libere”, “più polizia alle
frontiere”, “siamo in stato di polizia”, “ci doveva essere più repressione
contro i violenti”…?). E poi Chiapas, Palestina, Nicaragua, Argentina e tante
altre, che vengono plaudite e prese come esempio, dimenticandosene poi quando
le stesse azioni, gli stessi conflitti spuntano fuori in casa loro. Eh no,
signori, almeno un po’ di coerenza! Ve ne state 24 ore al giorno alla
finestra urlando “RIVOLUZIONE”, parlandone come una cosa così lontana da
essere perfino rassicurante, e sbandierando sempre che i tempi ancora non
sono maturi, occorre aspettare, la rivoluzione mica è uno scherzo… |

Ma la parola “rivolta” vi è sconosciuta? Eppure è
da quella che nasce la rivoluzione. Ed è quella la nostra azione. Con la nostra
ottica magari arriveremo da poche parti, ma con la vostra ve ne starete
immobili, mentre gli Angioletto di turno faranno carriera alle vostre spalle.
Chi è al potere è nostro nemico. Chi mira al potere, anche. Svegliatevi,
gente….
Padroni di niente, servi di nessuno,
all’arrembaggio del futuro!
AZIONE DIRETTA IN RISPOSTA ALLA DELEGA E ALLA SPECIALIZZAZIONE.
L’ultimo ritrovato in fatto di dominazione umana sul pianeta: gli Organismi Geneticamente Modificati, presentati come la soluzione a quasi tutti i problemi dell’umanità e del mondo, ma in realtà un’altra occasione per accrescere i profitti di multinazionali e governi, e per appagare ancora di più la voglia di dominio di tecnocrati e scienziati idioti, che prestano il proprio lavoro a favore della distruzione della Terra.
In tutti i modi possibili, le aziende implicate in ricerche e sperimentazioni sulle biotecnologie stanno tentando (parlando per bocca dei loro stipendiati, ovvero i nostri politicanti) di convincerci che tutto questo è per il nostro bene. E così, vengono inculcati nella testa della gente diversi miti (ovvero truci menzogne) riguardanti gli OGM. Uno degli argomenti maggiormente usati nella campagna propagandistica pro OGM, è quello dei paesi del terzo mondo: queste piante create in-vitro garantirebbero, infatti, l’attecchimento anche su terreni ostili, sarebbe possibile nutrire e curare malattie allo stesso tempo, gli agricoltori saranno beneficiati economicamente per l’uso di OGM. Sarà la verità?
Prima di tutto va premesso che il problema dei paesi “in via di sviluppo” (ma quand’è che si svilupperanno, se l’occidente continua a sfruttarli?) non hanno prolemi di scarsa produzione, ma se manca loro il cibo è per colpa della politica economica impostagli dallo FAO, che li ha costretti a esportare le loro merci, rendendoli ancora più affamati. Quindi, un’agricoltura GM impoverirebbe ulteriormente i già precari agricoltori e gli ultimi scorci di agricoltura locale, porterebbe reazioni allergiche ad essa (da parte sia dell’uomo sia dell’ambiente), e renderebbe il terreno e chi lo lavora schiavi della multinazionali produttrici (esistono sementi GM che, una volta germogliate, non sono in grado di ricreare il seme, cosicchè vanno ricomprate tutti gli anni). Inoltre, il DNA modificato si trasmette a ciò con cui è in contatto, quindi in poco tempo si rischierebbe la totale modificazione dell’ecosistema. Non è neanche vero che ci sarà un minor uso di pesticidi: le aziende transnazionali stanno mettendo a punto raccolti che siano resistenti a pesticidi di loro nuova invenzione. Ciò significa che: tutto, ad eccezione delle loro piante, morirà (inutile dire che i pesticidi vengono venduti insieme alle sementi).
E si potrebbe andare avanti così molto a lungo. Chi voleva capire, avrà capito. Le biotecnologie non sono la continuazione naturale di tecniche di allevamento e agricoltura, ma il risultato di pochi decenni di follia scientista e fede nel progresso, che ci ha portato fino a questi risultati.In compenso esse sono la continuazione naturale di metodi sempre più perfezionati di schiacciamento della natura, quali: agricoltura intensiva, allevamento industriale, urbanizzazione forzata, colonizzazione di qualsiasi angolo della Terra da parte della razza umana, che, soprattutto negli ultimi decenni, è stata un vero e proprio cancro per il pianeta. Abbiamo praticamente distrutto il pianeta, i suoi abitanti, la biodiversità, lo strato di ozono, la natura selvaggia, le foreste, l’acqua pulita, i ghiacciai perenni, le risorse energetiche, il clima, ecc…E cosa abbiamo guadagnato? Alienazione, dipendenza da TV, spettacolarizzazione delle emozioni, scomparsa della privacy, droghe per ogni malattia (immaginaria o reale poco importa), conformismo totale, disumanizzazione, una vita umana svuotata da ogni passione o piacere, diventata ormai un cumuletto neanche tanto consistente di numeri e formule scientifiche fatti per essere calcolati, manipolati o eliminati secondo il volere di chi tiene in mano le redini del gioco.
E c’è ancora chi, venendo a conoscenza di qualcuno che ha deciso di andare a fare l’eremita in mezzo alle foreste, si mette a ridere, come se si parlasse di un folle? Folle è solo chi continua a legittimare questo depravato mondo tecnologicizzato, preferendo un fottuto cellulare all’acqua che beve o all’aria che respira.
MORTE
ALL’APPARATO TECNO-INDUSTRIALE
14-09-2002: i girotondisti (ma che cazzo di
nome è?) “protestano” a Roma per una “Giustizia uguale per tutti”. Neanche una
settimana prima nelle prigioni di tutta Italia si erano svolte proteste per le
terribili condizioni di carcerazione (a dimostrazione che le galere non sono
quel paradiso per criminali che si vorrebbe far credere) e a Roma il tema non è
stato nemmeno sfiorato. Agnoletto, un po’ di mesi fa, si prese un paio di
schiaffoni e sembrava cascasse il mondo, ma quando la gente crepa in una topaia
con le sbarre manco un accenno.
Sempre
a Roma, il 26 settembre, la Commissione Giustizia del Senato ha approvato
(all’unanimità) l’estensione dell’articolo 41-bis (carcere duro: una visita al
mese, isolamento in sezioni carcerarie speciali, pacchi e lettere fortemente
penalizzati, niente telefonate, pochissime ore di aria, socialità ridotta ai
minimi termini o a volte inesistente, grossa restrizione nella varietà del cibo
e degli oggeti consentiti in cella) anche a trafficanti di persone e
terroristi. Per chi è lento di comprendonio, precisiamo che “terrorista” è un
concetto ampio che racchiude anche quello di “sovversivo”. In parole ancora più
semplici, dopo il 270 bis, ecco un’altra mazzata all”eversione politica”.
Quindi, nostra ferma convinzione è quella di lottare contro questa ulteriore
depravazione in nome della giustizia, contro questa schifosa istituzione che è
il carcere.
Perché noi siamo contro il carcere. Non ci
interessano migliori condizioni di carcerazione, trattamenti più umani, cibo
più abbondante, reinserimento di individui “devianti” nel circuito
socio-produttivo. Non ci rassegnamo all’ineluttabilità di un luogo dove privare
individui della libertà, ammanettarli, sorvegliarli, controllarli, punirli…
La classica lagna <come facciamo senza
carceri?> è di per sé senza senso. Ponetevi le domande giuste. Cosa fa il
carcere? Non previene i crimini, né rieduca. Dunque cosa fa il carcere?
PUNISCE. Si VENDICA nei confronti di chi ha fatto danno alla società. Ma
allora, secondo l’ottica “occhi per occhio, dente per dente” di questa società
imputridita, non sarebbe più “logico” consegnare il malfattore nelle mani di
chi ha subito il torto, piuttosto che delegare la sua vendetta ad un organismo
autoproclamatosi esperto in questo campo? Tanto più se proprio quest’organo è
rappresentato da uno stato che si fa portatore di tutti i valori cause dei
crimini che esso stesso condanna: denaro, sessismo, autorità, conformismo.
Senza di essi i problemi non sarebbero risolti, e i crimini resterebbero, ma
sicuramente ne sono la causa primaria. Proprio per questo la lotta al carcere
non è scindibile dalla lotta contro l’oppressione, contro l’autorità, contro il
potere.
Così come il potere, in falsa vece della
sovranità popolare, ha sempre bisogno di un Nemico (poco importa se si chiama
Bin Laden, Hitler, Stalin..) contro cui indirizzare l’odio del popolo
obnubilato (1984 docet), così ha bisogno dello spauracchio della punizione in
caso di sgarro. Fin da piccoli la famiglia, la scuola, il lavoro ci immettono
in una logica meritocratica: competi e impara a schiacciare l’altro, e avrai il
tuo merito, ma se esprimi dubbi sulla legittimità di questo sistema
annichilente, allora cazzi tuoi.
Il carcere è la metafora perfetta del mondo:
una gabbia, con le sue ferree regole e le sue dure punizioni. Il problema è che
in carcere le sbarre le senti, fuori no, soprattutto se non sono metalliche, ma
di altra fattura, non intaccabili dalle lime: telecamere, vigilanza, reti di
recinzione, zone rosse, o,peggio ancora, dogmi mentali.
Si potrebbe vivere senza prigioni, ne siamo
convinti. Sono esistite società, e ne esistono ancora (magari all’uomo
tecnologico del nuovo millennio parrebbero incivili, barbare e arretrate) che
fanno a meno delle galere. Ovviamente (e, con presunzione, aggiungiamo
“menomale”), non esistono risposte certe sullo sviluppo di una società senza galere.
La risposta ce la può dare solo il tempo, con la sperimentazione di gestioni
sociali alternative a quella esistente, che non è né la migliore (e ci
mancherebbe!), né l’unica.
Se come al tuo solito non te ne sbatte niente
di tutto ciò (tanto c’è chi si sbatte e pensa al posto tuo, fai la la coda ogni
4 anni per quello, no?), rovinato come sei da decenni di viscido progressismo
sinistrorso e da una silente e costante sottomissione all’autorità,qualunque
essa sia, a te è dedicata l’ultima parte del volantino:
Vuoi sentirti sicuro? La sicurezza si può avere in
galera.
Tre metri quadrati tutti per te senza affitto da pagare, senza conti della luce
e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza multe. Senza fermi per guida
in stato di ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli
stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti.
Circolo
Anarchico di Vicolo del Panico