PERQUISIZIONI A BERGAMO
All'alba del 7 febbraio,
a Bergamo, la DIGOS locale, ha eseguito una serie di perquisizioni ai danni di
11 compagni bergamaschi, che non hanno dato alcun risultato significativo. Le
perquisizioni sono scaturite in merito all'attentato avvenuto nella notte tra
il 29 ed il 30 gennaio scorsi ad un ripetitore RAI sito sul colle della
Maresana, nel comune di Ponteranica alle spalle della città.
L'imponente azione delle forze dell'ordine era mirata ufficialmente alla ricerca
di agende contenente indirizzi e altro materiale generico. Sono stati
sequestrati, un volantino distribuito pubblicamente sull'arresto dei compagni
per la vicenda del luglio 2001 a Genova, una tanica ed una bottiglia contenente
petrolio rettificato utilizzato da un compagno per la sua attività di teatrante
di strada e fotocopiate alcune agende.
La modalità e la tempistica di tali perquisizioni ci fanno trarre alcune
considerazioni che hanno una loro pertinenza.
Innanzitutto le forze dell'ordine locali hanno agito (brancolando nel buio) su
pressioni esterne. I potentati locali attraverso la stampa, docilmente
asservita alla loro bisogna, hanno nei giorni scorsi spinto prepotentemente
alla costruzione di un percorso di criminalizzazione totale delle espressioni
anarchiche che vi sono in città, rimarcando e cercando di collegare
forzatamente ogni fatto, ogni azione politica ed ogni iniziativa che negli
ultimi mesi è stata condotta a Bergamo, nel non malcelato tentativo di arrivare
alla criminalizazione totale dell'agire anarchico, politico e sociale.
La scelta dei compagni perquisiti non appare casuale. L'essere anarchico o
libertario o aver recentemente frequentato compagni della nostra area, sembra
sia il comune denominatore. Alcuni compagni fanno riferimento al Circolo
Freccianera, altri non più, ma lo hanno assiduamente frequentato in passato, e
qualcuno ha avuto la "colpa" di partecipare ad iniziative politiche,
come manifestazione antimilitarista di La Spezia, il presidio per Camenisch a
Milano, la manifestazione antifascista a Crema.
Il tentativo che comunque appare maggiormente evidente e preoccupante è quello
di cercare di creare ad ogni costo un clima in città che riporti ad
un'emergenza terrorismo "ecoterrorismo" per rimanere al passo con i tempi,
che possa in qualche modo giustificare futuri e più incisivi interventi ai
danni dell'area anarchico libertaria.
Analizzando attentamente le stesse informazioni che compaiono sulla stampa si
può notere che a livello nazionale vi è in atto lo stesso tentativo che stiamo
vedendo attuato qui in città.
L'assurda campagna "ecoterrorista", abilmente montata dai media e
suggerita da importanti settori della magistratura, pare mirare esclusivamente
ad una totale criminalizzazione del movimento anarchico,con lo scopo di trovare
l'alibi giuridico per procedere poi con tutta una serie di reati associativi
che permetteranno la messa al bando e l'arresto, senza riscontri oggettivi, di
un'area politico sociale che potrebbe avere delle potenzialità di lotta e di radicalizzazione
sul territorio.
All'interno dell'attuale crisi (dopo il riassorbimento istituzionale delle
espressione più belle e significative del movimento antiglobalizzatore) il
sistema di potere economico e sociale ha l'impellente bisogno di creare un'antagonista
facilmente attaccabile (e non difendibile da parte dei vecchi politicanti della
sinistra) da dare in pasto al popolo affamato di falsa sicurezza ed incantato
dai media addomesticati.
Ci sentiamo di ribattere alle accuse di stampa e televisione che tendono a
descrivere come terrorismo atti di sabotaggio miranti a colpire i templi di
questa moderna religione, che sullo sviluppo insensato applica una politica di
accumulamento del capitale e del potere .
Gli anarchici, i libertatri, coloro che hanno a cuore il risollevamento di
questa Terra devono fare il punto per riuscire a rispondere compatti ed uniti
all'abbozzato tentativo in atto da parte delle forze del controllo sociale,
rispondere con analisi chiare e con forme politicamente ineccepibili.
Esprimere solidarietà ai compagni rinchiusi e torturati nelle carceri, lottare
per la libertà di pensiero, contro la guerra, la distruzione del pianeta e
delle nostre vite non dev'essere interpretato come un atto criminale o
terroristico.
Lottare per la libertà è un atto doveroso.
Circolo Freccia Nera
Collettivo Liberazione Animale
FAI Bergamo