8/4/2003
Tratto
da Indymedia:
Esce il professore calabrese, in carcere da 4 mesi Alberto e Francesco
Il bilancio I 23 arrestati a dicembre sono quasi tutti a casa con
obblighi vari. In tutto 300 indagati. 60 rischiano il processo per
devastazione, pena da otto anni in su.
Colpirne due per educarne cento, anzi decine di migliaia. Se ci fosse da
scherzare sarebbe un'ottima sintesi di quanto sta avvenendo per gli
scontri del G8 di Genova del luglio 2001. A quasi due anni dalla
tragedia, in galera sono rimasti solo in due e hanno già scontato lo
sproposito di quattro mesi di custodia cautelare in cella. Al carcere
Dazzi di Messina c'è il catanese Francesco Puglisi detto «Jimmy»,
27enne attivista del centro sociale Guernika; a Rebibbia il romano Alberto
Funaro (36), per tutti «Fagiolino» di Radio Onda Rossa. E quasi
quattro mesi se li è fatti anche l'insegnante reggino Carlo Cuccomarino (40),
che ha lasciato l'altro ieri il penitenziario di Vibo Valentia per
decisione del tribunale del riesame di Genova (va agli arresti
domiciliari). Difficile non vedere in loro i capri espiatori più
facili da acciuffare, salvo immaginare che tre «cani sciolti» - così li
considerano gli stessi magistrati, incapaci di collocarli politicamente
- siano i principali responsabili di tre giorni di guerriglia con un
morto, 600 feriti e 300 arresti, nonché della sostanziale sospensione
dei diritti costituzionali che ancora fa tremare pezzi da novanta della
polizia (specie per la scuola Diaz). I due dimenticati in galera sono
accusati di devastazione e saccheggio per gli «assalti» a negozi ed
enti pubblici e per gli scontri con ps e cc. La stessa pesante ipotesi di
reato (pena da otto a quindici anni, articolo 419 codice penale) vale
per gli altri 20 colpiti, il 4 dicembre, dalle misure restrittive
ordinate dal gip Elena Daloiso su richiesta dei pm Giancarlo Pellegrino
(aggiunto), Andrea Canciani e Anna Canepa (sostituti). Per alcuni c'è
anche porto e lancio di esplosivi (molotov).
Nessuno di loro è libero, salvo il genovese Eurialo Predonzani che non
è ancora tornato dall'estero. Quattro dei 23 (cinque con Cuccomarino) sono
ai domiciliari: tra loro anche gli anarchici milanesi Marina Cugnaschi e
Vincenzo Vecchi, i quali, per la procura, sono in sostanza i più
«pericolosi» perché presunti appartenenti all'area
«anarco-insurrezionalista», al centro di ben più ampie indagini
giudiziarie. Tutti gli altri, chi fin dal 4 dicembre e chi per
successiva attenuazione delle misure, possono uscire di casa ma hanno
l'obbligo di firma in commissariato e in alcuni casi il divieto di
uscire dal comune di residenza. E l'attenuazione dei provvedimenti è
stata sempre disposta dal tribunale, mai dal gip, anche perché la
procura ha sempre dato parere sfavorevole alle istanze di scarcerazione
sia pure rinunciando, in molti casi, a difendere il suo punto di vista
in udienza. I pm, del resto, si stanno occupando degli altri no global
indagati, che in tutto sarebbero 3-400. Molti, in particolare quelli
arrestati in piazza e poi rilasciati, sono accusati solo di resistenza a
pubblico ufficiale, talvolta di lesioni personali. A decine sono invece
inquisiti a piede libero per devastazione e saccheggio. A quanto si
capisce in procura, 50-60 rischiano il processo per devastazione. Stanno
ricevendo gli avvisi di proroga.