25/03/03
Luca e Simone liberi
Il tribunale della Libertà ha
scacerato i due sabato scorso; hanno l'obbligo di firma quotidiano presso i
carabinieri.
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6/03/03
Si è concluso stamane il processo
d'appello per i fatti di Brosso: nell'aprile 1998 si tengono i funerali di
Baleno, morto suicida in carcere dove l'avevano portato i ROS e il magistrato
Laudi che indagavno sui sabotaggi alla linea del TAV.
Al funerale si presenta quest'essere immondo e si prende schiaffoni: scandalo
su tutti i giornali.
Vengono arrestati in tre. Drew sarà scaglionato, e così pure Luca. Arturo, da
allora latitante, ha avuto la pena riconfermata a 3anni e 8mesi.
Dopo la sentenza viene effettuato un blocco stradale nella centralissima Via
Roma, all'altezza degli ufiici comemrciali de 'La Stampa'.
Arrivano sbirri in quantità e si portano via 4 persone.
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Sono stati confermati 3 arresti dei 5 (non 4) fermi di oggi:
sembra che i reati siano resistenza, oltraggio e forse altro.
Due dei tre arrestati (uno dei quali pare sarà imputato anche di tentato
furto della pistola di un agente) erano una coppia che passeggiava per la
via (ma con un look sospetto da punk).
Durante il blocco sono state fatte scritte all'interno degli uffici de La
Stampa, blocco di Via Roma e speakeraggio, quindi sono intervenute diverse
volanti e lì è scoppiata la rissa e la caccia all'uomo.
Gli altri due fermati dovrebbero essere rilasciati stasera.
Un nostro volantino dell'aprile '98 sui fatti di Brosso: (dal sito http://www.ecn.org/elpaso sez. flier)
BALENO: COSA GLI AVEVANO FATTO I
GIORNALISTI?
E' ora di fare un po' di chiarezza (e non la chiameremo né
informazione né
controinformazione) sui rapporti con la stampa e con i giornalisti. E
cominciamo a farlo parlando proprio dell'episodio che sembra abbia suscitato
più inquietudini negli addetti al settore, cioè l'aggressione ai giornalisti
avvenuta durante i funerali di Baleno. Nello specifico parleremo proprio della
'vittima' maggiore dell'aggressione, cioè il giornalista Daniele Genco.
Al di là delle (per i giornalisti incomprensibili) motivazioni che ci portano
ad evitare di veicolare la nostra espressione, collettiva ed individuale,
tramite organi che funzionano esclusivamente perché sono delle società per
affari, quindi di lucro, in questo particolare e grave periodo sono detonati
altri meccanismi, per comprendere i quali è necessario fare un passo indietro,
perché, si sa, la memoria è nemica della notizia quotidiana che si nutre di
boatos, di emozioni che devono attrarre l'acquirente piuttosto che di stimoli
ad approfondire e analizzare gli avvenimenti.
Daniele Genco nel 1993 lavorava per un giornale locale, "la Sentinella del
Canavese". Dall'aprile del '91, nella stessa zona, era stata occupata la
piscina di Caluso, progetto multimiliardario mai compiuto (mancava l'acqua).
Tra gli occupanti c'è anche Baleno, assieme a molti altri che per la prima
volta in valle trovano l'occasione di esprimersi e confrontarsi liberamente in
un posto liberato. La stampa locale inizia subito a parlare della Piscina
Occupata come del solito ritrovo di drogati fracassoni malvisti dalla
popolazione. Nessun contatto dei giornalisti con gli occupanti, ma il copione
da seguire è quello: se c'è un vicino che protesta, è sintomo del fastidio che
prova la collettività per l'occupazione, se centinaia di giovani si ritrovano
là a svolgere le attività più disparate, sono come minimo strana gente,
pericolosa. E' un copione che conosciamo a memoria.
Qualche giorno prima dello sgombero annunciato da tempo, una quarantina di
persone occupa simbolicamente il Comune di Caluso Tra loro c'è Baleno. Tutti
denunciati.
Nel gennaio '92 la piscina viene sgomberata violentemente dai Carabinieri
giunti in forze.
Tra il gennaio e l'aprile del '93 vengono tentate altre due occupazioni in
cascinali abbandonati e isolati, ma proprio perché tali, sindaco e Carabinieri
intervengono violentemente dopo poche ore scacciando gli occupanti. I giornali
titolano "guerriglia urbana tra militari ed autonomi".
Il processo per l'occupazione della Piscina si conclude con una dura condanna:
7 mesi a tutti, condanna inedita che non ha riscontri nella provincia torinese
dove negli ultimi 10 anni ci sono state almeno 40 occupazioni, riuscite solo in
piccola parte.
Pochi giorni dopo per protesta alcuni, tra cui c'è Baleno, si incatenano nella
piazza centrale del paese durante una manifestazione pubblica presieduta dal
Sindaco. Essendo la cosa pacifica e con molti testimoni, non possono
allontanarli con la forza come sempre. La foto di Baleno incatenato ha fatto il
giro anche in questi ultime settimane. Sindaco e maresciallo non glie la
perdoneranno mai. La "Sentinella del Canavese" riporta solo le
dichiarazioni delle autorità, mistificando il gesto.
Seguono alcune assemblee pubbliche e dibattiti, molto partecipati, alle quali
non assisteranno mai, come al solito, né politici né giornalisti (che però ne
riporteranno lo svolgimento il giorno dopo sui loro giornali, negandone sempre
la più che discreta partecipazione popolare) ma solo la Digos e CC che
identificano chiunque partecipi.
I ragazzi che avevano partecipato all'occupazione e alle attività della Piscina
(che nel frattempo rimane chiusa e viene istituito un servizio di vigilanza
privata che farà spendere quasi un miliardo all'anno per due-tre anni) hanno
cominciato a capire per quale motivo siano stati considerati pregiudizialmente
così pericolosi: non si sono mai fatti rappresentare da nessuno, hanno pensato,
ingenui, che potessero utilizzare un luogo pubblico abbandonato e in rovina per
provare a fare per conto loro.
Ormai sono un problema da cronaca nera. Si parla di loro e polizia, sempre.
Nel giugno '93 Baleno viene arrestato. E' andato a farsi medicare in ospedale
una lieve ferita avvenutagli mentre fabbricava un petardo nella sua officina di
bici. I Carabinieri non credono alla loro fortuna: mentre è in ospedale gli
perquisiscono l'officina, trovano 46 grammi di polvere nera tratti da alcuni
'raudi' e vanno ad arrestarlo.
La stampa locale, tra i quali si distingue Genco, parla di un pericoloso
terrorista che si preparava a compiere degli attentati contro la gente inerme,
e glie ne attribuisce diversi di alcuni già accaduti. Parla di lui, della sua
famiglia, dipingendolo come un personaggio strano, che non lavora, non si sa
bene cosa faccia, quali giri frequenti, forse gente pericolosa di Torino… I commenti
personali su di lui non si contano, anche se Genco non ha mai incontrato
Baleno, non gli ha mai parlato. In compenso ha cercato di estorcere ai genitori
e parenti qualche pettegolezzo maligno su di lui, trovando solo prima la
normale cronaca di un figlio indipendente fatta da due genitori normali e
comprensivi, poi l'indignazione degli stessi per i suoi scritti.
Nel dicembre '93 è ancora in carcere. Prove contro di lui, non ce ne sono; è
accusato di detenzione e fabbricazione di esplosivi. Del processo nulla si sa.
In sua solidarietà il 22 c'è una manifestazione a Ivrea, dov'è rinchiuso. Parte
tranquilla, tra i petardi e le bandiere.
Incredibilmente a metà corteo il questore cambia idea sulle modalità (non aveva
mai svolto un incarico del genere) e intima ai manifestanti di posare le
bandiere e di non gettare più petardi; la gente indispettita lo irride e non
obbedisce, lui ordina la carica e le forze dell'ordine, dopo essere riuscite a
rompere il naso ad una ragazza isolata, hanno la peggio e 8 di loro verranno
medicati in ospedale, uno rimane a terra.
Il corteo riprenderà e terminerò senza altri incidenti.
Alle cariche assistono anche i giornalisti che fotografano tutto e scrivono che
gli anarchici hanno cercato di forzare il blocco e parleranno (Genco in testa:
"tra i 21 denunciati nessun eporediese") di provocatori venuti da
fuori.
Tornammo a Ivrea dopo neanche 15 giorni e rifacemmo il corteo scortati dalla
Digos e dalla Celere torinese; nessuno scrisse mai delle responsabilità di
Celia.
In compenso il buon Genco si offre subito di identificare e testimoniare contro
i manifestanti; le foto degli scontri sono gentilmente offerte dai giornali
alla polizia (offerte ripetiamo, e per questo persino il magistrato si troverà
in imbarazzo durante il processo quando scoprirà che non le ha fatte la Digos,
redigendo così un falso verbale).
Baleno si farà più d'un anno di carcere: detenzione abusiva di materiale
esplodente. Il perito dell'accusa ritiene che la quantità di polvere nera
trovatagli è sufficiente per un grosso petardo, null'altro, ma tant'é.
Genco è testimone d'accusa contro 12 di noi nel processo per questi scontri
(che non rimpiangiamo ma che non abbiamo cercato) che si terrà il 20 aprile
1998 ad Ivrea.
Genco si è presentato ai funerali di un uomo che ha infangato per mesi, davanti
ai suoi genitori che aveva offeso e umiliato, davanti a decine di amici e
compagni di Baleno che avevano condiviso la stessa gogna giornalistica, e che
hanno continuato la propria vita senza avere mai avuto migliore trattamento da
lui e da altri giornalisti, forse perché non appartenevano ad un grosso e
famoso centro sociale metropolitano.
Noi che abbiamo avuto la costanza e la voglia di continuare le nostre attività
dopo 10 anni, abbiamo visto come può cambiare l'atteggiamento della stampa
quando diventi un buon soggetto su cui scrivere, e questo meccanismo
continuiamo a viverlo e rifiutarlo con ripugnanza anche ora che magari se e
quando chiamiamo i cronisti ora sarebbero pronti a correre.
E adesso diteci, giornalisti che, nonostante gli inviti della famiglia a non
venire, nonostante le minacce (sì, quelle erano minacce) nostre sono venuti
quel giorno, se non foste stati cacciati, quali importanti e utili elementi di
comprensione sulla sua storia, sulle nostre storie avreste aggiunto nei vostri
pezzi del giorno dopo?
Quanto vi avrebbe reso in reddito scrivere quanti eravamo, se piangevamo o
cantavamo, se avevamo i capelli rossi o blu, se avevamo le bandiere, cosa
avreste chiesto ai genitori,
"signora, ci può dire come si sente?"
Vi pagano così tanto?
Oppure vi interessiamo così tanto di colpo?
Non ci sembra proprio.
All'indomani della grande manifestazione, rimaniamo preoccupati che due nostri
amici e compagni restino dentro, e non pensiamo che ve ne occuperete ancora, a
meno che non scorra ancora sangue, che non ci si renda ancora visibili
probabilmente in numero maggiore, sempre di più, perché lo spettacolo
dev'essere sempre più avvincente, puntare sempre più in alto. Questo è il
vostro pane quotidiano.
Noi continueremo a lottare per liberare Sole e Silvano e tutti i carcerati.
Continueremo a lottare per abbattere il carcere, tutto il carcere delle nostre
e vostre vite quotidiane che porta voi a svolgere un ruolo simile per soldi e
noi in carcere o all'obitorio per realizzare sogni e desideri, non per
sopravvivere a qualsiasi costo..
Signori della stampa, dove comincia la violenza?
8 Aprile '98 El Paso occupato
Né centro né sociale né squat