Lettera di Marco
Pierattini, compagno anarchico rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria
Capua Vetere per renitenza alla leva.
L'agente penitenziario
è stato aggredito da alcuni detenuti: medicato al "Palasciano".
SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE) – Un giovane ufficiale
dell'esercito è stato selvaggiamente sggredito da alcuni detenuti. La notizia
eclatante è stata data solo qualche giorno fa. L'episodio di cui è stato
vittima il giovane ufficiale in servizio nella struttura militare con qualifica
di capo della vigilanza risale al primo marzo dell'anno in corso. Gli
aggressori lo hanno riempito di calci e pugni fino a che l'ufficiale non è
caduto a terra straziato dalle ferite provocategli dai colpi che i detenuti gli
avevano inferto. Qualche minuto dopo la violenza è stato soccorso da alcuni
colleghi che hanno provveduto ad allarmare l'autombulanza. I soccorsi
ospedalieri non hanno tardato ad arrivare, anzi sono stati repentini ed hanno
provveduto ad un rapido trasporto nella struttura medica dell'ospedale di
Capua. Qui il giovane militare è stato medicato e radiografato per controllare
che non avesse riportato fratture, dopodiche è stato dimesso dai medici che gli
hanno prescritto alcuni giorni di prognosi riservata. Ma una volta a casa, la
vittima del pestaggio è stata nuovamente ricoverato a causa di complicazioni
che sono sopraggiunte ai trumi provocati dai colpi, tanto che i medici dell'ospedale
hanno provveduto immediatamente a sottoporrre a un delicato intervento
chirurgico per non compromettere nessun organo vitale. Questo tipo di
violenzapurtroppo è diventata routine nella struttura carceraria dove le
aggressioni al personale diventano sempre più numerose.
Dal CORRIERE DI CASERTA, anno IX n.74 di domenica 16 marzo 2003
16 marzo, Santa Maria
Capua Vetere
Cari compagni,
questo che vi ho
integralmente trascritto è un articolo gravisssimo, costruito sulla versione
ufficiale dei carabinieri che hanno fornito al corrriere di Caserta, loro
organo ufficioso, a proposito di una zuffa realmente accaduta qui al carcere.
La realtà che i miei occhi hanno registrato è la seguente: noi abbiamo il
"divieto di incontro" con le forze di polizia detenute, ma
occasionalmente capita che ci incrociamo.Una di queste volte una di esse ha
provocato uno di noi, un militare detenuto, facendogli segno di tagliargli la
gola. Lì è nato un alterco, subito sedato dai presenti, e i caporali del
servizio di vigilanza hanno chiuso velocemente i cancelli divisori della nostra
sezione separandoci dagli spazi comuni.L'alterco a questo punto unicamente
verbale, è proseguito un pò e visto che non accennava a smorzarsi, l'infamia
era stata grande, sono stati fatti accrorrere un gran numero di caporali, come
un mare verde che inghiottisce tutto.Al timore della marea verde vi era il
famoso tenente, tale Garalliana, noto prepotente, che rivogeva offese e ordini
protetto dagli inferiori.
Nel marasma il tenente
non è mai venuto a contatto con i militari detenuti, se si esclude un colpo
d'allungo che egli stesso ha inferto ad un compagno, colpendolo all'occhio. A
quel punto, col compagno a terra tutto è finito. Il tenente si è fatto scudo
per tutto il tempo dei giovani e imberbi caporali di una leva, costretti a fare
i secondini in questa struttura, dove mai, in due mesi che vi dimoro, è
successo nulla al corpo ufficiale, fossimo matti! C'è la legge marziale... un
semplice no costa 5-10 giorni in idolamento, una mano sulla spalla di un
ufficiale mesi di galera.
Vedete la cosa è
grave. Il tenente chiederà lauti risarcimenti, licenze, pensioni e chissà
quant'altro scroccherà alla società alla quale fa il cane da guardia. Quattro
detenuti, coinvolti nella zuffa verbale, tutt'al più c'è stata qualche spinta,
rischiano un processo per rivolta, ammutinamento, sommossa, insomma da pochi a
molti anni di galera. Il giornale ha diffuso nel casertano menzogne grosse come
le corna dei giornalisti che vi scrivono presentandoci come belve per svolgere
il loro "quotidiano"compito terrorista e conservatore. Questa
operazione non deve passare, questi ragazzi rischiano anni della loro giovane
vita per un vigliacco che vuole ingrassare a spese di tutti, per la compiacenza
e il terrorismo della società borghese, coi suoi penalisti, medici, funzionari,
pronti a cibarsi dei corpi monetizzabili degli uomini e delle donne proletarie,
degli sfruttati, delle sfruttate. Io voglio fare qualcosa affinché questo
processo incontri più ostacoli possibile. Per rimediare al danno che provocherà
la pubblicazione dell'articolo,si può controbattere con un manifesto o un
volantino. Di più, si può sfruttare questa emblematica occasione per cogliere
in fallo la mistificazione statal-borghese che copre come una coltregli
sfruttati, e muovere all'attacco.
Propongo il seguente
scritto:
Pur sepolti vivi nella
struttura carceraria militare di S.Maria Capua Vetere, le nostre insofferenze
all'ambiente delle caserme o per sfortunate circostanze, abbiamo avuto
l'opportunità di leggere sul "Corriere di Caserta" a quali livelli
possano spingersi la viltà, la corruzione, l'infamia delle persone che,
investite dall'autorità, giocano e lucrano sulle vite degli esseri umani. In
data 16 marzo il quotidiano locale diffonde in migliaia di copie, su tutto il
territorio casertano, la notizia di un sanguinoso pestaggio mai avvenuto dentro
il carcere del quale sarebbe rimasto vittima "un giovane ufficiale",
un tenente, ricoverato d'urgenza all'ospedale di Capua e addirittura, in un
secondo tempo, operato. Non credevamo ai nostri occhi.
Noi tutti, che quel
giorno abbiamo assistito ad una scaramuccia verbale nata dalla provocazione di
due forze dell'ordine detenute, dove non è volato un colpo ma solo tante
offese, testimonianti la diversa natura delle componenti incarcerate qua
dentro, disertori e guardie, abbiamo letto del pestaggio a un ufficiale. Egli
era intervenuto a calmare gli animi e nessuno l'ha toccato, poichè si faceva
scudo con decine di giovani caporali di leva. L'iniziale stupore per la
menzogna si è trasmormato in rabbia, la rabbia in ragionamento: costui, com'è
d'abitudine fra coloro che "difendono l'ordine", vuole scroccare
pensioni, invalidità, vitalizi, in una parola, soldi sonanti a spese dei malcapitati
detenuti e ingannando la società tutta, in combutta con gli altri autorevoli
personaggi la cui testimonianza vale più di quella dei normali cittadini, i
medici, i giornalisti, i tutori dell'ordine.
Impugnare la legge per
noi sarebbe una beffa e un pericoloso controsenso, verremmo minacciati,
rischiando di aggravare la nostra già delicata situazione. La legge è in mano
ai più forti. Ma zitti non ci possiamo stare, tutti devono sapere, tutti devono
cautelarsi contro questi sciacalli che rovinano la vita alla gente per pochi
spiccioli, primi fra tutti i mai abbastanza vituperati giornalisti, mercanti di
menzogne. Quattro di noi rischiano anni e anni di prigione per questa
pagliacciata.
Grazie
dell'attenzione.
"Ci avete tolto
la libertà ma ci è rimasta la dignità"
Alcuni detenuti del
carcere militare di S.Maria Capua Vetere