«Manifestazione finita, è andato tutto bene».

2 dicembre 2002.

Massimo Poletto e Lodovico Numa


Torino.Un corteo colorato, scanzonato con le orchestrine e i
fiati.Amplificazioni montate sui furgoni,ritmi martellanti sparati dagli
impianti.Ventimila persone,forse qualcuno in piu',hanno sfilato ieri da
piazza Adriano, per l'occasione ribattezzata P.zza "Sabotino",per la
colorazione giallo shocking dei CPT.
Sono arrivati da tutta italia con manifesti ,striscioni,nastro carta,secchi
di vernice e pennelli.Tutti pronti a chiedere pace,giustizia,liberta' e la
ripitturazione dei lager di Stato:
"Basta con la tristezza!Il CPT di Torino perdera' finalmente il suo aspetto
grigio e tetro.Da alcuni giorni infatti,imbianchini del movimento in tuta
bianca,sono in trattativa con le istituzioni,i vigili urbani,per avere il
permesso di dipingere di un bel giallo shocking i muri del CPT."
Il leader degli imbianchini torinesi ha dichiarato:"Quando tutto il
complesso sara' rinfrescato,il cpt acquistera' un volto piu' dignitoso,meno
pesante e angoscioso del passato:il giallo shocking ci allarga il cuore!"

Ancora la voce(the voice) dei disobbedienti-senza-voce torinesi ha aggiunto
ai microfoni di Telediversi piemonte:"Abbiamo rispettato le previsioni.Il
piano aziendale procede secondo le nostre aspettative.Ma cio' che ci fa piu'
piacere e' vedere tanta gente che non gravita in nessun gruppo della nostra
multinazionale."
Mamme col passeggino,un pensionato con una stampella (vittima dei famigerati
black bloc ndr):"mi hanno tolto da non molto il gesso...".

“Per noi l'obiettivo e' raggiunto” dicono i leader di ogni latitudine politica.. Solo
in via Monginevro qualche negoziante ha ceduto alla paura. Ma, in realtà,
non c'è nulla da temere. Non c'è un solo dimostrante in disposizione
conflittuale . Non ce n'è uno con l'elmetto al seguito, o con le bandierine
fatte con gli stuzzicadenti cinesi. Non vola un solo uovo sodo contro le
banche e le agenzie interinali, da sempre obiettivi dei no global.

Lungo il percorso, i soliti ignoti, nella notte, aveva abbozzato scritte
contro «disobbedienti»(trasgressiva &style rebel corporation) e «tute
bianche», contro il Tsf e Luca Casarini, che oggi sfila con i colleghi
torinesi.
E' il sintomo di una tensione latente che riesplode improvvisa e inattesa
davanti ai cancelli del Cpt.E' un attimo. Polizia e carabinieri sono
schierati lungo la cinta.Quando la testa del corteo arriva in quello slargo
che c'è all'incrocio con via Monginevro, una ventina di squatter sprovvisti
di regolare permesso di soggiorno, vicini all'Asilo ed al Barocchio, si
calano i passamontagna sul viso e si rifiutano di mostrare i biglietti per
l'ingresso al cpt, innalzano uno striscione e tentano di infrangere l'
atmosfera di festa.

Cercano, forse, la provocazione con la polizia del Torino social forum. La
reazione del corteo è istantanea.
Un gruppo del Tsf li fronteggia,sbanda per un attimo, poi li costringe ad
indietreggiare. Ne fa le spese un capo del centro sociale Gabrio, Marco
Prina, urtato  da uno squatter. Ruzzola, ma intorno a lui ci sono altri
ragazzi che fanno gomena.
Dopo, ne nasce un dibattimento, a momenti privo di dolcezza sulle
motivazioni di chi ha cercato lo scontro di piazza e di chi, da sempre, ha
scelto la strada del colloquio e della conversazione.. Strilli  e messa
all'erta, ma tutto rientra quasi in un crocchio. Gli squatter attaccano uno
striscione: «Le carceri si distruggono, non si colorano». Lo fanno mentre i
no global dipingono le pareti esterne del Cpt di un luminoso giallo
shocking.


E' tutto portato a compimento. Polizia, finanza ,carabinieri,vigili urbani
chiacchierano in modo cordiale con i manifestanti. Le porte del centro(ormai
vuoto) si spalancano tre volte per accogliere le delegazioni di
parlamentari(tra cui ex fautori di quella mostruosita' che sono i cpt) ed
esponenti di associazioni torinesi. Alle 20 il questore vicario, Antonio De
Santis, sale in macchina e chiama, disteso, la centrale:
«Manifestazione finita, è andato tutto bene».
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Da Riza Psicosomatica del 1 dicembre 2002

La organizzazione pubblicitaria  mercifica ogni evento,mette sullo stesso
piano realta' inconmensurabili,riducendo tutto al suo linguaggio.L'individuo
vorrebbe ,magari scegliere e pensare liberamente,ma e' invece condizionato
dai valori predeterminati dalla stessa organizzazione pubblicitaria.Egli
crederebbe ,quantomeno,di star parlando e riflettendo intorno ad eventi
reali-e non si accorge invece di star parlando e riflettendo di meri
simulacri,e immagini di eventi.

Destinata a comunicare ed avvicinare i soggetti a dei contenuti in realta'
l'organizzazione pubblicitaria degli eventi finisce col ridurre tutto a mero
segno,avvolgendo l'individuo in spessa coltre di segni/messaggi che nulla
hanno a che spartire con il "fatto"effettivo.
Il processo estetico di riduzione degli eventi,impiegato per amore della
diffusione della verita' politica,rovina quel che con esso si voleva
raggiungere.I personaggi sulla scena si riducono palesemente  ad agenti di
processie funzioni sociali senza averne consapevolezza nell'empiria del
quotidiano.
Tutto cio',com'e chiaro,e' funzionale non all'interesse dei soggetti,bensi'
a quelli del sistema socio-economico.Il vero fine dell'organizzazione
pubblicitaria degli eventi e' la fabbricazione del consenso alle istituzioni
sociali.

La organizzazione mass-mediatica degli eventi tende a trasmettere
un'immagine del mondo"nonostantetuttoaccettabile" ..Con incloncudenti
categorie che si risolvono in uno scipito vitalismo,il mondo viene dipinto
in bianco e nero e imbandito per il dominio...Come le vecchie che piangono
ai matrimoni di gente che non conoscono,l'evento mediatico e' per tutti
l'eterno matrimonio di gente ignota.
Ha anche una funzione disciplinatrice.Si presenta come irresistibile,e in un
certo senso l'unico comportamento che permette e' quello della
complicita': non tollera gli "inconsolabili."

Da molti punti di vista l'evento mediatico-di consumo-anticipa' gia' le
grida di vittoria che seguono non si sa quali gesta non ancora compiute,e
con esse l'applauso.
Si pensi ai titoli di certi appelli di movimento schiacciatamente
strumentali,che cosi' spesso sembrano ciarlatanescamente annunciare:ora fate
attenzione,quello che andrete a fare e' grandioso,raggiante,variopinto come
noi(disobbedienti ndr);siate grati,applaudite,partecipate e non fate gli
spaccapalle.
Questi titoli in genere sono lo schema dell'evento mediatico di consumo
anche quando poi mancano affatto le prestazioni su cui si levano le grida di
trionfo.

Questa politica a colpi di media fa la pubblicita' a se stessa,la sua
funzione si scambia con la reclame.
La "politica impegnata" vuol portare a diffondere un comportamento:i
"disobbedienti e affini",per esempio il comportamento della decisione come
possibilita' di esistenza, contrapposto alla "neutralita'" chi sta solo a
guardare.Cosi' la categoria di "Decisione",elaborata per la prima volta da
Kirkegaard,raccoglie nei Disobbedienti l'eredita' del cristiano”Chi non e'
con me e' contro di me”,senza pero' il suo concreto contenuto teologico.Di
questo e' rimasto solo l'astratta autorita' di una scelta imposta.Cosi'
l'impegno politico, presunto tale ,scade nell'eco della speculazione
tedesca.Per cui l'azione politica,la creazione di eventi,diventa solo
manifestazione del soggetto degli appelli,della sua decisione o non
decisione....

La regresione mediatica del senso della  politica e' imposta dalla
regressione della societa stessa? Oggi dovremmo chiederci:che senso ha
vivere ,quando ci sono uomini che ti percuotono fino a spezzarti le
ossa?Rendendo,sia pure con durezza e inesorabilita',la muostrosita' dei cpt
in "immagini",in video,non cisembra di ferire il pudore delle vittime?
Le si strumentalizza per fare ...eventi mediapolitici...manifestare se'
stessi..e le si butta in pasto ha questo mondo che le ha uccise...La
cosiddetta rappresentazione "mediatico-spettacolare"del crudo dolore fisico
di chi e' stato bastonato a sangue col colcio di un fucile,rinchiuso in un
lager contiene,per quanto lontanamente ,il potenziale di spremere
piacere.Trasfigurazione,e stilizzazione estetica :
Si scivola nell'abisso del proprio opposto.

Nella Mediapolitica anche il genocidio diventa un bene culturalpolitico e
quindi diventa piu' facile continuare insieme il gioco della civilta' che lo
ha prodotto.


Che in generale tutto proceda,che il sistema anche nella sua ultima
fase,continui a riprodurre la vita di quellli in cui consiste,invece di
eliminarli subito,gli viene accreditato a merito e significato...