Ecco cosa può succedere quando si vive quotidianamente il
carcere. Gli uomini
cambiano, e non solo da una parte. Quelli che sono dietro le sbarre sono
infatti vittime della prepotenza e della vigliaccheria degli sporchi
carcerieri, ed accumulano un odio che vorrebbe esplodere liberamente, ma che
viene puntualmente incanalato e sfogato in altri modi (autolesionismo,
violenza verso gli altri detenuti, rincoglionimento davanti la tv.). Ma anche
chi sta dall'altra parte delle sbarre, a furia di inchinarsi ai padroni e di
abbaiare contro i loro nemici, cambia. Non è più un uomo, diventa una
macchina. E quando le macchine le si affatica troppo, quando le si spreme
fino all'osso, fondono.
E' proprio quello che è successo nel carcere di Fossano, dove un secondino ha
ucciso una sua collega impugnando ben due pistole e sparando più di venti
colpi, tra l'altro quasi tutti andati a segno (quanto son ben addestrati!).
Il protagonista è un agente di custodia di 37 anni che ha iniziato a sparare
contro una sua collega dopo una breve lite scoppiata fra i due, probabilmente
per motivi di gelosia (sono addirittura programmati per amare!). Ma la
redenzione non si è fatta attendere, da bravo cittadino sottomesso alla
legge, dopo il suo "tilt" ha prontamente chiamato i carabinieri che
senz'altro provvederanno a "riparare il guasto".
18 Febbraio 2003, Francia: Ha dichiarato il ministero della giustizia
francese che durante la serata alcuni
prigionieri in rivolta hanno preso
il controllo di parte di un carcere situato nell'est della Francia,
danneggiando le attrezzature e costringendo la polizia ad isolare la prigione.
Il
ministero non ha parlato di eventuali pestaggi avvenuti durante la rivolta
che ha coinvolto circa 50 prigionieri del carcere Clairvaux nella regione
di Aube. Dice che 46 prigionieri sono stati isolati nel blocco A del carcere
e "che questi sono stati abbastanza liberi di muoversi al suo
interno".
Nessuno dei 156 prigionieri dell'istituto, che contiene solamente detenuti a
lunga condanna, è scappato, ha detto il ministero. Ha detto che la rivolta
è scoppiata quando i prigionieri, che stavano apparentemente protestando
contro alcuni provvedimenti disciplinari imposti ad un detenuto, hanno
rifiutato
di rientrare nelle loro celle. I rivoltosi "hanno sfasciato tutto",
comprese
le porte di sicurezza, le telecamere di sorveglianza, le attrezzature
elettroniche e le serrature delle celle, ha dichiarato una
guardia
rappresentante del sindacato nella prigione. Ha anche detto che le guardie
della prigione sono state allontanate.
5
Febbraio, Spagna: La repressione aumenta nei Paesi Baschi. La polizia ha
arrestato sette noti membri di Askatasuna (Askatasuna è un'organizzazione
che supporta i prigionieri politici baschi; è stata creata diversi anni fa,
quando l'organizzazione che prima di lei si occupava di questo lavoro -
Gestoras Pro Amnestia - è stata proibita). Cinque di queste persone sono
state incarcerate. Le autorità spagnole dicono di avere, grazie a questi
arresti, smantellato l'organizzazione che controlla l'ETA all'interno
delle carceri e cerca nuovi militanti disposti ad unirsi all'ETA. Sin dal 1998
oltre 30 persone che si occupavano del supporto dei prigionieri sono stati
incarcerati con simili accuse.
BEGLIO: IL KILLER DI PYM FORTUYN CONDANNATO A 18 ANNI
BRUXELLES - L'assassino reo confesso di Pym Fortuyn, Volkert Van der Graaf, è
stato condannato a 18 anni di prigione. Il procuratore aveva chiesto una
condanna a vita. Van der Graaf, noto per essere un sostenitore della causa
animalista, aveva confessato di avere ucciso Fortuyn per difendere la causa
dei gruppi sociali più deboli. Contro il leader emergente della politica
olandese, nel maggio dello scorso anno, a pochi giorni dalle elezioni
politiche, der Graaf aveva sparato cinque colpi di pistola, firmando così il
primo assassinio politico degli ultimi tre secoli in Olanda.
(AGE)
FRANCIA:
SPETTACOLARE FUGA IN ELICOTTERO DI TRE DETENUTI
PARIGI - Tre detenuti, tra i quali due pericolosi narco-trafficanti, sono
riusciti a fuggire in pieno giorno a bordo di un elicottere dal carcere di
Luynes, nel sud del Francia. Il penitenziario era attrezzato con una rete di
protezione proprio per evitare questo tipo di evasioni. Ma un uomo si e'
calato con un cavo dall'elicottere e ha tagliato la rete, consentendo cosi'
ai detenuti di salire sull'elicottero, che e' poi atterrato vicino a Aix en
Provence, dove c'era un auto in attesa dei fuggiaschi. L'elicottero, della
ditta Eurocopter, era stato sequestrato da complici dei detenuti che, sotto
la minaccia delle armi, hanno costretto il pilota a dirigersi verso il
carcere. Il pilota e' poi rientrato sano e salvo alla base. Non c'e' stato
alcuno scontro a fuoco, riferisce il sindaco della guardie giurate. La fuga
e' solo l'ultimo episodio di una serie: dallo stesso carcere l'anno scorso
erqa evaso un altro detenuto, sempre con un elicottero e il mese scorso un
commando mafioso aveva utilizzato eslosivo al plastico e un lanciarazzi per
aprire la strada alla fuga di un noto criminale. Il ministro della giustizia,
Dominique Perben, aveva cercato di contrastare il fenomeno ordinando
minuziose perquisizioni nelle carceri e un piu' veloce avvicendamento dei
criminili piu' pericolosi nei penitenziari del Paese, ma questo evidentamente
non ha impedito la spettacolare evasione di oggi.
(AGI)
GUATEMALA: RIVOLTA IN CARCERE, ALMENO 2 MORTI E 20 FERITI
CITTA' DEL GUATEMALA - Almeno due morti e 20 feriti: questo il bilancio acora
provvisorio di una rivolta nel carcere di Pavoncita, circa 25 chilometri a
sudest della capitale del Guatemala, riferiscono le radio locali. Le vittime
sono un agente delle forze speciali e un detenuto, mentre tra i feriti ci
sono anche alcune guardie carcerarie: le autorita' assicurano pero' che la
situazione e' sotto controllo.
Il ministro dell'interno Jose' Adolfo Reyes ha riferito che gli incidenti
sono scoppiati quando le forze di sicurezza sono arrivate nel carcere, con un
mandato del giudice, per condurre una indagine all'interno del centro di
detenzione, dove sono detenute 1.600 persone in attesa di giudizio.
L'indagine e' collegata alla rivolta scoppiata il 23 e 24 dicembre nello
stesso carcere e costata 14 morti. Mentre sara' in corso l'inchiesta, i
detenuti verranno trasferiti in altro penitenziario.
(AGI)
Compagne e compagni!
Ieri sono stati liberati i fratelli Miguel e Gerardo Jiménez.
Dopo tre anni e mezzo di carcere sono di nuovo liberi.
Non abbiamo molte informazioni sulla loro scarcerazione, solo sappiamo
che è stata concessa dalla corte suprema. Gli altri due compagni
Alexis e Alexander sono ancora detenuti presso il carcere del Com.Car*
I penitenziari non sono campi di riabilitazione, ma campi di
concentramento!
Abbasso le mura delle prigioni!!
Individualità anarchiche
Uruguay, 9 aprile
* I 4 compagni libertari uruguaiani furono arrestati in seguito ad una
montatura giudiziaria, che li voleva partecipi di azioni d'esproprio ed
altro. In verità dava molto fastidio il loro lavoro di quartiere,
assieme ai più umili. Durante la detenzione, durissima, si è
verificata la sommossa del carcere in cui si trovavano, con la completa
distruzione del penitenziario. I compagni hanno subìto per questo un
ulteriore aggravamento delle loro condizioni detentive.
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Resa
nota la perzia del medico legale che ha eseguito l'autopsia
Due prigionieri afghani morti a Guantanamo
Potrebbero essere stati uccisi: decesso causato da «un trauma da corpo
contundente».
LONDRA - Due afghani, che erano rinchiusi nella prigione allestita dagli Usa
nella base militare di Guantanamo, potrebbero essere stati uccisi: è quanto
sostiene la perizia del medico legale che ha esguito l'autopsiasui cadaveri,
stabilendo che la morte, avvenuta a dicembre, è stata provocata da un
«trauma da corpo contundente». I due prigionieri erano rinchiusi da una
settimana nel centro di detenzione, dove da più di un anno sono segregati
ex-talebani e uomini di al Qaeda.
IL PORTAVOCE USA: «VERDETTO NON DEFINITIVO»
Secondo un portavoce Usa, interpellato dalla Bbc News Online, il verdetto
del medico non è ancora definitivo e l'indagine sarà completata a fine mese.
Le organizzazioni umanitarie hanno più volte denunciato le condizioni di
vita dei prigionieri di Guantanamo, che sarebbero privi dei più basilari
diritti umani; ma Washington ha sempre replicato all'accusa che i detenuti
vengono torturati, sostenendo che è «ridicola». Ma il Washington Post, nello
scorso dicembre, aveva pubblicato un'inchiesta nella quale si metteva
nuovamente sotto accusa il trattamento riservato ai prigionieri.
corriere della sera
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Summit UE ad Atene
Il 16 aprile, si è svolto ad Atene un summit dell'UE, per firmare
il trattato che prevede l'ingresso di altri 10 paesi nell'unione.
Agghiaccianti le misure di sicurezza messe in atto dal governo: circa
12500 poliziotti hanno trasformato la città in una fortezza, sbarrando
completamente l'accesso all'estesa zona rossa che era stata istituita
intorno alla sede dell'incontro.
Nonostante i divieti, circa 10.000 persone hanno sfilato in corteo. Un
gruppo di anarchici si è scontrato con le forze dell'ordine, lanciando
molotov, pietre, e attaccando delle banche, e ricevendo in cambio
lacrimogeni e manganellate. Un altro gruppo ha tentato di forzare il
cordone di polizia, facendo uso di uova e vernice, ma è stato respinto
con un uso massiccio di agenti chimici (sia spray che lacrimogeni). Allo
spezzone del GSF è stato invece permesso di entrare nella zona rossa,
ma ha dovuto fare marcia indietro poco dopo essersi trovato di fronte ad
un ancora più ingente schieramento di guardie.
Alla fine della giornata gli arresti sono stati più di 100: 20 persone
sono state rilasciate nella notte, e delle altre 4 sono accusate di
danneggiamento, mentre circa 80 hanno accuse meno gravi, e sono state
quindi rimesse in libertà fino alla data del processo. Ingente anche
la quantità di agenti in borghese mescolati ai manifestanti; alcuni
però sono stati scoperti, picchiati e cacciati.
Iniziative di solidarietà si sono svolte anche a Thessaloniki
Indymedia
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".Abbiate
pazienza, ma per me il carcere deve essere un carcere e i detenuti
devono saper fare il loro mestiere. Io non faccio il direttore del Jolly
Hotel, ma dirigo un luogo di condanna per efferati delitti, non so se mi
spiego [.] non venite a parlarmi di trattamenti risocializzanti perché sono
boiate. Ho fatto questo lavoro un po' per curiosità e un po' perché volevo
servire lo Stato nella lotta al crimine. Ho sempre voluto lavorare in carcere.
[.]
Mi sento più sola oggi, qui a Sulmona, in mezzo a queste montagne dove il
vento soffia sempre, l'aria è gelida e i detenuti sanno solo lamentarsi e
scrivere alle procure. La mia unica compagnia sono i miei cani, Leon e Luna.
Io mi identifico spesso con gli uomini; quando cammino, dicono, incuto
timore, fumo Super senza filtro, metto la mimetica militare. Ho 41 anni, sono
sempre stata così, e morirò così, e non chiamatemi direttrice che mi manda su
tutte le furie, io sono il direttore e basta."
Questa è solo una parte di un'intervista fatta ad Armida Miserere, direttrice
(o meglio, direttore e basta!) del carcere di massima sicurezza di Sulmona
(Aq), la donna che il 19 aprile scorso si è tolta la vita sparandosi nella
sua abitazione (annessa al carcere).
Ecco cosa riportavano alcuni quotidiani il giorno della sua morte:
Claudio Lattanzio - Il Centro
SULMONA. Era una "donna di ferro", ma si è arresa a un dolore privato
che durava da 13 anni, da quando il suo uomo venne ucciso in un agguato
a Milano. Nella notte di venerdì, Armida Miserere, direttrice del
carcere di Sulmona, si è uccisa nel suo alloggio con un colpo di
pistola alla testa sparato con la pistola d'ordinanza. A vegliarla per
tutta la notte, sul letto, l'amico più fedele: il cane Leon.
La Repubblica
La donna è stata trovata morta nella sua abitazione,
annessa all'istituto di pena. Sgomento il personale
Sulmona, direttrice del carcere
suicida con un colpo di pistola
In una lettera d'addio si parla di coloro che le hanno "rovinato
la vita": forse un riferimento agli assassini del compagno
SULMONA - La direttrice del supercarcere di Sulmona, Armida Miserere, si è
uccisa sparandosi un colpo di pistola alla testa. Il fatto è avvenuto
stamattina, nell'abitazione annessa al carcere in cui la donna viveva. Il
corpo è stato trovato, subito dopo mezzogiorno, da un attendente che,
preoccupato per non averla vista in ufficio e non ricevendo risposta, aveva
aperto l'abitazione con la seconda chiave in suo possesso. La donna era a
letto, in pigiama, la testa reclinata e una pistola calibro 9.21 in mano.
Accanto a lei, il suo pastore tedesco, che pur in presenza dei soccorritori
ha rifiutato di scendere dal letto. Le due famiglie che vivono nella stessa
palazzina hanno detto di non avere udito nulla.
Sgomento fra il personale dell'istituto di pena. Armida Miserere era nota per
la grande forza d'animo: nel corso della sua carriera, era stata più volte
inviata dal ministero della Giustizia a risolvere situazioni particolari in
istituti di pena "difficili", tra cui i penitenziari dell'Ucciardone,
di San
Vittore, Spoleto, Ascoli Piceno, nonchè nel carcere di Torino Le Vallette,
dopo la rocambolesca fuga dell'ergastolano Vincenzo Curcio. Proprio il suo
carattere deciso e i suoi incarichi di responsabilità le erano valsi il
soprannome di "colonnello".
Lei stessa si definiva "una dura, che non dirige certo un grand
hotel". In
un'intervista a "Io Donna" del novembre 1997 aveva bollato come
"boiate" i
trattamenti risocializzanti: "A San Vittore - aveva sostenuto - ci sono
entrata con la testa della criminologa. Ho visto una massa indistinta di
gente, ma non riuscivo a capire quali fossero i detenuti e quali le guardie.
Per me il carcere deve essere un carcere e i detenuti devono saper fare il
loro mestiere". Ricordando il suo arrivo all'Ucciardone aveva riferito
di "non avere mai avuto paura", nonostante qualche minaccia. "Mi
sento più
sola oggi, qui a Sulmona - raccontava, commentando l'ultimo incarico - l'aria
è gelida e i detenuti sanno solo lamentarsi e scrivere alle procure. La mia
unica compagnia sono i miei cani, Leon e Luna".
Sul piano della vita privata, però, c'è da aggiungere un elemento importante:
alcuni anni fa il suo compagno, Umberto, conosciuto quando era educatore ad
Opera, fu ucciso in un agguato. Autore dell'omicidio, un detenuto
dell'Ucciardone, al quale era stato concesso un permesso premio dalla stessa
Miserere, all'epoca direttrice di quel penitenziario.
Tornando all'episodio di oggi, dopo la scoperta del suicidio, nel carcere è
arrivato per un sopralluogo il sostituto procuratore Aura Scarsella.
Miserere, giunta nel carcere di Sulmona circa sette anni fa, prima di morire
ha scritto una lettera trovata dai soccorritori nell'abitazione. In questa
missiva, la donna attribuirebbe la responsabilità della sua decisione a
quelli che le hanno "rovinato la vita". Non ci sarebbe nessun
riferimento più
chiaro: ma potrebbe trattarsi deagli assassini del suo uomo.
Il Nuovo
L'AQUILA - Si è suicidata qusta mattina, sparandosi un colpo di pistola alla
testa. E' morta così Armida Miserere, la direttrice del supercarcere di
Sulmona. Aveva 46 anni, e nell'ambiente era conosciuta come una vera e
propria dura. Lei non lo nascondeva: in un'intervista al settimanale "Io
Donna" del 1997 aveva scioccato l'intero settore carcerario affermando che
"i trattamenti risocializzanti sono boiate", e deridendo i
"buonismi" del
mestiere: "Per me il carcere deve essere un carcere - diceva - e i
detenuti
devono saper fare il loro mestiere. Io non faccio il direttore del Jolly
Hotel, ma dirigo un luogo di condanna per efferati delitti, non so se mi
spiego".
Di fatto, sembra che si spiegasse sempre bene e in maniera fin troppo
chiara. Per lo Stato aveva svolto i compiti più duri, sempre alla guida di
istituti di pena. Era stata a Parma ("ho girato le mura per prendere
possesso del territorio come i cani" dirà) poi a Voghera, dove erano
detenute le terroriste cosiddette "irriducibili". Poi Pianosa, tra i
boss
mafiosi, e all'Ucciardone. Infine Sulmona. Il suo compagno, un educatore del
carcere di Opera, vicino Milano, è stato barbaramente assassinato.
Lei ne aveva sofferto, ma non aveva mai rinunciato alla propria fama di
"dura". "Mi identifico spesso con gli uomini - diceva - quando
cammino
incuto timore, fumo Super senza filtro, metto la mimetica militare".
A tutti spiegava: "Non chiamatemi direttrice, sono il direttore e
basta".
Dalle carceri che dirigeva, spesso venivano spedite lettere di protesta,
sulle condizioni di vita nelle celle.
Denunce di torture, di pressioni psicologiche, di vessazioni. Lei le aveva
attraversate senza registrare macchie sulla propria reputazione. "Qualche
minaccia c'è stata - aveva confidato a Io Donna - ma non ho mai avuto
paura". Quando tra Usa e Europa cominciarono a girare le false lettere
all'antrace, qualche anno fa, ne ricevette una anche lei, che si rivelò poi
finta.
Oggi, un colpo di pistola alla testa ha segnato la parola fine per la sua
esistenza. "Gli unici detenuti simpatici che ho incontrato - aveva detto -
sono quelli con le palle, che hanno scelto di fare i criminali e accettano
di pagare".
E', probabilmente, la stessa morale che ha messo in pratica lei, decidendo
di farla finita con la vita. I motivi concreti, sono ancora oscuri. Gli
inquirenti stanno indagando su cosa possa averla spinta a questo gesto. Lei
però, nella sua vita da dura, aveva dimostrato più volte di non aver paura
della morte. "Sono figlia di un militare della Marina, ho passato tutta la
vita a ubbidire e comandare".