Numero zero                                                                                                              gennaio 2003

cattive notizie

Informazioni     e    opinioni     diffuse     dal    Forum    Sociale    di    Carpi

 


SCUSATE IL DISTURBO         A cura della redazione del Forum Sociale di Carpi


Come ogni numero zero che si rispetti sono doverose le presentazioni. Dunque, noi non ci sentiamo né più bravi né più giusti di nessuno, semplicemente non condividiamo molte cose che avvengono nel nostro paese e nel mondo. Una di queste cose (non è la prima e non è, forse, la più grave) è la mancanza di indipendenza dei principali mezzi di informazione di massa del nostro paese. Certo non mancano lodevoli eccezioni, anche a livello locale, ma sentiamo il bisogno di ragionare su come poterci sottrarre alla sistematica manipolazione mediatica cui veniamo sottoposti; e tentiamo di uscirne partendo prima di tutto da noi stessi, ovvero da ciò che vogliamo dire di persona alle persone che ci stanno intorno.

Nel rapporto sul FSE potete avere un esempio di quanto appena asserito. Molti di coloro che hanno seguito da lontano gli eventi del Forum Sociale Europeo che si è svolto a Firenze tra il 6 e il 9 novembre 2002 hanno riportato l’impressione che non sia successo niente.“Meno male...”, “poteva accadere di tutto...”.

In realtà al FSE è accaduto di tutto, ma ciò non importa alla quasi totalità dei mass media del nostro paese. Nonostante l’evidenza della montatura, i giornali che hanno parlato di Firenze lo hanno fatto quasi esclusivamente per creare un clima artificioso di paura e tensione. Ed anche dopo che nulla di ciò che ci si aspettava è successo, il principale motivo per parlare del FSE è stato l’ordine pubblico.

Come se tutti quelli che si sono affrettati a dare belle pagelle al movimento avessero qualche titolo per farlo: le cosiddette forze dell’ordine, il governo che ha organizzato il G8 di Genova, i partiti di opposizione (al governo durante Bologna No-Ocse e Napoli Global Forum).

Nell’articolo sul CPT e la Legge Bossi-Fini (tanto per capire da che parte stiamo) si parla di un fulgido esempio di come un governo di centro-sinistra può risultare tanto sgradevole quanto un governo di destra. Fingendo goffamente di non capire il reale significato dei nuovi Campi di Concentramento per Stranieri (chiamiamoli col loro nome una volta tanto!), Modena ha insistito per essere una delle città all’avanguardia nella rimozione dei principi fondamentali scritti nella Costituzione Italiana.

Non siamo proprio aggiornatissimi sulle tendenze di moda. Figuratevi che nell’ultima pagina di questo notiziario si parla anche di pace!

Ebbene sì, siamo convinti che se il nostro paese può permettersi di muovere guerra ad un altro paese, contrariamente a quanto stabilito nella Costituzione, contrariamente al parere dei propri cittadini (ve lo immaginate l’esito di un referendum su questa cosa?), indipendentemente dalle fazioni politiche che occupano il governo, vuol dire che qualcosa di grave non funziona nella nostra democrazia.

E la guerra è soltanto il più grave dei problemi che ci poniamo, ma potremmo ragionare di diritti civili, di diritti dei lavoratori, di ambiente e arriveremmo alle stesse conclusioni.

Molti di coloro che ci leggeranno considereranno velleitario questo tentativo e forse lo è. Il migliore aiuto che potete darci è quello di farci sapere cosa ne pensate.


RAPPORTO DAL FSE              

(Forum Sociale Europeo) Estratto da una E-mail di Valda (Donne in Nero) al Reggio Emilia Social Forum

Sono stata a Firenze giovedì 8 e venerdì 9 novembre 2002.

Il clima era incredibile: tanta gente, davvero una “moltitudine”, di giovani e adulti, uomini e donne, ragazzi e ragazze. Tutte le età, tanti paesi e lingue e culture, una voglia comune e contagiosa di sapere, approfondire, confrontarsi, discutere. Migliaia di persone a seguire conferenze, seminari, gruppi di lavoro, seduti per terra o in piedi stipati come sardine. Migliaia di persone in fila pazienti per avere la cuffia della traduzione simultanea, documenti, materiali, riviste, libri, ciclostilati, mostre sui temi più diversi. Con un comune messaggio: questo mondo non è più sostenibile, un altro mondo è possibile, e siamo in tanti e tante (davvero tanti e tante) a camminare insieme per ricercarlo e costruirlo.

Ho seguito alcune conferenze e seminari su cui ho tentato di fare un piccolo report. Sono semplicemente gli appunti che ho preso su un quaderno, riportati così come sono, nemmeno risistemati, un po’ perché non ne ho avuto il tempo e un po’ perché queste sono le cose che ho ascoltato e scritto di getto mentre le ascoltavo, e non mi andava di “rimaneggiarle”, magari per renderle più “scorrevoli” [...].


VENERDI’ 9 NOVEMBRE

L’EUROPA NON E’ UNA MERCE. NUOVI DIRITTI / NUOVO MODELLO SOCIALE

Temi trattati:

Il patto di Maastricht ha comportato un processo europeo di privatizzazione dei servizi pubblici (scuola e sanità innanzitutto), un attacco al welfare che ha già in calendario una ulteriore tappa nel prossimo vertice di Copenaghen che affronterà l’attacco al sistema pensionistico e al sindacato in tutta Europa.

Il bilancio è disastroso:

Alcuni esempi:

-  ferrovie britanniche .....

-  poste svedesi....

-  elettricità.....

-  telecomunicazioni......

-  pensioni: .........

La liberalizzazione avviata da 15 anni a questa parte è stata ed è fallimentare sul piano sociale ed economico, ma si continua a proporla senza un bilancio serio delle ricadute e dei risultati.

I diritti dell’uomo sanciti nella dichiarazione universale (casa, salute, istruzione…) sono violati dai processi di privatizzazione

Il “diritto alla concorrenza”, fondato sulla liberalizzazione e privatizzazione dei servizi, è il solo diritto effettivamente operativo a livello europeo: gli altri diritti sociali esistono solo sulla carta, dichiarazioni di intenti senza ricadute operative[...].

Nessun diritto universale costituzionale in Europa sovrasta il “diritto alla concorrenza”, secondo le sentenze della Corte di Giustizia.

Noi ci battiamo perché gli interessi generali, i diritti economici e sociali dei cittadini siano superiori al “diritto alla concorrenza”; è necessario su questo un fronte di mobilitazione e di lotta comune a livello europeo; la competitività non è un valore in sé: può essere strumento per migliorare la qualità dei servizi, può essere una guerra sociale [...].

La prossima grande privatizzazione sarà quella dei fondi pensione, motivata con il deficit pubblico e l’invecchiamento della popolazione che renderebbero insostenibile il sistema previdenziale pubblico. In realtà non c’è crisi della previdenza pubblica che, anzi, è in saldo positivo. Il problema è che i fondi della previdenza sono usati dai governi per finanziare altri capitoli della spesa pubblica.

Con la privatizzazione dei fondi pensione si vuole usare ad altri fini un reddito sociale prodotto dai lavoratori che appartiene loro [...].

C’è un progetto politico sotteso: trasformare tutti in investitori cointeressati a chè il capitalismo funzioni, perché da questo dipenderanno le pensioni, e quindi il reddito futuro di tutti [...]

E’ invece possibile proporre forme positive e alternative di utilizzo del risparmio, ad es. finalizzandolo al mantenimento del sistema dei servizi pubblici.

Obiettivi del movimento:

Costruire un’Europa dei diritti - sanità gratuita fondata sulla prevenzione - scuola pubblica e gratuita - sistema pensionistico che assicuri dignità: si lavora per vivere, non si vive per lavorare.

Proposte di lavoro:

-  libro nero sulle privatizzazioni, anche quelle locali;

-  fronte comune europeo contro le privatizzazioni;

-  boicottaggio.

 

VENERDI’ 9 NOVEMBRE

LA TERRA NON E’ UN MAPPAMONDO. IL MOVIMENTO E LA GUERRA

Temi trattati:

La guerra è la politica del neoliberismo. Non c’è pace senza giustizia, ed è da qui che bisogna partire.

La democrazia è un processo permanente, non dato una volta per tutte. La democrazia regredisce anche in Europa e negli USA, invasi da un nuovo maccartismo.

Noi non siamo contro la globalizzazione, siamo contro la globalizzazione neoliberista perché intende sottomettere militarmente i ¾ dell’umanità ad un modello di sviluppo pensato per una minoranza.

La guerra contro l’Iraq rientra nella politica USA per il dominio in EurAsia, per il controllo delle fonti energetiche e per il controllo geopolitico verso l’Europa, la Russia e il mondo arabo [...].

La risoluzione ONU sull’Iraq sarà sufficientemente pasticciata per consentire agli USA di fare la guerra e agli altri di dire che non l’avevano autorizzata. La prima responsabilità è di noi europei che abbiamo la possibilità di fermare la guerra e l’aberrante “dottrina Bush” della National Security Strategy. Siamo solidali con il popolo iracheno, non con il regime iracheno. [...].

Il punto strategico è un’informazione democratica che oggi non è garantita: ci sono guerre e realtà intere del pianeta che sono cancellate dai media. La principale minaccia alla democrazia viene dal fatto che milioni di persone non sanno in che mondo vivono: ci nascondono il mondo che c’è e ci raccontano un mondo che non c’è [...].

Prioritario per il movimento è quindi organizzare un’informazione democratica [...].

Testimonianza di Ahmed Ben Bella, 86 anni, primo presidente dell’Algeria democratica e indipendente:

“Ho fatto la guerra contro il nazismo in Europa, e la guerra contro il colonialismo in Algeria, ed era giusto farlo, ma odio la guerra; vorrei non ci fosse nessuna ragione al mondo per fare la guerra”[...].

Testimonianza di Moustapha Barghouti, del PNGO palestinese (coordinamento organizzazioni non governative):

“Israele, Turchia e Marocco sono i tre stati che hanno violato e violano il maggior numero di risoluzioni dell’ONU; la violenza è dei dominatori [...].

 

VENERDI 9 NOVEMBRE

NON VIOLENZA, DISOBBEDIENZA E CONFLITTI SOCIALI

Questioni:

-  ... stiamo camminando verso un movimento capace di stare insieme fra diversi?

-  ...nel movimento si esprimono pratiche diverse, di testimonian-za, lotta, iniziativa; chi decide come/quando/quali forme di lotta praticare?

-  quali rapporti con soggetti “forti” come ad es. il sindacato o “visibili” come ad es. i migranti?

-  guerra globale permanente, uso della forza e della violenza da parte dei governi e di gruppi terroristici.

Testimonianza di Heidi Giuliani: 

“...il solo modo di farci ascoltare è di parlare in tanti luoghi, con tanta gente, moltiplicando sedi, occasioni, iniziative...”.

Il contributo di Cremaschi:

“...la disobbedienza è un diritto/dovere quando, come oggi, l’ONU è costretta, con i ricatti USA, a votare per coprire la guerra futura: necessario costruire la più ferma, dura e non violenta disobbedienza...

Contro la guerra, contro la legge Bossi-Fini (che per la prima volta rende illegali le persone per il solo fatto di essere “clandestine” e non per specifici comportamenti o atti compiuti), contro Maastricht e i patti di stabilità europei decisi senza partecipazione e coinvolgimento democratico; in sintesi quando il potere impartisce solo ordini, la disobbedienza è un diritto e anche un dovere...

...la violenza del sistema non ci autorizza a scorciatoie di violenza in cui perderemmo noi stessi...”.

Il contributo di Alex Zanotelli:

“...ciascuno di noi è le persone che ha incontrato nella vita, sono gli incontri che ci fanno quello che siamo... [...]

L’11 settembre è stato usato dal complesso militare industriale USA per rilanciare l’economia mondiale in recessione attraverso gli armamenti e nuove guerre.

500 miliardi di dollari USA spesi in armi nel 2002; 250 miliardi di dollari spesi in Europa. La banca mondiale stima che con 13 miliardi di dollari l’anno si risolverebbe la fame nel mondo e le malattie per un intero anno; 100 miliardi di dollari sono già stati stanziati dagli USA per la guerra contro l’Iraq, mentre un miliardo e mezzo di persone vivono con meno di 1 dollaro al giorno [...].

La guerra preventiva non è contro il terrorismo ma per mantenere privilegi per il 20% dell’umanità.

E’ stato appena costruito un aeroporto tedesco a Mombasa per la prossima guerra che sarà contro la Somalia o lo Yemen. In Congo in 5 anni di guerra ci sono stati 2 milioni di morti; in Sudan 1 milione di morti, di cui nessuno ci parla, per il controllo del koltan, un minerale necessario ai nostri cellulari, ai nostri computer, ai satelliti e allo scudo spaziale.

Questo sistema uccide per guerre, per fame, per malattie, e uccide l’intero pianeta; questo modello di sviluppo non ha futuro; dobbiamo rendere tabù la guerra e la violenza” [...].

Il contributo di Luca Casarini:

“...dobbiamo aprire una discussione vera sul che fare/quali forme e pratiche efficaci di lotta praticare. Come costruire giorno per giorno la disobbedienza o la ribellione a scelte sbagliate?

Nessuno di noi ha risposte, ma dobbiamo riuscire a fermare il sistema. Loro sanno che il mondo che muore di fame si ribellerà: sta a noi, che siamo nel mondo ricco, creare dei varchi.

La rivolta di Los Angeles è implosa in una guerra fra cinesi neri e portoricani: è necessario dare un’intelligenza e un’etica alla rivolta, al conflitto.

Da Pisanu, da Bush, da Berlusconi, non accettiamo lezioni di non violenza. Discutiamo con Alex Zanotelli, non con chi bombarda. Questo mondo è inaccettabile, cerchiamo il modo di mettere il sistema in grado di non nuocere all’umanità...”


 

CON IL CPT MODENA E' MENO CIVILE

di Marco Bulgarelli

Il 25.11.2002 a Modena è stato aperto il nuovo CPT. Di cosa si tratta? Il Centro di Permanenza Temporanea è un luogo dove vengono rinchiusi gli extracomunitari quando sono sospettati di non essere in regola col loro permesso di soggiorno, ossia clandestini. E' un edificio che si trova accanto al carcere di S.Anna (lo si vede entrando a Modena per viale La Marmora, proprio dietro al distributore di benzina), e molti saranno contenti perché finalmente, pensano, è stato fatto qualcosa per ripulire le nostre strade da tutti quegli stranieri che vengono qui da noi a spacciare, a rubare, a mettere in piedi i giri della prostituzione.

Il CPT di Modena, fortemente voluto dalla giunta comunale, è costato 22 miliardi di vecchie lire e, per il suo funzionamento, i contribuenti spenderanno ogni anno 5 miliardi (2.500.000 di euro). Metà di questa somma servirà per la polizia di custodia, l'altra metà per pagare la cooperativa che si occupa dei servizi interni.

Nel CPT non andranno i delinquenti: la struttura infatti serve per trattenere, fino a 60 giorni, quegli extracomunitari per i quali si deve accertare se sono in regola. Ricordiamo che nel 2000, su 28.000 trattenuti in tutta Italia, solo 607 avevano un'identità incerta. In altre parole è destinato a detenere persone sulla base di un loro status, non per un particolare crimine compiuto, sovvertendo così uno dei principi fondamentali della Costituzione Italiana.

In attesa che si compiano i controlli e le verifiche, chi è ospite di questo o di altri CPT vive in una vera e propria prigione. Nei Centri  aperti da più tempo è capitato che per la disperazione qualcuno abbia compiuto degli atti di autolesionismo oppure si sia suicidato. E non manca il rischio di subire atti di violenza di ogni genere (come in tutte le altre strutture di detenzione).

Il 23 novembre 2002 una delegazione dei Fori sociali di Modena e Carpi ha ottenuto di poter effettuare una visita al CPT di Modena. Quell'edificio dentro sembra una via di mezzo fra un ospedale, una prigione e un manicomio. Un gruppo permanente di osservazione si è formato da allora all'interno del Social Forum di Modena (chiunque lo desideri può partecipare): il suo scopo è quello di mantenere sotto continua sorveglianza quella struttura di controllo, per impedire almeno che qualcuno degli addetti ai lavori possa compiere delle violenze sui reclusi garantito dall'impunità o dal fatto di non essere visto.

Se i CPT sono riservati a chi non è italiano, non esagera chi li definisce dei lager nel senso di luogo di concentramento.

CALENDARIO:

martedì 28 gennaio, h 21:

Assemblea aperta dei gruppi carpigiani contro la guerra, odg:

Diffusione ed adesioni all’appello, organizzazione delle iniziative locali.

Presso Coop Riparte, via Lanfranco 34 Carpi (MO).

sabato 1 febbraio, h 14,30:

Biciclata pacifista

Contro la guerra per il petrolio e le automobili, pedaliamo e portiamo in giro striscioni e bandiere della pace.

Propone: Forum Sociale di Carpi

Ritrovo: Piazza Martiri, Carpi (MO)

sabato 8 febbraio, h 14,30-20:

Presidio per la pace in Piazza

Mobilitazione contro la guerra con persone, banchetti, bandiere, e biciclette.

Propone: appello del gruppo misto contro la guerra di Carpi

Luogo: Piazza Martiri, Carpi (MO)

sabato 15 febbraio:

Manifestazione nazionale

Contro la guerra senza se e senza ma.

Propone: Forum Sociale Europeo

Luogo: Roma

Informazioni e prenotazioni dei pullman: ARCI (059.695898).

COSA SAPPIAMO DELLA GUERRA                                                      di Roberto Galantini


Sappiamo tutti di essere alle porte di una nuova guerra, come undici anni fa, come quattro anni fa, come l’anno scorso. Sappiamo anche che i motivi manifesti per fare questa nuova guerra sono un pretesto. Non occorre leggere i sondaggi, anche i bambini in Italia sanno che la guerra all’Iraq si farà per il petrolio. Potete stare tranquilli inoltre che nessuno, ma proprio nessuno, crede che il terrorismo internazionale sarà in qualche modo contrastato con i bombardamenti all’Iraq, così come non lo è stato bombardando l’Afghanistan. E se qualcuno casomai pensasse che sia pericoloso lasciare delle armi di distruzione di massa in mano ad un criminale, allora a nostro modesto avviso il primo da disarmare sarebbe George W. Bush.

C’è un’altra cosa che dovremmo sapere tutti: che la nostra costituzione ci vieta di risolvere con la guerra le controversie internazionali.

Nonostante tutto ciò, si percepisce che l’inizio di questa nuova guerra all’Iraq sia sempre più scontato, tanto che anche le minacce più spaventose (usare l’atomica!) passano nel vento in un clima di apparente indifferenza o rassegnazione.

Il problema ci riguarda. Ovviamente non pensiamo che a Bush importi molto di ciò che succede a Carpi, non è questo.

Riteniamo che ci riguardi perchè il nostro lavoro, le nostre tasse, i nostri risparmi, i nostri rappresentanti politici e i nostri soldati stanno contribuendo, in forme diverse, alcune evidenti altre oscure, a mantenere in piedi il gigantesco coacervo di interessi economici e finanziari che vogliono la guerra, indipendentemente dalle volontà dei popoli.

E’ vero che il nostro stile di vita uccide in tempo di pace tanto come in tempo di guerra, perchè c’è una relazione diretta tra le nostre tavole imbandite con prodotti provenienti da ogni dove e le politiche economiche che affamano i popoli del terzo mondo. Ciò non toglie che la prossima guerra (peraltro necessaria al mantenimento di questo sistema economico-politico globale) prepari un ennesimo assurdo massacro di civili, e provare a fermarla è un dovere per tutte le persone minimamente decenti.

A nostro avviso la partecipazione dell’Italia alla guerra dovrebbe riguardarci anche perchè non capiamo come possa essere così semplice violare la costituzione, che è la legge fondamentale dello Stato, ovvero la ragione per cui noi italiani stiamo insieme, il presupposto di tutte le altre istituzioni. Qui a Carpi dovremmo sapere con quanto sangue i nostri padri e i nostri nonni hanno pagato il diritto di scrivere l’art. 11. Per tutti questi motivi il Forum Sociale di Carpi è contrario all’entrata in guerra dell’Italia ed aderisce agli appelli alla mobilitazione locali e nazionali.


Forum Sociale di Carpi - istruzioni per l’uso


Il Forum Sociale di Carpi si ispira a ciò che avviene in molte altre città d’Italia e si propone di essere un’occasione in più per proporre, discutere o confrontare, direttamente e senza intermediari, problemi riguardanti la vita sociale e collettiva del nostro paese. Non è un nuovo partito e non intende costituirsi come un’istanza di potere conteso tra i diversi partecipanti a questi incontri. Viceversa si basa sul dialogo e sul pluralismo, ed è aperto a chiunque sia interessato al confronto costruttivo. Nelle prime assemblee del nostro cammino abbiamo definito le intenzioni comuni di coloro che si sono dichiarati interessati all’iniziativa in un documento fondativo pubblico e disponibile per chiunque lo richieda. In breve noi cerchiamo di favorire il confronto e la collaborazione tra tutti coloro che fanno opposizione al fenomeno chiamato  “globalizzazione neoliberista” e si battono per un mondo equo, solidale e democratico, senza compromettere in alcun modo l’autonomia ed indipendenza di pensiero, di religione, di pratica e di rappresentanza di ognuno. Il Forum Sociale di Carpi si riunisce periodicamente in assemblee aperte a chiunque sia interessato agli “obiettivi comuni” contenuti nel documento concordato. Ogni partecipante vi interviene come singolo, senza bisogno di appartenere ad alcun gruppo. Le iniziative  proposte, decise o discusse, in assemblea non vincolano i gruppi o le associazioni che partecipano al Forum attraverso loro iscritti, i quali decidono se appoggiare o meno tali iniziative di volta in volta.

Per informazioni o documentazione sulle prossime iniziative, siete invitati a contattare i seguenti recapiti:

www.ecn.org/Modenasf (pagina 8)         E-Mail: carpisocialforum@yahoo.it       Telefono: 059.689934