Internazionale 12
TURCHIA: EUROPA E
STATI UNITI COMPLICI!
In questi giorni La NATO ha dichiarato guerra alla Serbia, a causa della guerra che sta conducendo contro gli albanesi nel Kossovo.
In Turchia il governo e lesercito stanno conducendo una guerra contro il popolo kurdo, guerra che può essere paragonata tranquillamente a quella condotta da Milosevic contro gli albanesi. Qui sorge la domanda: come mai i "paladini della giustizia" che portano il vessillo della NATO scatenano fuoco e fiamme in Iugoslavia mentre contro la Turchia non prendono nemmeno posizione? Le superpotenze dichiaratesi democratiche trovano dei punti in comune con un governo spudoratamente fascista quale la Turchia, interessi naturalmente economici e strategico militare. Bisogna precisare che gli Stati Uniti mantengono le loro basi aeree nella parte sud-est della Turchia (che per ovvie ragioni chiamerò Kurdistan ) tristemente note per i bombardamenti sul popolo irakeno. E chiaro quindi che la lotta del popolo kurdo è un peso sullo stomaco non solo per le autorità turche ma pure per i grandi economisti europei e statunitensi che mantengono i loro sporchi affari in quelle (e altre ancora) regioni del mondo. Ocalan si trova ora nelle carceri turche, che sono tra le prigioni più terribili al mondo, chi entra in quelle prigioni potrebbe pensare di aver fatto un salto a ritroso nel tempo, circa al medio evo, oppure in una prigione nazista durante la guerra. Il pericolo più grande resta comunque quello del silenzio e dellinsabbiamento, lEuropa dimentica presto e i mass media naturalmente complici si guardano bene dal riferire informazioni sullo stato di detenzione del prigioniero, che se non altro ha avuto il "privilegio" di non essere rimasto uno dei molti ignoti vittima del potere carcerario turco. Vorrei far cadere lattenzione sul fatto che i prigionieri politici in Turchia sono ben 1500 fra turchi e kurdi !
Per chi entra in uno di questi carceri la parola diritti umani non ha più nessun significato, i prigionieri vengono barba-ramente picchiati al ritmo dellinno turco e poi rinchiusi in dieci in celle da sei metri quadri con una sola branda e metà della cella allagata! Questi sono solo alcuni esempi di quello che succede fra quelle mura, se dovessi continuare nellelenco la lista riempirebbe da sola questo giornale(e non so se basterebbe).
Ma la tortura e la repressione non si limitano al sistema carcerario, vengono applicate anche sulla popolazione che ha come grave colpa lessere kurda.
È su queste considerazioni che ci si pone la domanda del come mai le superpotenze che bombardano nel nome della difesa dei diritti umani, non muovano un dito per la que-stione kurda? La risposta è facile da intuire, lEuropa e gli Stati Uniti stringono alleanze economiche con la Turchia, tanto che si mormora che la fine di Ocalan sia stata decisa proprio in Svizzera, al forum economico tenutosi a Davos dal 28 gennaio al 3 febbraio (vedi "Il Molino" di marzo). Questa ipotesi non è del tutto campata in aria. Ancora una volta si conferma il disegno neoliberista: le ragioni economiche e quindi gli interessi di pochi valgono più della vita di migliaia di persone.
| Nelle scorse settimane alcuni rappresentanti dei kurdi residenti in Ticino
hanno consegnato al Consiglio di stato ticinese, nella persona del suo cancelliere,
avvocato Gianella, della documentazione riguardante il caso Öcalan. Lintento è
evidentemente quello di sensibilizzare il governo cantonale affiché eserciti pressione
nei confronti del Consiglio federale. I kurdi, che si sono allineati alle rivendicazioni
ovunque promosse in Europa, hanno infatti chiesto per il loro leader Abdullah Öcalan un
processo equo e lapertura di una conferenza internazionale di pace sulla questione
kurda.
La Svizzera, che pure ha interessi economici nella regione (ricordiamo a titolo di esempio il coinvolgimento della Sulzer e dellABB nella costruzione di una faraonica centrale idrica, che cancellerà diversi villaggi del Kurdistan) e che ospita diverse organizzazioni internazionali, potrebbe profilarsi in questa vicenda. Sarebbe unoccasione per dare dignità alla sua politica estera. |