PETIZIONE ALLE AUTORITA’ PERUVIANE IN DIFESA DEI DIRITTI DEI PRIGIONIERI POLITICI PROCESSATI E/O ACCUSATI DI APPARTENERE AL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO TUPAC AMARU (MRTA)



Al Sr. Presidente de la República del Perú

Al Sr. Presidente del Consejo de Ministros
Al Sr. Ministro de Justicia
Al Sr. Presidente del Congreso de la República
Al Sr. Fiscal de la Nación
Al Sr. Presidente de la Corte Suprema de Justicia
Al Sr. Presidente de la Corte Superior de Justicia
Al Sr. Presidente del Tribunal Constitucional
Al Defensor del Pueblo
Al Decano del Colegio de Abogados de Lima

P.c:
Al Secretario Ejecutivo de la Coordinadora Nacional de Derechos Humanos
A la Comisión Episcopal de Peru
A la Conferencia Episcopal de Acción Social
A la Associación Pro Derechos Humanos
A la Comisión Interamericana de Derechos Humanos
A la APRODEVIL
Al Sr. Embajador de Italia en el Perú
A Amnistía Internacional de Lima
Al Comité de los Derechos Humanos de la ONU

Egregi Signori,
i sottoscritti si rivolgono a Voi per esprimere quanto segue.
Abbiamo preso visione della Relazione Finale della Comisión de la Verdad y Reconciliación presentata in agosto del 2003 al Sr. Presidente della Repubblica, in cui si pongono le basi per chiarire le responsabilità dei diversi attori del conflitto interno che ha vissuto il Perù. La Relazione della CVR costituisce una base importante di ricostruzione dei valori fondamentali per la democrazia peruviana; inoltre stabilisce verità storiche fino a poco tempo fa sconosciute. Abbiamo appreso, tra l’altro, dalla lettura di questo Informe, che i principali responsabili delle violazioni dei diritti umani in Perù durante i 20 anni di conflitto armato interno furono le Forze Armate e di Polizia, le ronde paramilitari create dallo Stato ed il gruppo sovversivo PCP-Sendero Luminoso. Tutti questi si sono responsabili di crimini di lesa umanità: assassinii, torture, sparizioni forzate,ecc. Una menzione assolutamente differenziata viene fatta dalla CVR sul MRTA, organizzazione ritenuta responsabile solo dell’1,5% degli atti di violenza in quel periodo. Nella Relazione di detta Commissione, è messo in evidenza che i guerriglieri del MRTA, a differenza dell’organizzazione di S.L., non attaccarono mai la popolazione inerme, agirono sempre con distintivi e con uniformi, rispettarono quanto stabilito nella Convenzione di Ginevra e varie volte fecero proposte di dialogo agli allora governi che le rifiutarono. La CVR esprime, inoltre, la sua indignazione sulle modalità con cui agirono i militari dell’Operazione denominata “Chavín de Huantar” durante la quale furono brutalmente assassinati, dopo la liberazione degli ostaggi, i membri del Commando del MRTA che avevano occupato la residenza dell’ambasciatore del Giappone, nel dicembre del 1996, cercando di richiamare l’attenzione sulla situazione di ingiustizia che viveva il paese sotto la dittatura di Fujimori e di liberare i loro compagni rinchiusi in carceri disumane e degradanti.

Pensiamo che la verità storica debba essere rispettata e che ogni protagonista di quel conflitto interno abbia tenuto una condotta particolare, sulla quale deve assumersi le proprie responsabilità. Riteniamo, inoltre, che sia necessario considerare la contingenza storica e politica in cui nacquero i movimenti armati e le modalità con le quali agirono. A questo proposito, non possiamo dimenticare che, come provano i dati statistici, nel periodo dell’insorgenza il Perù viveva, già da molti anni, una situazione di povertà estrema e la negazione dei principali diritti: più del 50% della popolazione viveva senza alimentazione adeguata, senza abitazioni, carente di educazione, salute, lavoro; migliaia di bambini morivano ogni anno per denutrizione e malattie prevedibili e curabili. I governi che si succedevano, ricorrevano a politiche contrarie alla maggioranza del paese arricchendosi con la corruzione. In questo contesto storico e politico sorse il MRTA che si appellava al “diritto all’insorgenza” riconosciuto dalla Costituzione Politica del Perù e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU. Dalle dichiarazioni pubbliche rese dal MRTA, risulta che questo Movimento non ha mai chiesto l’amnistia con la libertà incondizionata dei suoi membri, ma la celebrazione di processi giusti, con prove concrete e con una pena proporzionale alla colpa. Il Mrta, per voce dei suoi massimi rappresentanti (come risulta dall’intervista rilasciata dal leader del Movimento, Victor Polay, alla CVR nel febbraio 2003), ha anche chiesto perdono per le vittime delle proprie azioni riconoscendo che la lotta armata non è, attualmente, una via da seguire e di voler continuare a contribuire al progresso del paese attraverso vie istituzionali e democratiche,.
In considerazione della situazione politica ed economica di quel tempo, della condotta del MRTA del tutto differente da quella di S.L., della percentuale minima di violenza attribuita a questo movimento dalla CVR, riteniamo che nel suo caso non si tratti di un’organizzazione terrorista, bensì di un gruppo insorgente che agì nel rispetto delle norme internazionali che regolano i conflitti armati.

Riconosciamo che l’attuale governo sta percorrendo il cammino verso la democratizzazione, che un numero significativo di prigionieri innocenti già è stato liberato e che in questo periodo si stanno celebrando di nuovo tutti i processi per delitto di terrorismo e tradimento alla patria, annullati dopo la sentenza del Tribunale Costituzionale. Guardiamo con attenzione e con speranza al nuovo cammino intrapreso dal Perù dopo tanti anni di dittatura, impunità e corruzione ed invochiamo che, finalmente, si riconosca la necessità dell’applicazione reale dei trattati internazionali dei Diritti Umani ed il loro carattere vincolante nell’amministrazione della Giustizia attraverso le garanzie del giusto processo per tutti gli accusati.

Per quanto esposto, ci rivolgiamo a Voi per sollecitare quanto segue:
1. Il riconoscimento della qualità di prigionieri politici ai cittadini accusati e/o processati per appartenenza al MRTA e la considerazione che essi agirono facendo valere il diritto costituzionale all’insorgenza. Se è diritto, non è delitto.
2. La celebrazione di processi rispettosi dei principi del “giusto processo” universalmente riconosciuti e la considerazione di casi di Habeas Corpus. Che le eventuali condanne siano comminate considerando il contesto dell’epoca, le minime responsabilità del Mrta, l’attuale linea pacifica del Movimento e la necessità del processo di Riconciliazione che il Perù vuole intraprendere.
3. La chiusura delle carceri di sterminio: il Carcere Militare della Base Navale del Callao, dove non devono stare prigionieri civili, e le carceri di Challapalca e Yanamayo
4. Il rispetto dei diritti penitenziari dei prigionieri politici: educazione, lavoro, salute, integrità fisica e dignità personale, diritto alle visite, in conformità a quanto stabilito dal Codice di Procedura Penale


Con la certezza di ottenere il Vostro interesse per quanto esposto, trattandosi di un caso di giustizia ed umanità, Vi salutiamo cordialmente.