Il passaggio di corrente in un conduttore produce, nel suo intorno, un campo elettromagnetico configurabile come una radiazione emessa dai conduttori e prodotta dall'azione combinata del campo elettrico e dal campo magnetico. L'intensità di questi campi dipende rispettivamente dal valore di tensione e dalla corrente, dalla distanza dai conduttori e come sono disposti fra loro. Il campo elettrico è dovuto alla presenza di conduttori in tensione, l'unità di misura è il volt al metro (V/m). Il campo magnetico è prodotto dal passaggio di corrente nel conduttore. L'unità di misura è il Tesla (T). Mentre il campo elettrico si può attenuare mediante opportune schermature, per il campo magnetico non è possibile attenuarlo se non allontanandosi dai conduttori. Il massimo della diffusione si ha negli elettrodi interessando un'area dell'ordine di 100 m. In prossimità di una tipica linea ad alta tensione si riscontrano campi elettrici dell'ordine di 5.00 V/m e un campo magnetico dell'ordine di 15 micro tesla per ogni chilo ampere. Le correnti sono di circa 1-2 KA.
L'inquinamento elettromagnetico è, nell'opinione comune, uno tra i temi maggiormente avvertiti, che crea ansia e preoccupazione in quanto la sua "intangibilità" e la sua "invisibilità" lo rendono ancor più preoccupante. Quando siamo bombardati da onde elettromagnetiche emesse da campi magnetici, non ci accorgiamo di essere "trapassati" da tali onde e non abbiamo un meccanismo di difesa; questo fenomeno assomiglia molto a quello della radioattività: le onde energetiche ci colpiscono senza che noi possiamo accorgecene e soprattutto senza poterci difendere. La diffusione della telefonia radiomobile, le strutture della quale richiedono l'allestimento di una vera e propria rete di antenne emittenti su tutti i territori coperti dal servizio, comporterà anch'essa un significativo incremento dell'esposizione a queste radiazioni. Numerosi studiosi hanno rilevato un sostanziale incremento delle patologie tumorali nelle popolazioni maggiormente esposte alle radiazioni elettromagnetiche. I risultati di indagini epidemiologiche del 1990 mettono in evidenza rilevanti incidenze di tumori in gruppi ristretti di residenti vicino ad impianti di distribuzione dell'energia elettrica.
A partire dagli anni '70, sono stati sviluppati molti studi, finalizzati alla determinazione di un nesso causale tra campi ELF e patologie tumorali. Il rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità del 1995 cita testualmente: "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica esaminata depone a favore di un'associazione positiva fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile"; nel rapporto viene inoltre individuato nel valore 0.2 mT ( Tesla è l'unita di misura del campo) il limite oltre il quale si determina un aumento del rischio di tumore e leucemia infantile. Pietro Comba, Direttore del Laboratorio di Igiene Ambientale dell'Istituto Superiore di Sanità , conferma nel dicembre del '96 il fatto che il quadro che emerge dalla letteratura scientifica esaminata depone a favore di una associazione positiva fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemie infantili, in corrispondenza di esposizioni superiori a 0.2 mT, mette anche in risalto che tale esposizione produce altri sintomi come disturbi neurologici e circolatori, cefalea, affaticamento, irritabilità, disturbi del sonno, depressione, vertigini, perdite di memoria, debolezza, difficoltà respiratoria. Il primo passo verso un'associazione positiva fra danni alla salute umana e campi elettromagnetici a frequenza di rete (50-60 Hz) viene effettuato nel 1972, allorché ricercatori sovietici resero noti i risultati di molteplici studi condotti su operatori addetti alla manutenzione di interruttori, in stazioni elettriche ad alto voltaggio. Già in quel periodo in URSS, erano state emanate norme per i lavoratori che operavano in prossimità di tali installazioni elettriche. Nel 1979, fu pubblicata, a cura di Wertheimer e Leeper, la prima ricerca sulla correlazione tra campi elettromagnetici a frequenza di rete e patologie neoplastiche. Evidenziarono casi di tumore infantile in abitazioni in prossimità di linee di distribuzione elettrica suscettibili di produrre campi elettromagnetici superiori alla media.
Gli ultimi anni, sono stati teatro di una costante crescita del mercato della telefonia cellulare e dello sviluppo di numerosi impianti di trasmissione, necessari per la copertura del servizio sul territorio nazionale. Sono, anche queste sorgenti, molto diffuse e, come risulterà evidente in seguito pericolose dal punto di vista sanitario. La Commissione di difesa dalle radiazioni elettromagnetiche esorta vivamente gli utenti del servizio radiomobile a non usare il telefonino se non per questioni importanti e per tempi brevi. La Commissione consiglia, inoltre. di tenere la testa a una distanza di sicurezza dal cellulare. La permanente esposizione ad onde elettromagnetiche può essere causa di molteplici sintomi tra i quali insonnia, emicrania, disturbi cardiaci, irritabilità ecc. Il dott. Adey, uno dei maggiori ricercatori del VA Medical Centre a Loma-Linda California, è del parere che gli effetti sugli organismi umani dei campi elettromagnetici ad alta frequenza si manifesterebbero influenzando i seguenti organi: