NUOVI ATTACCHI E VECCHI NEMICI

Di Antonella Picchio

In questo momento è in corso un attacco forte alle donne. L'attacco viene portato avanti su molti piani e da parte di diversi soggetti. C'è un piano economico, uno politico, uno ideologico e persino, drammaticamente, uno bellico. Tentare di cogliere l'intreccio, non deterministico ma storico, dei vari piani mi sembra importante.

Sul piano economico si nota che si stanno restringendo gli spazi economici per la riduzione dei posti di lavoro nel settore pubblico e nel settore privato. Ciò induce un aumento del lavoro di riproduzione per la riduzione diretta dei redditi familiari ed una riduzione dei redditi delle donne. La generale riduzione di reddito sta anche restringendo gli spazi che le donne, con grande capacità di iniziativa, sono riuscite a conquistare nel lavoro autonomo.

Sul lavoro domestico stanno ricadendo i costi della ristrutturazione sociale. Il quotidiano si va facendo sempre più misero e le aspettative si vanno ridimensionando velocemente. Quei pochi e preziosi spazi di sicurezza collettiva che si erano sedimentati in questi ultimi decenni, mostrano la loro fragilità. I margini di agio che le donne (alcune almeno) sono riuscite a costruire rischiano di sgretolarsi, nonostante la nostra voglia di valorizzarli, per non costruire sempre la nostra solidarietà sulle sconfitte. Il carico globale diventa sempre più opprimente ed invadente di spazi di vita essenziale.

In conclusione in questa fase non mi sembra facile abbandonarci al trionfalismo della felicità e della libertà femminile, nonostante la nostra giusta determinazione a mantenere libertà e felicità come nostro orizzonte.

La manovra economica varata dal Governo costituisce un forte attacco alle condizioni materiali delle donne. Ciò determina una riduzione di potere sociale che deve essere contrastata. I modi per farlo dipendono dalla lucidità su quanto sta avvenendo, dalla capacità delle donne di passarsi le informazioni a livello collettivo, e dalla capacità politica di esprimere un livello di conflitto sociale adeguato all'attacco in corso.

Le recenti misure di politica economica mirano a ristrutturare, in senso recessivo, sia il processo di produzione che quello di riproduzione sociale. Manca, tuttavia, la possibilità di esplicare, a livello politico, il legame strutturale esistente tra processo di produzione e di riproduzione. La sinistra, politica e sindacale, reagisce più o meno efficacemente, alla prima ristrutturazione, ma tace completamente sulla seconda.

Il silenzio risponde ad una difficoltà teorica profonda, data dal fatto che il settore della riproduzione è rimosso dalle visioni del sistema economico. Quando se ne parla, e sono soprattutto le donne a farlo, lo si fa con un semplice affiancamento del lavoro domestico di riproduzione al lavoro salariato e/o mantenendo un forte strabismo che concreta l'attenzione sul lavoro salariato, semplicemente declinato al femminile.

Il silenzio sul lavoro di riproduzione riflette, in politica, la stessa debolezza delle donne nel mercato del lavoro e costringe a richieste di tutela e solidarietà. L'unico modo in cui questa situazione può essere superata è svelare il ruolo che il lavoro di riproduzione gioca nel sostenere la normalità del mercato del lavoro e dello stato sociale e presentare il conto dell'enorme massa di energia fornita dalle donne nel funzionamento del sistema. Il contributo del lavoro di riproduzione al Prodotto Interno Lordo è stato calcolato intorno al 30 - 40 %. Questa enorme massa di energie e di risorse che le donne erogano a favore degli altri ed, in ultima analisi, dell'intero sistema sociale, sarà sempre fonte di enorme debolezza se su di essa non si apre una contraddizione diretta ed esplicita.

La vera dimensione di questa partita invisibile è nascosta dalle statistiche sulla contabilità nazionale. A livello collettivo possiamo far solo qualche ipotesi e non abbiamo strumenti adeguati di qualificazione; a livello individuale, invece, la consapevolezza è molto concreta, diffusa e aggiornata al quotidiano. Questa consapevolezza è tuttavia difficile da comunicare perché rimane isolata e interiorizzata, come spesso avviene per tutto quello che riguarda il processo di riproduzione delle persone.

Sulla base di questa consapevolezza è tuttavia possibile chiarire un equivoco di fondo. Il sistema dell'assistenza pubblica non ci ha mai soddisfatto, non perché spendesse troppo, ma al contrario perché spendeva troppo poco per i servizi essenziali alle persone. Si scopre ora (ma si tratta in realtà del segreto di Pulcinella) che lo stesso sistema che lesinava con grande meschinità sui consultori per la salute delle donne, sulle lenzuola degli ospedali, i pasti dei bambini, le sedie di chi passava le notti ad assistere i malati, si permetteva di farsi corrompere per miliardi, per garantire appalti e forniture che costavano poi allo stato la tangente più i margini di profitto dei corruttori, visto che le tangenti rientravano poi nei costi di produzione.

Ora si vuole usare il pretesto delle ruberie e della rovina delle casse dello stato per chiamarci tutti a rispondere in solido e a scusarci per avere voluto i servizi sociali. Si continua a discutere su chi ha rubato, e quanto, ma non si chiarisce mai a chi è stato rubato si dichiara fallimento senza indicare i creditori privilegiati, che in questo caso sono le donne che dallo stato sociale hanno avuto solo le briciole. Nella vita delle donne non è rara l'esperienza di un marito che si gioca il patrimonio di famiglia per incoscienza, disonestà, incapacità e che poi se la prende con la moglie perché manca il necessario alla famiglia. A livello collettivo lo stato si sta comportando con le donne nello stesso modo. L'unico modo per uscire da una situazione di questo tipo è quello di prendere il controllo del reddito, familiare o pubblico che sia.

Il fatto che la crisi non sia solo dovuta al malcostume nazionale, ma sia, purtroppo, più diffusa e profonda, in quanto è strettamente legata alla ristrutturazione dei processi di accumulazione del capitale a livello internazionale, rende le cose più difficili e più urgenti. Le contraddizioni profonde che legano il processo di produzione di merci al processo di riproduzione delle persone - che costituiscono il vero peso del lavoro domestico - si stanno approfondendo e le donne ne saranno schiacciate, se non riescono a renderle visibili e oggetto di contrattazione politica.

In realtà non siamo preparate ad affrontare la radicalità del conflitto sulla riproduzione sociale e da questa difficoltà deriva il nostro silenzio. Nel processo di riproduzione le donne vengono usate in ogni parte del corpo e in ogni emozione.

Riconoscere questa sconfitta è molto difficile, ognuna si ritaglia una nicchia di autodifesa, reale o illusoria, che sia, e di speranza di miglioramento. Affrontare la radicalità del conflitto sul corpo, la questione della sicurezza (materiale e psicologica), la destrutturazione delle visioni simboliche patriarcali, il cambiamento delle consuetudini, il rapporto tra generazioni e generi, presenta difficoltà insormontabili, se non sono socializzate da un movimento politico consapevole e in grado di costruire forza collettiva su questi piani.

[…]Non è un caso che in una situazione di forte attacco di vita, dei salari reali e del salario sociale, si attivino varie forme di propaganda ideologica che esaltano la famiglia e la Chiesa. Storicamente, infatti, queste istituzioni hanno giocato il ruolo materiale ed ideologico di assorbire e sublimare le difficoltà e le tragedie della vita quotidiana.

La destra si rafforza sempre nei periodi di crisi e di insicurezza collettiva ed usa queste istituzione come base della sua prospettiva politica. La sinistra, invece concentrandosi soprattutto sui conflitti sul posto di lavoro, ha abbandonato questo territorio indebolendo la sua battaglia per la costruzione di forme di socializzazione civili e per la costruzione di una morale laica.

[…]

Paese delle donne - 1999