Agenti di pubblica sicurezza

27 Marzo 1998: per circa trecentomila stranieri, immigrati in Italia, che hanno chiesto di essere regolarizzati, questa data segna la linea di confine tra una garanzia formale di permanenza in questo paese e l'espulsione, ovvero la precarietà della condizione di clandestino. Infatti, per accedere alla regolarizzazione, si deve dimostrare innanzitutto la presenza sul territorio italiano entro quella data. Il Decreto Legge "Napolitano" richiede la prova di un domicilio e di un rapporto di lavoro preesistenti, di un regolare permesso di soggiorno e della fedina penale pulita ( e nel caso di precedente provvedimento di espulsione a suo carico, l'immigrato deve aver proposto ricorso, se non vuole che gli sia preclusa fin dall'inizio ogni possibilità di regolarizzazione ).
Il governo, sostenuto dalla sua maggioranza parlamentare, ha creato un nuovo "diverso", escluso dal diritto fondamentale di ricercarsi una vita dignitosa: il clandestino. Su di esso, la pubblica autorità esercita un duplice controllo. Al momento della richiesta di regolarizzazione presso le questure, raccoglie tutte le informazioni relative alla sua identità anagrafica, provenienza, appartenenza etnica, condizione personale e sociale: una bella radiografia del soggetto immigrato, della sua famiglia e della comunità di riferimento !
Per chi, poi, non è in possesso dei requisiti stabiliti per la regolarizzazione e non è in grado di dimostrare di essere profugo politico o di provenire da regioni colpite dalla guerra, si aprono le porte dei centri di detenzione temporanea, come quello di via Corelli a Milano. Dentro uno spazio ristretto, delimitato da alti muri di cinta, sormontati da inferriate, si trovano dei prefabbricati di pochi metri quadri, in cui vengono rinchiusi gli immigrati irregolari, in attesa di identificazione per il provvedimento di espulsione. Uomini e donne non possono muoversi liberamente fino a un massimo di trenta giorni: vengono privati della libertà prima ancora di avere subito un processo. Non sono assistiti da interpreti e non sono messi nella condizione di contattare tempestivamente un avvocato difensore.
Su questi soggetti, l'autorità pubblica esercita un controllo meramente repressivo e arbitrario, formalmente giustificato da una legge, che istituisce un nuovo regime di segregazione: i diritti fondamentali della persona (libertà personale, di movimento, sessuale...) sono violati dal legislatore e calpestati dagli abusi degli organi di pubblica sicurezza .
Questo controllo repressivo ora investe tutta la città di Milano. I suoi abitanti sono angosciati da una insicurezza, che non è determinata dalla criminalità attribuita indistintamente agli immigrati, nuovi "diversi", ma dall'esclusione dal godimento di diritti fondamentali : casa, salute, istruzione, reddito dignitoso, trasporti pubblici...
Questa angoscia porta la comunità milanese a chiedere o accettare passivamente la militarizzazione del suo territorio: le nostre case somigliano sempre più ai prefabbricati di via Corelli e le nostre strade a quelle inferriate.
I milanesi hanno scelto di essere prigionieri di sé stessi e carcerieri dei nuovi "diversi".
Rompiamo le sbarre, scegliamo di non essere agenti di polizia !
Rivendichiamo i diritti di tutti e non sopprimiamo quelli di nessuno !