Globalmente controllati:né sicuri, né liberi!
In questo pianeta, caratterizzato da mezzi di comunicazione e trasporto sempre più moderni e veloci, quante volte abbiamo sentito parlare di globalizzazione?
Ma che cos'è la globalizzazione, se non un nuovo modo di produrre e vendere in grado di superare qualunque confine nazionale?
Per esempio, provate a pensare ad un'impresa, come tante, che ha i suoi uffici direzionali a Milano, i suoi stabilimenti produttivi in India (dove la manodopera costa nulla) e vende i suoi prodotti in cento nazioni diverse (ovunque si possa guadagnare), oppure provate ad entrare in un qualunque supermercato con l'intento di acquistare il prodotto che costa meno, o quello che più vi aggrada, potrete sceglierlo tra migliaia di marche provenienti da ogni angolo del pianeta.
UNO CONTRO L'ALTRO IN CADUTA LIBERA
Di tutti questi prodotti, quelli troppo cari o che non piacciono a nessuno, non essendo competitivi, rischiano di rimanere invenduti e marcire in magazzino.
Di conseguenza, ogni azienda per poter vendere e guadagnare, dovrà competere su scala planetaria con mille altre, cercando di sfruttare al massimo la propria manodopera, diminuendone il costo.
Questo concretamente significa, che al di là dell'essere lavoratori dipendenti o autonomi, ognuno di noi è costretto a competere al ribasso con gli altri, vendendosi a prezzi più bassi ed a condizioni sempre più sfavorevoli, con la conseguente progressiva diminuzione dei "salari" ed il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti/e.
Nel libero e globale mercato, trionfa solo l'egoismo, non vi è posto per la solidarietà tra esseri umani, ognuno si rapporta col mondo da solo, e gli altri, spesso, appaiono solo come potenziali nemici contro cui competere.
AFFARI "PUBBLICI"
Tutto ciò è ulteriormente appesantito dal fatto che ogni territorio ed ogni Stato, per attirare aziende produttive ed investimenti finanziari, cerca di rendersi maggiormente appetibile, offrendo: maggior stabilità di Governo, garanzie di controllo sociale, diminuzione del costo e maggior flessibilità della manodopera, abbattimento della spesa pubblica destinata ai servizi sociali, ecc.
L'esigenza di aprire continuamente nuovi mercati in cui vendere nuovi prodotti, ha spinto a trasformare anche i servizi pubblici in aziende private o comunque funzionali solo al profitto.
Il soddisfacimento dei più elementari diritti si è trasformato in nuovo grande affare e coloro che non hanno abbastanza soldi rischiano di non poter utilizzare i servizi "pubblici".
Ticket sui medicinali, aumento di tariffe e biglietti, incremento degli incidenti ferroviari, episodi come quello del Galeazzi (in cui, per risparmiare sulla sicurezza, hanno perso la vita 11 "pazienti" in una camera iperbarica), aumento degli affitti, privatizzazione dei servizi, ecc., sono alcuni esempi della devastazione prodotta dalla trasformazione dei diritti in affari.
NON PREOCCUPATEVI SIETE TUTTI SOTTO CONTROLLO.
Il progressivo smantellamento dei servizi sociali, unitamente al fatto che tuttora per garantirsi un reddito sufficiente per vivere è indispensabile possedere un lavoro, che oggigiorno risulta sempre meno sicuro, generano spesso una profonda sensazione di insicurezza.
La mancanza di prospettive certe per il futuro è alla base di molti episodi drammatici (suicidi, tendenze autodistruttive, depressione, ecc.) e spesso è la causa principale dell'aumento della cosiddetta micro e macro criminalità.
L'espansione di vecchie e nuove povertà e la conseguente necessità di procurarsi comunque sufficiente denaro per vivere, sono le cause principali del continuo incremento della popolazione carceraria.
In Italia, i detenuti sono circa 48.000. Di questi oltre l'80%, prima di essere arrestati, avevano un reddito considerato inferiore alla soglia di povertà e più del 40% si trova in galera per reati connessi all'uso, alla detenzione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, per lo più legate alle cosiddette droghe leggere (Hashish e Marijuana).
Le varie leggi proibizioniste in materia di stupefacenti, oltre a riempire ulteriormente le carceri hanno determinato solo un notevole incrementato dei guadagni del narcotraffico.
Per esempio, il prezzo di una sostanza come la cocaina, tra produzione trasporto e consumo dovrebbe aggirarsi intorno alle 7/10.000 £ al grammo, mentre, esclusivamente grazie al fatto che è illegale, viene venduta a 200/250.000 £ al grammo.
La progressiva militarizzazione dei territori, le varie leggi liberticide e proibizioniste, la repressione dei movimenti ed il controllo sociale in tutte le sue forme, invece di affrontare i problemi alla radice e produrre sicurezza (dal '75 ad oggi oltre 400 persone, di cui molte casualmente, sono state uccise da PS e CC ai posti di blocco), finiscono solo per limitare libertà individuali e collettive.
La reale funzione di questi strumenti è quella di impedire che la situazione sfugga dal controllo e scoraggiare la nascita di qualunque conflitto sociale.
Peraltro quelle stesse forze politiche di destra che continuano a chiedere un maggiore accanimento repressivo nei confronti della micro criminalità, chissà come mai diventano improvvisamente ultra garantiste quando si tratta di difendere soggetti pluri inquisiti come Berlusconi, o dirigenti di ospedali come il Galeazzi!
E MENTRE I POVERI SI FANNO LA GUERRA... ANCHE I RICCHI RIDONO.
Talvolta è proprio la sensazione di insicurezza, che genera fenomeni di egoismo rampante e guerra tra poveri.
Infatti la paura di perdere quel poco che si ha, o che si è riusciti ad ottenere nella vita, viene spesso indirizzata proprio nei confronti di chi ha ancora meno, che si individua come potenziale minaccia da cui difendersi.
Quante volte abbiamo sentito apostrofare gli immigrati, che sono quelli che hanno meno di tutti, come coloro che: sono tutti criminali, ci rubano il lavoro, la casa, ecc.?
Quante volte queste argomentazioni sono state usate per invocare o attuare leggi più severe in materia di immigrazione, con lo scopo di impedire o regolare l'ingresso di "extracomunitari" in Europa?
Come si può pensare di fermare la migrazione dalle aree del globo in cui lo stomaco spesso rimane vuoto a quelle dove vi è qualche possibilità di riempirlo, senza affrontare il problema di una diversa distribuzione della ricchezza sul pianeta e senza rimuovere le cause che hanno prodotto un progressivo aumento della povertà a livello mondiale?
Il paradosso delle varie leggi sull'immigrazione è proprio quello di voler regolare i flussi migratori senza rimuoverne le cause.
I reali scopi e risultati di tale legislazione vigente, sono assai più preoccupanti: da una parte il continuo ricatto, a cui sono sottoposti gli immigrati, di trasformarsi da "regolari" a "clandestini", spinge molti, pur di non perdere il fatidico permesso di soggiorno, ad accettare qualunque condizione di salario e di lavoro (che in una situazione di competitività al ribasso, come quella precedentemente descritta, rischia di produrre il peggioramento di condizioni e salari di tutti/e, innescando pericolose guerre tra poveri), da quell'altra proprio la condizione di clandestinità, caratterizzata dalla totale negazione di qualunque diritto, spinge parecchi, pur di procurasi il denaro necessario per vivere, ad accettare di lavorare in nero o a divenire manodopera per le varie aziende della criminalità (mafie varie).
siete proprio sicuri?
A sua volta l'aumento della cosiddetta micro e macro criminalità (legato alle cause precedentemente descritte e non solo all'immigrazione) produce nuove richieste di leggi repressive, ulteriori processi di clandestinizzazione, ed ulteriore aggravamento della situazione esistente, con ennesime richieste di sicurezza, e così via in un infinito circolo vizioso.
In realtà le cosiddette politiche della sicurezza, costellate da incredibili farneticazioni sulla necessità di aumentare militarizzazione, controllo e repressione, si guardano molto bene dall'affrontare realmente i problemi alla radice ed il loro fallimento è sotto gli occhi di tutti.
L'unica possibilità di sentirsi realmente sicuri è quella di garantire a tutti/e sia l'accesso ai servizi sociali, che un reddito di cittadinanza, ossia una somma di denaro pari ad un milione al mese elargita a tutti/e, indipendentemente dal fatto che si possieda o meno un lavoro, pagata attraverso la tassazione delle transazioni finanziarie, riprendendoci così una parte di quella ricchezza prodotta dallo sfruttamento della nostra intera esistenza.
Forse, bisognerebbe avere il coraggio di rivendicare maggior sicurezza sociale e non poliziesca, ne guadagneremmo in qualità della vita a discapito della perdita dei privilegi di qualche facoltoso magnate dell'industria o dell'alta finanza!