Parole d'ordine

Il potere della parola è immenso: la natura stessa della realtà ne viene in molte culture fatta discendere (in principio era il Verbo), quando la divinità o il primo essere umano, chiamano all'esistenza, dando loro un nome, le varie parti del mondo. Questo potere viene oggi utilizzato scientificamente per istradare le coscienze e plasmare la percezione, in campi che vanno dal consumo di beni alle scelte politiche, in maniere più o meno sottili.
Nulla è più soggetto a mutazione del concetto di negativo o positivo, nel contesto di un uso strumentale delle definizioni.
I quotidiani del gennaio 1999 presi in esame (Corsera, Repubblica, Giorno e Giornale) hanno dal punto di vista semantico svolto una vera e propria azione terroristica, cioè hanno fatto il possibile per terrorizzare i loro lettori. Vediamo come.
Innanzitutto, due termini di per sé privi di significato intrinseco, legalità e sicurezza, sono stati spacciati come valori assoluti e quindi citati ossessivamente in rapporto agli immigrati presenti sul territorio. Ora, chi è provvisto di un pur minimo senso critico sa che la legalità, cioè il rispetto della legge, è un valore strettamente connesso alla bontà, o valore etico, della legge stessa: è un po' difficile mettere sullo stesso piano, per esempio, la regola esistente in alcuni paesi che vieta le discriminazioni etniche e quella vigente in altri che invece le sancisce, così che il mero rispetto della legalità può tradursi in comportamenti discutibili se non censurabili a seconda dell'ambito di riferimento.
I media hanno a lungo preparato il terreno per lanciare "l'emergenza criminalità" basandosi sul concetto di "illegalità diffusa" riferito sostanzialmente ad alcuni comportamenti degli immigrati, ignorando volutamente che questi vengono praticati a scopo di sopravvivenza e appartengono da sempre alla frangia più povera della popolazione.
Così nel calderone dell'illegalità viene mischiato di tutto, mettendo sullo stesso piano di allarme fatti oggettivamente gravi come stupri e omicidi e quei piccoli reati come la vendita abusiva di oggetti vari nei mercati.
I nove omicidi avvenuti in città nei primi nove giorni di gennaio in realtà non costituivano un dato anomalo, se non per la sequenza temporale, ma sono stati un vero dono per i quotidiani, che gridavano "emergenza criminalità" già il 3 gennaio, dopo la strage di piazzale Dateo, in modo del tutto strumentale. Rispetto ai fatti: si trattava, ricordiamo, di un delitto passionale particolarmente violento, tra l'altro ad opera di un italiano, cioè di un reato che nulla ha a vedere con la criminalità, che agisce invece a scopo di lucro.
Da notare che i quotidiani, sincronizzati come ballerini, a partire dal giorno 4 praticamente abbandonano il termine "illegalità" a favore di "criminalità", anche se poi parlano dei soliti piccoli reati. Il "Giornale" usa anche "delinquenza" e giunge a creare un cappellino "immigrati" nella cronaca cittadina, sotto il quale riporta anche episodi irrilevanti e non criminosi, come quello di un povero ucraino che, caduto nella doccia in un rifugio per senza casa, si è fratturato una gamba. Si tratta dello stesso foglio che per anni, con ecumenico disprezzo, definì "vuccumprà" tutti gli immigrati africani e che non perde occasione per fomentare l'intolleranza con mirate campagne di stampa. Anche le fotografie che corredano gli articoli, di tutti i giornali, sono scelte ad hoc: Quasi tutte immagini di uomini, mai di donne o bimbi, ma ammassi di persone scure e stracciate, dove non viene mostrato alcun lampo di individualità, che non permettono né l'identificazione del lettore, né quel transfert emotivo che può indurre all'empatia. Sono immagini che sottolineano la diversità.
Anche sicurezza è un termine relativo, infatti ne va specificato l'ambito di riferimento (es: sicurezza sul lavoro, stradale, ecc.), ma ancora una volta, con sommo disprezzo della logica, questo valore viene descritto non solo come assoluto, ma viene fatto figurare come minacciato dagli immigrati, mentre è ovvio che l'insicurezza esistenziale che pare colpire gran parte dei milanesi è dovuta soprattutto al senso di precarietà che tutti avvertono. E in questo senso gli immigrati sono senz'altro meno garantiti dei residenti e addirittura esposti a rischi maggiori, come l'espulsione, o nel caso delle donne e dei bambini, perfino ad essere ridotti schiavi da organizzazioni di tipo mafioso. Così impostato, il problema della sicurezza è dunque un falso problema, anzi è una cosiddetta "forca logica", cioè un dilemma al quale per assunto vengono date due soluzioni arbitrarie e solo due: più sicurezza = più polizia (e non si parla di una diversa gestione del territorio, che sarebbe la soluzione reale ma non voluta). Un altro esempio è la forca che impone la scelta tra occupazione e salvaguardia dell'ambiente.
Anche lo slogan "tolleranza zero", importato dal sindaco Albertini da New York, è un pastrocchio semantico, un vero specchietto delle allodole, che tuttavia ha il suo peso nel paesaggio mentale che i media incoraggiano. Lo scopo di tutto questo è chiaro: siccome i reali motivi di insicurezza che affliggono i cittadini sono ormai sull'orlo della deflagrazione, con i poveri che diventano sempre di più e più poveri, la questione del lavoro, della casa, della salute, le stesse pessime condizioni della città, si sta preparando da mesi il terreno perché venga accettato un livello di controllo sociale senza precedenti, così che possa essere stroncato sul nascere ogni momento di contrasto che inevitabilmente dovesse prendere corpo in opposizione al nuovo ordine globale e ai terribili sacrifici da esso pretesi. Non a caso, questo sistema è stato usato anche per rendere indolore la nuova regolamentazione del diritto di sciopero: infatti essa è seguita a una campagna mediatica che metteva in primo piano i disagi per gli utenti dei servizi, senza esaminare altri aspetti della questione. Insomma, il potere agisce con tecnica sperimentata facendo apparire desiderabile e desiderata la massiccia presenza di polizia sul territorio, come se i veri motivi di ansia e paura della popolazione potessero essere fugati dalle forze dell'ordine o rinchiusi in un campo di detenzione... la vecchia strategia del capro espiatorio...