Scrutini aperti.
Campagna per la partecipazione degli studenti
alla decisione del proprio destino scolastico. Dalla Convenzione internazionale
per i diritti dell'infanzia alla lotta contro la selezione scolastica. REDS.
Febbraio 2001.
Noi di Reds vediamo la scuola da due punti di vista: la scuola come ambiente di lavoro di una vasta categoria di lavoratori e la scuola come uno dei luoghi dell'oppressione generazionale. Così come siamo contro l'opera di controriforma portata avanti dal ministero, contro l'ultimo contratto di lavoro, ecc., allo stesso tempo siamo contro la selezione scolastica e a favore di una scuola non repressiva, che promuova nel senso più profondo del termine, che punti a valorizzare le potenzialità dei giovani e non a farne malleabili strumenti del mercato. E' su questo secondo piano che si innesta il presente discorso.
In questi giorni si svolgono in tutte le scuole d'Italia gli scrutini del I quadrimestre. Non è ancora il momento drammatico di fine d'anno col suo carico di bocciature e debiti, ma una sua anticipazione, talvolta ancora più pesante. Si sa che gli insegnanti tendono in questa occasione a dare "chiari segnali", tanto più chiari quanto più pesanti, agli studenti lazzaroni, impreparati, non ancora in carreggiata... per poi essere un po' più comprensivi e bendisposti a fine d'anno. Se si dovessero mantenere anche alla scadenza finale i livelli delle valutazioni periodiche, la selezione in certi ordini di scuola non sarebbe "solo" del 30% ma supererebbe abbondantemente il 50%. Comunque sia gli scrutini sono il momento deputato dove si concretizza e si formalizza a livello scolastico una delle forme dell'oppressione generazionale: la selezione, ossia la condanna senza appello alla bocciatura a danno dei giovani studenti, in prevalenza proletari, da parte dei docenti adulti.
Con questo articolo intendiamo promuovere una battaglia incentrata sul diritto degli studenti ad essere protagonisti e partecipi dei propri destini in ogni ambito della vita scolastica, compresi gli ambiti istituzionali di valutazione. Ci rivolgiamo in primo luogo alle organizzazioni studentesche, alle scuole ove ci sono gruppi studenteschi organizzati, ai luoghi di aggregazione giovanile, ma anche a genitori e insegnanti che seppur forse minoritari sono estremamente sensibili a istanze di civiltà di questo tipo.
In questa battaglia intendiamo partire da un fondamento giuridico universalmente riconosciuto: la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia.
La Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia
è una risoluzione in 54 articoli adottata dall'Assemblea delle Nazioni
Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dal governo italiano nel 1991. Con questo
atto di ratifica l'Italia si è impegnata ad adeguare la legislazione
nazionale ai principi enunciati dalla Convenzione, ma per quanto concerne la
questione che solleviamo nulla ancora è stato fatto in questa direzione.
Fondamento di questa carta è l'affermazione che i "children"
(tradotto in italiano con vari termini: fanciulli, bambini, bambine, adolescenti,
ecc.), cioè tutti coloro di età compresa tra 0 e 18 anni, non
sono dei "minori", ovverosia individui che per la loro giovane età
sono da ritenersi ingenui, inesperti, immaturi e quindi di importanza secondaria,
ma soggetti pienamente titolari di diritti, protagonisti a tutti gli effetti
e possessori degli strumenti di conoscenza dei loro diritti fin da subito, e
non solo quando saranno "maggiorenni e maturi", o addirittura "adulti".
Da questa impostazione di fondo discendono varie conseguenze. Per quanto attiene
alla questione da noi sollevata, l'art. 12 della Convenzione così recita:
"Gli Stati parti devono assicurare al fanciullo capace di formarsi una
propria opinione il diritto di esprimerla liberamente e in qualsiasi materia,
dando alle opinioni del fanciullo il giusto peso in relazione alla sua età
ed al suo grado di maturità"; e ancora"A tal fine, verrà
in particolare offerta al fanciullo la possibilità di essere ascoltato
in qualunque procedimento giudiziario o amministrativo che lo riguardi, sia
direttamente, sia tramite un rappresentante o un'apposita istituzione, in conformità
con le regole di procedura della legislazione nazionale".
Ora, pagelle e simili, col loro corredo di voti, giudizi, crediti-debiti e conseguente promozione o bocciatura, sono atti formali di un organo della Pubblica amministrazione. Lo scrutinio, dove questi atti vengono deliberati e prodotti, è pertanto un procedimento amministrativo che riguarda individualmente tutti gli studenti e dal quale essi sono completamente esclusi. Anche la lunga stagione aperta dai decreti delegati, tesa alla compartecipazione nella definizione e nella gestione della didattica, ha preservato il potere di valutazione degli insegnanti, escludendo i diretti interessati dalla valutazione. Benché uno degli slogan degli anni '70 fosse: "Basta all'autorità dei professori!", essa contestata allora si è riproposta e mantenuta praticamente intatta fino ad oggi. Troppo spesso se non quasi unicamente la valutazione è intesa in maniera autoritaria come misurazione del grado di conformità dei giovani a parametri standard di preparazione culturale e comportamento e non come valorizzazione personale e individuale. Quello che per i decreti delegati doveva essere il principale istituto deputato alla collaborazione tra le componenti ha sempre avuto un limite netto e invalicabile alla effettiva e totale partecipazione. Studenti e genitori attraverso i loro rappresentanti nel consiglio di classe possono dire la loro nelle questioni didattiche, ma come si legge all'art. 5 del decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994 (il Testo Unico che ha sostituito i decreti delegati e raggruppato la legislazione sugli organi collegiali della scuola) "le competenze relative alla valutazione periodica e finale degli alunni spettano al consiglio di classe con la sola presenza dei docenti".
In Parlamento si sta ora dibattendo la proposta della VII Commissione di riforma degli organi collegiali. I principi ispiratori sono ben diversi da quelli degli anni settanta e sono fondati su un modello di struttura gerarchica che prevede la netta separazione di competenze e responsabilità tra le diverse componenti scolastiche. Un peggioramento perciò rispetto al presente e al recente passato! Gli studenti vengono sì riconosciuti titolari di specifici diritti, codificati nello "Statuto degli studenti e delle studentesse", gentilmente concesso (ottriato) dal ministero della Pubblica Istruzione; ma vengono altresì considerati soggetti a cui deve essere impartita una istruzione alla cui definizione essi non sono chiamati a partecipare. Nel documento all'esame del parlamento mentre da un lato praticamente si annulla (o si limita fortemente) il principio della partecipazione di tutte le componenti, dall'altro si ribadisce chiaramente (alla faccia dei diritti) che "la valutazione periodica e finale degli alunni è impegno collegiale ed esclusivo dei docenti della classe e, comunque, dei docenti corresponsabili dell'attività didattica".
In tutte queste operazioni di rinnovo (buon ultima il cambiamento delle pagelle), mentre si strizza ipocritamente l'occhio ai giovani e alle loro esigenze, si tende a perpetuare la loro dipendenza, dimenticando bellamente gli impegni assunti dieci anni fa. Il linguaggio giuridico vuole che la ratifica di una convenzione non significhi una semplice adesione ideale senza precisi doveri, ma comporti un impegno sostanziale di adeguamento legislativo ai principi enunciati nella convenzione. In altre parole sia i vecchi decreti delegati sia la nuova proposta di riforma degli organi collegiali disattendono questi impegni e vanno nella direzione opposta ai principi della convenzione.
In un periodo come questo di profondi cambiamenti della scuola mediante gli strumenti legislativi è doveroso che i nostri governanti e i nostri rappresentanti parlamentari riorientino la loro azione tenendo in debito conto il punto di vista e le esigenze dei giovani e degli studenti. Ma sono i giovani e gli studenti quelli che principalmente hanno l'interesse che il loro punto di vista sia rispettato. Ed è per questo che ci rivolgiamo a loro nel lanciare questa iniziativa:
· Perché la legislazione italiana
si conformi totalmente ai principi enunciati dalla Convenzione ONU sui diritti
dell'infanzia
· Perché sia resa effettiva la partecipazione dei fanciulli e
dei giovani ai procedimenti amministrativi che li riguardano
· Perché, in particolar modo, sia resa effettiva la partecipazione
degli studenti e delle studentesse agli scrutini