Movimento bolivariano per la Nuova Colombia
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aprile 2000/2006: Dopo 6 anni dal lancio del Movimento passati in clandestinità,
registriamo importanti passi in avanti nella rivendicazione degli ideali libertari
di Bolivar,nel riscatto della nostra identità e nel
suo intreccio con lo sviluppo delle lotte antimperialiste ed anticapitaliste
che conduciamo in America Latina. Di Alfonso Cano del Movimento Bolivariano
per la Nuova Colombia. Reds - Maggio 2006
Riaffermiamo che “la Colombia ha bisogno con urgenza di un nuovo governo
dall’essenza autenticamente democratica, che dia priorità alla
soluzione politica del conflitto, difenda la sovranità nazionale, sia
trasparente nella gestione delle risorse pubbliche e sia dotato di una solida
strategia per avanzare verso le mete della democrazia e la giustizia sociale.
Ossia, un governo radicalmente diverso da quello attuale”.
Analizzando i risultati delle recenti elezioni al Congresso, non troviamo
grandi sorprese: il narco-paramilitarismo si è imposto e l’astensione
ha superato il 60%, vale a dire un parlamento di minoranze eletto da minoranze.
Fatto, questo, che per la classe dominante non è mai stato un problema,
posto che dalla nefasta amministrazione di Zea e Santander essa ha difeso
l’esigenza di “possedere proprietà dal valore superiore
ai 500 pesos per ottenere il diritto al suffragio”, in contrapposizione
alle proposte democratiche del Libertador.
Essendo il paese prossimo a scegliere tra un prostrato e violento regime neoliberale
rappresentato da Alvaro Uribe, e la prospettiva di un’ampia unità
che propugni l’Interscambio Umanitario, la soluzione politica del conflitto,
la democrazia, la giustizia sociale e la solidarietà latinoamericana
fondata sull’autodeterminazione, siamo certi che le maggioranze colpite
e perseguitate dal primo sapranno parteggiare per scelte di pace e riconciliazione.
Votare per Uribe significa più fame, miseria, morte, corruzione e svendita
della nostra sovranità, più guerra, trattato di libero commercio
ed arricchimento dei più abbienti sulle spalle dei settori medi e poveri
della popolazione.
Diciamo questo perché:
1. Uribe ha gestito in modo disastroso, per le maggioranze, l’aspetto
economico-sociale e le finanze pubbliche.
La modesta dinamica del PIL, di 5,1% nel 2005, va messa sul conto della spesa
pubblica, gli investimenti privati nell’acquisto di beni pubblici, i
narco-dollari messi in circolazione dai capi paramilitari e gli astronomici
profitti del settore finanziario.
Questa crescita, limitata dalla debolezza del consumo e dalle imposizioni
del FMI, non è sostenibile. Implicherà un ampliamento del deficit
fiscale che porterà a ridurre i trasferimenti a dipartimenti e municipi,
ad elevare ed estendere le imposte indirette come l’IVA ed a continuare
a svendere il patrimonio collettivo come Ecopetrol, Bancafé e gli attivi
pubblici in Granahorrar e nell’Electrificadora. Al contempo, si annuncia
l’eliminazione della tassazione del 7% alle multinazionali sulle rimesse
all’estero, la riduzione dell’imposizione fiscale sul reddito
e sul patrimonio dei più ricchi e l’eliminazione del 4 per mille
sulle transazioni finanziarie, come richiesto da questo settore.
2. Uribe devia gli stanziamenti sociali verso la spesa militare, l’indebitamento
e gli investimenti in Titoli di Debito Pubblico.
Mettendo demenzialmente al primo posto la spesa militare ed i pagamenti alla
banca internazionale, la spesa pubblica cresce ad un ritmo maggiore rispetto
alle entrate, a detrimento della spesa sociale. Ciò avviene nonostante
l’aumento delle tasse ed i più alti prezzi internazionali del
petrolio e del carbone.
L’esempio dei 6801 miliardi dell’ICBF (Istituto Colombiano del
Benessere Familiare) deviati verso investimenti in Titoli di Debito Pubblico,
che saranno rimborsati non prima del 2007, costituisce non solo un “peculato
per la deviazione di risorse pubbliche”, ma anche un gran inganno al
paese ed una truffa ai danni delle politiche sociali.
La decisione ufficiale di debilitare e strangolare l’educazione pubblica,
a vantaggio di quella privata, è soltanto un’ulteriore dimostrazione
di quelle che sono le priorità che il neoliberale Alvaro Uribe vuole
imporre a sangue e fuoco.
Riassumendo, l’aumento del deficit fiscale genererà maggiori
traumi sociali alla luce delle dimensioni della spesa militare, della corruzione
e delle esigenze del FMI; fattori, questi, che eserciteranno pressioni sulle
finanze pubbliche, tanto più quando attualmente c’è un
incremento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, giacché,
secondo gli esperti internazionali, per ogni aumento di 2 punti dei suddetti
tassi il saldo del debito estero dell’America Latina s’incrementerà
di 5 punti.
3. La corruzione del regime uribista è peggiore di quella dei governi
precedenti.
Nessuno si è sorpreso di fronte alle denunce pubbliche sulla corruzione
di alti funzionari della Sovrintendenza della Vigilanza Privata e di Findeter,
istituzioni al servizio del sicariato paramilitare, o alla concessione di
crediti da parte di Finagro agli amici del Presidente, dei suoi ministri e
dei congressisti del suo gruppo parlamentare.
Né ci si sorprende di fronte alle più recenti informazioni sul
DAS, quale vero e proprio antro paramilitare, nelle viscere dello Stato, legato
ad uccisioni di leader politici di sinistra, sindacali e popolari, allo sfollamento
di contadini, alla violazione sistematica dei diritti umani, alle cospirazioni
contro lo Stato venezuelano ed ai brogli elettorali a favore di Alvaro Uribe.
O di fronte ai contributi paramilitari in denaro alla campagna uribista che
ottenne la presidenza nel 2002, come quello della “Gata”.
Nessuno si stupisce di cotanto marciume, perché l’evidenza dell’entourage
socio-politico del signor Uribe Vélez, morigerata in questi anni dai
grandi media, è di dominio pubblico da tempo.
4. Uribe rifiuta l’Interscambio Umanitario e la Soluzione Politica.
Questi quattro anni hanno dimostrato che le strategie della Colombia sono
disegnate e dirette da Washington sul piano politico, economico e militare,
come evidenziato dal fallito “Plan Patriota” o dalla firma del
Trattato di Libero Commercio, dall’appoggio all’invasione dell’Iraq
o dalla trasformazione del nostro territorio in testa di ponte per aggredire
la Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Il tutto nell’ambito della “strategia di contenimento” degli
Stati Uniti, che si auto-conferiscono la licenza d’intervenire dove
gli pare e davanti ai quali il signor Uribe si comporta come un cipai, danneggiando
profondamente le possibilità d’imboccare i cammini della soluzione
politica alla crisi del nostro paese.
La farsa del Ralito ha soltanto legalizzato con l’impudico assenso di
Washington la ragnatela narcoparamilitare, incastonata nelle più alte
sfere delle istituzioni ufficiali, ed allontanato la possibilità di
accordi immediati con l’insorgenza rivoluzionaria rappresentata dalle
FARC.
5. Esiste lo Squadrone Mobile Anti-sommossa, ESMAD, nuova manifestazione del
terrorismo di Stato.
L’assassinio selettivo, le sparizioni e le sistematiche campagne intimidatorie
di propaganda contro l’opposizione si complementano con una maggior
criminalizzazione della protesta sociale da parte dello Stato, che ha creato
nuovi meccanismi di terrore quali l’Esmad, autore, tra le altre cose,
delle uccisioni degli studenti Nicolás Neira ed Oscar Leonardo Salas
a Bogotá, dello studente Jhonny Silva a Cali e dell’indigeno
chami Marcos Soto, nella marcia contro il TLC a Risaralda; crimini, questi,
circondati dall’impunità e marcati dalla riconferma dell’odio
fascista che primeggia nella formazione della forza pubblica ufficiale.
6. Uribe, per difendere gli interessi dei gringos, non è solidale con
i nostri fratelli latinoamericani.
I venti freschi che rivendicano la dignità e la sovranità dei
nostri popoli, in tutti gli angoli del continente, non perturbano Uribe che
è in primo luogo un guardiano degli interessi della Casa Bianca in
questa zona del mondo.
Il momento è ottimo per avanzare verso la conquista dell’unità
latinoamericana e caraibica nella sua più ampia proiezione strategica,
per andare a costruire la “Patria Grande” che sognò Bolívar
e per raddoppiare la solidarietà con i processi sovrani di Cuba, del
Venezuela e degli altri paesi che lottano per costruire il loro futuro con
indipendenza e dignità.
Tanto più, in un momento in cui il movimento rivoluzionario antimperialista
ed anticapitalista colombiano si qualifica ed erige come speranza di un paese
migliore e di un nuovo potere delle maggioranze, che per forza di cose costituisce
un esempio di dignità ed un muro di contenimento delle intenzioni imperiali
statunitensi d’incrementare il loro intervento militare in America Latina.
Questi sei fattori rinforzano in noi la convinzione che debba essere un candidato
diverso dal signor Uribe ad assumere la conduzione dello Stato e a spianare
la strada alla soluzione civilizzata, per riconciliare e ricostruire la nostra
società.
Il Movimento Bolivariano per la Nuova Colombia continuerà a forgiare
coscienza ed unità in tutte ed ognuna delle lotte rivendicative della
nostra patria, e ad organizzare la protesta di massa dei settori più
colpiti da questo regime politico narco-paramilitare che pretende di portarci
verso il baratro.
In Bolívar ci troveremo tutti!
Aprile del 2006