Il Corriere della Sera - 16.04.98

WB01343_.gif (599 bytes)


Deve scontare nove anni di carcere per associazione sovversiva e banda armata: da diciassette vive a Parigi Scalzone torna da clandestino in Italia L'ex leader di Autonomia operaia parla di amnistia all'università di Roma. L'avevo promesso

Paolo Calcagno, MILANO -

Un colpo di teatro, una sfida folle, oppure un gesto meditato per trovare ascolto? Forse tutte queste cose assieme hanno spinto l'ex leader di Potere operaio e poi di Autonomia operaia, Oreste Scalzone, a rientrare clandestinamente in Italia, dopo 17 anni di latitanza in Francia. Nonostante la condanna definitiva a nove anni di carcere per associazione sovversiva e banda armata, Scalzone ha sfidato prima le onde del Mediterraneo e i valichi aperti dal trattato di Schengen e poi le autorit à italiane, esibendosi ai primi del mese scorso, in un intervento pubblico sul tema dell'amnistia, davanti alla scalinata della facoltà di Architettura, a Roma, che 30 anni fa fu teatro dello scontro tra studenti e polizia, passato alle cronache come la battaglia di Valle Giulia : era il primo marzo 1968. Una canzone famosa su Valle Giulia diceva: "Non siam scappati più". Ecco, ho voluto smettere di essere ostaggio di un'attesa impotente di un'amnistia fatta balenare periodicamente come un miraggio , spiega Oreste Scalzone in una conversazione telefonica. Ma come ha fatto a sbarcare a Roma? Il mio amico Vincenzo Sparagna, con i potenti mezzi da sbarco della sua rivista "Frigidaire", mi ha consentito di realizzare quello che più che un sogno era una scommessa e anche una promessa che avevo annunciato da tempo. Anzi, mi chi edo perché non l'abbia fatto prima. Comunque, tutti i particolari di questa avventura sono raccontati e documentati nel prossimo numero di "Frigidaire" e in un video distribuito dalla rivista . Perché ha voluto rischiare l'arresto e 9 anni di prigione? Ci sono tanti tipi di prigioni. Ho incominciato a parlare di amnistia venti anni fa, in pieno "caso Moro". Per alcuni questo voleva dire resa, disfattismo e un'operazione psicologica antiguerriglia. Altri la ritene vano una trovata criptoterroristica che metteva tutti sullo stesso piano, svendendo l'innocenza angelica di un Movimento che non si sarebbe mai "sporcato le mani" con la violenza e le armi. Questo tipo di ostilità veniva dalla mia gente. E la feroce solitudine che ne è seguita è durata oltre dieci anni . E, tuttavia, lei ha continuato ad agitare la speranza dell'amnistia rilanciando ossessivamente la proposta delle cinquantamila firme per un progetto di legge di iniziativa popolare. Sì, ma quando la parola "amnistia" ha finito di essere stregata, è incominciato l'estenuante balletto delle proposte di indulto. Schieramenti politici diversi hanno periodicamente fatto balenare questo miraggio. E c ome ipnotizzati, i compagni, in larga parte, hanno aspettato che qualcuno la concedesse, senza mai organizzare davvero una battaglia per rivendicarla. Forse la rivendicazione non c'è stata perché poteva apparire velleitaria. Secondo me, uno Stato normale avrebbe deciso l'amnistia perché avrebbe chiamato l'emergenza col suo nome: stato d'eccezione. E per ragioni uguali e contrarie al varo delle leggi speciali, rivolte a reprimere la tragressione di una molt itudine e non comportamenti sporadici, questo Stato avrebbe chiuso il ciclo "maledetto" con un provvedimento di indulto, ristabilendo un ritorno alle forme normali dell'esercizio della Giustizia . E' stato per reagire alla solitudine che ha scelto di rischiare la galera pur di lanciare la sua provocazione? Certo. Continuare ad arrovellarsi intorno a un problema che viene agitato senza alcuna intenzione vera di risolverlo diventerebbe una prigione esistenziale e mentale più insopportabile di quella che ho rischiato venendo a Roma e che ho conosciuto a suo tempo . Dopo l'intervento del Presidente Scalfaro, sia pure riferito a crimini di corruzione, l'amnistia per i reati di terrorismo è più lontana?

La vita pubblica italiana sembra un groviglio di crimini veri o sospettati. A parte i poteri veramente forti e a parte l'intellighenzia che se la cava sempre, com'è tradizione dei cortigiani, ormai c'è un infernale meccanismo che impedisce di distinguere tra due cose delle quali non si sa quale sia la più orribile: le malefatte di personaggi istituzionali o le false accuse costruite ad arte. Ora sono pronto a fare di tutto, fino a rischiare la galera, per avere risposta a questioni minimali su ciò che blocca un percorso concreto della soluzione del nodo dell'amnistia.

WB01343_.gif (599 bytes)