Che cosa succede il 29 Gennaio in università?
No War Expò
Un altro conflitto è possibile?
Un momento di controinformazione sulla guerra, di socializzazione di idee e
progetti di alternativa politica: studenti, associazioni,collettivi, realtà
autorganizzate...banchetti, materiale informativo, proiezioni, mostre, spazi
di dibattito... a dare una svolta, a spalancare un diverso orizzonte su quel
mondo che una volta si chiamava studentesco e che più realisticamente
oggi si
potrebbe definire una costellazione di soggetti sospesi tra formazione e
precariato permanente.
PUBBLICA INSICUREZZA E FORZA DELLE PASSIONI
Ineluttabile è la guerra.
Una guerra da combattere nel nome delloro nero, come sempre.
Ma soprattutto da combattere nel nome di una nuova concezione dellidea
di
pubblica sicurezza, per affermare il nuovo assetto delle relazioni
internazionali che da questa idea discende.
Uno stato di emergenza duratura.
Uno stato di guerra che catalizza le tensioni, tende allestremo e crea
una
frattura profonda tra chi ha deciso di accettare il rinnovato principio di
autorità e chi lo rifiuta.
Patrioti e disertori, anche se la patria da difendere è l´infallibilità
del
modello di sviluppo delloccidente e non ha confini precisi tra gli stati:
è
una scelta di campo a livello globale, trasversale alle relazioni geopolitiche
come alle pratiche della quotidianità.
Una retta via e infinite possibili devianze, che inevitabilmente vengono
ricondotte allunica fazione dei nemici della democrazia..
Alla legittimazione di questa idea malsana di libertà duratura corrisponde
l´affermazione nella società di una cultura dell´intolleranza,
una filosofia
di guerra per cui supini dovremmo accettare la verità dei sospetti ufficiali,
la ragionevolezza dell´attacco preventivo.
L´Università è uno spazio fondamentale di elaborazione del
sapere critico, che
è anche capacita´ di distinguere e valorizzare una molteplicità
di saperi
contro un potere che si rappresenta come un pensiero unico, identico a se stesso.
E quando non c´è più separatezza tra sapere e potere forse
e´ il momento che
lUniversità dica forte e chiaro di non essere ne´ docile,
ne´servile, ne´
obbediente.
Quando nell´autunno del 2001 i nostri dubbi sulla prima puntata della
guerra
infinita ci rendevano sospettabili di collaborazionismo, affermare
l´opposizione alla guerra in Afghanistan significava anche rivendicare
il
diritto a immaginare e partecipare un´alternativa politica.
Oggi che tutte le peggiori previsioni si stanno avverando cè bisogno
di fare
un salto di qualità, mettere in pratica, socializzare saperi, consolidare
reti.
Ognuno di noi è impegnato nella costruzione di un piccolo pezzetto, coltiva
sul terreno vissuto quotidianamente il desiderio, si pone il problema concreto
di risolvere un disagio particolare.
Il No alla guerra non è certo il punto conclusivo di un percorso di una
mobilitazione pacifista, ma è soprattutto la grande discriminante a partire
dalla quale si determina un terreno di relazione politica gravido di
opportunità alternative.
È il primo dei distinguo e bisogna essere orgogliosi della responsabilità
che
ci si assume prendendo questa posizione di rifiuto,lucidi nel cogliere le
occasioni che la moltiplicazione delle relazioni tra disertori può offrire.
In fondo siamo tanti e quando a Firenze ci siamo contati eravamo tantissimi.
Troppe volte ci siamo interrogati sul terreno adatto per ridare
fiato
all´iniziativa politica in Università.
Ora questa situazione ci detta dei tempi: di fronte all´enormità
di
un'ingiustizia come questa guerra anche il silenzio sarebbe enorme.
Un silenzio che presto diverrebbe acritica adesione e non permetterebbe più,
dopo questa guerra, all´universita´ di fingersi intelligente.
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