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BOLOGNA, 12-15 giugno

BOICOTTIAMO IL NEGOZIATO DELL'OCSE!!!

Da Lunedì 12 giugno a giovedì 15 giugno, l'Ocse ha convocato a Bologna una conferenza internazionale sullo "Sviluppo delle piccole e medie imprese" (PMI). La conferenza é coorganizzata con il Ministero dell'Industria. Alla conferenza saranno presenti delegazioni a livello di governo dei 32 stati aderenti all'Ocse e di altri stati invitati per un totale di 50. Alla conferenza sono state invitate tutte le organizzazioni sovrastatali a livello dell'ONU, le organizzazioni sovrastatali dell'Unione Europea e altre organizzazioni internazionali di "cooperazione economica", di corporazioni e politico sindacali di parte imprenditoriale.

Non mancheranno le famigerate Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC-WTO), Banca Centrale Europea (BEC-ECB), e altre per un totale di 28 organizzazioni.

Cos'é l'OCSE. Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Ocse é il forum di governo dei paesi industrializzati. Tutti i paesi non-Ocse sono considerati in "via di sviluppo". Vi sono alcuni stati quali Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Federazione Russa, Repubblica Slovacca e Africa del Sud che hanno avviato le procedure di adesione all'OCSE a partire dallo scorso anno. Sono invitati alla conferenza di Bologna anche Bulgaria, Marocco, Egitto, Israele, Kazakistan, Romania, Slovenia, Tunisia e Vietnam. La conferenza di Bologna si configura come un FORUM GLOBALE DEL CAPITALISMO MONDIALE e la scelta delle PMI come ordine del giorno introduce il tema degli accordi politici che il tavolo AMI (Accordo Multilaterale per gli Investimenti) non era riuscito a varare. Obiettivo dell'AMI era la definizione di un protocollo internazionale che permettesse i "contratti d'area" con penali da far pagare ai governi nazionali a favore delle imprese qualora questi contratti venissero disdetti dai lavoratori.

Gli obiettivi della conferenza sono "dichiarati": flessibilizzazione del lavoro, distretti industriali, sistema di raggruppamento di imprese per mezzo di partecipazioni incrociate, consorzi e outsourcing (esternalizzazione), sistemi pubblici al servizio delle imprese (telecomunicazioni, trasporti, energia, commercio elettronico), sicurezza dei territori (controllo militare del territorio).

A Seattle, a fine novembre '99, i potenti della Terra avevano convocato una conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) finalizzata, secondo il linguaggio "neutro" mercantile, al proseguimento dei negoziati sulla completa liberalizzazione degli investimenti e degli scambi internazionali. Si trattava, e si tratta, di perfezionare lo strumento giuridico per portare a termine la globalizzazione (capitale totale) e imporre nuove regole alle attività umane definite - tutte - oggetto di commercio. Tutti i settori sono coinvolti, in particolare quelli di punta che guidano la cosiddetta "rivoluzione dell'informazione": l'informatica, l'industria del vivente (agroalimentare, biotecnologie, farmacia), la comunicazione. C'é stata, con la "battaglia di Seattle" una battuta d'arresto. Nel senso che un movimento vasto e variegato ha saputo, con la sua determinazione, incidere sulle contraddizioni della controparte, facendo leva sui suoi punti pi deboli e vulnerabili. Un fatto nuovo e di vasta portata, donne e uomini provenienti da tutto il mondo e dalle varie esperienze di lotta, dalle comunità indigene alle organizzazioni di base , dai movimenti ambientalisti a quelli dei lavoratori sfruttati, compresi quelli Usa, che stanno aumentando sempre pi la moltitudine degli emarginati e degli esclusi dai profitti delle multinazionali.

Come é ovvio, purtroppo, il disegno politico complessivo del comando capitalistico non é stato sconfitto. Il fatto é che gli Usa, l'Europa e le altre potenze hanno la necessità di portare fino in fondo, costi quel che costi, la filosofia del mercato, cercando di non badare alle sofferenze e alle resistenze che di volta in volta si manifestano. Il quadro di riferimento é conosciuto. Il governo mondiale, comandato dagli Usa e suffragato dall'Unione Europea, ovvero il nuovo sistema totalitario, egemonizzato da istituzioni internazionali quali il Fondo monetario, la Banca mondiale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e l'Organizzazione mondiale del commercio, continua nella sua opera di unificazione delle politiche statuali, di sistematica colonizzazione della natura, di utilizzo delle guerre in funzione di destabilizzazione e di definizione della carta dei poteri, di sfrenato sfruttamento della forza-lavoro. Per raggiungere i suoi scopi, questo comando delle multinazionali e delleE8lite politiche ad esse collegate, ha la necessità di pianificare politiche di consenso, non a caso portato avanti da un governo dei democratici in USA e di centrosinistra in Europa ma anche, soprattutto, di repressione contro il moderno proletariato universale, proprio perché il disegno complessivo della mercantilizzazione, della precarizzazione e dello sfruttamento, trova sulla sua strada sempre pi resistenze e conflitti.. Esso ha sempre dovuto registrare l'opposizione sociale e politica, la ribellione di interi popoli che soffrono e muoiono sotto il giogo del neoliberismo e della globalizzazione. La gravissima realtà dei Balcani, per fare un solo esempio, dimostra che la guerra é un elemento sistemico che riafferma sia la supremazia Usa, sia ridisegna i ruoli dei diversi stati nel processo della globalizzazionee economico-produttiva e finanziaria. Eppure, a fronte di tutto ciò, in occasione di Seattle, i potenti della Terra hanno dimostrato che non sono invincibili. Ora ci riprovano a Bologna, questa volta con una seduta dell'Ocse, dal 12 al 15 giugno a Palazzo Re Enzo. In quella sede rappresentati dei vari Paesi prenderanno decisioni circa il seguente tema: " (Come) Migliorare la competitività di piccole e medie imprese nell'economia globale: strategie e politiche"; hanno intenzione, evidentemente, non essere disturbati nei loro lavori e di portare a termine gli obiettivi prefissati. In altre parole, faranno di tutto per impedire che il movimento che già si é espresso a Seattle consegua un successo importante nella costituzione internazionale di una forte e determinata mobilitazione.

Vi saranno a Bologna, dal 12 al 15 giugno circa 1000 rappresentanti del capitalismo e del governo mondiale. Non mancheranno i papaveri di casa nostra: Prodi capo commissione esecutiva dell'UE, Letta ministro dell'industria, D'Alema capo del governo. Ministri e sottosegretari dell'industria di 50 stati. Funzionari di altro livello delle pi importanti organizzazioni sovrastatali mondiali. Questa manifestazione di potenza del capitalismo globale può essere fermata. Con il sistema globale di dominazione e sfruttamento non vi possono essere dialettiche. Disarticolare e sabotare la conferenza diviene l'obiettivo per tutti i soggetti politici e sociali che combattono il sistema oppressivo e sfruttatore che governa il mondo. Non vi possono essere città o paesi pacificati che ospitano i signori del mondo. Senza giustizia, nessuna pace.

Prepariamo una grande manifestazione, un grande appuntamento internazionale per bloccare l'agibilità della conferenza OCSE. Decine di migliaia di persone possono rendere impraticabile il vertice con la loro semplice presenza.

Contro il vertice OCSEE8 auspicabile che venga dichiarato uno sciopero generale di tutte le categorie. E' responsabilità delle organizzazioni dei lavoratori permettere o meno questo incontro dei padroni della terra.

Che migliaia di lavoratori, donne, studenti - in una parola: gli esclusi - siano preparati a dare il "benvenuto", ovvero siano pronti ad inceppare seriamente di nuovo la macchina infernale; siano in grado di lanciare critica radicale e una mobilitazione di massa permanente. Come a Seattle, anche a Bologna costruiamo in questi mesi le basi affinché tutti possano esprimersi, affinché diventi pratica di massa l'azione diretta, affinché questo appuntamento sia parte di scadenze e mobilitazioni nazionali, da tenersi in contemporanea negli altri Paesi, affinché, infine, si rafforzi la circolazione delle lotte e si lavori per la loro ricomposizione politica. L'ambizione di quanti lottano contro questo sistema globalizzato deve essere quello di costruire un movimento rivoluzionario mondiale contro le istituzioni economiche e politiche del capitalismo. Solo un movimento forte e unito, che lotta al di fuori delle isituzioni ufficiali e cerca di realizzare il cambiamento attraverso l'azione autonoma può dissolvere gli attuali poteri e costruire un ordine sociale comunista fondato sull'organizzazione dal basso, sulla democrazia diretta.

Tutte le situazioni di base, gli organismi politici, sociali, ambientalisti, locali, nazionali e delle altre realtà europee e internazionali, sono chiamate a Bologna al fine di organizzare l'unica risposta possibile, cioé il rifiuto netto della colonizzazione, della commercializzazione-mercificazione a tutti i livelli della vita sociale.

Si tratta di organizzare un piano complessivo di interventi: dibattiti, manifestazioni di piazza, manifestazioni culturali, in cui tutti possano esprimersi al fine di una riuscita che ripeta il successo di Seattle. Il programma delle iniziative che proponiamo, intendiamo inserirlo nel contesto pi ampio delle mobilitazioni che in quelle due settimane di giugno si stanno da pi parti pianificando a Bologna. Chiediamo, pertanto, a tutte le realtà interessate, ad aderire alle mobilitazioni che si terranno nella nostra città.

Dopo la guerra dell'Onu in Iraq e la guerra NATO in Yugoslavia , siE8 rafforzato il patto di Alleanza fra gli Usa e l'Unione Europea stretto fra i responsabili politici dei governi a guida "progressista" :

Clinton, Blair, Schoeder, Jospin, D'Alema con lo scopo di " mettere insieme economia di mercato, neoliberismo ed ideali civili che contraddistinguono la socialdemocrazia".

Nel novembre del '99 questi governanti si sono riuniti a Firenze per un meeting della "terza via" e anche lì sono stati contestati da un forte movimento di opposizione che ha preceduto quello di Seattle, in continuità con tanti altri movimenti di ribellione e di proposizione di gruppi di lavoratori, di disoccupati/precari , studenti che hanno manifestato negli ultimi anni in Europa, da Amsterdam (1997) a Colonia (1999) contro la povertà, la precarizzazione,l'esclusione sociale. Ma anche gran parte dei milioni di persone che, dopo aver vissuto sotto i governi Thatcher, Reagan, Berlusconi, avevano riposto fiducia nei programmi della "sinistra" si stanno disilludendo rapidamente sotto i colpi delle generali politiche di smantellamento dei diritti : al lavoro, alla casa ,alla salute, all'istruzione, alla pensione, ai trasporti, alla tutela sociale, ect.; di privatizzazione dei servizi pubblici, di aumento della produzione di armi e di creazione di eserciti professionali per fare le guerre di espansione, di costruzione di una società di controllo e di repressione, di pochi ricchi e di molti poveri. Tutte e tutti stiamo sperimentando concretamente il significato della globalizzazione da chi ha un lavoro stabile, precario ai disoccupati.

Questi governanti progressisti affermano con grande enfasi e per il bene di tutti che "Il posto di lavoro fisso non esiste pi " e che " la flessibilità del mercato del lavoro produce occupazione", mentre in nome di questi principi e di queste politiche l'occupazione si va sempre pi precarizzando, con la diffusione dei contratti a termine, del lavoro temporaneo e interinale, dei contratti di collaborazione e a ritenuta d'acconto, dei contratti di area che portano alla diversificazione dei salari fra lavoratori, con la reintroduzione dell'apprendistato e di una istruzione a misura di impresa. Tutti lavori sottopagati , quando non sono usuranti e pericolosi, deregolamentando orari , tutela sul lavoro e sicurezza, diritti come quello di sciopero. Per i lavoratori stabili arrivano le conseguenze delle privatizzazioni con migliaia di esuberi, chiusure di fabbriche, trasferimento di produzioni, contratti peggiorativi, normative di sicurezza non rispettate e con l'arrivo dei "fondi pensione integrativi". E mentre i salari si riducono, i profitti delle aziende si moltiplicano; aumenta la loro produttività che non viene reinvestita in attività produttive bensì in attività finanziarie.

I governi di centro sinistra riportano nelle mani dei padroni tutta la ricchezza e la rubano dalle tasche dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, ormai non pi turbati da problemi di redistribuzione. Dalle politiche economiche liberiste di Maastricht, al patto contro gli immigrati di Schengen in realtà questi governi hanno voluto un Unione europea del e per il capitale , un Europa liberista.

In Italia e a Bologna le vecchie politiche socialdemocratiche che hanno fatto di questa città la vetrina del "buon governo" hanno lasciato il passo al "laboratorio politico" delle liberalizzazioni, della costruzione delle holding delle cooperative, del tagli dei servizi sociali I fattori economici che presiedono il modello di sviluppo delle PMI sono la flessibilità, il controllo della forza lavoro, i salari legati alla produttività. Per i lavoratori questo significa nella stragrande maggioranza dei casi negazione dei diritti sindacali pi elementari, precarietà dell'occupazione e flessibilità del salario in ragione delle "fortune" economiche delle imprese. Nelle PMI il divario di reddito nella gerarchia del lavoro é pi evidente che nelle grandi compagnie multinazionali. In gruppi di poche centinaia di lavoratori si rappresenta l'intera scala gerarchica con circa il 40% dei lavoratori che percepiscono salari al di sotto dei minimi contrattuali e raggiungono un salario medio di 1.800.000 lire in virt di straordinari e voci retributive variabili in funzione dei profitti delle imprese. Un altro 40% é composto da lavoratori "professionali" che percepiscono un salario medio di circa 2.500.000 lire. In questa fascia vi sono anche i capetti che garantiscono il comando d'impresa sui loro colleghi dequalificati. Vi é poi la dirigenza nella quale i redditi sono fortemente differenziati a disegnare la piramide della gerarchia aziendale. Di solito queste figure godono di contratti annuali con redditi che vanno dai 60 ai 200 milioni all'anno. Sempre di pi, nella fascia "bassa", vengono utilizzati lavoratori interinali e a tempo determinato. Massiccio é l'uso dei contratti di formazione e lavoro che durano anche anni. Di solito in queste aziende il valore aggiunto (differenza fra ricavi lordi e costi diretti) é di circa 100-120 milioni per addetto (fortemente dipendente dalla collocazione dell'azienda nel ciclo economico: produzione, commercializzazione, servizi, etc.) mentre per l'80% degli addetti il salario lordo é al di sotto dei 60 milioni. L'orario medio in queste aziende é di 45 ore settimanali. Queste sono le attuali condizioni di sfruttamento della classe operaia italiana che, secondo i politici di governo e di opposizione, sarebbe "ricca". Se contiamo che solo per abitare il costo medio di un appartamento é di circa 15 milioni all'anno, che per la pura alimentazione il consumo medio é di circa 7 milioni all'anno e che per il vestiario si spendono mediamente circa 4 milioni l'anno vediamo come per le fasce basse del mondo del lavoro il salario non copra nemmeno la riproduzione della forza lavoro.

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From cdapr <cdapr@tin.it>

Date Sat, 15 Apr 2000 16:20:33 +0200

Subject BOLOGNA, 12-15 giugno: BOICOTTIAMO IL NEGOZIATO DELL'OCSE!!!

(seconda parte)

(seconda parte)

Una riflessione - e un contributo al dibattito - vogliamo farla, in questa sede, in relazione alla forza-lavoro immigrata. E' significativo che nel momento in cui il Wto si lancia nella folle corsa della commercializzazione di ogni aspetto della realtà sociale e naturale, giungendo a mercificare anche il codice genetico di ogni forma vivente, é assolutamente contrario alla libera circolazione della forza-lavoro. L'unica merce, infatti, di cui non si vuole la mobilità assoluta, é composta dai milioni di lavoratori che dai vari continenti cercano di varcare le frontiere dell'Occidente , al fine di vendere al prezzo pi vantaggioso l'unica ricchezza che hanno: la loro forza-lavoro, appunto. Eppure la storia da sempre é storia di migrazioni, fin da quando i primi uomini viaggiavano alla velocità di 25 chilometri per generazione. Lavoro, viaggio, comunicazione, nascono insieme. Migrare, per migliaia di anni, emigrare oggi, ha significato e significa sempre una sofferenza. Tuttavia, ciò che fa sopportare la sofferenza é l'aspettativa di miglioramento della condizione umana. La miseria, le tragedie, la costrizione, la deportazione, le guerre, la repressione, la carestia, le epidemie, sono elementi decisivi, ma determinante é l'aspetto soggettivo, positivo, costantemente propulsivo: essere liberi, essere felici.

Non coglie la profondità del fenomeno quella storiografia che ci parla di sfruttate marionette, spostate per il mondo come balle di cotone o barili di petrolio. Per capire davvero che cos'é l'emigrazione, quella di oggi in primo luogo, é necessario rovesciare il luogo comune che vede nell'emigrazione un fenomeno puramente oggettivo, in sostanza negativo per coloro che emigrano. E' un luogo comune duro a morire poiché si regge su una radicata tradizione presente nel movimento operaio e nelle sue istituzioni politiche e sindacali. Al mito del "buon selvaggio", si affianca l'altro del "poveraccio stanco ed affamato" che cerca riparo nelle ricche metropoli occidentali disposto a fare - sottopagato - qualsiasi lavoro, purché si sia ammessi al consumo, alla modernità. Oppure si sedimenta la figura dell'immigrato in quanto legato ad attività illecite: in ogni caso si si coltiva il terreno per un razzismo sempre pi palese e sempre pi urlato da quelle istituzioni locali e nazionali che sono investite dalle lotte degli immigrati per il reddito, per i servizi, per la casa, in particolare. In realtà, l'immigrato é una persona che ha già avuto diverse esperienze nelle metropoli del Sud o dell'Occidente dove ha precedentemente soggiornato nel suo peregrinare. E', conseguentemente, una soggettività ricca di potenzialità, di lotta e di antagonismo, per l'esperienza che ha accumulato, per i diversi sistemi a cui ha dovuto acclimatarsi di volta in volta, per le molteplici reti di solidarietà che ha prodotto e sperimentato nell'arco della sua storia. Ha conoscenza del ciclo produttivo, dunque, non é uno sprovveduto, non si presenta come il "parente povero" e rivendica i suoi diritti. E' consapevole, in quanto forza-lavoro, di avere un mercato e che esistono altri mercati dove il suo prezzo é pi alto. Quest'ultima sua consapevolezza lo condanna agli occhi del capitale che guida la globalizzazione. Si lancia la libera circolazione dei capitale e delle merci, ma non, assolutamente, la libera circolazione della forza-lavoro. La mobilità della forza-lavoro é intesa nel modo contrario ai suoi reali interessi: essa, infatti, deve essere funzionale al sistema; deve, di conseguenza, sottostare alle leggi della domanda e dell'offerta, deve spostarsi a livello territoriale là dove le imprese decidono di riconvertirsi e di ricollocarsi. In questo senso, ogni forza-lavoro é nomade; quando deve seguire i percorsi tortuosi del capitale nel suo continuo processo di ristrutturazione, ogni lavoratore é un immigrato. La nostra forza é il riconoscimento di questa comune situazione di subalternità di fronte al capitale. Gli immigrati sono soggetti discriminati, e lo sono ancora di pi le donne immigrate. L'elemento di punta della globalizzazione sta nella dinamica ancora in corso della deregolamentazione del lavoro, ovvero nella distruzione di tutti quei diritti che, nei vari paesi, le lavoratrici e i lavoratori avevano conquistato, fin dal secondo dopoguerra, a prezzo di dure lotte e battaglie. La segmentazione del mercato della forza-lavoro, la sua precarizzazione, é una caratteristica strutturale del neoliberismo.

Tale precarizzazione talmente abbassa il costo della forza-lavoro, che aumenta esponenzialmente il fenomeno della pauperizzazione tra i salariati.

Nei prossimi anni, assisteremo all'aumento esponenziale di questo gigantesco movimento migratorio. In questo contesto, diventa essenziale per il capitale il controllo e la regolamentazione dei flussi migratori, del suo potenziale di rischio, della sua latente conflittualità, delle potenzialità presenti di una saldatura tra questo segmento e l'intera classe dei salariati. La parola d'ordine,E8, pertanto, dividire, atomizzare, criminalizzare. Lscala gerarchica che il capitale ha imposto vede la forza-lavoro immigrata all'ultimo gradino, continuamente ricattata e sottoposta ad una serie di misure, quali, per es., il permesso di soggiorno e i Centri di detenzione temporanea. Questi ultimi costituiscono parte della legislazione presente in tutti gli stati europei (trattato di Shengen) e sono utilizzati per rinchiudervi gli immigrati che non hanno il permesso di soggiorno o che vengono marchiati come pericolosi. Noi crediamo che un'opposizione sociale e politica efficace contro la filosofia espressa dal Wto e dagli altri organismi internazionali non possa non contemplare nella rivendicazione dei diritti dei popoli la salvaguardia di questa specifica forza-lavoro, la rivendicazione dei suoi diritti elementari, nella direzione di una ricomposizione politica dell'intera classe dei salariati. In Italia consideriamo fondamentale, da un lato, la lotta che gli immigrati conducono per il diritto al reddito, alla casa, ai servizi, e, dall'altro lato, la solidarietà materiale che a loro portano i lavoratori e gli altri soggetti dell'oppozione sociale e politica. Riteniamo fondamentale che gli immigrati a Bologna facciano sentire la loro voce.

Riteniamo necessario, in generale, che all'interno delle mobilitazioni e delle rivendicazioni, che questo grande movimento internazionale contro la globalizzazione esprime, ci sia un'attenzione ed un impegno adeguato in questo campo.

Il sistema capitalistico di concezione patriarcale vuole imporre la propria logica non solo nell'ambito produttivo, ma anche in quello riproduttivo. Nei paesi del sud del mondo le donne diventano oggetto di politiche di controllo delle nascite, mentre nei paesi occidentali, in Europa in particolare, vengono attuate politiche a favore della famiglia e formalmente di incentivazione alla maternità. In un quadro generale di progressivo smantellamento dello stato sociale, di drastica riduzione dei servizi e degli interventi pubblici e di riorganizzazione economica, la donna risulta essere la prima espulsa dal mercato legale del lavoro e nello stesso tempo con un richiamo al "principio di sussediarietà" viene ricaricata del lavoro di cura e di assistenza. L'emancipazione della donna viene affermata purché non scardini i ruoli tradizionali che ricopre nella famiglia e nella società (in particolare nell'ambito lavorativo e nella scelta delle merci).

Si impone come unico modello quello dell'eterosessualità, limitando qualsiasi libertà verso ogni altra forma di espressione e comunicazione sessuale.

I piani di sviluppo e riorganizzazione del capitalismo stanno riducendo alla fame i proletari di tutto il mondo ivi compresi quelli dei paesi industrializzati. Certe ideologie terzomondiste vorrebbero colpevolizzare i proletari del Nord America o dell'Europa perché hanno salari anche 100 volte superiori ai poveri della terra. Il fatto é che per vivere a Boston o a Parigi, Berlino, Milano é estremamente costoso. Per soddisfare i bisogni elementari, per la pura sussistenza, i lavoratori europei e nordamericani spendono l'intero salario. Di converso certe ideologie sindacaliste vedono nel "basso costo del lavoro" dei paesi terzi o della forza lavoro proveniente da questi una minaccia ai "privilegi" della classe operaia dei paesi industrializzati, alimentando la xenofobia che pervade anche i settori popolari. Le logiche corporative e di coogestione dei sindacati di stato e filopadronali hanno, in questo contesto, la loro cartina di tornasole. La conferenza programmata a Bologna vuole pianificare accordi a livello governativo e delle istituzioni sovrastatali per determinare il salario in misura di pura riproduzione della forza lavoro. D'altra parte il sistema delle PMI che caratterizza i modelli di sviluppo capitalistico nostrano verrà esportato là dove la costante proletarizzazione crea condizioni di sfruttamento. Nell'era della globalizzazione anche imprese con qualche decina di miliardi di fatturato possono avere filiali nei paesi "terzi" e mettere in concorrenza i lavoratori di questi paesi con quelli di origine. I processi di esternalizzazione (diversi dal decentramento produttivo a cui siamo stati abituati nei decenni scorsi) permettono di mantenere l'unità di comando dell'impresa delegando le funzioni produttive a micro aziende sempre pi costrette alla precarizzazione delle produzioni ed alla conseguente flessibilizzazione di orari, cicli, occupazione e salari.

Le PMI rappresentano lo stadio intermedio del sistema capitalistico mondiale.

La mondializzazione del capitalismo e la messa in atto di organizzazioni statali sopranazionali non sono fatte per soddisfare i bisogni dell'umanità. Sul piano economico questo sistema é caratterizzato da un numero sempre pi ristretto di imprese che formano degli oligopoli che orientano il mercato e sono gerenti del sistema economico mondiale per trarne il massimo profitto. Per fare ciò s'appoggiano sulla capacità di controllo sociale, militare, poliziesco e religioso degli stati e sul controllo ideologico esercitato dai media. La mondializzazione del capitalismo é la prosecuzione su scala mondiale del movimento secolare di concentrazione del capitale inerente a tutti i sistemi concorrenziali. Dalla pi piccola impresa fino alla pi grande holdings si danno legami capitalistici che sono rapporti di dominazione e di sfruttamento. Il sistema delle relazioni economiche attuale é un sistema di sfruttamento in cascata che si basa su una fitta trama di gerarchizzazione degli statuti (delle normative, delle leggi, delle consuetudini) sociali e dei redditi.

Per i lavoratori del Nord America e dell'Europa lo sviluppo del capitalismo globale significa un pesante arretramento nelle condizioni di vita e nelle conquiste sociali, economiche e politiche. Per i popoli asiatici, est europei, sudamericani questo sviluppo significa il pervasivo dominio del sistema capitalistico e la conseguente proletarizzazione.

Per tutti i proletari della terra lo sviluppo del capitalismo globale significa riduzione del salario a puro reddito di riproduzione, negazione delle libertà individuali e sociali, precarizzazione. In una parola impoverimento e sottomissione.

Un'altra riflessione va poi fatta sul rapporto biotecnologie-informazione/comunicazione-formazione e organizzazione del sapere sociale. Siamo di fronte a due aspetti. Il primo é quello che si interessa alla mercantilizzazione completa di tutti i settori che in precedenza erano gestiti dalla stato. Il welfare non era esente dalle logiche di disciplinamento della forza-lavoro, di accesso selettivo, di organizzazione rivolta al profitto, tuttavia esso era segnato dalle lotte operaie e proletarie che immettevano elementi, anche notevoli, di contraddittorietà rispetto alle leggi del profitto. Il suo smantellamento ha significato, al Nord, una grande differenziazione sociale, proprio tra le classi medie e nella stessa classe operaia, fino al punto da creare vaste aree che sempre pi spesso denunciano condizioni simili al Sud del mondo. La deregulation - in campo finanziario, nel rapporto capitale-lavoro, nella privatizzaione di imprese e servizi sociali: scuola, sanità, ecc. - ha trovato negli organismi internazionali (Fmi, Banca mondiale, Ocse...) e nel Wto strumenti formidabili. Le tristemente famose "politiche di aggiustamento strutturale" hanno trasformato in peggio le già precarie condizioni dei Paesi del Sud del mondo, hanno messo in atto politiche di nuova colonizzazione finanziarie (questione dei debiti) e industriali, ristrutturando il sistema globale del capitalismo attraverso uno sviluppo regionale che causa sfruttamento e miseria per miliardi di persone. La globalizzazione é la forma attuale del capitalismo. Essa é espressione dell'imperialismo, é la forma storica che gli stati del Nord hanno individuato per lo sfruttamento del Sud. L'imperialismo é totalitario: non é solo economico, ma anche culturale e politico. In questo contesto, la fine del welfare ha significato un ulteriore avanzamento della colonizzazione del pianeta da parte di pochi Paesi occidentali.

Il secondo aspetto corrisponde ad una realtà per molti versi inedita. Il Wto é essenziale per mettere a punto gli strumenti, anche giuridici, che permettano il passaggio da un attività, in precedenza non collocabile, o non del tutto, nel quadro merceologico, ad una risorsa direttamente inserita nel processo della commercializzazione. Emblematica é la mercificazione della "catena della vita", dei codici genetici. In quesi ultimi anni assistiamo alla colonizzazione di ogni aspetto del vivente, ad una sua vera e propria sussunzione totale da parte del capitale globalizzato. L'informatica, l'industria del vivente (agroalimentare, biotecnologie, farmacia), gli apparati dell'informazione, sono attualmente impegnate nella cosiddetta "quarta rivoluzione". E' un processo che vede il capitale nella sua azione di industrializzazione dell'agricoltura su scala mondiale, avendo come momento caratterizzante la manipolazione dei codici genetici delle specie vegetali e animali al fine dello sfruttamento sia dei lavoratori salariati utilizzati in questo vasto programma, sia della risorsa fondamentale - la vita - su questo pianeta. Le specie modificate risultano essere un grave rischio per la diversità biologica e per i consumatori. Esse sono destinate, se non viene sconfitto un tale progetto, a rivoluzionare le aree coltivabili; milioni di ettari di terreno, già ampiamente provati da ogni forma di intervento chimico, si impoveriranno a causa della scomparsa di centinaia di specie vegetali a vantaggio di poche piante, per la cui riproduzione i contadini saranno costretti a rivolgersi, pagando, alle multinazionali del settore. Interi paesi, specialmente del Sud, dipenderanno da multinazionali come la Monsanto. La ricerca sulla tecnologia "Terminator", che rende le sementi sterili dopo il primo raccolto, non si é mai fermata. Le implicazioni di tale tecnologia sono devastanti. Per millenni i contadini hanno conservato parte del raccolto per seminarlo la stagione successiva. Con i "semi suicidi" essi dovrebbero ricomprare le sementi ogni stagione: un attentato alla sicurezza alimentare e alla biodiversità. Questi semi Terminator sarebbero, poi, venduti insieme ad altri semi manipolati in modo da germogliare soltanto se trattati con certi prodotti chimici... Tutto ciò apre un discorso relativamente alle caratteristiche di determinate tecnologie "moralmente ripugnanti"; in questo senso basti pensare ai pericoli insiti nell'ingegneria genetica per ciò che riguarda la specie umana.

In questo contesto, la "nuova frontiera" ha bisogno di utilizzare altri sistemi sia per la sua affermazione scientifica , sia per la costruzione di un consenso sociale che attualmente manca, che promette di diventare un elemento di grande disturbo. Informazione/comunicazione, formazione e organizzazione sociale del sapere, l'apparato dei media, sono tutti impegnati affinché tale colonizzazione del pianeta possa avvenire. In generale, é in atto un processo di omogeneizzazione culturale quale strumento di controllo e di oppressione, che causa non solo il collasso dei legami culturali e sociali delle comunità locali, ma anche distrugge l'essenza e il significato stesso di cultura. In passato l'eliminazione culturale é stato un prodotto dell'imperialismo, con l'adozione, per es., della religione cristiana e delle lingue coloniali. Quello che oggi si vuole ottenere é la dipendenza generalizzata dalla cultura capitalistica del consumo di massa, ancora forse pi difficile da eliminare della dipendenza economica e politica. Istruzione, comunicazione, pi in generale il sapere sociale, vengono codificati per imporre un disciplinamento sociale senza precedenti; la loro impostazione si basa sulla competizione e sull'imposizione del modello scientifico occidentale basato sullo sfruttamento quantitativo delle risorse e non già - come altre tradizione scientifiche - su un utilizzo qualitativo dei beni della terra.

In questo contesto, tutti sono chiamati singolarmente e collettivamente alla costituzione di un'alternativa alla globalizzazione. Un variegato movimento di lotta deve svilupparsi e rafforzarsi nei vari Paesi. il capitale nella sua corsa alla globalizzazione produce un proletariato universale che é già in potenza il suo antagonista. L'emancipazione del proletariato universale é oggi possibile e necessario. La rivolta del Chiapas del 1994 contro il Trattato di libero commercio del nord America (Nafta) ha dimostrato questa necessità e possibilità. Successivamente, quel trattato iniquo, che schiaccia il Messico, é stato utilizzato come base per la creazione del Wto. Tuttavia, sono anche proliferate nel mondo azioni, mobilitazioni, si sono formati organismi politici e di base; insomma, qualcosa si é messo in movimento, anche se non si può dire che una iniziale circolazione delle lotte sia riuscita a mettere, almeno embrionalmente, le basi per una ricomposizione politica. Quest'ultima sarà un percorso lungo che seguirà le movenze, le contraddizioni, la carsicità, l'espressione conflittuale, del nuovo soggetto collettivo rivoluzionario, quel proletariato universale che si va formando e che emerge, allo stato embrionale, in quei percorsi di lotta come é accaduto a Seattle, in un movimento complesso, anche vario al suo interno e con non poche contraddizioni.

Con questo spirito noi ci prepariamo a contestare la sezione del Wto che si terrà a Bologna nel giugno del 2000. Con queste premesse lanciamo un appello affinché a Bologna siano presenti tutte le realtà che hanno già espresso a Seattle la loro opposizione. Facciamo di questo appuntamento imposto dalla controparte, un'occasione di conflitto contro le politiche neoliberiste e della globalizzazione.

Che in ogni Paese si convochino in contemporanea ai giorni di Bologna momenti di mobilitazione.


Programma:

18 aprile

Assemblea cittadina ore 21,00 Palazzo Dei Notai (Pz. Maggiore)

13-14 Maggio

Assemblea nazionale. Sabato, ore 15,00 sala da definire

10 giugno

Manifestazione Nazionale a Bologna

Domenica 11 giugno

Convegno sulla globalizzazione- Palazzo dei Notai.

Nei giorni dal 12 al 15 giugno: assemblea permanente

Comitato Cittadino Antirazzista, Comitato "Senza Frontiere", Coll. Comunista Per l'Autonomia di Classe Bo, Centro di Documentazione "Francesco Lorusso", Lazzaretto Occupato, Circolo Anarchico "Camillo Berneri" - Bologna.