Ci piace pensare che studiare significhi apprendere, entrare nell’argomento
studiato per esserne padrone e per averne un’idea che è propria,
peculiare.
Nella facoltà di Scienze Politiche le discipline studiate
riguardano la politica, in tutte le sfaccettature che comprende.
Quindi, a rigor di logica, ogni studente dovrebbe avere una propria
idea della politica, una propria visione del mondo e non capiamo perché
non la dovrebbe esporre, con forza, piuttosto che rimanere impassibile
in un mondo dato per scontato.
Ecco, dunque, cos’è il Collettivo Politico: è un
insieme di persone, diverse, le quali cercano di incastrare le proprie
idee, di discuterle, sostenerle e talvolta abbandonarle. Il Collettivo
è definibile per chi è e non per cos’è. Appare chiaro
che non è possibile definirlo una volta per tutte: è sempre
diverso nel tempo, in funzione degli attori che di volta in volta lo compongono.
L’unico elemento costante è il processo dialettico che sta alla
base delle decisioni prese.
Abbiamo parlato di persone, di idee e di processi decisionali…
e le decisioni? L’immagine che il Collettivo ha in facoltà e nella
realtà cittadina è la sostanza delle decisioni prese, è
i gesti che compie. Per questo il Collettivo è anche quello che
fa: è i volantini, i banchini, le assemblee, le manifestazioni,
le occupazioni. Per questo il Collettivo è anche le funzioni che
cerca di svolgere: l’informazione, l’analisi dei fatti e dei processi
storici, l’affermazione di un reale diritto allo studio.
Tutto questo si svolge ogni giorno ( e in particolar modo tutti
i giovedì dalle 13,30) nella stanza più variopinta dell’intera
via Laura, una stanza dove per un po’ è possibile estraniarsi dal
silenzio delle classi e dal brusio del corridoio, un posto dove è
possibile incazzarsi, ma anche rilassarsi.
Il collettivo non è un look da indossare per essere qualcuno
nell’università, è un modo per applicare la politica concreta
ai manualoni che studiamo.
La porta è sempre aperta.