-----Messaggio originale-----
Da: paolo ghenna <provos@disinfo.net>
Data: venerdì 22 ottobre 1999 0.35
Oggetto:
Letteratura/Underground// un automobilista

L’AUTOMOBILISTA

L’Automobilista, perfetta e fulgida metafora del non-individuo nella società massmediologizzata e
post-industriale, pone tra sé stesso e la bruttura delle necropoli in cemento armato che si è costruito
intorno uno schermo protettivo, l’automobile. Viaggiando in auto, anzi per la precisione spostandosi con
essa, egli rinuncia semiconsapevolmente a raccogliere tutta una serie di stimoli dal mondo circostante; può
ignorare il puzzo schifido e orriodo del proprio tubo di scappamento perché il suo naso è coccolato da un
ultra sintetico Arbre Magique all’aroma di Lepre al Cocco; fa finta di niente quando un clacson attutito
oltrepassa la cortina sonora costituita di volta vin volta, a seconda dei casi, da TUZ TUZ TUZ, Jovanotti o
gli ultimi successi del Festival Di San Remo. Morbidi sedili in pelle di animale scuoiato, che lui magari
sogna essere quella del lavavetri polacco fermo al semaforo, gli fanno dimenticare quanto siano duri e
freddi e pieni di fuliggine i muri degli scatoloni in cui abita e che chiama casa. L’Automobilista, una volta
arrivato a casa, doppo uno spostamento assolutamente indolore e che gli ha permesso di non corrugare
mai la propria corteccia celebrale in una smorfia di perplessità, riesce ad arrivare a casa, dove lo aspetta
una realtà altrettanto tranquillizzante ed altrettanto ammorbidita. Egli qui diventa Telespettatore, una
nuova stupenda categoria, che poi è sempre la stessa, con la quale l’Anarcociclista è sempre in lotta.
Proprio perché ci rifiutiamo di riconoscere l’esistenza di iperuraniche ed incontestabili verità assolute non
ci gloriamo certo di possedere, in contrapposizione all’Autista, la perfetta chiave di interpretazione del
mondo. Forse le nostre conclusioni sono altrettanto umanamente errate delle sue, ma il metodo stesso con
il quale siamo pervenuti ad esse ci pone  dal nostro punto di vista squisitamente soggettivo come molto
più meglio di lui.
L’Anarcociclista, durante il suo Viaggiare che è uno spostarsi attraverso lo spazio ed il tempo non solo
per arrivare da qualche parte (anzi spesso questo aspetto non ci interessa proprio), ma per raccogliere dati
e fare esperienze durante il percorso, il quale, proprio perché l’Anarcociclista è sempre aperto ad ogni
tipo di stimolo, muta con il continuo mutare dell’agente attivo (l’Anarcociclista stesso). Quando
viaggiamo sentiamo sulla nostra nuda pelle tutti i cambiamenti dell’ambiente circostante: odori, colori,
sensazioni e suoni ci arrivano in modo più diretto, senza la rassicurante protezione di un parabrezza.
Sentiamo il vento ululare e da lui impariamo le canzoni di tutte le città che ha attraversato. Rifiutiamo così
in blocco la sicurezza di una realtà prefabbricata, premasticata, predigerita e prevomitata, prendendoci il
diritto di costruire la nostra realtà come più ci piace, a seconda delle canzoni che il vento ci ha cantato o
delle immagini che abbiamo visto riflesse sulle nuvole rosse al tramonto (AH! AH! AH! AH! AH! AH!
AH!).
                                                                                                     Luther Blissett, un Anarcociclista

_____________________________________________________________
Win a FREE laptop - sign up for free disinfo.net email at http://www.disinfo.com, your gateway to the underground.



collaborare - mailing list - soci

lila.gif (22443 byte)

logo sk