-----Messaggio originale-----
Da: Mr.Six <mr_six@geocities.com>
Data: venerdì 29 ottobre 1999 19.38
Oggetto:
Underground/Politica// [moowbz] Nuovo intervento di LB sul caso Dimitri

Subject:  Difendere Marco Dimitri con ogni mezzo necessario 3
Date: Thu, 28 Oct 1999 23:09:08 +0200
From: ultramega@polimedia.it
Organization: http://www.LutherBlissett.net


da “Zero in Condotta” n°92, 14 ottobre '99,

LA CONDANNA A MORTE DI MARCO DIMITRI
Fino a dove puo’ spingersi la persecuzione giudiziaria?


Abbiamo incontrato Marco Dimitri la settimana scorsa, prima che venisse
nuovamente
iscritto nel registro degli indagati e prima dell'ennesima
perquisizione, avvenuta il 7
ottobre. Era il fantasma di se stesso: pallido, magrissimo, tremava come
una foglia. La
notizia che era stata fissata la data dell'appello al processo Bambini
di Satana per la
meta’ di gennaio gli aveva fatto tornare su tutti i peggiori ricordi e
sensazioni
dell'esperienza che ha dovuto passare tra il ‘96 e il '97. Abbiamo
cercato di
tranquillizzarlo, dicendogli che non si sarebbe trovato da solo, che lo
avremmo aiutato a
ricordare alla gente quello che aveva dovuto subire durante l'inchiesta
del Sostituto
Procuratore Lucia Musti: accuse infamanti, un anno di carcere
preventivo, il linciaggio
della stampa, le botte dei secondini. E' difficile tirare su uno che
vive senza alcuna
prospettiva, con marchiata nel cervello la consapevolezza che potrebbero
venire a
prenderlo in ogni momento, per chissa’ quale fantomatico crimine, come
e’ gia’ successo
una volta. Come fai a sollevare il morale di uno ridotto cosi’? Come fai
a non pensare che
ormai non e’ forse piu’ questione di guai giudiziari, che si e’ andati
oltre, che si e’
annullata una persona, riducendola cosi’, com'e’ Marco adesso? Che forse
dovresti
preoccuparti solo di evitare l'irreparabile, il gesto estremo? Devi
costringerti a non
vederlo ne’ come un caso umano ne’ come una vittima inerme schiacciata
dalla macchina
giudiziaria, perche’ il patetismo e il vittimismo non ti sono mai
appartenuti; devi
isolare la questione "politica", quello che il suo caso rappresenta,
anche alla luce di
fatti piu’ recenti, e andare avanti. Ma la sensazione e’ quella di
trovarsi di fronte a
una condanna a morte "di fatto", una persecuzione giudiziaria che dura
da quasi dieci anni
e che non vede una fine, costantemente irrorata dagli sproloqui e dalle
"rivelazioni" di
supertesti, di superpentiti, di ogni matto scoppiato che voglia
avvalorare le proprie
dichiarazioni citando un nome noto ai magistrati. Marco Dimitri e’ il
satanista piu’
"famoso" d'Italia, un nome che tutti ricordano e che tutti pronunciano:
"Proprio cosi’
signor giudice... e c'era anche Dimitri". Ed eccoci davanti all'ennesima
perquisizione,
all'ennesima pentita, all'ennesima inchiesta aperta a carico di Marco.
Eccoci qui, a casa
sua, per intervistarlo. E' piu’ rilassato dall'ultima volta che lo
abbiamo visto, ma e’
una tranquillita’ artificiale, perche’ dopo un anno ha ricominciato a
prendere il tavor. I
fatti su cui si indaga - questa volta a Roma - sono i soliti: stupri
rituali, orge, messe
nere, galline sgozzate e plagio di adepti per spillare centinaia di
milioni. In
particolare Dimitri e’ indagato per i reati di usura e truffa: record
del paradosso, visto
che e’ pressoche’ alla fame. Il magistrato si chiama Francesco Polino.
Di lui non sappiamo
niente, ma un indizio sul suo acume professionale gia’ ce l'abbiamo: dei
sei indagati (tra
cui Dimitri), uno e’ deceduto tre anni fa. Al processo contro i Bambini
di Satana si era
arrivati a parlare di una "donna lupo"... i fantasmi ancora ci
mancavano!


LB. Come si e’ svolta la perquisizione e come e’ stata motivata dalle
forze di Pubblica
Sicurezza?

MD. Gli agenti hanno bussato alla porta alle nove di mattina e mi hanno
mostrato l'atto
del magistrato in cui sono contemplati il reato di stupro,
maltrattamenti ad animali,
associazione a delinquere finalizzata alla truffa. I fatti si sarebbero
svolti a Roma e
sono stati riportati anche dal "Messaggero". Oltre a me sono implicate
altre cinque
persone, tra cui Sergio Gatti, in arte Efrem del Gatto, che per altro e’
morto da tre
anni. Ho chiesto agli agenti se cercavano cose particolari. Delle
videoregistrazioni,
hanno detto. Hanno guardato tre videocassette. Nell'ingresso di casa ne
ho altre cento, ma
non le hanno degnate di uno sguardo. Hanno sequestrato le tre
videocassette, il mio
computer portatile, quello da tavolo no, non so perche’, forse pesava
troppo, alcune foto
della Musti che usavo per i fotomontaggi su "Caffeina", una foto di
Spinosa, poi mi hanno
chiesto se avevo droga e ovviamente ho detto di no. Non vedo come queste
cose possano
centrare con i fatti di Roma. Siamo andati in questura, hanno fatto
l'elenco delle cose
sequestrate, poi hanno deciso che bisognava tornare a casa mia, perche’
il magistrato di
Roma aveva espressamente chiesto che prendessero una tonaca rossa e un
cappuccio, piu’
qualche oggetto rituale. Quindi sono tornati qui a prendere questa roba.
Io possiedo due
teschi di coccio, mi hanno chiesto quale preferivo che prendessero e se
lo sono portato
via, insieme a un candelabro in ferro battuto, che avevo comprato al
mercatino di Santa
Lucia.

LB. Avevi avuto in precedenza dei sospetti sul fatto che stessero per
coinvolgerti in una
nuova inchiesta?

MD. La teste di questa nuova inchiesta e’ una persona che ho conosciuto
dieci anni fa e da
allora non l'ho piu’ rivista. Si chiama Patrizia Silvestri e insieme al
suo amante si era
iscritta ai Bambini di Satana una decina di anni fa. Erano stati espulsi
in seguito a dei
comportamenti che ritenevo scorretti. La lettera con cui notificavo
l'espulsione e’ agli
atti del precedente processo che ho subito. Poi ho saputo che nei primi
anni '90 la
Silvestri e il suo compagno Walter Mita avevano fondato gli Eletti di
Satana ed erano
attivi a Roma. L'ho sentita nominare di nuovo durante il mio processo,
quando il PM Lucia
Musti cito’ la Silvestri come teste a carico, ma lei non si e’ mai
presentata in aula.
Qualche mese fa mi e’ arrivato un avviso di garanzia dal tribunale di
Velletri in seguito
a una denuncia per minacce telefoniche che io avrei fatto alla
Silvestri, tra l'altro su
un'utenza che e’ risultata inesistente. Anche in quell'occasione
comunque la Silvestri non
si e’ presentata in aula. Una settimana fa la Silvestri mi ha telefonato
ed era la prima
volta che la sentivo dopo quasi dieci anni. Mi ha chiesto alcune
informazioni, se vivevo
ancora con la stessa persona, se mi dedicavo ancora all'esoterismo,
eccetera. Non potevo
immaginare che stesse raccogliendo informazioni per denunciarmi. Quando
le ho chiesto di
spiegarmi perche’ aveva sporto denuncia contro di me per telefonate
minatorie che non le
ho mai fatto, ha detto di non saperne niente. E poi mi arriva la
perquisizione a casa e
vengo a sapere che questa tipa mi ha tirato in mezzo in una storia di
stupri e altro,
dalle parti di Roma. Due giorni prima avevo letto in Internet due
articoli del Messaggero
su questa storia che parlavano di stupri rituali, di un giro di
miliardi, eccetera e anche
del coinvolgimento di un "gruppo del nord Italia, il cui capo e’ un
famoso personaggio
nell'ambiente dei cappucci neri, gia’ finito nel mirino degli inquirenti
alcuni anni fa".
Ho capito che mi avrebbero preso in mezzo un'altra volta.

LB. Da quanto tempo non vai a Roma?

MD. Sono sceso un giorno solo, a trovare un mio amico, il giorno prima
che mi
arrestassero, nel '96. Da allora non ci ho piu’ messo piede, anche
perche’ non ne ho piu’
avuto la possibilita’ economica.

LB. Qual e’ la tua situazione finanziaria e lavorativa da quando sei
stato assolto dalla
prima inchiesta?

MD. Anche se la gente sa che mi hanno assolto, se chiedo un lavoro
trovano delle scuse o
temporeggiano. Sono impossibilitato a trovare una fonte di
sopravvivenza.

LB. Come fai a campare adesso?

MD. Mi aiutano un po' gli amici. E comunque rischio di finire in mezzo
alla strada perche’
sono in arretrato con l'affitto per tutti i mesi che sono stato in
galera. C'e’ una
vertenza aperta con lo IACP, che e’ proprietario del mio appartamento.

LB. Qual e’ la tua situazione psicologica da quando ti hanno assolto?

MD. Un anno di carcere non te lo dimentichi, non passa dalla testa.
Continuo a sognarmi
d'essere in galera. E' un sogno che ritorna, giro per il carcere e non
so perche’ sono
li’. Conseguenze fisiche: tremo come un drogato in continuazione, sono
costretto a
ricorrere ad ansiolitici per calmarmi e per dormire, i nervi sono a
pezzi. Ma le cose che
sono successe non devono farci smettere di lottare.

LB. Cosa pensi di fare alla luce di questa nuova indagine a tuo carico?

MD. Cerchero’ di dare la maggiore informazione possibile su questi atti
criminali che
stanno succedendo ai nostri danni. E' dal 90 che ci perseguitano. Ho
subito sei o sette
perquisizioni, in cui non e’ mai stato trovato niente di illegale. C'e’
sempre qualche
matta che mi tira in mezzo a un'inchiesta. Prima la Dozza, poi la
Ferrari e adesso la
Silvestri. Ma il fatto e’ che dietro ci sono dei magistrati che spingono
a criminalizzare
me, sono diventato il delinquente per eccellenza.

LB. I Bambini di Satana e tutta la loro attivita’ di informazione e di
pratica esoterica
continuano normalmente?

MD. Si’. E queste vessazioni ci spingono a proseguire ancora di piu’. La
nostra e’
un'attivita’ informativa e a tutela della liberta’ umana, della liberta’
di espressione
contro la repressione clericale e cattolica.

LB. Secondo te la questione riguarda soltanto chi frequenta l'ambiente
dell'esoterismo?

MD. No. E' una questione di principio. Ma con il Giubileo alle porte
probabilmente stanno
cercando dei casi eclatanti da sbattere sul giornale. E tornano a
prendermi in mezzo.


------------------------


da “Zero in Condotta” n°92, 14 ottobre '99,


TUTTI I NOMI
Perche’ le pagine piu’ grottesche della recente storia giudiziaria
bolognese vengono
scritte sempre dalle stesse persone?


Quando i fratelli Savi confessarono di essere la famigerata "banda della
Uno bianca",
rivendicando e ricostruendo i crimini compiuti nel corso di anni, i
magistrati che nel
frattempo avevano imboccato piste cieche o comunque ridicolmente svianti
dalla verita’
dovettero subire un brutto colpo. Si era indagato in direzione
dell'eversione nera e della
malavita organizzata, si erano inquisite persone, messa dentro della
gente, e poi e’
saltato fuori che i killer erano li’ sotto il naso delle autorita’ di
pubblica sicurezza e
dei magistrati: in questura. Allora non soltanto non si trovo’ un
magistrato locale
disposto ad aprire un'inchiesta che spiegasse come e perche’ nessuno si
fosse accorto di
niente a Piazza Roosevelt, ma nemmeno ci si premuni’ di mandare
immediatamente liberi i
precedenti indagati, nella fattispecie, per la strage del Pilastro, i
famigerati fratelli
Santagata, i quali continuarono la villeggiatura nelle patrie galere
ancora per un po' di
tempo. Dato che non erano stati i Santagata ad ammazzare i tre
carabinieri al Pilastro, se
ne deduce che non potevano esistere prove che li "inchiodassero", ma che
si trattava di un
arresto piu’ che altro "precauzionale" o forse stabilito "per
esclusione". Ragione di piu’
per mandare liberi gli imputati. Conduceva l'indagine sui Santagata il
sostituto
procuratore Spinosa, coadiuvato dalla collega Musti.
Che gli anni Novanta si siano aperti con una scandalosa figura da parte
delle forze
dell'ordine e della magistratura bolognese e’ un fatto che e’ gia’
passato alla storia. Ma
a parte la vicenda della Uno bianca, se si tirano le somme di quanto e’
successo dopo,
c'e’ da mettersi le mani nei capelli.
Certo rispetto ai poliziotti killer sembra tutta roba da poco, ma sara’
poi veramente
cosi’?
Vengono in mente alcuni esempi piu’ clamorosamente grotteschi, per non
dire ridicoli
(visto che ne va della liberta’ e della vita delle persone).
Il caso "Bambini di Satana", per cominciare. Tre innocenti trattenuti
per un anno alla
Dozza sulla base di una supposta pericolosita’ sociale, confermata dal
GIP Grazia Nart,
senza che il magistrato inquirente abbia mai prodotto alcuna prova a
carico degli
imputati. Non una prova concreta che i reati di cui li si accusava
fossero stati compiuti.
E infatti il processo ha poi dimostrato che quei reati non sono mai
esistiti, se non nella
fantasia di una ragazzina psicolabile, scelta dal PM come "superteste".
Il magistrato in
questione era la dottoressa Lucia Musti, sostenuta dal Procuratore
Persico.
Non paga della irrimediabile figuraccia raccolta e di una sentenza di
assoluzione di 800
pagine che smonta da capo a piedi l'impianto accusatorio, la dottoressa
Musti e’ ricorsa
in appello. La prima seduta e’ prevista per il gennaio 2000: a quella
data la persecuzione
a danno degli imputati avra’ compiuto cinque anni.
Poi ci si ricorda delle inchieste "politiche". Due tra tutte: quella
sugli squatters
asserragliati sul tetto di una casa in via dei Poeti. Quattro scalzacani
spaccamaroni
dipinti come dei pericolosi fuorilegge e caricati di denunce; e il piu’
recente caso degli
immigrati di San Petronio. La tesi del magistrato Gustapane, che si e’
occupato di
entrambe le inchieste, e’ che un filo rosso colleghi tutte le
occupazioni bolognesi degli
ultimi anni, che vi sia un unico piano eversivo che attenta all'ordine
pubblico. Vecchie
paranoie dietrologiche che si ripresentano dopo vent'anni in forma di
farsa: gruppuscoli
di poche decine di persone indicati come abili manovratori del malessere
sociale contro le
istituzioni. Il caso di San Petronio poi e’ particolarmente ridicolo,
perche’ la tesi
dichiarata dal magistrato e’ quella di collegare l'occupazione della
basilica, il
successivo trasferimento delle famiglie immigrate in via del Pallone, lo
sgombero e infine
l'occupazione dello stabile abbandonato di via Altura, come il frutto di
un solo disegno
criminale. C'e’ un piccolo particolare: durante i vari passaggi a cui
quelle famiglie sono
state costrette, i gruppi politici e le associazioni che le hanno
affiancate nella lotta
per la casa sono cambiati! E questo e’ avvenuto alla luce del sole, in
pubbliche assemblee
e con comunicati stampa ai giornali.
Dulcis in fundo. Paolo e Giorgio Pancaldi, consiglieri di quartiere di
Rifondazione
Comunista, antiproibizionisti dichiarati e militanti, che vengono
arrestati per detenzione
e "spaccio" (sic!) di stupefacenti. Le mosse delle forze di pubblica
sicurezza sono pero’
goffe e inesperte: sinceramente la versione fornita dagli agenti di
polizia, secondo cui
sono arrivati all'appartamento dei Pancaldi (proprio quello!) inseguendo
un ladro
arrampicatore, sembra uscita da un telefilm di serie Z. Il fatto e’ che
per fare irruzione
in un appartamento, le forze di PS hanno ancora bisogno di un mandato
con la firma di un
magistrato, e per questo serve una denuncia o una deposizione formale.
Se non c'e’ una
denuncia, ma ad esempio solo una delazione ufficiosa, allora bisogna
inventarsi
qualcosa... e mettere il magistrato davanti al fatto compiuto. Vedete un
po' quale delle
due ipotesi e’ piu’ verosimile. Fatto sta che invece di essere
denunciati a piede libero,
come sempre accade per il tipo di reati contestati, i Pancaldi  sono
stati portati alla
Dozza e li’ trattenuti per tre giorni. Un passo indietro nella storia
della prassi
giuridica di almeno dieci anni. Il magistrato responsabile questa volta
e’ Spinosa.
Probabilmente non ci dovremmo stupire piu’ di niente. Probabilmente dopo
la Uno bianca e’
tutta acqua fresca, soprattutto se si tiene conto del fatto che i
fattacci dei primi anni
Novanta non hanno portato a nessuna epurazione dentro la questura
bolognese, ne’ a
inchieste da parte della magistratura.
Probabilmente quando uno dei capi spirituali della magistratura italiana
come Luciano
Violante se ne esce con un'enormita’ del tipo: "La sicurezza viene prima
della giustizia"
(vorrei ricordare a Violante che senza ombra di dubbio i paesi piu’
sicuri del mondo sono
le dittature), c'e’ da pensare che le colpe e le responsabilita’ sono
estese, coinvolgono
tutta la magistratura italiana, e ancor piu’ l'intera in-cultura
giuridica di questo paese
dei balocchi. Eppure l'incivilta’ giuridico-giudiziaria italiana non
puo’ in alcun modo
giustificare gli abusi di singoli magistrati, che ad ogni nuovo ciclo
emergenziale
(pedofilia, satanismo, immigrazione, microcriminalita’, ecc.) sono
pronti ad
autoproclamarsi paladini dell'ordine pubblico e in nome di questo a
passare sui piu’
elementari diritti civili. Non e’ possibile mantenere il dibattito
soltanto su un piano
politico generale. Ci sono carriere personali che su certe nefandezze
giudiziarie e
giuridiche si costruiscono: devono poterci essere carriere che su certe
negligenze,
irresponsabilita’ o accanimenti, vengono arrestate.
E' ora che qualcuno cominci a fare i nomi.

Luther Blissett



---------------


Comunicato stampa

LASCIATE IN PACE MARCO DIMITRI!
Dalla tortura psicologica all'intimidazione

Dopo la nuova mobilitazione di "Zero in condotta", del consigliere
comunale di RC Valerio
Monteventi e del Luther Blissett Project in difesa di Marco Dimitri (per
l'ennesima volta
coinvolto in un'inchiesta "anti-satanista" dalle strampalate
dichiarazioni di una
mitomane) e’ arrivata la grave pressione intimidatoria ai suoi danni da
parte delle forze
dell'ordine. Trascinato in questura con un pretesto, chiuso in una
stanza, minacciato e
intimidito. Il messaggio e’ stato chiaro: non provare a farti difendere
da qualcuno
pubblicamente o a mettere in piazza la tua vicenda. Insomma Dimitri
dovrebbe restare zitto
mentre gli sequestrano tutto, anche il computer con cui lavorava e
trasmetteva alle
agenzie di stampa i suoi comunicati; mentre lo accusano e lo calunniano
sulle pagine dei
quotidiani romani; mentre la storia letteralmente "si ripete"...
Resoconto dei fatti:
Sabato 16 ottobre 1999, alle ore 12.00 Marco Dimitri ha ricevuto una
telefonata dalla
Questura di Bologna. Gli e’ stato detto che avrebbe dovuto passare entro
le ore 13.00
negli uffici della Squadra Mobile per ritirare un CD-rom requisitogli
durante la
perquisizione del 7 ottobre. Dimitri e’ subito sceso dal suo
appartamento e sul portone
del condominio e’ stato fermato da due agenti in borghese della Squadra
Mobile,
identificatisi con il tesserino. Gli hanno detto che lo avrebbero
accompagnato loro in
Questura. Lo hanno fatto salire in macchina, conducendolo in Questura.
Lo hanno fatto
accomodare in una stanza da solo. Dopo circa dieci minuti sono entrati
quattro agenti in
borghese, che si sono presentati come appartenenti alla Squadra Mobile
di Roma. Hanno
circondato Dimitri e hanno cominciato a rivolgergli delle domande. Con
atteggiamento
intimidatorio gli hanno chiesto se aveva paura, gli hanno chiesto la
password del computer
portatile precedentemente sequestratogli, Dimitri glie l'ha detta, ha
chiesto cosa stesse
succedendo e in risposta gli e’ stata appioppata una sberla, seguita da
alcune domande: -
Su chi indagate voi? Cosa sono quei comunicati ai giornali? Che ci fai
con Rifondazione
Comunista? Chi e’ Luther Blissett? Dicci i nomi". Dimitri ha risposto
che Luther Blissett
e’ uno pseudonimo multiplo, che e’ tutti e nessuno. Gli hanno chiesto
cosa vuol dire uno
pseudonimo multiplo e lui ha spiegato che si tratta di una pratica
adottata da alcune
persone per fare controinformazione. Dopo circa una mezz'ora Dimitri e’
stato ricondotto a
casa sua dagli stessi quattro agenti, i quali hanno compiuto una
perquisizione,
devastandogli l'appartamento. Lo hanno costretto a spogliarsi
completamente. Di fronte
alle proteste di Dimitri, gli e’ stato risposto che lui e il suo gruppo
dovevano smettere
di fare certe cose, che dovevano comportarsi come la gente comune. Hanno
sequestrato un
fascicolo contenente poesie di Dimitri, quattro tonache, tutti i numeri
di "Kaffeina", un
teschio di capra, candele con cera liquida, calici, una scatola
contenente pergamene e
tutta l'attrezzatura rituale, il computer da tavolo, gli articoli di
giornale e le foto
che erano attaccati al muro, e cinquantadue foto artistiche, la bandiera
col logo dei
Bambini di Satana. Tutto materiale gia’ sequestrato nell'inchiesta del
'96-'97. Hanno
suggellato la perquisizione dicendo che sequestrandogli tutto Dimitri
avrebbe smesso di
"fare certe cose". Dopodiche’ lo hanno ricondotto in Questura, nella
stessa stanza, dove
ha aspettato un paio d'ore, prima che gli venissero consegnati il
mandato di perquisizione
firmato dal PM di Roma Francesco Polino e il verbale di perquisizione
firmato dai quattro
agenti della Mobile di Roma. Poi, alle 19.00 circa, lo hanno lasciato
andare.

Luther Blissett, + Zero in condotta



--- --- --- --- ---



--
___________________________________________________________
DISCLAIMER
-----------------
Ricevi questo messaggio perché risulti iscritto alla mailing.list di
[mondo.underground.webzine]
http://www.geocities.com/SoHo/Cafe/8541
-----------------
Per essere rimosso dalla lista fai un reply con "ZOMBI" nel subject.
-----------------
Per iscriverti: "ULTIMA E DECISIVA PARTITA" nel subject
-----------------
"L'immagine è zero, la rete è tutto... Costruisci la tua rete prima che
qualcun altro lo faccia per te, anzi, *contro* di te! "
(The moowbz handbook to digital resistence, 1999)
-----------------
"...Conosco anche un'altra storia, a proposito di Otake e Go Seigen che
una
volta consultarono un veggente nel tentativo di capire quale fosse lo
stato
mentale per vincere a go. Venne loro risposto che era necessario creare
un
vuoto mentale, dimenticarsi di sè mentre l'avversario meditava."
___________________________________________________________





simone.gif (10831 byte)

logo sk