-----Messaggio originale-----
Da: Leoncavallo <csleo@tin.it>
Data: martedì 26 ottobre 1999 19.30
Oggetto:
Politica// No ai Lager in Italia



  Sono luoghi nascosti, alla periferia delle città, del tutto o quasi del
tutto invisibili. Sono luoghi in cui le persone trattenute non hanno
commesso alcun crimine. Per questo, sono luoghi di sospensione del diritto.
  Uomini, donne, giovani e giovanissimi, di paesi diversi da quelli dell’
Unione europea, vengono fermati per strada, sequestrati, internati,
sorvegliati, costretti a dormire in container con numerosi altri detenuti,
talvolta picchiati, privati della loro libertà senza aver commesso un reato,
senza aver subito un processo e, spesso, senza essere messi in condizione di
ricorrere all’assistenza legale, che pure la legge prevede. In questi
luoghi, al di là di coloro che vi sono detenuti e di coloro che li
gestiscono, nessuno può entrare. A differenza di quanto avviene nelle
carceri, i parlamentari e, almeno nei fatti, gli avvocati non vi hanno
libero accesso. Non si sa quello che in essi avviene.
  Questi luoghi sono stati creati di recente in via Corelli a Milano, in uno
spazio cinto da alte mura vicino alla tangenziale est, del tutto isolato e
invisibile, a Torino, a Roma, in altre città ancora, e la legge che li ha
istituiti prevede che ne sorgano altri in varie parti d’Italia.
  E’ l’articolo 12 della legge 40 del 1998 (ora articolo 14 del D.Lgs. 25
luglio 1998, n. 286 “T.U.” sull’immigrazione) che prevede questa aberrazione
giuridica. Esso chiama “centro di permanenza temporanea e assistenza” un
luogo in cui gli stranieri privi di permesso di soggiorno vengono detenuti
con un provvedimento del questore nel caso in cui non sia possibile
provvedere immediatamente alla loro espulsione. Ancor più grave il fatto che
questi centri siano stati creati in assenza di un regolamento di attuazione
della legge e siano nei fatti sottratti all’autorità giudiziaria. Il testo
di legge è inoltre del tutto vago sulla loro gestione: a Milano, per
esempio, il centro è gestito dalla Croce Rossa Italiana che, malgrado quanto
comunemente si pensi, è un corpo militare.
  Chiamiamo i “centri di permanenza temporanea e assistenza” Lager, senza
per questo confonderli con i nomi tristemente noti dei campi di
concentramento di Buchenwald, di Dachau, e tanto meno con quello di
Auschwitz e degli altri “campi di sterminio”, senza dunque scadere in facili
e pericolosi revisionismi, perché l’esistenza anche di un solo “centro” in
cui la pratica della privazione arbitraria e illegittima della libertà delle
persone diventi la regola segnala un venir meno del sistema dello stato di
diritto che non ci può che allarmare. Sono queste, infatti, le
caratteristiche con cui sono nati tutti i “campi di concentramento”.
  Già il ricorso all’eufemismo era una pratica nota a tutti i sistemi in cui
l’istituzione dei “campi” era diventata la regola, così come il tentativo di
relegare questi luoghi in spazi distanti rispetto al territorio normalmente
percepito, praticato e abitato nella vita quotidiana dei cittadini. Non far
sapere e non far vedere per non far reagire sono pratiche politiche note a
tutti i sistemi totalitari.
  Ma i “centri” istituiti dalla legge 40 del 1998 sono il sintomo di una
concezione politica, comune all’Italia e all’Unione europea, che nella
gestione dell’immigrazione tende a creare invalicabili barriere tra coloro
che godono dei diritti e coloro che, perché nati altrove, non possono godere
nemmeno del diritto alla libertà. Anche questa divisione tra un mondo di
persone e un mondo di non-persone, così come il fatto che essa si regga non
sugli atti compiuti dai singoli, ma sulla loro nascita, è qualcosa che
purtroppo la storia del 900 ci ha drammaticamente insegnato: è stato infatti
su questa via che la Germania di Hitler ha iniziato a internare donne,
uomini, vecchi e bambini colpevoli di essere nati “altri”.
  Ripetiamo, non vogliamo confondere questi “centri” con Auschwitz. Ma dopo
Auschwitz sappiamo che il primo passo verso il dominio totale è l’uccisione
del soggetto di diritto, e sappiamo anche, o dovremmo sapere, con le parole
di Primo Levi, che “le coscienze possono di nuovo essere oscurate”, e che la
disattenzione, l’indifferenza, il non vedere e il non voler sapere hanno
permesso che ciò accadesse.
I “centri di permanenza temporanea e assistenza” vanno dunque denunciati
per quello che sono e di essi deve essere chiesta l’immediata chiusura.
  A tutti chiediamo di sottoscrivere questo appello, mandando la loro
adesione al seguente indirizzo di posta elettronica: semir@libero.it
Ma sottoscrivere un appello non basta, alle singole persone, agli
intellettuali, agli artisti, ai professori e ai docenti universitari
chiediamo di aderirvi facendolo conoscere e leggendolo in ogni occasione
pubblica, di modo che in tutta Italia si formi un movimento d’opinione per
la chiusura dei Lager.
  Agli avvocati, ai magistrati, chiediamo di denunciare questa legge e
creare le premesse per dichiararla incostituzionale.
  Ai singoli parlamentari, compresi quelli che hanno votato il testo di
legge, chiediamo di dar corso a un’interrogazione parlamentare affinché i
Lager vengano aboliti.

Hanno già aderito:  (si prega di indicare nome, cognome e professione)



Coordinamento nazionale per i diritti dei migranti e la chiusura dei centri
lager

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