-----Messaggio originale-----
Da: Moreno Pasquinelli <marxista@tin.it>
Data: mercoledì 27 ottobre 1999 0.08
Oggetto: Politica/Terrorismo// calma e gesso
26 ottobre 1999
Tantissimi compagni, preoccupati dalla impressionante campagna di stampa
"antiterrorista" che ha pesantemente tirato in ballo il Campo estivo
Antimperialista svoltosi a Giano dell'Umbria nell'agosto scorso, ci hanno
inviato messaggi di solidarietà, spesso molto preoccupati. Tanti altri ci
hanno chiesto cosa stia accadendo.
Riteniamo dunque importante allegare qui sotto,
1. il comunicato stampa emesso il 20 ottobre (pubblicato con evidenza dai
quotidiani e TV locali ma solo da alcuni nazionali),
2. e la Dichiarazione dell'Esecutivo di VO all'assemblea contro la
repressione svoltasi a Roma il 23 Ottobre, dalla quale è nato un comitato
del quale e la nostra organizzazione ha deciso di non far parte.
(1)
Comunicato Stampa del Direttivo umbro di VOCE OPERAIA
20 ottobre 1999
«Su tutti i quotidiani di ieri, con titoli allarmistici e a caratteri
cubitali, campeggiava la notizia di ³perquisizioni in mezz¹Italia allo
scopo di scovare i nuovi terroristi². Leggendo attentamente si capisce però
che gli indagati non sono accusati di far parte di alcuna organizzazione
terroristica, né di aver compiuto alcun ³atto criminoso².
Nel grande polverone accusatorio si afferma, anzi sembrerebbe, che qualche
gruppo di estrema sinistra ³avrebbe una struttura occulta o illegale
parallela². Di più non è dato sapere, tutto resta avvolto nella nebbia e
nel segreto istruttorio (violato anche stavolta). In questo ping pong tra
movimenti che si sarebbero messi segretamente a giocare con l¹occulto e i
servizi segreti italiani che più occulti e torbidi non si può, guarda caso
la sola cosa chiara è che si tira in ballo il Campo antimperialista svoltosi
nell¹agosto scorso a Giano dell¹Umbria e nel quale, sembra, si dice,
avrebbero partecipato ³loschi elementi legati a sigle politiche
estremistiche².
In un modo surrettizio e indiretto si tira insomma in ballo VOCE OPERAIA,
che del Campo in questione è stata, e tutti lo sanno benissimo, la
principale forza promotrice.
Al Campo, che ha visto la presenza di più di 700 persone provenienti da più
diversi paesi, tutto si è svolto nella massima trasparenza e nel pieno
rispetto delle leggi. I dibattiti si sono svolti alla luce del sole e nessun
atto illegale è stato compiuto.
Se protestare contro la NATO e la sua aggressione alla Iugoslavia significa
essere ³terroristi² allora diciamo ai magistrati inquirenti che noi siamo i
capofila del terrorismo internazionale. Se solidarizzare coi movimenti di
liberazione che lottano disperatamente contro il fascismo e il capitalismo
significa essere ³sovversivi², ebbene noi siamo ³sovversivi² e dichiariamo
subito all¹autorità giudiziaria di essere ³colpevoli².
Esistiamo da più di un ventennio e tutti, soprattutto in Umbria, ci
conoscono per quello che siamo: dei comunisti coerenti e fermi nelle loro
convinzioni anticapitaliste.
Se poi tra settecento partecipanti c¹era, come fanno capire i giornali,
³qualche infiltrato², nessuno se n¹è accorto e ciò comunque non può
consentire, neanche alla più solerte Procura, di gettare fango sul nostro
Campo antimperialista che si svolge da dieci anni e ogni volta è più
partecipato che mai. Né può autorizzare alcuno a calunniarci.
I nostri avvocati sono già al lavoro per inoltrare alle autorità compenti le
dovute querele per difendere la nostra dignità e il nostro diritto alla
libertà di pensiero e di azione minacciati da questa infamante campagna di
accuse infondate.
Facciamo dunque appello a tanti compagni che ci sono vicini a continuare
sereni la lotta, poiché sanno bene che non abbiamo nulla a che fare con
certe accuse ridicole e infamanti».
(2) Dichiarazione dell'Esecutivo di Voce Operaia all'assemblea contro la
repressione svoltasi a Roma il 23 ottobre 1999
«L¹organizzazione Voce Operaia esprime la piena solidarietà a tutti i
compagni della sinistra rivoluzionaria e di classe che in questi giorni
hanno subito la repressione dello Stato nella forma di perquisizioni alle
loro sedi politiche ed alle loro abitazioni personali.
Come già in passato, anche questa volta, con la scusa del pericolo causato
dal "neo-terrorismo", si procede a colpire il movimento rivoluzionario
tutto, attraverso la discriminazione e la diffamazione, nel tentativo di
isolare i comunisti dal retroterra sociale e politico in cui si sono con
costanza e faticosamente radicati negli anni. Da questo punto di vista è
paradigmatico che in questi giorni, nei principali organi di stampa
nazionali, sia stato lungamente citato, quale presunto covo della
ricostituzione del "Partito Comunista Clandestino", il Campo Estivo
Antimperialista di Giano dell¹Umbria, organizzato da Voce Operaia, dall
RKL austriaca e dal Movimento Proletario Anticapitalista.
Se queste accuse possono farci sorridere per la loro palese inconsistenza,
ciò non di meno esse imprimono un duro colpo al nostro lavoro nella
prospettiva di un fronte anticapitalista di lungo periodo, poiché
oggettivamente ci alienano una parte di quella base sociale, fondamentale
alla riuscita del nostro progetto, che iniziative quali il Campo
antimperialista avevano contribuito ad avvicinare e riunire in modo
determinante.
Il principale compito dei rivoluzionari oggi non è certo quello di
dichiarare un¹improbabile offensiva, poiché è la pratica stessa a smentire
quest¹ipotesi scatenando l¹offensiva reale della classe dominante. Il nostro
compito è semmai quello di resistere all¹attacco avversario tessendo
quotidianamente le trame di quel radicamento sociale che è la nostra linfa
vitale nella lotta di resistenza che la fase storica ci chiama a compiere.
La nostra parola d¹ordine è: uscire dal ghetto!
In questo senso, cari compagni, non possiamo esimerci dall¹esprimere un
giudizio politico preciso nei confronti di coloro che, affetti da delirio di
potenza, giocano alla clandestinità autoproclamando il ricostituito Partito
Comunista, come anche verso chi ritiene che il piombo sia divenuto lo
strumento di comunicazione privilegiato nel cuore dell¹Occidente
imperialista.
Le conseguenze di queste pratiche non si ritorcono purtroppo solo contro i
loro fautori, ma contro noi tutti. Esse offendono la credibilità politica di
quei compagni che con la realtà, per quanto spiacevole e difficile essa
possa oggi apparire, hanno scelto di continuare a misurarsi, nella
consapevolezza che non esistono scorciatoie di alcun genere per chi lotta
nella prospettiva della rivoluzione mondiale e del comunismo».