-----Messaggio originale-----
Da: Ya basta! <yabasta@tin.it>
Data: mercoledì 20 ottobre 1999 15.34
Oggetto:
Politica/Letteratura// dalla selva Lacandona Marcos e Durito parlano anche dell'europa, dell'Italia e dei lager per "altri differenti"

L'ora dei piccoli
Prima parte: Il ritorno di...
Per Don Emilio Krieger, che è stato sempre con i piccoli.

Per i bambini di "El Molino" (del Fronte Popolare Francisco Villa) che hanno
perso le loro case in un incendio.

"Nella cassetta delle lettere del tempo ci sono allegrie
che nessuno vuole esigere
che nessuno mai reclamerà
e finiranno appassite
rimpiangendo il sapore delle intemperie e senza alcun dubbio
dalla cassetta delle lettere del tempo
partiranno presto le lettere effimere
disposte a radicarsi in qualche sogno
dove si custodiscono gli spaventi della sorte".

Mario Benedetti

Piove appena una brezza umida e fredda. Davvero così tanto forte è stato il
picchiettio della pioggia sulla montagna nei giorni scorsi, che le ha
lasciato non poche ammaccature e ci sono cicatrici che le rovinano tutta la
gonna. Però bene, dopo tanta tormenta, questa pioggerella è gradevole. È
tempo di pioggia. Tempo dei piccoli.

Un uomo buono è morto. Che si dice quando un uomo buono muore?
Alcuni bambini, che ieri  avevano aperto senza paura le loro case per
ricevere mille cento undici senza volto, hanno perso la loro casa. Che si
dice quando un bambino perde la sua casa? Niente si dice, solo si tace.
Perché molte volte i dolori sono da tacere. Allora, tentando di alleviare il
dolore, i piccoli di questo lato dell'accerchiamento tendono i loro ponti
come mani fino a dove manca l'uomo buono e fino a dove mancano porte e
finestre che si aprano all'altro dimenticato e piccolo, all'altro degno e
ribelle. Si tendono per accompagnare, per stare vicino, per non dimenticare.
Qualche volta perciò, senza fretta, l'ombra s'infila con tenerezza nella
prima parte della quarta epistola, cercando di strappare un sorriso tra
tanto dolore che là duole.

Laggiù la candela ribadisce la sua vocazione di faro per questo marinaio
nella montagna che, perduto, naviga nelle ombre del mattino presto. Sì,
andiamo, però faccia lei attenzione con il fango e quelle pozzanghere. Va
piano lei? Bene, io la precedo e da là dentro la avviserò. Bene, sono qui.
Sì. C'è di nuovo quell'ombra sola. No... Un momento... Sembra che ci sia
qualcun altro... Questa candela che non smette di agitarsi! No, non riesco a
vedere chi altro c'è, ma è evidente che c'è qualcuno perché l'ombra gli
parla. No, anzi rifiuta, perché non fa che ripetere "no, no e no". Poi tace
e io vado verso quell'angolo per vedere meglio. Eccola. Mmhh. Credo che la
nostra ombra prediletta sia impazzita. Non si vede nessun altro intorno!
Solo lui con il suo "no, no e no". Insomma, c'era da aspettarselo, tanta
pioggia e tante albe finiscono per far impazzire tutti. Che? Ma se le ho già
detto che non c'è nessuno! Mi devo avvicinare? Così vedo meglio? Bene, sì,
piano e con discrezione. No, insisto, non c'è nessuno. Un momento! Aspetti!
Sì, distinguo qualcosa... Lì, in un angolo! Sì! Che sollievo! Non è
diventato pazzo, no. E' che è così piccolo che non lo si notava... Che? Con
chi parla? Bene,... lo vedrà pure lei... davvero vuole saperlo? Si?
Insomma... vabbè... con uno scarabeo!

Durito!

Lettera 4ª

- No, no e no! - dico a Durito per l'ennesima volta.

Sì, Durito è ritornato. Però prima di spiegarvi  il mio "no" reiterato, devo
raccontarvi la storia completa.

Quando l'altro mattino all'alba la pioggia aveva formato un ruscello che si
è messo a scorrere giusto in mezzo alla capanna, è arrivato Durito a bordo
di una scatoletta di sardine che aveva una matita in mezzo e, attaccato, un
fazzoletto o qualcosa del genere, che ho saputo dopo, era una vela. Nella
parte più alta del palo maggiore, pardon, della matita, ondeggiava una
bandiera nera con un cranio feroce che riposava su un paio di tibie
incrociate. Non era proprio un nave pirata, però sì, era insomma, una
scatoletta di sardine pirata. Vuole il caso che la nave, ossia la
scatoletta, abbia colpito giusto il piede del tavolo e lo ha fatto con in
tale strepito che Durito se n'è volato via ed è atterrato giusto nel mio
scarpone. Come ci riesce, Durito si ricompone ed esclama:

- Il giorno d'oggi... oggi... - si volta a guardarmi e mi dice:
- Ehi tu, naso di carota! Dimmi subito la data!

Io ho un attimo di dubbio, un po' per la voglia di abbracciare Durito dato
che è tornato, un po' per la voglia di dargli una pedata per il "naso di
carota", e per altro ancora per... per... la data?...

- Sì! La data. Cioè, giorno, mese anno in corso. Svegliati mentecatto,
sembra che tu sia al dibattito per i presidenziabili! Dimmi la data!

Io guardo l'orologio e dico: - 12 ottobre 1999

- 12 ottobre? In fede mia come la natura imita  l'arte! Bene. Oggi, 12
ottobre 1999, dichiaro scoperta, conquistata e liberata questa bella isola
caraibica che risponde al nome di... di... Svelto, il nome dell'isola!

- Che isola? - chiedo io ancora sconcertato.

- Come che isola, mentecatto? Insomma questa! Quale può essere? Non c'è
pirata che può dirsi  tale senza un'isola per nascondere il tesoro e le
pene...

- Isola? Io ho sempre pensato che fosse un albero, una seiba per essere più
precisi - dico mentre mi affaccio al bordo della gonfia chioma.

- Visto che ti sbagli, è una isola. Dove si è sentito che un pirata sbarchi
su una seiba? Allora mi vuoi dire il nome di quest'isola o il tuo futuro
sarà servire da colazione agli squali - dice Durito minaccioso.

- Squali? - dico io, inghiottendo saliva. E aggiungo tartagliando: Non ha
nome...

- "Non ha nome". Mmh. In fede mia, è un nome molto degno per una isola
pirata. Bene, oggi, 12 ottobre 1999, dichiaro scoperta, conquistata e
liberata l'isola "Non ha nome" e nomino questo individuo di ovvio naso mio
nostromo, primo ufficiale, mozzo e vedetta.

Io cerco di non far caso sia all'insulto che alla moltitudine di incarichi
conferiti, e dico:

- Ma allora... adesso sei un pirata!

- "Un pirata". No! Sono IL PIRATA!

Però adesso devo spiegare la figura di Durito. Una benda nera gli copre
l'occhio destro, un fazzoletto rosso gli copre la testa, ad uno dei suoi
molteplici bracci un pezzettino di ferro ritorto gli fa da uncino e in un
altro splende il bastoncino che tempo fa era Excalibur, adesso non sono
sicuro, ma potrebbe essere una specie di spada, o di sciabola, di quelle che
usano i pirati. Inoltre, legato ad una delle varie zampette porta un
pezzettino di ramo come se fosse... come se fosse...  mmh... una gamba di
legno!

- Bene, che te ne sembra? - dice Durito mentre fa mezzo giro su se stesso
perché possa apprezzare tutta l'eleganza con cui ha confezionato il suo
abito da pirata.

Con attenzione gli chiedo: - Così adesso ti chiami...?

- Black shield! - dice Durito pomposamente ed aggiunge: - Però per quelli
che non sono globalizzati può andare Scudo negro.

- Scudo negro?, ma...

- Chiaro! Non ci sono già stati un Barbarossa e un Barbanera?

- Bene, sì, però...

- Non c'è però che valga! Io sono Scudo Negro! Se li confronti a me
Barbanera arriva solo al grigio e il tal Barbarossa è più scolorito del tuo
vecchio paliacate"

Durito ha detto questo brandendo spada e uncino allo stesso tempo. Adesso
fermo a prua della sua scatoletta di sardi..., pardon, della sua
imbarcazione, inizia a declamare la canzone del pirata...

- "Con dieci cannoni per banda..."

- Durito.... - cerco di richiamarlo in senno.

- "Vento in poppa a tutta vela..."

- Durito...

- "Non taglia il mare ma vola..."

- Durito!

- Che cosa? Qualche galeone reale si trova a nostra portata? Presto!
Dispiega le vele! Preparati all'abbordaggio!

- Durito! - grido già disperato.

- Calma, non gridare che sembri un bucaniere disoccupato. Che ti succede?

- Potresti dirmi dove sei stato, da dove vieni e che cosa ti ha portato in
queste terre, pardon, isole? - chiedo già un po' più calmo.

- Sono stato in Italia, in Inghilterra, in Danimarca, in Germania, in
Francia, in Ginevra, in Olanda, in Belgio, in Svezia, nella penisola
iberica, nelle Isole Canarie, in tutta l'Europa - Durito mi risponde
distribuendo sciabolate a destra e a manca.

- A Venezia ho mangiato con Dario una di quelle paste che tanto entusiasmano
gli italiani e che mi lasciano i-n-a-m-o-v-i-b-i-l-e.

- Un momento! Quale Dario? Non vorrai dire che sei stato a mangiare con
Dario...?

- Sì, Dario Fo. Bene, mangiando, mangiando, no. Lui mangiava, io lo guardavo
mangiare. Perché guarda, quegli spaghetti mi fanno venire mal di stomaco, e
ancor di più quando ci mettono il "pasto".

- Pesto - lo correggo.

- "Pasto" o "pesto", sa solo di erbaccia. Come ti dicevo, sono arrivato a
Venezia proveniente da Roma, dopo essere scappato da uno di quei "Centri di
Detenzione Temporanea (per Immigrati)",  che sono una specie di campo di
concentramento, dove le autorità italiane isolano, prima di espellere dal
loro paese, tutti quelli che provengono da altri paesi e, pertanto, sono
"altri differenti". Uscire non è stato facile, ho dovuto capeggiare una
rivolta. Chiaro: è stato fondamentale l'appoggio di quegli uomini e di
quelle donne che in Italia sono contro questo razzismo istituzionalizzato.
Bene, il caso ha voluto che Dario chiedeva che lo aiutassi con alcune idee
per una sua opera di teatro e non ho avuto cuore di dirgli di no.

- Durito...

- Dopo sono stato alla marcia contro l'ONU per la guerra in Kosovo.

- Sarà contro la OTAN...

- È lo stesso. Fatto sta che, dopo una serie di peripezie, mi sono imbarcato
in direzione dell'Isola di Lanzarote.

- Un momento! L'Isola di Lanzarote? Non è dove vive José Saramago?

- Sì, bene, io lo chiamo Pepe. Dato che Pepe mi ha offerto un caffè perché
gli raccontassi le mie esperienze nell'Europa dell'Euro. È stato
magnifico...

- Sì, immagino che sarà stato magnifico chiacchierare con Saramago...

- No, mi riferisco al caffè che ci ha preparato la Pilarica. Fa davvero un
caffè magnifico.

- Ti riferisci a Pilar del Rio?

- Sì, proprio lei.

- Così un giorno mangi con Dario Fo e un altro prendi il caffè con José
Saramago.

- Sì, in quei giorni giravo solo con puri premi Nobel. Però ti dicevo che
con Pepe ho avuto una brutta discussione.

- E il motivo?

- Quello del prologo che ha scritto per il mio libro. Mi è parso molto di
cattivo gusto che riducesse me, il grande e equanime Don Durito della
Lacandona, al mondo dei coleotteri lamelleicornei". (Durito si riferisce al
prologo di José Saramago del libro "Don Durito della Lacandona", Ed. CIACH
A.C.)

- E com'è finita la discussione?

- Bene, dato che l'ho sfidato a sangue, così come dicono le leggi della
cavalleria errante.

- E...?

- E niente, ho visto che alla Pilarica si sarebbe spezzato il cuore, dato
che era ovvio che io avrei
vinto, e così lo perdonai...

- Tu perdonasti José Saramago?

- Bene, non del tutto. Dato che non mi sono dimenticato dell'affronto, lui
dovrà venire in queste terre e fare a voce spiegata la seguente
dichiarazione: "Ascoltate tutti. Tremate tiranni. Sospirate donzelle.
Allegri infanti. Festeggiate voi, tristi e indaffarati. Ascoltate tutti. Di
nuovo per queste terre va il sempre grande, il portentoso, l'ineguagliabile,
il beneamato, l'inesperato, l'onomatopeico, il migliore dei cavalieri
andanti, Don Durito de La Lacandona".

- Tu hai fatto promettere a José Saramago di venire in Messico a dire
queste...queste... queste cose?

- Sì, anche se mi sembra un castigo leggero. Però dopo tutto è un premio
Nobel e magari è necessario che scriva il prologo del mio prossimo libro.

- Durito! - lo rimprovero, e aggiungo: - Bene, però com'è stato che ti sei
trasformato in pirata, pardon nel PIRATA.

- La colpa è stata del Sabina... - dice Durito come se parlasse di un
compagno di baldoria.

- Ossia hai visto pure Joaquín Sabina?

- Chiaro! Voleva che lo aiutassi con gli arrangiamenti musicali per il suo
prossimo disco. Però
non interrompermi. Il fatto è che stavamo il Sabina ed io andando a zonzo
per bar e donne a Madrid, quando siamo arrivati alle Ramblas.

- Ma se le Ramblas sono a Barcellona!

- Sì, lì sta il mistero. Perché un momento prima eravamo in una Taverna di
Madrid, imbambolati da una femmina dalla pelle oliva, andalusa di Jaén per
darti un'idea, e io ho dovuto andare a  soddisfare una di quelle necessità
biologiche che chiamano "primarie". Ed è qui che sbaglio la  porta e, al
posto di quella del water, ho aperto quella della via. E salta fuori che ero
nelle  Ramblas. Sì, non c'erano più né Madrid, né Sabina, né taverna, né
pelle d'oliva, però io continuavo ad aver bisogno di un "water", perché un
cavaliere non può andare a fare quelle cose in un angolo qualsiasi. Ergo, ho
cercato un bar, tentando di ricordarmi di quando ero andato a zonzo con
Manolo...

- Immagino che tu ti riferisca a Manuel Vázquez Montalbán - chiedo disposto
ormai a non stupirmi più di niente.

- Sì, però è un nome troppo lungo, così io lo chiamo solo Manolo. Allora
stavo cercando angustiato, inquieto ed affannato, un luogo con un water,
quando mi appaiono di fronte, in un oscuro vicolo, tre ombre gigantesche...

- Banditi - l'ho interrotto trasalendo.

- Negativo. Erano tre bidoni della spazzatura, alla cui ombra ho calcolato
di poter fare, in intimità e con discrezione, ciò che pensavo di fare nel
water. E così ho fatto. E con la soddisfazione del dovere compiuto, ho
acceso la pipa ed ho ascoltato chiaramente le 12 scampanate del Big Ben.

- Ma Durito, se sta a Londra, in Inghilterra...

- Sì, anche a me è parso strano, però che cosa non era strano quella notte?
Ho camminato fino ad arrivare di fronte ad una scritta che diceva: "Pirati.
Si necessitano. Non si richiede esperienza previa. Preferenza a Scarabei e
Cavalieri erranti. Informazioni nel bar "La Mota Nera" - Durito accende la
sua pipa e continua:

- Ho continuato a camminare, cercando la scritta "La Mota Nera". Ho
camminato a tentoni, indovinando appena angoli e muri, così tanto dura era
la nebbia che cadeva quel mattino all'alba sui vicoli di Copenaghen...

- Copenaghen? Ma non eri a Londra?

- Guarda, se continui ad interrompermi con delle frasi così scontate, ti
mando sulla plancia e di lì in bocca agli squali. Ti ho già detto che tutto
era molto strano e dopo aver letto la scritta che sollecitava pirati a
Londra, stavo già cercando il bar "La Mota Nera" in Copenaghen, Danimarca.
Mi sono perso per un po' nei giardini di Tivoli, però ho continuato a
cercare. Dopo poco, in un angolo, l'ho trovato. Una luce funerea distillata
da un solitario lampione, appena graffiava la nebbia ed illuminava una
scritta che annunciava: "La Mota Nera. Bar & Tavoli da Danza. Sconti
Speciali per Scarabei e Cavalieri Erranti". Non senza aver prima apprezzato
l'alta stima e simpatia che hanno in Europa per gli scarabei ed i cavalieri
erranti...

- Sarà perché non li soffrono... - mormorai appena.

- Non credere che mi scappi l'ironia dei tuoi mormorii - dice Durito -. Però
per il bene dei tuoi lettori, continuerò con la mia narrazione. Verrà il
tempo per aggiustare i conti con te. Dicevo che, dopo aver apprezzato la
grande intelligenza degli europei nel riconoscere ed ammirare la grandezza
che noi pochi esseri possediamo, sono entrato in questo bar del quartiere di
Montmartre, vicino al Sacré-Coeur...
Durito sta in silenzio un momento, aspettando che io lo interrompa dicendo
che è a Parigi in Francia, però io non dico niente. Durito assente con
soddisfazione e continua:

- Dentro una nebbiolina invadeva l'ambiente, mi sono seduto ad un tavolo
nell'angolo più scuro. Non è passato nemmeno un secondo che un cameriere, in
perfetto tedesco, mi ha detto: "Benvenuto a Berlino Est" e, senza dire
altro, mi ha lasciato quello che ho pensato fosse il menù,  l'ho aperto ed
era composto da una sola frase: "Pirati in erba, secondo piano". Sono salito
per una  scala che stava giusto alle mie spalle. Sono arrivato in un lungo
corridoio fiancheggiato da  alcune finestre. Per una di queste si potevano
apprezzare i canali ed i 400 ponti che elevano  Amsterdam sulle 90 isole. Da
lontano si vedeva la Torre Bianca, che ricorda ai greci di Salonicco  gli
estremi dell'intolleranza. Sempre lungo il corridoio, più avanti, un'altra
finestra dava sulla  curva cupola del Matterhorn svizzero. Più in là,
s'indovinavano le pietre miracolose del Castello  irlandese di Blarney, che
danno a chi le bacia il dono della parola. A sinistra, s'innalzava il
campanile della Piazza Maggiore di Brujas, in Belgio. Seguendo il corridoio,
prima di arrivare ad  una porta sgangherata, una finestra guardava verso
Piazza dei Miracoli e allungando un poco la  mano si poteva toccare
l'indebolito inclinarsi della Torre di Pisa.

- Sì, questo corridoio si affacciava su mezza Europa e non mi sarei sorpreso
se sulla porta ci  fosse stata una scritta che recitava "Benvenuti al
Trattato di Maastricht". Però no, la porta non  aveva nessuna scritta. E
inoltre, non aveva nemmeno una maniglia. Ho bussato e niente. Ho  spinto il
pesante pannello di legno ed ha ceduto senza problema. Un lugubre cigolio ha
accompagnato l'apertura della porta...

- Sono entrato così in una stanza che era parzialmente nell'oscurità. In
fondo, su un tavolo pieno  di carte, una lampada illuminava a malapena la
faccia di un uomo d'età indefinita, una benda gli  copriva l'occhio destro e
un uncino gli faceva da mano e con questo si accarezzava le lingue di barba.
Lo sguardo dell'uomo era fisso sul tavolo. Non udivo niente e il silenzio
era tanto denso,  che si incollava come polvere alla pelle..." – Durito si
scuote la polvere dal suo abito da Pirata.

- Ecco lì un pirata, mi sono detto, avanzando verso il tavolo. L'uomo non si
è mosso. Io ho  tossicchiato, come facciamo noi cavalieri educati per
richiamare l'attenzione. Il pirata non ha  alzato lo sguardo. Invece, un
pappagallo (che fino ad allora non avevo notato sulla sua spalla  sinistra)
ha iniziato a declamare, con una così bella intonazione che perfino Don José
de  Espronceda avrebbe applaudito, quel canto che dice: "Con dieci cannoni
per banda, vento in  poppa a tutta vela, non taglia il mare ma vola, una
barca a vela brigantino".

- "Si sieda", ha detto, non so se l'uomo o il pappagallo, però il pirata o
quello che io supponevo  un pirata mi ha allungato un foglio senza proferire
parola. L'ho letto. Non voglio annoiare i tuoi  lettori né te, così
riassumendo si trattava di una richiesta per entrare nella "Grande
Confraternita  di Pirati, Bucanieri e Terrori Marini, A.C. di C.V. di R.O.".
L'ho compilata subito, sottolineando  la mia condizione di scarabeo e di
cavaliere errante. Ho consegnato il foglio all'uomo e questi  l'ha letto in
silenzio.

- Alla fine, mi ha guardato col suo unico occhio e mi ha detto: "Io la
aspettavo Don Durito.  Sappia lei che sono l'ultimo dei pirati autentici
ancora in vita. E dico di quelli "autentici" perché  adesso ci sono
un'infinità di "pirati" che rubano, uccidono, distruggono e saccheggiano nei
centri  finanziari e nei grandi palazzi governativi, senza toccare altra
acqua che quella della tinozza.  Questa è la sua missione (e mi consegna un
plico di pergamene vecchie). Trovi lei il tesoro e lo  metta al sicuro.
Adesso mi scusi, però devo morire". E dicendo questo, ha lasciato cadere la
testa  sopra la tavolo. Sì, era morto. Il pappagallo s'è alzato volo e se
n'è andato per la finestra dicendo:  "Via libera all'esiliato di Mitilene,
via libera al figlio bastardo di Lesbos, via libera all'orgoglio  del mare
Egeo. Apri le tue 9 porte temuto inferno, che là va a riposare il grande
Barbarossa. Ha  trovato chi continua i suoi passi e dorme adesso chi ha
fatto dell'oceano appena una lacrima. Con  Scudo Negro navigherà adesso
l'orgoglio dei Pirati autentici". Sotto la finestra si stendeva il  porto
svedese di Göteborg e da lontano un nyckelharpa piangeva...

- E tu che hai fatto? - ho domandato, calato in pieno nella storia (benché
un po' nauseato da tanti  nomi di posti e località).

- Senza aprire nemmeno il plico di pergamene, ho girato sui miei passi. Ho
ripercorso il corridoio   sono sceso al bar-tavoli da danza, ho aperto la
porta e me ne sono andato nella notte, giusto sulla  passeggiata di Pereda,
in Santander, sul Mare Cantabrico. Mi sono diretto verso Bilbao,
addentrandomi in Euskal Herria. Ho visto dei giovani ballare Eurresku e
Ezpatadantza al ritmo del txistu e del tamburo, vicino a Donostia-San
Sebastián. Son salito sui Pirinei e ripreso l'Ebro  tra Huesca e Zaragoza.
Lì mi sono ingegnato per farmi una imbarcazione e ho continuato fino al
delta in cui il Mediterraneo riceve l'Ebro, in mezzo al ruggito del Vento di
Dalt. A piedi sono  risalito fino a Tarragona e di lì a Barcellona,
continuando per dove ci fu la famosa Battaglia di  Montjoïc. - Durito fa una
pausa come per prendere fiato.

- In Barcellona mi sono imbarcato su  una nave cargo che mi ha portato a
Palma di Maiorca. Siamo andati in direzione sudest, costeggiando Valencia e,
più al sud, Alicante. Abbiamo avvistato Almeria e, da lontano,  Granada. Per
tutta l'Andalusia, un canto flamenco aleggiava intorno a palme, chitarre e
tacchi alti. Una  gazzarra festosa e gigantesca ci ha accompagnato fino a
che, dopo aver doppiato Algesiras,  abbiamo attraversato Cadice e
all'imbocco del Guadalquivir, "voci di morte suonarono" venendo  da Cordoba
a Siviglia. Un canto gitano diceva "Dormi ora, Durito, figlio diletto del
mondo,  lasciati andare senza meta, e col tuo bel passo". Siamo riusciti ad
avvistare Huelva e dopo ci  siamo diretti alle 7 isole maggiori delle
Canarie. Lì siamo sbarcati e ho raccolto un poco di  saggezza dall'albero
che chiamano Drago, buona, dicono, per i mali del corpo e dell'anima. Così
è stato come sono arrivato all'Isola di Lanzarote e ho avuto con don Pepe
l'alterco che ti ho già  riferito.

- Uffa! Sei andato dappertutto - dico, stanco al solo racconto del periplo
di Durito.

- E tutto quello che non ho detto! - dice lui, borioso.  Io ho domandato:
Allora, non sei più un  cavaliere errante?
- Chiaro che sì! Quello di pirata è solo passeggero. Solo mentre compio la
missione che mi ha  raccomandato il defunto Barbarossa.

Durito si zittisce guardandomi.

Io penso: "quando Durito si  zittisce guardandomi così è sempre perché...
perché...".

- No! - gli dico.

- No che cosa? se non ti ho detto niente - dice Durito fingendo sorpresa.

- No, non mi hai detto niente, però quello sguardo non significa niente di
buono. Qualsiasi cosa tu mi stia per dire, la mia risposta è "no". Ho già
abbastanza problemi come guerrigliero, perché adesso debba diventare un
bucaniere. E non sono così pazzo da imbarcarmi su una scatoletta di sardine!

- "Pirata", e non "bucaniere". Non è lo stesso, mio caro e nasone mozzo. E
non è una scatoletta di sardine, è una fregata e si chiama "Metti la tua
barba a mollo".

Io faccio finta di non aver sentito l'insulto e replico:

- Metti la tua barba a mollo? Mmh, strano nome. Però insomma, "Bucaniere" o
"Pirata", significa solo altri problemi.

- Come vuoi, ma prima di qualsiasi cosa, devi rispettare il tuo dovere -
dice Durito solenne.

- Il mio dovere? - chiedo abbassando la guardia.

- Sì, devi comunicare a tutto il mondo la buona nuova.

- Quale "buona nuova"?

- Che sono ritornato. E non si deve trattare di uno di quei lunghi, densi e
noiosi comunicati con cui torturi i tuoi lettori. Così, per non correre
rischi, ti ho portato il testo scritto - detto questo,  Durito preleva da
una delle sue tasche, un foglio.

Io leggo e poi rileggo. Mi volto verso Durito e inizio con quel "no, no e
no" con cui inizia questo racconto.

Per non annoiarvi troppo, vi dirò che Durito pretendeva che io tirassi fuori
una lettera o un  comunicato, con la società civile nazionale e
internazionale come destinatari, annunciando che lui era già tornato.

Naturalmente mi sono rifiutato, dato che dovevo rispondere alla lettera che
ci hanno inviato quelli che partecipano alla Commissione Civile
Internazionale di Osservazione per i Diritti  Umani (Ccidoldh), sollecitando
la stessa fiducia che avevamo loro concesso nel 1998, che li  riceviamo e
che diamo la nostra parola, dato che verranno in una nuova visita in una
prossima  data. Così ecco:

Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico, ottobre 1999

Alla  Comunità Civile Internazionale di Osservazione per i Diritti Umani



Fratelli e sorelle:

A nome di bambini, donne, uomini e anziani dell'Esercito Zapatista di
Liberazione Nazionale e delle comunità indigene in resistenza, vi
comunichiamo che sarà un  onore per noi che visitiate queste terre. Avete la
nostra fiducia, sarete trattati con il rispetto che  meritate come
osservatori internazionali e non avrete, da parte nostra, nessun impedimento
nel  vostro lavoro umanitario. Parleremo anche con molto piacere con voi. Vi
aspettiamo.

Bene.  Salute e vi ricordo che qua, oltre alla dignità, abbonda il fango.

Dall'isola "Non ha nome",  pardon. Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico,  Fregata "Metti la tua barba a mollo". Ottobre 1999


Occhio: seguono i postscriptum.

P.S. Che dà filo da torcere. E' successo poi che, nonostante il mio
reiterato rifiuto, Durito è  riuscito a convincermi, offrendomi una parte
del tesoro. Sì, abbiamo guardato per bene le pergamene e c'è una mappa del
tesoro. Naturalmente dobbiamo ancora decifrarla, però la sfida è
irresistibile.

E il testo di Durito? Dopo un arduo negoziato, ci siamo accordati che sia un
postscriptum. Ergo, segue...


P.S. Per la società civile nazionale e internazionale


"Signora:


"È per me un onore comunicarle la super-duper (così dice il testo di Durito)
buona  nuova, il regalo che farà la felicità di piccoli e grandi. Che
tremino i grandi centri finanziari! Che  arrivi il panico nei palazzi dei
grandi e falsi signori! Che festeggino quelli in basso! Che le più belle
donzelle preparino i loro migliori vestiti da gala e sospirino le primavere
dei loro ventri!  Che si scoprano la testa gli uomini buoni! Che ballino
allegri gli infanti! E' tornato il più grande  e il migliore dei pirati
(copiato dall'originale), pardon, dei cavalieri erranti che sono stati nel
mondo! Don Durito della Lacandona! (copyrights reserved) (così dice il testo
di Durito). Giubilo  per l'umanità! Il nostro più sincero cordoglio per il
neoliberismo. Sta qui, è tornato il grande, che  dico 'grande, il gigante,
il meraviglioso, il superlativo, l'hiper-mega-plus, il
supercalifragilisticoespiralidoso (così dice il testo di Durito), l'unico,
l'ineguagliabile, lui. IL,  Don Durito de La Lancandona! Sììììì! (così dice
il testo di Durito)".

Fine del testo di Durito (dal  quale prendo totalmente le distanze).

Bene, insomma. E' già ritornato Durito. (Sospiro). Non so  perché ha
incominciato a venirmi mal di testa.

Bene. Saluti e qualcuno ha per caso un'aspirina?


Il Subpirata (bellissimo con la sua benda sull'occhio destro) (giocatori,
astenersi)





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