-----Messaggio originale-----
Da: Ya basta! <yabasta@tin.it>
Data: martedì 9 novembre 1999 16.04
Oggetto: Londra / India // Una diga davanti all'ambasciataCronaca giornata di azione per il Narmada dell'8 nov. a Londra
Questa mattina (8/11), circa 40 attivisti del movimento Narmada U.K. hanno
marciato da Covent Garden fino all'ambasciata indiana a Londra, per
protestare ancora una volta contro la costruzione delle grandi dighe sul
fiume Narmada in India - dighe che saranno responsabili della dislocazione
di circa 1.000.000 persone, molti di loro tribali , dipendono dal fiume e
dalla foresta per la loro sussistenza. Non esistono piani per la loro
rilocazione in altre zone, per cui molti finiscono nelle bidonvilles delle
grandi città..
Questa manifestazione segue 'a routa' si potrebbe dire, l'azione di qualche
settimana fà, quando sono riusciti a salire sulla grande Ruota del
Millennio (la cosidetta London Eye) in cima alla quale hanno piantato la
bandiera dell'NBA il grande movimento indiano controle dighe . Stamattina,
invece, hanno costruito un modello di diga fuori l'ambasciata indiana e
hanno spiegato lì le loro bandiere. Nonostante fosse una manifestazione
del tutto pacifica, la presenza della polizia era massiccia.
Nell'azione sulla Millennium Wheel, erano affiancati da attivisti baschi,
anche loro vittime di una grande diga nel proprio paese. Radio Onda d'Urto
di Milano si è collegato con i manifestanti in diretta.
Narmada UK è un movimento giovane, collegato al movimento indiano NBA
(movimento per salvare la valle del Narmada). Dà sostegno ad una battaglia
che dura da più di 16 anni da parte degli indiani della Narmada Valley.
In seguito agli ultimi lavori per alzare ancora di più il Sardar Sarovar,
ultima delle grandi dighe sul fiume, interi villaggi sono stati inondati
durante l'ultimo monsone e attivisti dell'NBA, che erano rimasti nei
villaggi con l'acqua fino al collo, pronti a morire piuttosto che cedere
all'arroganza del governo, sono stati trascinati via dalla polizia e messi
in galera. Ma la lotta continua, dentro e fuori l'India, grazie anche ad
azioni da parte di gruppi in contatto con la rete globale di resistenza.
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