-----Messaggio
originale-----
Da: Moreno Pasquinelli <marxista@tin.it>
Data: sabato 6 novembre 1999 1.41
Oggetto: Politica / Napoli // No alla reticenza! Solidarietà!
All'assemblea contro la
repressione di Napoli del 6 novembre.
Al Comitato promotore con preghiera di lettura in Assemblea
Cari compagni!
L'Organizzazione Voce Operaia aderisce nella maniera pìù sincera e decisa
alla vostra manifestazione di oggi, alla quale non possiamo partecipare
direttamente per impegni presi da tempo e davvero improrogabili.
Le perquisizioni svolte da Digos e Ros il 19 ottobre scorso su mandato di
alcune Procure e la virulenta e velenosa campagna di diffamazione condotta a
mezzo stampa, radio e TV, non riguardano solo noi, non hanno per scopo
soltanto creare un deserto attorno ai quei segmenti della sinistra
rivoluzionaria che con più coerenza respingono il vergognoso pentitismo
imperante e la fine delle ostilità col sistema imperialistico.
Queste perquisizioni, l'attacco repressivo, parlano a tutta la sinistra che
si definisce antagonista, a quella sinistra che fa orecchie da mercante, che
non ha il coraggio di esprimere la doverosa solidarietà alle organizzazioni
e ai compagni colpiti nella vana e pericolosa illusione che l'omertà e
l'indifferenza possano tenerla al riparo dalle ritorsioni autoritarie. La
repressione, la campagna di diffamazione parla infine anche al partito della
Rifondazione Comunista, a tutti coloro che si ritengono anticapitalisti ai
quali non si chiede più solo di abiurare, si chiede loro di suicidarsi,
proprio perchè, nell'epoca del neoliberismo, vale il motto fascista per cui
"l'unico comunista buono è quello morto".
Se venisse spazzata via la sinistra rivoluzionaria e antimperialista, se
venisse espugnata dal nemico la trincea che tenacemente difendiamo, il
prossimo bersaglio sarà la stessa sinistra riformista e massimalista.
La nostra difesa poggia anzitutto sulle nostre spalle. Non facciamoci
illusioni. Dobbiamo fare affidamento sulle nostre forze, che sono deboli ed
esposte alle rappresaglie di regime. Dobbiamo avere una percezione quanto
più esatta dei rapporti di forza compagni, dobbiamo essere lucidamente
consapevoli che viviamo una ritirata strategica. Certo, c'è ritirata e
ritirata. Noi parliamo di ritirata aggressiva, diciamo non di rintanarci ma
di andare in mare aperto, di condurre lotte difensive dentro una strategia
che punti alla controffensiva. Ma siccome una controffensiva non può che
vedere le masse come protagoniste, occorre stabilire con esattezza quali
siano i compiti dei rivoluzionari, ciò che s'ha da fare e gli errori che
vanno evitati come la peste.
La repressione cerca di fare terra bruciata, di chiuderci in un angolo per
spazzarci via. Mentre la contrastiamo con tutte le nostre forze perchè non
baratteremo il nostro diritto all'agibilità politica, dobbiamo guardare
avanti, farci largo, conquistare egemonia e guadagnare consenso alla causa
anticapitalista.
Ciò implica tanta tenacia e molta pazienza e la riformulazione di un modus
operandi e di una nuova metodologia di agitazione e propaganda. Occorre
sbarazzarsi di tutto ciò che la nuova composizione di classe e il
neolibersimo hanno reso obsoleto della nostra tradizione. Tra le cose che
occorre lasciarsi alle spalle ci sono il soggettivismo velleitario e il
determinismo fatalista.
Si devono respingere due idee speculari entrambi pericolose. Non ci sono mai
state e non ci saranno mai singole azioni d'avanguardia che possano
invertire il corso degli eventi o risvegliare le masse dal loro letargo.
D'altra parte il movimento comunista non risorgerà in virtù dell'acuirsi
della crisi del sistema, come se, meccanicamente, la rivoluzione sociale
fosse lo sbocco inevitabile delle contraddizioni capitalistiche o
inter-capitalistiche cosi ché, nel frattempo, noi possiamo dedicarci
alla
formazione di un Quartier generale in provetta.
Il ruolo dell'avanguardia, del partito rivoluzionario, è determinante, ma
solo a condizione che questo partito esista davvero, che abbia un'influenza
di massa, un'organizzazione temprata, militanti riconosciuti, quadri
prestigiosi.
Oggi questo Partito non c'è, ed è sicuro che vedrà luce in una lotta di
lunga durata che esclude sia le accelerazioni avventuriste che l'attesismo
fatalista e propagandista.
Costruire questo Partito è compito dei comunisti-leninisti. Impedire la sua
formazione è l'obbiettivo del nostro avversario di classe.
Salutiamo l'assemblea nella speranza che essa rappresenti un passo avanti
nella lotta contro la repressione e che sappia ampliare il fronte unitario
anticapitalista.
VOCE OPERAIA
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