-----Messaggio originale-----
Da: Livia Mastrini <limastri@tin.it>
Data: lunedì 30 agosto 1999 20.03
Oggetto: COMUNICATO STAMPA

COMITATO COMENSE SILVIA BARALDINI
Mariano Comense - Como



Comunicato Stampa del 28.08.1999
AI DIRETTORI DI TESTATA



SILVIA E’ NEL SUO PAESE!?
BARALDINI TRA RIVENDICAZIONI PARTITICO-ELETTORALISTICHE E ATTACCHI DELLE
DESTRE
Sinistra, coscienza e consapevolezza
Un invito a riflettere sul Bene Comune, in risposta a quel “comune sentire”
a cui Pintor  invita, nel carosello dei pour parler.


Ci apprestiamo, da comuni cittadini e cittadine partecipi della vita
politica e sociale del nostro paese, a formalizzare la giornata del 25
agosto dopo lunghi momenti di riflessione e di sconvolgimenti emotivi. Quel
mercoledì dal sole cocente è stato, per noi, molto più di una giornata.
Volevamo che le parole fossero soppesate. Il gioco delle verità in fondo è
come uno specchio per le allodole e impedisce di avere certezza di ciò che
vedi, di quello che i fatti sono e gli atteggiamenti rappresentano.

E’ una realtà concreta, tangibile, il Movimento che ha lavorato in questi
anni perché i Diritti Umani fossero compresi come fondamentali e
imprescindibili dall’individuo, dalla sua differenza e dunque fossero
considerati Diritto: una legge non scritta in quanto etica relazionale. Il
Movimento ha fatto informazione e ha agito denunciando un sistema carcerario
retrivo e lontano da qualsiasi forma educativa e di reinserimento sociale
che avrebbe dovuto essere specchio di una società attenta ai bisogni e ai
malesseri come all’evoluzione democratica, al progresso culturale degli
individui e al loro sviluppo sociale.
Un sistema carcerario capace di esprimere vendetta e violenza a livello
fisico e psicologico mostra una società ferma sulla linea evolutiva, capace
di separare e mistificare la verità dei fatti -la realtà, con le
opinioni -la “verità”  personalistica. Con le sole opinioni si costruisce
una società virtuale in quanto programmata con presupposti di potere su
individue e individui.
Una tale società lascia il posto alla logica e dunque alla fabbrica del
consenso dove le persone: mente, anima, corpo sono prodotti da catena di
montaggio. Una tale società privilegia il modello, lo stereotipo. Certo la
vita è più facile, è già tutto predefinito, non c’è niente da inventare da
rispettare responsabilmente in quanto soggetti; la logica dello stereotipo
sta in un sistema piramidale di privilegi.
Una società siffatta produce violenza perché la violenza è il prodotto dell’
economia competitiva.

Nel giugno del 1987 Marina Baraldini scrive un dossier dettagliato sulle
condizioni di sua sorella e di altre donne come lei detenute. Comincia così
la sensibilizzazione di donne e uomini verso un caso umanitario la cui
analisi scopre anse sempre più profonde di vendette, speculazione di
immagine e carrieristiche di uno stato che si dichiara civile ma usa il
razzismo, i depistaggi, le menzogne e la guerra come deterrenti verso
presunte “aggressioni”, scopre una società che vive della/nella fabbrica
della paura per alimentare le “ricchezze” di pochi.
-E’ così che un caso umanitario diventa un caso politico e civile.
Siamo “soldatini di latta” senza quell’anima che dovrebbe distinguerci, ci
vendiamo al miglior offerente a scapito di qualcun altro solo per “misere
ricchezze”?! E’ “guerra” tra poveri!

I Comitati locali che costituiscono il Coordinamento Nazionale Silvia
Baraldini hanno proposto sui territori cultura e informazione definendo la
loro autorevolezza. Silvia è divenuta simbolo dei diritti negati. Il
Coordinamento continuerà quel lavoro che donne e uomini con fatica,
meticolosità, intransigenza, partecipazione e abnegazione singolarmente,
rispondendo ad appelli e alla solidarietà, o in gruppo hanno costruito nel
tempo rispetto ai Diritti Umani con molta più presenza e vigore. Silvia è in
Italia ed è per tutti noi monito ad essere presenti a noi stessi con le
nostre differenze perché si possa alimentare la cultura del rispetto, per
non essere “soldatini di latta” ma persone consapevoli.
Dunque il Movimento c’è è cosa che si vede e pesa e crea adesioni
partecipative ma il sistema politico e massmediatico, oggi società dei
consumi è come se non ci avesse visti. Ci siamo mossi da tutte le regioni d’
Italia ad esclusione di Valle d’Aosta, Trentino, Friuli e a nostre spese per
accogliere Silvia e la visibilità è andata soprattutto a partiti e
personalità politiche. Certo il movimento è massa, paccottiglia, ciurma,
accattoni, come afferma in una intervista, rilasciata al quotidiano Roma
(Nota 1) Filippo Mancuso. E certo noi “accattoni” comunque facciamo folclore
e siamo, a nostra insaputa, massa-manovalanza perché si possa dire eravamo
in 400 oppure uno sparuto assembramento di nullafacenti, eterni “giovani”
(nell’accezione di umanità senza esperienza e autorità) carichi di utopia e
disorganizzazione, popolo della politica, inconsistente e improduttiva, di
testimonianza.
La nostra partecipazione al Movimento esula dalle scelte partitiche che
ognuno di noi esprime in altra sede. Siamo sicuramente progressisti e in
quest’ansa materna non è costruttivo parlare di primati. E’ necessario
invece parlare unicamente di Diritti Umani e Civili, avere obiettivi comuni
su casi e argomenti discutendone confrontandosi perché non ci siano
strumentalizzazioni di parte che giungono a realtà verbali violente e di
povertà culturale rilevante, testimonianza della mancata capacità del saper
distinguere, essenziale per agire la politica e “maneggiare” le verità a
fini plurali.

L’accaparrarsi la gente, come prova a fare Zeffirelli su Il Tempo del 27
agosto 1999 (Nota2) , in balia di “un’informazione mendace” svela una
società che si lascia definire e la presunzione di darsi un ruolo per la
propria esistenza stabilendo a priori le caratteristiche del “debole” dell’
accezione di incapace e pensando di ottenere risultati nella logica del tiro
alla fune dove la forza sta nell’essere più mendaci dell’avversario. La
vergogna è agire le verità con menzogne che occultano, negandola, la memoria
storica, sapendo di mentire. La buona fede è strumentale come ogni tempo lo
fu giocando con l’uso parolaio della dialettica. E’ necessario anche
compiere, umilmente, passi indietro per dare visibilità alla partecipazione
e al movimento affinché la cultura delle relazioni generi individui soggetti
e non oggetti di consenso dove si insinua la delega.
La visione di questa realtà porta a flussi di astensionismo nella vita
civile. Con i continui personalismi non si arriverà mai a comprendere il
valore del Bene Comune e neanche a definire quella società bipolare di cui
si continua a parlare da 10 anni e di cui non si vede neanche lontanamente
il presupposto culturale e politico. Si vede solo una politica faziosamente
oppositiva che non giova alla comunità e favorisce disagi e povertà perché
la classe dirigente, quella che il popolo sceglie col consenso, gestisce la
politica con le rivendicazioni senza costruire risposte a bisogni di una
società complessa e differenziata.
Si irrobustisce così una società opportunistica senza etica perché agisce su
stereotipi.
Il caso Baraldini si è trasformato, in questi giorni, in argomento da
salotto dove i buoni e i cattivi, le destre e le sinistre, i neri i bianchi
e i rossi si accalcano per avere un posto nel conflitto nel quale introdurre
bandiere e rivendicazioni.

E Silvia Baraldini è la terrorista che risiede nell’hotel Rebibbia!?
TERRORISTA? SILVIA NON SI È MACCHIATA DI REATI DI SANGUE NÉ È STATA TROVATA
IN POSSESSO DI ARMI, HA VOLUTO E VUOLE IL RICONOSCIMENTO DEGLI UMILI, DEI
MINIMI, COLORO AI QUALI È NEGATA L’IDENTITÀ, SILVIA È STATA CONDANNATA A
43ANNI SECONDO LA LEGGE ANTIMAFIA R.I.C.O. E PER REATI MARGINALI, DUNQUE
DOPPIAMENTE PERSEGUITATA NELLA CONDANNA COME NELLA PENA.

E’ necessario comprendere il significato di terrorista e chiedersi chi lo
sia se un’ individua che ha dedicato la sua vita, anche con atteggiamenti
estremi perché indotta dalle situazioni del quotidiano Governato, alla
difesa di chi è stato costretto a vedersi l’identità negata o uno stato che
nega le identità, avvalla i razzismi e fa le guerre e ammazza civili e
annienta territori.
Terrore e terrorismo hanno la stessa radice, il secondo esercita il primo e
i soggetti hanno ruoli in classi differenti ma è anche la risposta ad un
disagio che vede negata la vita stessa.

Questo può voler dire che si può individuare il primo anello della catena
anche se questa dopo millenni di soprusi è chiusa e più che una catena
rischia di essere un rosario, i cui grani sono il ripetersi di un già
vissuto, dunque un accanimento continuamente celebrato con quel medesimo
rito che non scoprirà mai i mandanti ma solo i capri espiatori.
Noi esercitiamo la cultura del pacifismo che è quella dell’ascolto.
Vogliamo saper leggere il quotidiano come un quesito che ha in sé risposte
anche per gli avvenimenti più efferati in quanto anelli di una catena di
atteggiamenti e comportamenti.
Sarebbe civile leggere in modo scevro la realtà per impedire depistaggi e
strumentalizzazioni.


Per il COMITATO COMENSE SILVIA BARALDINI
Livia Mastrini
----------------------------------------------------------------------------
--
(Nota 1) Roma- Puglia e Basilicata- del 26.08.1999- L’ex Guardiasigilli
attacca l’Esecutivo: fanno i moralisti solo con Craxi “GOVERNO INIQUO”
Filippo Mancuso: maggioranza vergognosa di Armando De Simone_ (…) Molti
hanno contestato una sorta di atteggiamento discriminatorio del governo, che
si è mobilitato per la Baraldini, dimenticando gli altri…”Questo
atteggiamento iniquo da parte di questa maggioranza potrebbe meravigliare
solo se si avesse di essa stima politica e stima morale. Tale
modo –diseguale- di comportarsi è perfettamente consono ad un’idea che
pretende approvazione e mobilitazione per le cose che riguardano la sinistra
o gli accattoni che adesso la sostengono e favoreggiano, mentre riserva
censure, persino sul piano dell’eleganza dei comportamenti, a quanti hanno
idee diverse e propositi da loro distanti”. (…)

(Nota 2) Il Tempo 27 agosto 1999 Quel trionfo è una vergogna di Franco
Zeffirelli (…) E’ un segnale che spalanca abissi di impotenza e di vergogna
verso noi stessi. In qualche modo, nei frangenti della storia che abbiamo
vissuto finora, riuscivamo quasi sempre a tradurre i pensieri in parole, le
idee in proposte e proteste. E le parole si trovavano, consunte magari,
meccaniche, senza anima né convincimento, ma si trovavano. In questo momento
no. Non più. La nostra gente, in balia di un’informazione irresponsabile,
mendace, cinica e infame, non sa più cosa dire. La mente, la lingua sono
paralizzate. Si tace. Il carnevale del vero, del presunto, del falso, è
arrivato davvero al suo Mercoledì delle Ceneri. Ci restano soltanto
brandelli di memoria, immagini di cui quasi non abbiamo quasi più certezza…
(…)

----------------------------------------------------------------------------
-----------
Il presente testo è stato inviato come lettera ai Direttori delle seguenti
testate:
Ecoinformazioni- Agenzia Giornalistica Como, Baffa @.tin.it, area Brianza
giornale telematico (Speaker Korner) , Avvenimenti, Avvenire, Corriere della
Sera, Il Foglio, Il Giornale, Il Giorno, Il Manifesto, Il Messaggero, Il
Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno, La Repubblica, La Rinascita, La Stampa,
l’Unità, Liberazione, L’Espresso, l’Osservatore Romano, Panorama, Roma.

Di seguito si indicano anche le personalità a cui il Comunicato Stampa è
stato fatto pervenire:
Luigi Pintor, Filippo Mancuso, Franco Zeffirelli, Armando Cossutta, Fausto
Bertinotti, Valter Veltroni, Oliviero Diliberto, Massimo D’Alema.



Comitato Comense Silvia Baraldini – Tel e fax 031.74.42.55 – 031.74.69.05